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Full text of "La religione del buon senso, tr. [from pt. 1 of De la Nouvelle Jérusalem] dal prof. L. Scocia"

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LA RELIGIONE 



DEL l^UON SENSO 



PER 



EDOARDO RICHER 



TRADOTTA DAL FRANCESE 



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Prof LORETO SCOCIA 



FIRENZE 

TIPOGRAFIA DI M. RICCI 
Via San Gallo, N. 3] 

1879 



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LA Religione 

DEL BUON SENSO 



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LA RELIGIONE 



DEL BUON SENSO 



PER 



EDOARDO RIOHER 



TRADOTTA DAL FRANCESE 



DAL 



Prof. LORETO SCOCIA 



FIRENZE 

TIPOGRAFIA DI M. RICCI 
Via San Gallo, N. 31 

1870 



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PREFAZIONE DEL TRADUTTORE '"^-^^^ 



La Religione Cristiana non è stata fino ad ora conosciuta 
elle sotto le forme ohe essa ha ricevuto dai Concili; ma è un 
fatto noto a chiunque è un poco versato nella Storia ecclesia- 
stica che le circostanze sotto le quali i Concili furono tenuti 
non erano favorevoli alla verità. La verità si rivela nella 
calma delle passioni a coloro che sinceramente l'amano e la 
cercano per rendersi migliori, ma non a coloro che la cercano 
unicamente per farsene onore e giungere per mezzo di essa 
alla reputazione e alla fortuna. Invece, quasi tutti i Concili- fu- 
rono adunati in mezzo alle più vive contestazioni ecclesiasti- 
che e sotto l'influenza delF eccitazione di partiti rivali^ di ma- 
niere che era impossibile che non covassero negli animi, sotto 
le questioni teologiche, fini politici^ desideri di preeminenza e 
dì dominazione; per la qual cosa giustamente osserva Jortin, 
dotto scrittore dì cose ecclesiastiche, che se i Concili fecero 
qualche volta dei buoni e giusti decreti, fu per un caso felice 
e strano. 

Ciò posto, ognuno capirà che tutte le obbiezioni mosse da- 
gF increduli contro il Cristianesimo sì applicano alle sue per- 
versioni e non alle sue verità, che provvidenzialmente, stante 
il pericolo di profanazione, sono rimaste nascoste sotto il velo 
del senso letterale dei Libri Sacri; imperocché la verità spiri- 
tuale non è data a coloro che non sono degni di riceverla. 

Egli è certo che una Rivelazione Divina fatta allo scopo di 
provvedere ai bisogni religiosi del Genere Umano deve neces- 
sariamente contenere un senso interiore per poter fornire ali- 
mmXi intellettuali progressivamente più e più elevati; quindi 



VI 

è possibile che gli uomini, divenendo migliori, facciano delle 
nuove scoperte nelle Sacre Scritture, come ne fanno tutti i 
giorni negli oggetti della Creazione. 

Che questa possibilità siasi infatti ora realizzata, lasciamo 
al lettore di giudicarlo da sé, dopo aver preso conoscenza della 
Religione del Buon Senso, che qui gli presentiamo. Noi soltanto 
diremo brevemente che l'Autore di questo libro, Edoardo Richer, 
nacque in Francia a Noirmoutier, il 12 giugno 1792, e mori a 
Nantes il 21 gennaio 1834, lasciando molte opere letterarie, 
scientifiche e filosofiche, che meritamente hanno reso illustre 
il suo nome, talmente che egli conta già tre biografi fra i suoi 
connazionali. 

Il Richer era un ardente ammiratore di Emanuele Sweden- 
borg, allo studio del quale consacrò gli ultimi dodici anni di 
sua vita, e di cui volle volgarizzare le dottrine per mezzo dei 
suoi scritti, fra i quali la Religione del Buon Senso è uno dei 
più elementari. In questo libro l'Autore, considerando la Reli- 
gione Cristiana sotto un nuovo punto di vista, tratta i più im- 
portanti soggetti in un modo filosofico pieno d'interesse. Egli 
muove la questione dal dubbio e conduce il lettore progressi- 
vamente alla fede. La tesi è svolta in dodici dialoghi, ma sono 
dialoghi pieni di brio, di chiarezza e di buon senso. 

Questi dodici dialoghi, tradotti in italiano, sono stati già 
pubblicati nella NvK)va Epoca, periodico mensile da noi diretto. 
Il favore che hanno generalmente ottenuto ci ha incoraggiati 
a ristamparli a parte. La sincerità ci obbliga a dire che, onde 
rimuovere qualche difetto di prolissità, ci siamo presa la licenza 
di sopprimere qua e là alcuni periodi, quando abbiamo giudi- 
cato di poterlo fare senza nuocere alla chiarezza nò alterare il 
concetto dell'Autore. 

È una illusione comune a molti oggidì che si possa riformare 
la Società occupandosi unicamente dei suoi interessi materiali ; 
ma pure alla fine si dovrà riconoscere che per riformare la So- 
cietà economicamente fa d'uopo riformarla prima moralmente. 
Finché l'egoismo e l'orgoglio dominano nel cuore della mag- 
gior parte degli uomini, essi produrranno sempre i medesimi 
frutti amari, e sarà vano sperare un miglioramento sociale. 
Le più provvide istituzioni economiche, come le migliori forme 
di governo sono impotenti contro questi due nemici dell'umana 
felicità. Il solo rimedio è che ognuno li combatta e li domi 
dentro di sé; e per questo è necessaria la religione, la quale. 



VII 

migliorando gli uomini, renderà possibile le associazioni, da cui 
solamente può venire Temancìpazione delle classi operaie. 

Il gran problema da risolvere in economia politica è la di- 
minuzione delle ineguaglianze troppo grandi nella ripartizione 
della ricchezza. Nessuna scuola troverà la soluzione desiderata 
fino a tanto che si separerà la questione economica dalla que- 
stione religiosa; dappoiché un sentimento di giustizia e di fra- 
ternità, avendo una origine religiosa, può solo determinare i 
ricchi a cedere, e i poveri a contentarsi di quel che sarà loro 
ceduto. 

Ai nostri giorni non c'è che il vero Cristianesimo, quale è 
esposto nelle Opere di Swedenborg, che possa operare tali mi- 
racoli di carità, perchè le spirituali e sublimi dottrine rive- 
late da questo grande Autore dimostrano in un modo razio- 
nale irreflutabile l'esistenza dello spirito o dell'uomo interiore 
distinto dal corpo, e la realtà della vita futura. 

Alla luce di queste dottrine si vede quanta è grande la ce- 
cità dell'epicureismo moderno, che tra gli angusti limiti del- 
l'esistenza terrestre rinserra ogni aspirazione, ogni sviluppo 
dell'essere uomo. Così, messo da parte ogni superiore ed oltre 
terreno pensiero, tutto lo scopo della vita si riduce ad un im- 
pudente egoismo, ad una focosa caccia alle sollecite ricchezze, 
ai materiali piaceri. Come si può pretendere che i poveri, ai 
quali gì' instrutti, gli educati, i favoriti della sorte danno in 
fatti ogni giorno tali esempt, si rassegnino a sofflrire e tacere, 
non consolati più da nessuna speranza di bene né in questa, né 
nell'altra vita? 

< Ma, > come giustamente osserva un egregio scrittore, « se 
tutto consiste nei godimenti materiali, se la legge suprema dei 
rapporti è nel mondo morale eziandio quella lotta per l'esi- 
stenza che i moderni naturalisti hanno scoperta nel mondo 
fisico, perchè i molti avrebbero da lasciare ai pochi la ric- 
chezza, avendo la forza di toglierla? » 

E questo è appunto il tremendo problema che minaccia di 
mettere a soqquadro il mondo. Si spera forse di risolverlo coi pre- 
cetti della scienza economica? Gli argomenti di questa scienza 
sono impotenti a convincere le moltitudini. Si confida per av- 
ventura nella forza delle armi per tenere in freno queste mol- 
titudini? Il rimedio non è sicuro, e sarebbe in questo caso peg- 
giore del male. Ci vuole qualche cosa di superiore e di più grande 
che si rivolga a quella facoltà elevata, intima particolare del- 



vili 

l'uomo, ohe è la potenza di credere in Dio, di spingere oltre la 
materialità desiderio e pensiero, di sperare neir infinito e nel- 
l'eterno. 

Quando gli uomini, riechi e poveri, saranno convinti che tutto 
non consiste nei godimenti materiali; che Dio ò; che Egli è 
l'Amore stesso e la Sapienza stessa; ohe in tutte le opere sue 
Egli riguarda l'infinito e l'eterno; che il disegno di Dio nella 
creazione e conservazione dell'Universo e dell'uomo è di for- 
mare il Cielo Angelico col Genere umano, e tante altre grandi 
verità rivelate da Swedenborg nella sua opera che ha per ti- 
tolo: La Sapienza Angelica sulla Divina Providema^ allora 
le mire degli uomini saranno interamente cambiate* 

La certezza della vita futura ingrandirà il loro orizzonte; 
aprirà i loro cuori alla generosità e vi metterà Y amore, invece 
dell'egoismo e dell'invidia; farà riguardare la presente vita 
naturale non più come un fine, ma come un mezzo per ele- 
varsi a Dio, e la terra con le sue ricchezze come un gradino 
per salire al Gielo. 

Gon queste previsioni e disposizioni d'animo e di mente si 
potranno risolvere pacificamente, modo più soddisfacente per 
tutti, le più ardue questioni economiche e sociali, perchè di* 
nanzi all'importanza della vita futura i calcoli del momento 
spariranno, e gli uomini avranno più virtù di saorifloare il 
loro interesse personale al bene generale. 

Coloro adunque che vogliono la conservazione ed il miglio- 
ramento dello stato sociale debbono riguardare il Cristianesimo 
e gli scritti sublimi di Emanuele Swedenborg, che l'hanno ri- 
staurato e rinnovato, come la sola àncora di salute per tutti. 

Volendo promuovere il bene spirituale della nostra cara Pa- 
tria, noi ci siamo messi nell'impresa di tradurre, pubblicare e 
diffondere questi sublimi scritti. Se i nostri sforzi avranno nel 
senso che abbiamo esposto qualche risultato, questa sarà per 
noi la migliore e più cara ricompensa. 

Firenze, 26 febbraio 1879. 



PROEMIO DELL'AUTORE 



Quel che impedisce alla Religione rivelata di divenire la Religione 
del Buon Senso si è che essa vien presentata come una cosa miste- 
riosa al disopra dell' intelletto umano, e per conseguenza senza teoria. 
Gli uni vogliono che vi si creda senza spiegarsela in nessun modo; 
gli altri vogliono che si ricevano le spiegazioni che ne sono date da 
un tribunale che giudica senz'appello e che interdice l'esame e la 
revisione. In questi due casi havvi lotta tra la ragione, la cui essenza 
ò la libertà, e la fede, da cui si esige una sommissione intiera. Affinchè 
la Religione divenga Talimento delle anime, bisogna che la fede sia 
indipendente come il pensiero; bisogna che sia libera, ac<;iò la sua 
adesione sia volontaria; bisogna infine che essa divenga ad un tempo 
scienza ed amore. 

La fede religiosa deve acquistarsi, come tutte le nozioni possibili, 
coir^ercizio dell'intelletto; ed il buon senso universale domanda una 
Religione spiegata dalla ragione. Nessuno, in qualsiasi comunione, ha 
pro/ato di sottomettere il Libro Sacro nella sua totalità ad una ese- 
gèsi che non si contraddice mai. Pur nondimeno si sente che senza 
la spiegazione del senso spirituale, che racchiude necessariamente, la 
Bibbia, messa nelle mani del popolo per la maggiore edificazione di 
tutti, diviene un oggetto di scandalo. Nessuno neppure ha osato fin 
qui di spiegare i &tti dell'ordine spirituale con una teoria filosofica, di 
cui la più rigorosa ragione ammette i principi. E nonostante senza 
questa teoria, le cose divine che appartengono alla Religione, essendo 
considerate come nozioni arbitrarie e fuori della sfera delle umane 
conoscenze, sono disprezzate dai filosofi di buona fede e volte in ri- 
dicolo dagl'increduli. Lo scopo di questo scritto si è dunque di stu- 
diare la Religione e la Scrittura come si studiano tutti i giorni For- 

1 



dine deir universo e le meraviglie del cuore umano, cioè coli' aiuto 
d'una dottrina. Nessuna scienza è possibile senza teoria; neppure vi 
è Religione senza dottrina. La teoria spetta alla giurisdizione dell' in- 
telletto interamente libero ; noi non pensiamo che sia altrimenti della 
dottrina religiosa. L'esame, lungi dall'essere interdetto, è quello che 
dà la garentia di cui si ha bisogno. Se le basi della dottrina che qui 
si offre al pubblico, come la sola che possa condurre l'intelletto al- 
l'acquiescenza alla verità religiosa, sono ammesse, la dottrina sarà 
necessariamente provata per esse. 

Se dopo aver letto Tesposizione sommaria e spesse volte famigliare 
di questa dottrina, si desiderasse studiare seriamente le teorie filosofi- 
che che la stabiliscono, esaminare le prove dotte che la confermano, 
rendersi conto, in una parola, dei fatti che la sanzionano, si trove- 
ranno queste particolarità esposte in un'opera, a cui questo volume 
serve in qualche modo di esposizione preliminare. 



LA RELIGIONE DEL BUON SENSO 



PRIMO TRATTENIMENTO 



Dubbi religiosi — Ricerca della verità. 

Maestro Tessier era il notare più istruito di una delle nostre pic- 
cole città dell'Ovest. Mercè la sua attività ed economia era pervenuto 
a farsi un'assai discreta fortuna: poteva quindi innanzi vivere col solo 
prodotto de' suoi risparmi, senza lavorare; ma, pieno di buon senso, 
maestro Tessier sapeva che quel che fa la ricchezza si è la mode- 
razione, e che non si ha mai abbastanza, quando si hanno più desi- 
deri in testa che scudi in tasca; in conseguenza, per mettersi al ri- 
paro da quei desideri che tormentano l'uomo ozioso, egli continuava 
ad occuparsi come se avesse avuto da fare la sua fortuna. Aveva 
per principio che l'agiatezza non dà mai il privilegio d'esser pigro; 
un'altra delle sue massime era che un uomo istruito nella sua pro- 
fessione è colpevole verso la società, se si ritira precisamente all'ora 
in cui la sua esperienza è più utile. 

Queste savie massime, non che il suo esempio e i suoi costumi, 
facevano del notare l'oracolo di tutto il cantone: si prendeva norma 
da lui, e i suoi consigli venivano seguiti colla massima deferenza. 
Tutti lo citavano con elogio; egli solo non trovavasì in pace colla 
sua coscienza. Numerose letture, fatte senza discernimento, aveano 
gettato nel suo spirito de' dubbi in materia di religione, ch'ei non 
avea rigettata apertamente, ma di cui era lontano d'esser convinto. 
Parecchie volte erasi provato di adottarla francamente e colla fede 
del carbonaio; ma dopo i tentativi d'uno spirito sommesso, la curio- 
sità, eh' eragli naturale, veniva eccitata da nuove letture, e tutto era 
rimesso in questione come prima. La sua libreria era composta in 
gran parte di autori che aveano dato i colpi più terribili al Cristia- 
nesimo. Voltaire e Bolingbroke, Rousseau e Saint-Lambert, Boulanger 



6 Bupuis, erano stati letti e meditati da luì con tutta l'attenzione di 
cui era capace. La sua Bibbia era piena di note marginali, che atte- 
stavano una erudizione che non si sarebbe creduto di trovare in un 
uomo immerso fino al collo negli affari. Suo padre gli avea fatto dare 
un*abbastanza buona educazione in una grande città ; egli leggeva me- 
diocremente ancora i suoi autori classici; dopo il Curato, era il solo 
uomo della parrocchia che sapesse un po' parlare latino, e che com- 
prendesse, per conseguenza, le parole del santo sacrifizio offerto per 
tutti. 

Questa circostanza lo divertiva molto, e spesse volte, facendo col 
Curato la sua partita a carte, gli citava le parole di San Paolo a 
Corinti: « Come colui che è del semplice popolo dirà egli Amen alla 
tua orazione, se egli non sa quel che tu dica? » (I. Cor. XIV, 5 a 19). 
Orsù! gli diceva il pastore, voi siete un cattivo burlone, maestro 
Tessier; voi finirete un giorno per essere rigettato dal grembo della 
Chiesa. 

Divenendo sposo e padre, il notaro fu beri lieto d'inculcare a sua 
moglie ed a suo figlio i sentimenti che egli avea rigettato per sé. Ne 
segui un nuovo esame più profondo, e forse più imparziale di tutti 
gli altri. L'età delle passioni essendo passata per lui, ei non tardò a 
riconoscere che lo stato naturale al cuore umano è quello della cre- 
denza. Lo stato d'incertezza gli. parve un'anomalia, un perturbamento 
recato alla legge primitiva da un cieco amore di noi stéssi. A misura 
che diveniva più disinteressato, s'accorgeva al tempo stesso ch'egli 
era più inclinato ai sentimenti pii e teneri. Parecchi anni erano scorsi 
in nuovi studi e nuove meditazioni; i libri di moda gli erano passati 
per le mani. Il Genio del Cristianesimo, le Sere di San Pietroburgo 
non poterono farvi nulla; egli vide in Chateaubriand un poeta che 
ornava l'esteriore del vaso, senza rendere più sopportabile il liquore 
che egli non poteva inghiottire; il sig. de Maistre, colla sua Teoria 
dei sacrifizi, lo rese meno che mai disposto ad inginocchiarsi agli 
altari d'un Dio che si compiaceva nel vedere il sangue degli uomini. 
Finalmente, non potendo più resistere in questa incertezza tanto con- 
traria alle sue inclinazioni, risolvette di finirla e di andare a consul- 
tare gli uomini più capaci d'illuminarlo sopra questa materia. 

Non avendo voglia di farsi Ebreo, né Maomettano, maestro Tessier 
scelse fra le due sole Comunioni che si dividono la Cristianità, voglio 
dire i Romani e i Riformati. Si diresse dunque ai dottori più istruiti 
di queste due religioni. I Romani gli risposero che l'Autorità della 
Chiesa aveva deciso per tutti, e conseguentemente per ogni individuo ; 
che in materia di religione bisognava o credere o rigettare, e che 



egli farebbe bene di attenersi alla Bibbia spiegata dal suo Curato, per 
non cadere nell'eresia. I Riformati gli dissero che ognuno poteva pen- 
sare quel che voleva degli enigmi della Bibbia. Maestro Tessier, che 
non ne pensava niente di bene, e che avrebbe desiderato delle spie- 
gazioni verosimili, si trovò affatto sprovveduto dopo una tale risposta; 
egli ebbe un bel dire che V intelligenza non gli era stata data per 
rimanere senza nutrimento, e che il Libro di Dio doveva essere l'ali- 
mento della sua mente; gli si provò chiaro come la luce del giorno 
che in materia di fede Tuomo è in una cecità completa, e che la sa- 
lute dipende da una fede cieca e assoluta nei meriti di nostro Signore. 
Maestro Tessier non sapeva dove appigliarsi in cosiffatte dottrine; 
tanto valeva dirgli di non pensare, come obbligarlo a credere senza 
permettergli di fare quelle questioni, che egli agitava incessantemente 
nella sua mente e che tanto gli piaceva di rivolgere agli altri. Egli 
avrebbe perduto ogni speranza senza una circostanza imprevista. Fra 
il trionfo apparente della Società gesuitica e i motteggi d*una gene- 
razione incredula, che si beffava di quel che essa chiamava la gene- 
razione ignorante, surse ad un tratto in Francia una Società d' entu- 
siasti, che, avendo per iscopo il bene pubblico, si presentarono come 
gli apostoli d'una religione più illuminata e. più pura di tutte le pre- 
cedenti. Questi panegeristi di una istituzione nuova erano i discepoli 
di Saint-Simon. 

Al momento di prendere il suo bastone e i suoi stivali per andare 
A consultarli, maestro Tessier esitò, si stropicciò la fronte a più ri- 
prese, e favellò in questa guisa colla sua coscienza: « Così, io abban- 
dono interamente la religione dei miei padri! Ma non è oggi che io 
l'abbandono infatti. Io ho cessato d'essere vero Cristiano dal momento 
che ho dimenticato i doveri che questo titolo impone: si dirà che ho 
fatto un'apostasia. Apostasia 1 Questa parola è dura. Havvi forse vera 
apostasia, nel mentre che io cerco invece di riannodare con Dio 
le relazioni interrotte per mia colpa? No certamente: è una vera 
conversione. Devesi forse temere di spiacere a Dio, cercando i mezzi 
di ritornare a Lui? o debbo io rimanere, come per il passato, cri- 
stiano di bocca e apostata di cuore? Quale sarà più grata a Dio, una 
fede esteriore ricevuta per eredità, e di cui io rido nel fondo del cuore, 
ovvero una fede viva, che discendesse in me in seguito ad un esame 
imparziale? Non c'è da dubitare. Che importa quel che apparisco di 
essere: si è quel che sono in fatti che Dio approva o condanna; ora 
certissimamente Egli non approva i miei dubbi e i miei sarcasmi. 
E poi, questa parola, « la religione dei nostri padri », si applica a 
tutti i culti possibili: essa non è una prova' della loro verità, e si è 



6 

la verità che io cerco. Gli Ebrei convertiti dagli Apostoli abbando- 
narono la religione dei loro padri, e fecero bene. Che direbbe un 
Missionario cristiano ad un Maomettano, se questi allegasse la reli- 
gione dei suoi padri? Gli direbbe senza dubbio: esaminate la mia. 
Lasciatemi dunque esaminare anche quella di Saint-Simon. Mi si dice 
che ho avuto la fortuna di nascere in una comunione che è la verità 
stessa: lo credo volentieri; ma siccome ciascuna comunione ha questa 
pretensione, bisogna necessariamente che io scelga tra esse. I filosofi 
hanno distrutta la mia credenza; voi non rispondete nulla alle loro 
critiche; bisogna dunque che io cerchi altrove per trovare la luce. 
Se, dopo di avere studiato, non avrò più incertezze, se diverrò migliore, 
Dio senza dubbio non mi punirà per aver sostituito nella mia mente le 
lodi del suo santo Nome alle amare ironie della mia antica incredu- 
lità; Egli non vedrà, suppongo, con occhio corrucciato Tuomo divenuto 
virtuoso per principio; è T incredulo, l'ipocrita, o il cattivo motteg- 
giatore che Egli doveva vedere con dolore. Io gli dirò: mio Padre, 
ecco un figlio smarrito che cerca di ritornare a te; non avevo più 
religione, non più mezzo di comunicare col Cielo; ho cercato di dis- 
sipare le nubi che offuscavano la mia mente, onde non avere dubbio 
o distrazione nel prostrarmi ai tuoi piedi; cogli alimenti della mia 
infanzia io sono stato tepido nella mia credenza, e si è il tepido che 
è rigettato dalla tua bocca. No, no, se io gli fo questa preghiera. Dio 
non potrà rigettarmi dal suo seno. Rimanere nella mia fede antica 
sarebbe starmene lontano da Dio tutta la vita; cercare la verità al- 
trove non è interrompere le mie relazioni con Lui, anzi si è cercare 
d'identificarmi più pienamente con la sua essenza », 

Rassicurato dopo questo lungo monologo, il notare si recò alla vi- 
cina città, dove i Sansimoniani avevano mandato una Missione. Non 
si parlava d'altro nel paese che di questi predicatori senza collare, e 
maestro Tessier credette, dietro la fede pubblica, d'aver trovato quel 
che gli abbisognava. Ecco i teologi, egli disse, che risponderanno a 
tutte le mie questioni; ed in questo, si preparò a domandar loro 
un'udienza, che ottenne facilmente. La prima questione s'aggirò sulla 
Bibbia, alla quale i Missionari non risposero altro, se non che se ne 
occuperebbero più tardi. Egli domandò loro in seguito quel che si 
dovesse pensare di Dio e dell'anima umana ; la questione rimase an- 
cora senza risposta precisa. Maestro Tessier, che voleva che si di- 
struggessero i suoi dubbi, ritornò con incertezze ancora più crudeli di 
quelle che l'avevano tormentato fino allora. Egli voleva che gli si 
spiegassero i miracoli dell* Evangelo, il senso nascosto dei misteri cri- 
stiani, lo scopo dei sacrarbenti. Nulla di tutto questo era stato chia- 



7 

rito agli occhi suoi: « Oh! egli disse, questa non è la Religione del 
buon senso; è un sistema filosofico, e niente di più. Si vogliono legare 
gli uomini tra loro; ed io voglio invece una religione che leghi Tuomo 
a Dio. Gli è cosi, mi figuro, che tutti intendono la cosa. Quando 
Tunione con Dio sarà fatta francamente, quella che deve aver luogo 
col prossimo non tarderà a seguirne. Io non vedo n^ il principio, né 
la fine di questa religione. Il principio, secondo me, è una nozione 
netta e precisa della Divinità, quale T intelletto può riceverla: la fine 
è un'idea deiranima umana e della sua destinazione futura. Non mi 
piace che la s'imprigioni solamente nella vita; questa vita ci è stata 
senza dubbio data per renderci utili ai nostri fratelli; è solamente in 
questo modo che noi guadagneremo l'altra; ma mi ci vogliono ga- 
rantie più forti di quelle che danno questi signori. La rivelazione di 
Saint-Simon, essi dicono; diavolo I ma è un mistero di più per me, 
che è ben lungi da spiegarmi gli altri. Non parlo dei loro attacchi 
contro la proprietà; mi pare, in grosso, che un padre non avrà molto 
coraggio di lavorare, quando saprà che il frutto dei suoi sudori non 
recherà profitto a suo figlio: credo che questo sia distruggere l'emu- 
lazione. In secondo luogo, chi retribuirà ciascuno secondo le sue opere? 
Credo che solamente lassù sarà così, perchè sarà il buon Dio che 
giudicherà. Sulla terra, invece, saranno gli uomini che faranno questo 
ufficio, ed io non penso punto che i piattelli della bilancia saranno 
sempre uguali. Si faccia Sansimoniano chi vorrà; in quanto a me non 
sono tentato d'entrare in questo convento ». 

Dicendo queste parole, maestro Tessier riprese la via della sua 
piccola città, disperando, poiché i Sansimoniani avevano fatto fiasco, 
di trovare mai alcuno che potesse rispondere alle sue domande. Egli 
avrebbe voluto trovare qualcuno capace d'entrare in discussione con 
lui sulle tre religioni che non aveva potuto accettare. Finché non 
avesse parlato con un tal filosofo, egli avrebbe avuto certi rimorsi, 
che gli dicevano che poteva ben darsi che avesse rigettato troppo 
alla leggiera delle materie che gli erano estranee; ma dove trovare 
un uomo di buona fede, che fosse cristiano sincero, critico imparziale, 
filosofo giudizioso, e tutto questo senza essere né Romano, né Rifor- 
mato, né Sansimoniano? Il notare non vedeva alcuna possibilità d'en- 
trare nel Cristianesimo, tranne che non fosse per una di queste tre 
porte. 

Aveva per vicino certo signor Lanoue, che fra i dotti della pro- 
vincia godeva la stima che maestro Tessier erasi acquistata nella 
piccola città. Era un filosofo che, dopo essersi dedicato altre volte 
allo studio delle scienze naturali, della storia e della letteratura, con- 



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sacrava tutto il suo tempo allo studio più interessante della religione. 
Egli passava una parte della bella stagione in una campagna vicina 
alla piccola città, dove abitava il notare. Tutte le idee della sua vita 
avevano avuto un oggetto principale, che era quello di trovare i mezzi 
più convenienti per istruire prontamente la gioventù. Si compiaceva 
di dare un*educazione gratuita ad alcuni fanciulli del vicinato; in breve 
tempo rendeva i suoi alunni capaci di procedere, per così dire, alla 
loro propria educazione. Il signor Lanoue credeva che si trattava so- 
lamente di fare amare all'alunno la scienza che gli si vuole inculcare ; 
Tamore dà il desiderio d'istruirsi; ed il maestro non ha altro da fare, 
quando questo scopo è raggiunto, che di dare una risposta precisa e 
chiara ad ognuna delle questioni del fanciullo. 

Maestro Tessier aveva un figlio di dodici anni, dotato delle migliori 
disposizioni, ed a cui il signor Lanoue aveva dedicato alcune cure. 
Il notare s'accorse subito, dai progressi di suo figlio, dell'alta capacità 
e dell'istruzione altrettanto solida quanto estesa del filosofo. Il suo 
metodo d'istruire la gente con risposte nette e precise gli piacque 
molto. La sua sorpresa e la sua gioia furono al colmo, special- 
mente quando acquistò la certezza che con tutta la sua scienza, 
il signor Lanoue era l' uomo più sinceramente e più profondamente 
penetrato delle verità del Cristianesimo. Alcuni dicevano che era un 
novatore, altri andavano persino a qualificarlo d'illuminato. Maestro 
Tessier era troppo indifferente per tutte le denominazioni per esi- 
tare di sottomettersi all'evidenza, da qualunque parte gli venisse. 
<c Se è la verità che possiede quest'uomo, egli diceva, poco m'im- 
portano le calunnie dei partiti, le qualificazioni oltraggianti dell'in- 
tolleranza. Quando tutti sono nell'errore, la verità allora pare nuova; 
è un titolo d'onore per il novatore che la proclama, non è un oltrag- 
gio. Se egli è illuminato della luce Divina, in fede mia, invidio la sua 
sorte. Non vedo affatto che vi sia in ciò materia da biasimarlo. Non 
giudichiamo delle cose dall'etichetta del sacco. Riportarsene agli <( ho 
udito dire > ed ai nomi screditati, è il mezzo di non incontrar mai la 
verità; accostarsele con prevenzione basta per non riconoscerla. Per 
me, che non ne ho punto, andrei a domandare l'istruzione ad un 
Quaker, ad un Moravo; dunque non debbo esitare a cercarla dal mio 
vicino. Mi ricordo d'aver letto nei Salmi di David, che bisogna essere 
illuminato di cuore; e San Paolo in un passo raccomanda ai primi 
fedeli di non essere fanciulli in intelligenza, ma uomini fatti >. 

Da questo istante maestro Tessier non ebbe più riposo. Pensando 
che egli aveva accanto a sé qualcuno che poteva dissipare i suoi 
dubbi e procurargli quella pace dell'anima, alla quale egli anelava con 



9 

tanto ardore, non fu più possibile per lui di resìstere al desiderio di 
aprire il suo cuore a quell'uomo, che poteva cosi bene guarirne le 
ferite segrete. Col pretesto delle cure date a suo figlio, egli andò 
senz'altro a trovare l'istitutore di questo fanciullo ed a pregarlo di 
divenire il suo. 

« Signore, egli gli disse, non è solo la riconoscenza che mi con- 
duce qui, ma è ancora il desiderio ardentìssimo di attingere dalla vo- 
stra conversazione un'istruzione che mi manca sopra cose, da cui di- 
pende tutta la felicità della vita. Voi vedete in me Y uomo più 
sinceramente inclinato alla religione, e malgrado ciò tutto me ne al- 
lontana. Vi è in me una lotta perpetua fra il mio cuore, che vuole 
amare, e un non so che nella mia mente che si ricusa di credere. 
Potreste voi, signor Lanoue, mettere la pace nell'anima mia, e risol- 
vere una quantità di misteri che mi ossediano? La metà della mia 
vita l'ho passata nel distruggere la religione nel mio cuore, temo di 
consumare inutilmente la seconda metà in tentativi senza fine per ri- 
stabilirla ». 

Sig, Lanoue, La vera religione è nel cuore d'ogni uomo che crede 
in Gesù Cristo e pratica i precetti dell'Evangelo. Mi pare che non 
sia difficile di pervenirvi. 

Maestro Tessier. Ma ancora bisogna che si risponda alle mie que- 
stioni. Perchè vi è una religione ? Perchè vi è stato bisogno d'un Dio 
per ripetere solamente quel che la semplice morale aveva detto prima 
di lui? 

Sig. Lanoue. Una religione è necessaria per legare l'uomo a Dio. 
Gesù Cristo è venuto non solamente a ripetere, ma ancora a sanzio- 
nare, con una Autorità Divina, quel che la semplice morale insegnava 
senza garantia. 

Maestro Tessier. Ottimamente. Ma perchè legare quel che è per sé 
molto ben legato dalla natura? Perchè un Dio fatto uomo? Perchè i 
miracoli, i misteri? Quando mi si dice che è giorno o che è notte, 
non ho che ad aprir gli occhi per assicurarmene. Perchè non posso 
assicurarmi nello stesso modo della verità morale? Notate, sig. La- 
noue, ho cercato mille volte un motivo ragionevole a tutte le istitu- 
zioni divine, senza mai venirne a capo. La religione è semplicemente 
una polizia umana, a cui si finge di dare un'autorità Divina. Sia detto 
fra voi e me, nessuno mi proverà il contrario. Domandate la verità 
nell'India, vi si risponderà: I Brami ne sono i soli depositari. Doman- 
datela al Vaticano, vi si rinvierà al Papa. Altri vi dicono che la 
verità sta rinchiusa in alcuni libri scritti, quattromila o duemila anni 
fa, in una lingua che intendono i soli teologi; ne seguirebbe che i 



10 

popoli, che non hanno libri, non la conosceranno mai; il che attacca 
direttamente la giustizia divina. Io non ho mai potuto credere che la 
salute dipende da un libro. Abbiamo il gran libro della natura, che 
vale più che tutti gli altri; ed è sempre là, mi è parso, che bi- 
sogna cercare la verità. 

Sig. Lanoue. Questo libro ne ha partorito migliaia di altri, che non 
sono più intelligibili di quelli dei teologi. L'Ecclesiaste c'insegna che il 
mondo è stato abbandonato alle dispute dei filosofi. D'altronde la na- 
tura fisica non ha nulla a che fare con le verità morali; io non vi 
vedo che una guerra degli elementi fra loro, una guerra eterna fra 
gli animali di diverse classi. 

Maestro Tessier. Ebbene! è nel mio cuore che debbo trovare la 
mia legge scritta; se essa non è scolpita là dall'Autore della natura,, 
le istituzioni degli uomini non vi potranno nulla. Il mio cuore m'istruisce 
dei miei doveri, la religione non m'insegna che misteri, che non hanna 
nulla di comune col senso intimo e la ragione. Ditemi, com'è che l'im- 
palcatura religiosa è cosi complicata, cosi bizzarra, mentre la legge 
naturale è tanto semplice? 

Sig. Lanoue, Se avete la bontà di prestarmi tutta la vostra atten- 
zione, sono persuaso che non tarderete a mutar linguaggio. Le vostre 
questioni ci conduprehbero troppo lontano per il presente; permette- 
temi di farvene una alla mia volta. La vostra incertezza viene forse 
semplicemente da questo, che voi non avete mai riflettuto sufficiente- 
mente sopra questo soggetto. L'uomo che vive solo colle sue preven- 
zioni entra talvolta in una specie di pazzia verso se stesso; si per- 
suade che esso solo vede chiaro, e che tutti gli altri sragionano. 

Maestro Tessier, Io avrei quasi il difetto contrario. La maggior 
parte degli uomini vogliono imporre le loro opinioni agli altri ; sono 
usurpatori che non si mantengono al loro posto se non a forza di ra- 
gionamenti sempre contestati; io preferisco molto più di ricevere le 
mie opinioni da un uomo capace; ciò mette la mia pigrizia al sicuro. 
Invece di alloggiare gli altri nella mia misera capanna, trovo più co- 
modo di alloggiare io stesso nel palazzo della verità. Cosi ho corso 
tutta la mia vita dietro la verità, pronto a riceverla tosto che mi si 
fosse presentata. Non ho trovato il più delle volte che sistemi spe- 
ciosi, ipotesi scoimesse, la cui parte verosimile era messa avanti, e 
la parte tenebrosa dissimulata con accortezza. Sono ritornato dalle 
mie investigazioni con un'opinione pochissimo favorevole alla specie 
umana. Io mi figuro che il cuor dell'uomo, come il globo della terra^ 
non può ricevere la luce da una parte senza che l'altra sia immersa 
nelle tenebre. Per ritornare al nostro soggetto, mi sono spiegato più 



II 

volte in proposito coi Cattolici Romani ; ma il mezzo che hanno usato 
per convincermi è stato di rimandarmi alla tradizione universale e 
air Autorità. Senza dubbio io m'inchino umilmente dinanzi all' Autorità 
in ogni genere, e le consacro la più sincera obbedienza; ma ho un 
diavolo di spirito, bisogna che ve ne faccia la confidenza, che va sempre 
cercando di spiegarsi ogni cosa. Io sono il più grande interrogatore 
del mondo; e quando TAutorìtà mi dice: « Non esaminare, » io, non 
so come ciò avvenga, è veramente mio malgrado, io esamino me- 
desimamente. Se trovo una cosa assurda e che mi ripugna, e l'auto- 
rità non me ne dà nessuna spiegazione, quella cosa rimane sempre 
per me ripugnante ed assurda. 

Sig, LanoiLe, Invece di tanto investigare, bisogna amare Dio ed il 
prossimo: questo mezzo è più infallibile che l'autorità. 

Maestro Tessier. È l'Evangelo che lo dice: ma accanto a questo 
precetto cosi chiaro, vi sono nel medesimo libro delle cose che mi 
confondono. Vorrei bene non vederle, ma una volta che vi ho gettato 
gli occhi sopra, è finito; il precetto è dimenticato, e la cosa incom- 
prensibile è là dinanzi a me, come la statua al festino di Pietro. Che 
farvi, sig. Lanoue? io sono fatto così; bisogna dunque assolutamente 
che qualcuno m'illumini. Credo bene che non sono molto capace di 
comprendere ogni cosa; ma, infine, ne prenderò quel che potrò, mentre 
qualsiasi freno, senza alcune parole per mostrarmi la via, fa impen- 
nare il mio spirito come un cavallo focoso. 

Sig. Lancme. Non è facile di condurvi, a quel che pai*e. E non- 
dimeno, è cosi dolce di riposarsi sopra una dottrina! 

Maestro Tessier. Lo credo bene; ma io non ne ho nessuna; credo 
inoltre — perchè bisogna che riceviate la mia confessione completa — 
credo che imporre qualsivoglia cosa all'intelligenza sia il mezzo di met- 
terla in rivolta. Ho per principio che il nostro intelletto non può esser 
convenientemente alimentato con delle cose di cui la ragione non si 
può contentare; io non credo punto che sia stato nelle intenzioni della 
Previdenza di acciecarci, e penso che qui vi è un mistero che voi mi 
spiegherete. 

Sig. Lanoue. Secondo i miei principi, la fede deve essere accessi- 
bile alla ragione per avere una sede nell'uomo. Senza di questo, noi 
non saremmo colpevoli d'avere infatti rigettato delle cose che non in- 
tendiamo. In secondo luogo, penso che l'intelletto deve essere libero 
per guidare l'uomo. Se non è libero, se è sottomesso ad una opinione 
che egli non si è fatta in seguito ad un esame e ad una adesione 
volontaria, l'uomo non si è costituito veramente agente responsabile. 
La Divinità gli domanda conto delle sue azioni, perchè sa che egli ha 



12 

la conoscenza del bene e del male. Come yolete che Essa l'ammetta 
egualmente a giustificare i suoi pensieri, se egli non ha avuto eziandio 
conoscenza del vero e del falso? Quando si vuol fare entrare qualche 
cosa in testa a qualcuno, non gli s'inculca già per comando; questo 
qualche cosa non vi rimarrebbe; gli si dimostra col ragionamento, e 
la persuasione fa il resto. Non vi è fede, in una parola, per le cose 
incomprensibili; si rispettano, ma nessuno vi si attacca in modo al- 
cuno. L'evidenza morale che si richiede, non ha nulla di comune col- 
Tautorità; si domandano prove e non ordini. Il cuore non è sommesso 
se non quando la ragione è soddisfetta; pretendere l'obbedienza del 
cuore, senza convincere la mente con una dottrina che si offre al- 
Tesame, gli è agire in un senso contrario alla natura umana. 

Maestro Tessier. Ecco precisamente la mia professione di fede ; ma 
voi avete udito solamente una parte delle mie delusioni. Rigettato dai 
Dottori ultramontani, presi la risoluzione di consultare i dotti Ministri 
della religione riformata. Roma non mi aveva detto nulla che mi sod- 
disfacesse, io ricorsi a Ginevra. In verità, pensai di cader dalle nu- 
vole, quando seppi che era ricevuto in tutti i sinodi di questa Comu- 
nione, che l'uomo è in una assoluta impotenza di scoprire la verità 
in materia di religione, e che la sua fede consiste nel credere, senza 
esame, che egli è salvato per la passione di Gesù Cristo. 

Sig. Lanoue, Approvo il vostro rifiuto di appagarvi d'una fede as- 
soluta e cieca^ che non ha sede nel vostro intelletto. Se foste salvato 
per la fede nei soli meriti di Cristo, voi sareste salvato per aver cre- 
duto e non per aver fatto. È una palmare assurdità, imperocché sono 
le azioni che decidono della moralità dell'uomo. 

Maestro Tessier, Cosi i Protestanti, per non cadere in contradizione 
con se stessi, sono stati obbligati di decidere, infatti, che le opere 
non fanno niente per la salute. Secondo i loro teologi, le buone azioni 
sono atti civili e morali; non sono atti spirituali propriamente detti. 
Secondo loro ancora, noi non possiamo fare altro che del male, perchè 
l'uomo è peccato dalla testa ai piedi; tutto quel che fa da se stesso 
è sempre contaminato della macchia originale, ed egli non ha altra 
risorsa che di credere, senza alcuna riflessione ulteriore, che il Si- 
gnore è venuto a lavarlo dalle sue brutture ; in grazia di questa fede, 
senza darsi più moto che un tronco d'albero, egli entrerà dritto *in 
paradiso. Questo mi fa bollire il sangue nelle vene, sig. Lanoue. 

Sig, Lanoue. Non mi maraviglio che non abbiate potuto risolvervi 
di abbracciare la religione di Calvino e di Lutero. Io nego come voi 
con tutte le forze del mio essere, che la fede basti per la salute. La 
fede è la verità Divina influente nell'intelletto; essa deve nutrir l'anima 



13 

nostra, per conseguenza deve offrirci un alimento conforme alla nostra 
natura. Si opera una completa rivolta nell'uomo, quando gli si dice: 
<c Credi senza pensare; credi senza agire, e dopo questo tu parteci- 
perai alla vita degli eletti. » Gesù Cristo non è venuto a lavarci dalle 
nostre brutture, ma bensì a compiere Tatto che ci permette di la- 
varci da noi medesimi. Non c*ò salute senza fede ; ma la fede ha uno 
scopo, e uno scopo non si ottiene che per Fazione. Voi non avete di 
troppo di tutta la vostra anima per arrivare a Dio. L'uomo, quale lo 
concepiscono i Riformati, è un essere mutilato; la sua impotenza sa- 
rebbe la sua virtù; quanto più si rendesse incapace di pensare e di 
agire, tanto più sarebbe grato a Dio! È un concetto tanto meschino 
in filosofia, quanto esso è contrario alla religione. Voi avevate gran 
bisogno, maestro Tessier, d'essere condotto sulla via; tutti cotesti 
sistemi non potevano ricondurvi all'ovile e fervi conoscere il vero 
Pastore. 

Maesti'o Tessier, Non è ancor tutto. Non vi ho narrato che i due 
terzi della mia storia. L'Autorità e la Riforma non avendo potuto ri- 
condurmi, mi sono rivolto a delle gente che voi forse conoscete, e. 
che dicevano appellarsi solamente alla ragione e alla giustizia, voglio 
dire i discepoli di Saint-Simon. Questi non hanno potuto rispondere 
neppure ad una delle mie questioni sul Cristianesimo. Per loro l'An- 
tico Testamento è come una vecchia tappezzeria logora, delle cui fi- 
gure non dobbiamo occuparci. Il Nuovo contiene la rivelazione di Gesù 
Cristo, senza dubbio rispettabilissima, ma pienamente surrogata, visto 
il progresso dei lumi, dalla rivelazione di un dotto Francese, morto 
alcuni anni or sono, e che chiamavasi Saint-Simon. Per loro il Cri- 
stianesimo non è più, sebbene il suo nome rimanga ancora; confesso 
che in questo mi hanno attirato; da tanto tempo io applicava alla 
Religione Cristiana queste parole dell'Apocalisse: « Essa ha nome di 
vivere, eppure è morta. » 

Sig, Lanoue. Ma questa stessa Apocalisse vi dice anche che, quando 
non vi sarà più religione sulla terra avrà luogo una terza dispensa- 
zione della Luce Divina; che una Nuova Chiesa, la Nuova Gerusa- 
lemme... 

Maestro Tessier. Ma, scusatemi, sig. Lanoue, io ho sempre consi- 
derato questa mistica Gerusalemme dell'Apocalisse, come la città dei 
beati, che deve venire, quando la natura esteriore sarà ritornata al 
nulla donde è stata tratta. 

Sig, Lanone, Voi avete considerato la cosa sotto un punto di vista 
molto limitato, mio buon vicina Questa idea del nulla, donde tutto ò 
sortito e dove tutto deve ritornare, ò inconciliabile coli' idee d'infinito 



14 

e d'eterno che voi vi formate della potenza creatrice. Tanto è vero 
che la Nuova Gerusalemme è una Chiesa, o, se volete, una dottrina 
complementaria del Cristianesimo, che l'autore dell'Apocalisse dice di 
essa, che « sarà l'abitacolo di Dio fra gli uomini ». 

Maestro Tessie7\ Ma sarebbe abbastanza curioso se questa fosse la 
dottrina che io cerco da tanto tempo. Ohi sig. Lanoue, quale idea 
singolare! Se questa nuova Gerusalemme fosse discesa sulla terra; 
noi altri saremmo dunque, senza neppur sospettarlo, i successori de- 
gli spiriti giudicati nella valle di Giosafat! In fede mia, vi sarebbe da 
rallegrarsene, imperocché non si avrebbe più a temere la fine del 
mondo. Vi assicuro che al giorno d'oggi un uomo che si dicesse se- 
riamente cittadino della Nuova Gerusalemme ecciterebbe una strepi- 
tosa ilarità. Perbacco! non mi aspettava questo. Quali idee strava- 
ganti la testa dell'uomo non è capace di produrre? La Nuova Geru- 
salemme di san Giovanni! Si può pronunziare questo nome senza 
ridere? Dopo aver esaurito tutte le sètte possibili, l'uomo è andato a 
cercarne una in Cielo: questo in verità oltrepassa ogni limite. Qual 
fede robusta per credersi un risuscitato! 

Sig. Lanoue. Quando il Messia stabili la sua Chiesa, gli Ebrei pote- 
vano, nel medesimo modo, maravigliarsi di quei poveri Cristiani che 
si credevano i discepoli del Re di gloria aspettato da tutto l'Oriente. 
Il loro Re di gloria era un povero Galileo messo in croce. Se voi 
vi fate della Nuova Gerusalemme delle idee inconciliabili colla ragione, 
la colpa è vostra. La vostra aspettazione è fuori del verosimile, e 
l'avvenimento non può conformarvisi. È possibile, nell'economia della 
Divina Sapienza, che la Nuova Gerusalemme non sia una città mistica 
con dodici porte di pietre preziose, come il Messia non doveva essere 
un Re trionfante. Del resto se una nuova dottrina si stabilisse sotto 
questo nome, dareste voi prova di discernimento, giudicandola da que- 
sto nome soltanto, e senza esaminarne attentamente i titoli? 

Maestro Tessier. Confesso che mi sono lasciato trasportare dalla 
singolarità del fatto. Ma credete, sig. Lanoue, che in questo momento il 
Cristianesimo possa rinascere nelle menti? Io vedo dapertutto il contrario. 

Sig. Lanoue. Voi vedete il contrario nel vostro piccolo cerchio, ma 
esso non è il Genere umano. Il Genere umano si risveglia alla chia- 
rezza della religione, siatene persuaso, quantunque le genti che vi 
circondano pare che non lo vogliano. Dio non li ha consultati per il- 
luminare il mondo. Già le obbiezioni degl'increduli dei secoli scorsi 
non trovano più eco nell'alta società. La nostra metafìsica, che era 
parimente materialista, oggi proclama le dottrine spiritualiste. I nostri 
poeti arrossiscono dei canti osceni che una volta erano di moda, e 



15 

molti fra essi, a loro insaputa, salutano il nuovo giorno. Uno spirito 
di carità e di benevolenza si va diffondendo in tutte le classi. Il Libro 
santo è stanipato con una profusione così sorprendente da molte So- 
cietà Bibliche, che non si saprebbe a che attribuire questo fenomeno, 
se questo libro non dovesse essere lo strumento d'una nuova dispen- 
sazione della Divina Luce, alla terza epoca della rigenerazione del 
Genere umano. 

Maestro Tessier, Infatti è davvero sorprendente che un libro che 
contiene tante cose ripugnanti, sia aato agli uomini per la loro più 
grande edificazione, specialmente dopo le derisioni di cui è stato l'og- 
getto negli scritti dei filosofi dell'ultimo secolo. 

Sig. Lanoue. Questo vi prova che Dio va avanti, malgrado i cla- 
mori delle piccole società. Il movimento irreligioso che vi colpisce al 
giorno d'oggi non smentisce questa opinione. Dopo che la calma ri- 
nasce sul mare, voi sapete che i flutti non cessano d' essere agitati 
ancora per qualche tempo; l'impulso è stato loro dato, ed essi lo se- 
guono ancora per le stesse leggi dell' equilibrio. Noi siamo giunti ad 
una di quelle epoche provvidenziali in cui la Divinità mette la mano 
alla sua opera scossa dalle passioni degli uomini. Un nuovo spirito 
religioso risalta evidentemente agli occhi d'ogni uomo imparziale da 
questo riuovo spirito di libertà diffuso da ogni parte, e che conduce 
alla emancipazione dei popoli. 

Maestro Tessier. È vero, le genti di corta vista non vedono il moto 
impresso alla macchina, perchè esse non osservano che gli abusi. Cosi 
la vostra emancipazione dei popoli sembra loro una rivolta, perchè il 
movimento è mal diretto. 

Sig, Lanoue, Vedete come un'industria potente ha armato le masse 
contro ogni soggezione arbitraria. I mezzi di comunicazione sono fra i 
popoli più facili che mai; un medesimo bisogno di libertà li anima; 
essi manifestano una medesima ripugnanza per la guerra; qualche 
cosa da alto loro dice che essi stanno per riunirsi in una vasta con- 
fraternita, e la Religione, come la mistica città degli ultimi tempi, 
discenderà al tempo stesso dal Cielo per consacrare questa unione. 
Questa religione non sarà nuova: la verità non ha età; essa subisce 
di quando in quando delle alterazioni, e allorché queste alterazioni 
scompaiono, siccome essa brilla in fatti di nuovo, si crede di vederla 
apparire per la prima volta. Il cuore umano domanda oggidì una re- 
ligione che soddisfi il buon senso, il bisogno di fraternità crescente 
fra i popoli, che s'accordi col progresso dei lumi, che ricongiunga 
l'uomo a Dio senza misteri e senza incertezze. 

Maestro Tessier, Ottimamente^ signor Lanoue; ma quel che né i 



16 

Romani, né i Riformati, né i Sansimoniani hanno potuto offrirmi, lo 
troverò io nella vostra dottrina? Ne dubito, perchè ho tante obbiezioni 
nella testai 

Sig, Lanoue. Voi troverete sempre la verità, se sapete mettervi 
nella disposizione di riceverla. Non c'è che chi non vuole essere con- 
vinto, che non Tè mai ; voi sentite, infetti, che se gli si dice qualche 
cosa di verosimile, egli si sforza di rigettarlo per timore di dargli il 
suo assenso; in questo modo, difendendosi contro la verità religiosa, 
egli non può acquietar visi. La verità non ci soggioga; essa è di tal 
natura che ci lascia sempre la libertà di rigettarla. 

Maestro Tessier. Non intendo bene; sviluppatemi questo. 

Sig, Lanoue. Per dare il nostro assenso alla verità, per approvarla, 
bisogna che essa ci convinga. Noi diciamo sì, quando la cosa ci lu- 
singa ; diciamo no, quando ci contraria. Non si riceve se non quel che 
si ama, e quando la verità ci urta, noi non Tascoltiamo, non la rice- 
viamo nel nostro cuore ; così, prima si mentisce a se stesso, e si fini- 
sce per rimanere interamente nell'errore, per mancanza di avere stu- 
diato con attenzione i mezzi di sortirne. Mi capite ora? 

Maestro Tessier. Oh, perbacco! non è diflficile: quando io espongo 
dinanzi al Consiglio municipale un avviso salutare che non ha l'assenso 
di tutti, è raro che gli oppositori non siano gente che non vogliono 
vedere la verità, perchè essa offende i loro interessi. Non è che essi . 
abbiano bisogno d'una gran luce, ma piuttosto d'una più grande sin- 
cerità. Voi dimostrerete loro chiaro quanto la luce del giorno che una 
cosa è utile all'interesse pubblico; essi vi diranno altamente che non 
lo è; ma chi li conosce sa bene che essi parlano così, perchè i loro 
interessi sono tartassati. A forza di chiudere le orecchie alle buone 
ragioni che loro si danno, essi divengono realmente incapaci di ab- 
bracciare le cose sotto un punto di vista generale; cominciano colla 
mala fede e finiscono con una caparbieria ridotta in un sistema ri- 
stretto. 

Sig. Lanoue. Perciò, maestro Tessier, se siete sincero, convenite 
che non tarderete a riconoscere la verità. I vostri consiglieri munici- 
pali, a cui il loro privato interesse impedisce di considerare l'interesse 
generale del loro comune, sono l'immagine degl'increduli, che le loro 
passioni particolari tengono lontani da una riforma che combatte tutte 
le passioni. La comparazione, spero, non è tirata pei capelli. 

Maestro Tessier. Quel che voi dite è sì vero, che io non credo che 
sia possibile a qualcuno che ò trascinato da una passione vietata, di 
avere veramente abbastanza coscienza per sottomettersi alle verità 
della religione. In quanto a me, vi confesserò- che ogni volta che ho 



17 

ceduto a qualche tentazione, io sentiva subito nel mio cuore una voce 
che mi diceva: « Lascia la tua religione e i tuoi scrupoli. »Mai sono 
stato meno propenso alla religione che quando ero vizioso; quando in- 
vece sono stato caldo di qualche virtù, sentendomi migliore, mi sen- 
tiva al tempo stesso più inclinato a credere; quanto più aveva d'amore 
tanto più aveva di luce. Ah, signor Lanoue! qual'anima pura e tran- 
quilla è necessaria per ascoltare in fondo della coscienza la voce timida 
della verità. Io ne ho fatto l'esperienza: l'anima turbata non vuol nulla 
che le impedisce d'essere agli ordini della sua passione. Parlar di re- 
ligione ad un'anima di questa sorta, è come parlar di sobrietà ad un 
beone. In una parola, ognuno riceve il vero in proporzione che è nel 
bene. 

Sig, Lanoue, Convenite dunque che il solo mezzo per riconoscere 
la verità che ci vien presentata si è di fare abnegazione di se stesso, 
dei pregiudizi di paese e di stato, della vergogna che si ha di rico- 
noscere il suo errore. Per dire: questa è proprio la verità, bisogna es- 
sere liberi da ogni pretenzione d'amor proprio e da ogni caparbietà. 
Ohi si gloria d'essere incredulo stenterà molto a confessare che si è 
ingannato; chi non vuol emendare i suoi vizj avrà ancora più difficoltà 
di cedere all'evidenza della religione che li condanna. 

Maestro Tessier. Le vostre riflessioni non si applicano solamente 
agl'increduli, esse concernono ancora la maggior parte della gente che 
poco si curano della nuova verità che ruina le loro speranze, e s'at- 
taccano all'errore antico, quando esso favorisce i loro interessi. Quando 
San Paolo andò a predicare il vero Dio agli Efesi, gli operai che 
campavano la vita, vendendo delle statue della buona Diana d'Efeso, 
sollevarono il popolo contro di lui. La verità aveva un bel sortire 
dalla bocca di san Paolo, essi non si curavano di rendervisi. Notate, 
sig. Lanoue; chi fa commercio d'un'opinione accredidata la considera 
come uno strumento che lo fa vivere o lo mette in onore. Se si tenta 
di provargli che questa opinione è un errore, non ci sarà mai mezzo 
di venirne a capo. Date agli uomini una religione che s'accordi col 
loro interesse, come s'affretteranno di proclamarla, comunque ella sia 
ridicola I Offrite loro invece un culto che esiga da essi dei sacrifizi, 
vi fuggiranno come la peste, vi calunnieranno, vi tratteranno da ateo, 
inventeranno ogni nequizia per screditarvi. Siffatte genti sono più lon- 
tane dalla Religione del buon senso che gli stessi libertini. 

Siff. Lavarne. Siccome voi non siete in queste due categorie, sono 
pienamente disposto di ascoltare le vostre obbiezioni; ma queste ri- 
flessioni preliminari ci hanno, già condotto ben lontano; e, non aspet- 
tando la vostra visita, non ho potuto prendere dai miei affari il tempo 

2 



IB 

necessario per udirvi; noi rinvieremo, se volete, questa conversazione 
al prossimo abboccamento. 

Maestro Tessier non insistette di più per timore di mostrarsi in- 
civile; ma, felicissimo d'aver trovato Tuomo che cercava da lungo 
tempo, si ritirò in casa pieno di giubilo, con la ferma sicurezza di 
vedere un giorno dissiparsi quelle nuvole che restringevano l'orizzonte 
della sua intelligenza. 



DIALOGO SECONDO 



Non Ti sono yirtti senza Beligione. 

Solamente chi è stato tormentato dal dubbio sconfortante può farsi 
una idea dell'impazienza con cui il notare contava i giorni per vedere 
finalmente spuntare quello che gli permetterebbe di recarsi dal signor 
Lanoue senza essere troppo importuno. « Io vi aspettava più presto 
maestro Tessier, gli disse il filosofo, e se le mie spiegazioni vi pia- 
cevano tanto, quanto piacciono a me la vostra buona fede e il vostro 
ardente amore della verità, voi non avreste tanto tardato a procu- 
rarmi la soddisfazione più viva che io mi abbia provato da lungo 
tempo >. 

Maestro Tessier, Ohi perbacco! sig. Lanoue, non potevate rassi- 
curarmi in un modo più amichevole; il timore che avevo di annoiarvi, 
abusando dei vostri preziosi momenti, ha potuto... 

Sig. Lanoue. Abusare, maestro Tessier I Se io vi rendo un lieve 
servizio, voi me ne fate uno più grande; voi mi date l'occasione di 
fare di voi in seguito un uomo capace d'istruirne degli altri alla sua 
volta; e se la Divinità ci ha messi sopra questa terra per fare del 
bene, un bene come questo è al disopra di tutti gli altri. Ma non 
perdiamo un tempo prezioso in discorsi superflui; se lo volete, entriamo 
subito in materia. Voi dite che non volete esser Cristiano, se le ob- 
biezioni che vi siete Mte non sono distrutte; esponetele dunque. 

Maestro Tessier, Ascoltatemi, io comincio. Io penso di essere un one- 
st'uomo; non faccio del male a nessuno; non parlo male del mio pros- 
simo; gli faccio del bene, quando posso; poichò io sono naturalmente 
virtuoso, che bisogno c'ò della religione? Posto che io faccia il bene 
senza di essa, non vedo la necessità di ficcarmi in testa dei misteri 



19 

che mi turbano, delle cose incomprensibili, soventi anche assurde, che 
mi ripugnano e mi rendono incredulo ogni volta che vi fisso la mia 
attenzione. Quante volte sono io andato in Chiesa buon credente, e 
ne sono ritornato scosso nella mia fede! vi dirò di più: Si dice che 
la Bibbia è la Parola di Dio. Orbene; penetrato più volte d'amore per 
Dio e per il prossimo, ho aperto il libro sacro per fortificarmi, ed io 
l'ho gettato là più disgustato che mai. 

Sig, Lancme. Ben presto enumereremo quelle cose che ripugnano 
alla vostra ragione esigente: intanto comincio col provarvi che voi 
siete in un grande errore, quando dite che potete essere virtuoso, in- 
clinato alla giustizia ed alla carità, senza il soccorso della religione. 
Voi farete del bene, ne convengo con voi; ma in tutte le vostre azioni 
vi sarà forse un segreto riguardo a voi stesso che ne distruggerà la 
purezza. Sarete benefico, mi figui^, ma sarà forse ancora per acqui- 
star la riputazione d'un uomo caritatevole. Sarete giusto, perchè vi 
credereste disonorato se si dicesse di voi che non lo siete. In una 
parola, se non siete apertamente nel male, è forse perchè il male vi 
dispiace? Via, toccatevi il polso, maestro Tessier. 

Maestro Tessier. Confesso che nelle occasioni in cui riferisco qual- 
che cosa a me stesso non sono positivamente nel bene generale, as- 
soluto, come voi l'intendete. 

Sig. Lanoue, Se foste creduto pio in conseguenza della vostra con- 
dotta, e che voi non lo foste interiormente, verreste voi a vantarmi 
la vostra pietà? 

Maestro Tessier. No certamente, non ne avrei mai il coraggio. 

Sig. Lanoue. Badate che non sia cosi di quelle virtù di cui mi par- 
late. Se, per esempio, voi siete buon cittadino per essere considerato, 
e che perciò sopportiate di buon umore gl'imbarazzi che tira seco 
qualche volta questo titolo, siete voi buon cittadino in fatti? Se voi 
tenete la parola per timor che non sia detto che maestro Tessier ha 
avuto la viltà di disdirsi, e che nonostante voi vi disdiceste nel fondo 
dell'anima, siete voi veramente schiavo volontario delle vostre pro- 
messe? Tutte le nostre virtù puramente esteriori sono macchiate d'in- 
teresse personale. Il mondo è pieno di uomini che si credono virtuosi 
solamente per questo che fanno del bene. È un acciecamento che non 
si capisce; riguardatevi da vicino, e voi vedrete sempre in questo bene 
qualche cosa che li riguarda in un modo o nell'altro. È dell'oro, 
all'apparenza; ma provatelo, e voi vedrete che è un oro il cui titolo 
è falso. Non è dunque l'atto stesso che fa l'uomo virtuoso, ma il mo- 
tivo. In una parola, lo scopo per cui si agisce decide solo se le nostre 
azioni sono virtuose, o se non lo sono. Se voi agite in considerazione 



20 

di voi stesso, voi non avete virtù propriamente dette, voi siete il vo- 
stro proprio scopo, voi lavorate per voi ; la cosa pubblica vi entra 
solamente come un pretesto onorevole. 

Maestro Tessier, La vostra definizione è un raggio di luce per me. 
Un uomo che fa l'elemosina per esser visto e considerato, non fa ve- 
ramente l'elemosina per virtù, egli la fa per il suo proprio interesse: 
la sua beneficenza simulata è una riprovevole ipocrisia; non pertanto 
l'azione è là, come nella vera elemosina. Gli avvenimenti politici mi 
hanno sempre provato la verità di quel che voi dite. Qli uomini si 
mostrano devoti al governo da cui dipende il loro impiego o la loro for- 
tuna; esteriormente pare che amino il bene pubblico, ma interiormente 
preferiscono i loro propri interessi. Quante opinioni abbiamo noi in 
politica libere e disinteressate? Si difende quel che ci fa del bene, si 
critica quel che ci urta. Quando sMice; « ho questa opinione », bi- 
sogna sempre sostituire a questa frase: « ho questo interesse ». Io 
non credo che vi sia, in fatti, sig. Lanoue, alcun uomo veramente im- 
parziale in una causa ove si tratti di lui stesso; egli approverà quel 
che gli è utile, biasimerà quel che gli è dannoso; e, per coprire questo 
egoismo con un pretesto, avrà sempre cura di mettere innanzi il bene 
pubblico invece del suo. Ma se la maggior parte degli uomini sono 
così, voi non potete negare che ve ne sieno di quelli che sono natu- 
ralmente buoni e che possono fare del bene, quantunque ne vada di 
mezzo il loro interesse. 

Sig, Lanoue. Senza dubbio ve ne sono di quelli che lo possono, ma 
questa sola espressione vi prova che essi non sono inclinati a farlo 
naturalmente. Essi non sono buoni per natura, giacché» se fossero tali, 
non vi sarebbe alcun merito dalla lor parte nel fare il bene. Per l'op- 
posto, il naturale si è d'amarsi di preferenza agli altri; ed ecco perchè 
si riguardano come gente coraggiosa coloro che hanno potuto distac- 
carsi da questa inclinazione. 

Maestro Tessier, Questo è vero per la maggior parte della gente 
che io conosco. Ciò nondimeno non posso credere che la bontà non 
sia lo stato primitivo dell'uomo; io credo che noi siamo debitori di 
tutti i nostri vizi allo stato sociale. 

Sig, Lanoi^, È l'errore di Rousseau e del suo discepolo Lamanon. 
Questi diceva che i selvaggi valevano più di noi, ed egli fu trucidato 
da loro. L'uomo selvaggio è l'uomo degradato; esso ò nel grado più 
basso della scala sociale; crudele e feroce, è naturalmente senza ver- 
gogna. L'uomo civilizzato, ritenuto dalle leggi, si astiene dalle sue 
tendenze; la civiltà lo costringe a mostrarsi amico della verità e della 
giustizia; questi due freni insufficienti sono la cagione dei suoi vizi. 



21 

Ritenuto dalla forza, egli mormora come il leone che obbedisce rug- 
gendo; se potesse sbarazzarsi esso solo della legge e farla pesare 
sopra tutti gli altri, egli lo farebbe fin da domani. La civiltà^ da 
un'altra parte, l'obbliga di fingere incessantemente quel che non sente; 
è un commercio di menzogne, un cambio continuo di sentimenti odiosi 
e dissimulati ; gli uomini si vendicano poi colla maldicenza delle rive- 
renze che sono stati obbligati a fare in pubblico. Ecco perchè il nostro 
stato sociale è la sorgente di tanti vizi. Se fossimo tutti buoni, non 
vi sarebbero oppressori né oppressi. Non avendo bisogno di fingere, 
perchè ognuno sarebbe inclinato al bene, la civiltà si convertirebbe in 
benevolenza. 

Maestro Tessier, Bisogna convenire con voi che la coazione e la 
dissimulazione sono Torigine di tutti i vizi della società. Ognuno s'ama 
di preferenza a tutti gli altri, è ben chiaro. La legge mi costringe di 
sacrificare i miei gusti agli interessi altrui, ed io faccio questo sacri- 
fizio a malincuore. La civiltà m'impara a reprimere la tendenza che 
ho per me, e l'indifferenza che m'ispirano gli altri: con questo io sono 
un furbo. Se sono ricco, sono lietissimo che vi siano delle leggi che 
proteggono la mia proprietà a mi lasciano desinare a mio bell'agio; 
. se sono povero, maledico queste leggi che mi costringono a conten- 
tarmi delle briciole che cadono dalla tavola del ricco. Io resto dunque 
nella mia condizione per forza, è pienamente evidente ; il nostro stato 
sociale fa ogni cosa a contro senso. L'uomo in massa non vai nulla; 
si è l'uomo isolato che è naturalmente buono. 

Sig. Lanoue, Da che i freni sociali rendono l'uomo più cattivo, voi 
ne inferite che. egli è naturalmente buono; ma questo non è ragio- 
nare, è stabilire senza prove quel che è in questione. Trovatemi dunque 
nella vita dell'uomo il momento in cui egli ha cominciato a depra- 
varsi. Tosto che manifesta le sue tendenze, egli ha sé stesso per og- 
getto. La legge gì' impedisce di praticare esteriormente questo egoismo 
interno che lo domina, ed essa ne fa un furbo; ma non si diviene 
ipocrita, mi pare, se non perchè si ha qualche male da nascondere. 
Il freno fa il bugiardo; senza questo freno il bugiardo sarebbe stato 
apertamente malvagio; è tanto chiaro che bisognerebbe esser privo 
di ragione per non convenirne. Lasciate un fanciullo alle sue volontà, 
e voi vedrete dove ciò lo condurrà. 

Maestro Tessier. Dio mi benedica ! voi cambiate tutte le mie idee. 
Vi è bensì nel fanciullo malnato un germe di malizia che si sviluppe- 
rebbe, non ne dubito; ma direte voi che tutti gli uomini sono malnati? 

Sig, Lanoue. Sì, mio vicino, lo dico e lo sostengo; lo dirò sempre, 
e nessun argomento mi proverà il contrario. 



22 

Maestro Tessier. È un'esagerazione, e per chiarire la cosa coi lumi 
delVesperienza, voi mi permetterete di citare me stesso. Io non credo 
d'essere un piccolo santo, ma io amo la virtù; abborro il male d'ogni 
genere; io sono nato così; imperocché non mi rammento che un tal 
gusto del bello e del bene abbia mai cominciato in me; l'ho portato 
con me dalla nascita; è la mia vita, il mio naturale. Non vedo soffrire 
il mio prossimo senza soffrire anch'io; se leggo nella storia un atto 
d'eroismo, vorrei averlo fatto iq. Sono andato qualche volta al teatro, 
ed è stato sempre per la virtù perseguitata che ho versato delle lagrime. 
Guardate, io sono per i deboli; odio i tiranni d'ogni fatta; io sono 
dunque naturalmente buono; dappoiché dove prenderei io questo? Ec- 
covi, spero, ridotto al silenzio. 

Sig, Lanoue. Voi siete il protettore dell'innocenza oppressa da un 
altro ; ma se voi foste al posto dell'oppressore, forse sarebbe un'altra 
cosa. L'oppressore é un uomo che le sue passioni spingono all'ingiu- 
stizia; voi, testimonio impassibile, a cui non é stato fatto nulla, voi 
vi schierate dalla parte del debole; ma, lo credo io: che cosa può 
avere a fare qui il vostro interesse? Potete voi sapere se voi stesso 
non siete un tiranno, poiché é il nostro interesse che c'induce ad es- 
serlo, e voi non ce ne avete? Voi riguardate la cosa che passa * 
sotto i vostri occhi, e siete per la giustizia! Ne concludete che 
siete buono; io invece ne concludo che voi non siete scontento, pri- 
mieramente, di mostrarvi equo; ne concludo ancora che, naturalmente 
invidioso e geloso, voi sarete sempre per l'abbassamento del più forte. 
Voi lo abborrite, il più delle volte, meno per la sua azione che per 
motivo che é un uomo che vi schiaccia co' suoi titoli e con la sua 
fortuna. Se fosse un grande di questo mondo che cadesse vittima di 
qualche accidente, forse non vi rincrescerebbe. Noi sembriamo amare 
e proteggere coloro che sono sotto di noi, ma odiamo quelli che ci 
sono disopra. Il nostro orgoglio trova il suo tornaconto a mostrarci 
difensori dei piccoli, ed esso ricalcitra alla protezione dei grandi. La 
civiltà vi getta ai loro piedi, ma la natura vi mette in bocca contro 
di loro delle satire amare. Nella vostra bella indignazione è la vostra 
intelligenza che fa tutta la vostra virtù. E la stessa cosa é quando 
leggete la storia. Voi ammirate l'eroismo, dicendo forse tacitamente: 
« Se io facessi quella figura, come sarebbe bello! » L'innocenza che 
si opprime sui palchi della scena è come quella che si oltraggia in 
un libro ; essa non vi ha fatto nulla. Non c'è nulla in questo caso che 
v'indurrebbe a perseguitarla. Fate intervenire il vostro interesse per- 
sonale in tutti i vostri giudizi, e voi vedrete come penserete diver- 
samente! L'interesse personale è il vostro amore principale; siete 



2S 

tutto voi stesso ; questa virtù che voi mi vantate, cede al più piccolo 
urto di questo interesse offeso; è la vostra intelligenza che approva, 
non è il vostro essere interiore. Voi vi mettete, per essere generoso, 
in una posizione che non è quella in cui vi mettono le vostre pas- 
sioni; credo bene che allora vedete le cose come esse sono! Io non 
ho mai preteso il contrario. Dico schiettamente che è una vera scem- 
piaggine di credersi virtuoso, perchè si biasima il vizio del vicino; 
perchè si odia l'ingiustizia in un altro; questa non è una prova che 
noi stessi ne siamo incapaci. Mettete il più severo censore nella si- 
tuazione dell'uomo ingiusto, spessissimo egli farà a dirittura come lui. 

Maestro Tessier, Ma ciò nondimeno, sig. Lanoue, allora T intelli- 
genza è dunque naturalmente virtuosa, poiché tosto che vede il bene 
lo approva. 

Sig, Lanoue, Si è la volontà che è tutto l'uomo. Vedere e non 
fare, non è essere buono. L'azione è tutto, perchè suppone che l'in- 
telletto ha veduto e la volontà ha fatto agire; ma questo intelletto 
però nasce in pure tenebre; esso non sa quel che è buono natural- 
mente. Prima che si possa fare intendere alcuna cosa al fanciullo, egli 
riderà tanto allo spettacolo del dolore, quanto a quello della gioia. 
Quando gli avrete insegnato che cosa è la virtù, egli troverà piace- 
vole che gli altri ne abbiano per lui e la suppongano in lui. Ecco 
perchè l'uomo è virtuoso nei libri o al teatro, perchè egli non vi ha 
nulla a fare. Se la parola disinteresse non fosse una prima volta ri- 
suonata alle sue orecchie, egli non l'inventerebbe, siatene persuaso. 
Se di buona fede egli ammira in un libro o al teatro l'eroismo o l'in- 
nocenza, si è in seguito alle lezioni che qualcuno gli ha dato, e nelle 
quali gli si è insegnato che cosa sono queste virtù. Queste prime le- 
zioni sono state una riforma. Ora sono d'accordo con voi. Quando la 
riforma comincia, Dio, che prima era assente dal nostro cuore, vi di- 
scende, ed Esso è che c'inspira il santo entusiasmo e i nobili pen- 
sieri. Jj'uomo che ammira il bello e il buono forsechè non si trova 
infatti un tutt'altro uomo? Egli è modificato dalla divina influenza 
che succede alle basse inclinazioni della sua natura. Egli è elevato in 
una sfera superiore, il che prova che la sua propria è al di sotto: 
qui non c'è equivoco. 

Maestro Tessier, Tutto ciò è esatto. Tuttavia io non ve la do vinta 
tanto presto. Convengo che posso essere buono d'intelligenza, buono 
solamente senza sacrifizio, quando leggo o quando vado al teatro; ma 
se passo per le vie e vedo un uomo cadere in deliquio, io corro im- 
mediatamente in suo soccorso; se vedo un fanciullo percosso da mo- 
nelli, io mi slancio in mezzo per difenderlo; finalmente se un uomo 



24 

cade nell'acqua, senza calcolare se rischio la mia vita, mi getto nel- 
l'acqua dietro di lui per salvarlo ; io sono dunque naturalmente buono. 

Sig, Lanoue. Non c'è vera bontà che non supponga una scelta. 
Per essere buono di mio consentimento, bisogna che, avendo ih me 
qualche ragione che mi distolga d'esserlo, io lo sia malgrado ciò. Al- 
lora la mia azione mi appartiene, io sono buono per carattere. Se lo 
sono altrimenti, si è per istinto. 

Maestro Tessier, Ma l'istinto o la natura è la medesima cosa. Se 
io sono buono per istinto, lo sono anche per natura. 

Sig, Lanoue. Ma agite voi istintivamente o per riflessione nelle 
vostre azioni? 

Maestro Tessier, Per riflessione, senza dubbio; questo è il più bel 
privilegio dell'uomo; quel che è involontario non ò meritorio. 

Sig, Lanoue, Cosi, quando usate del vostro privilegio voi siete 
attirato verso il male ; voi non siete inclinato al bene, se non quando 
vi siete spinto dal' istinto come una macchina; che ne dite di co testa 
bontà? Avete di che gloriarvene? Vi appartiene essa? Ne avete voi 
il merito ? Voi stesso vi siete condannato, dicendo che quel che è in- 
volontario non è meritorio. 

Maestro Tessier, Ma nondimeno è una bontà. 

Sig, Lanoue, Dite piuttosto che è una bontà che appartiene a Dio, 
e non a voi. Per conservare la sua Opera, Dio imprime a tutti gli 
esseri in generale, coll'amore di se stessi, un istinto che li induce in- 
volontariamente, come voi ben dicevate, a soccorrere tutto quel che 
soffre. Questo sentimento discende nel cuore d'una donna, la quale in 
virtù di esso si consacra al proprio figliuolo, quantunque ella possa 
essere, malgrado ciò, inclinata a fare ogni male possibile agli altri; 
essa obbedisce in questo ad una legge della natura. La Previdenza 
ha così bene impresso cotesto istinto nell'uomo per la sua conser- 
vazione, che spesse volte si vede cessare nelle donne l'amore mater- 
no, quando il fanciullo non ha più bisogno di esse. Questo dunque 
non è il loro stato ordinario; poiché è solo accidentalmente che esse 
si trovano in questa situazione. Lo stato ordinario è sempre accom- 
pagnato d'un riguardo a sé. La vita non la passiamo già a vedere degli 
spettacoli come quelli che voi mi citate, ma bensì fra gli avvenimenti 
prodotti dalle nostre passioni o dalle nostre virtù. Là solamente l'uomo 
é attore, e come tale egli é tentato e ritenuto al tempo stesso. In 
queste alternative egli sarà sempre più inclinato al male che al bene. 
Se c'è da scegliere a sangue freddo fra noi e il prossimo... 

Maestro Tessier» Sarà sicuramente a nostro favore che penderà la 
bilancia, voi avete ragione. Non vi sono forse genti che fanno cedere 



25 

questo potente stimolo del bene al loro egoismo ? Essi fuggono da un 
infelice che si annegava, ed a cui bisognerebbe dare un asilo dopo il 
suo naufragio. Oh! i mostri I E quelle donne che non vogliono allat- 
tare i loro figli per civetteria! Questo istinto del bene ha un bell'es- 
sere involontario ; Tamore di sé è si forte, che esso impedisce a certi 
esseri degradati di riceverlo nel loro cuore. Voi mi avete convinto, 
sig. Lanoue; T istinto del coraggio, della generosità, non è una virtù 
propriamente detta, è un'influenza che ci modifica un istante senza 
cambiarci. La nostra volontà non è meno egoista; e dopo aver soste- 
nuto un uomo che cade in deliquio» uno scellerato può benissimo an- 
dare a configgere il suo pugnale nel cuore d'un altro. 

Sig. Lanoue. Si è a questo istinto potente che bisogna attribuire 
l'attrattiva che proviamo verso i fanciulli. Non già, perchè, come hanno 
detto i filosofi, essi sono nell'innocenza, non nocentes; dappoiché essi 
valgono qualche volta molto meno degli uomini fatti, che non c'ispi- 
rano il medesimo interesse. La Previdenza ha avuto l'intenzione di 
mettere così l'infanzia sotto la salvaguardia dell'istinto naturale. Non 
vi è in questo atto la minima riflessione ; è semplicemente per la con- 
servazione della specie che la Divinità ce lo inspira a nostra insaputa. 
Se la minima idea di giustizia entrasse in questa attrattiva indefini- 
bile; se noi c'interessassimo ai fanciulli secondo le loro qualità, noi 
daremmo degli scappellotti ai cattivi, e delle chicche a quelli che si 
fossero già corretti. Ora non è cosi; la nostra aflezione in questo 
non ha niente che somigli alla giustìzia. Noi ridiamo delle malizie che 
deploreremo più tardi; non sono esse che ci distaccano da loro per 
il presente. 

Maestro^ Tessier. È indubitabile. Questa bontà è veramente cieca^ 
essa non ha nulla che ne faccia il privilegio dell'essere ragionevole, 
per conseguenza nulla che possa farla considerare come una virtù» 
È un'infiuenza particolare che non ha libero arbitrio di scelta. Se 
questa infiuenza si accordasse costantemente col nostro consentimento 
interiore, noi saremmo sempre buoni; ma questo consentimento non 
ha luogo che per il male. Oh ! chi mi avrebbe detto, sig. Lanoue, che 
io sarei venuto a considerare la natura umana sotto questo aspetto l 
Veramente credo che mi sarei gettato alla riviera dalla disperazione. 
Che ? vivere con della gente cosi mal fatta ! con della gente che non 
hanno altro Dio che se stessi! che punto di vista! come è sconfor- 
tante ! Ma vedete un po' dove io era ! Io prendeva questo istinto di 
bontà nell'uomo per la voce della coscienza! 

Sig. Lanoue. La bontà si acquista come la scienza. La coscienza 
non ò innata; essa si forma nell'uomo per l'educazione e l'esempio» 



26 

Ora, prima di questa coscienza T inclinazione primitiva è naturalmente 
cattiva. È il più sciocco delirio delia filosofia sentimentale dei disce- 
poli di Rousseau quello di appellarsi alla coscienza, come alla regola 
assoluta del bello e del bene. Un selvaggio mangerà suo padre per 
coscienza, e perciò senza rimorso. La coscienza si acquista dalFuomo 
per mezzo della religione in cui è nato; essa si forma in lui dietro 
quel che gli s'insegna e gli si dice di praticare: si è là che la vita 
spirituale ha la sua sede; ma dire che essa è anteriore airuomo, sa- 
rebbe come dire che la tela è stata fatta prima del ragno. Lasciate 
cotesto miserabili idee innate che non stanno. Noi nasciamo senza co- 
scienza, come nasciamo senza vestimenti. Quando la coscienza è ben 
diretta, Tuomo è virtuoso; e lo credo io, perchè allora si riforma. Non 
nasce dunque con noi altra propensione che quella della nostra pro- 
pria conservazione. Si è questo istinto che noi cerchiamo di soddisfare 
ad ogni costo, e che non cominciamo a reprimere se non invigilan- 
doci, e quando gli altri ci hanno detto di farlo; senza di che noi cre- 
sceremmo in forze ed in vizi al tempo stesso; alla ghiottoneria del- 
l'infanzia succederebbe il libertinaggio della gioventù; Tetà matura 
verrebbe con l'ambizione che vuole avere ogni cosa per sé sola, e la 
vecchiaia ci porterebbe l'avarizia che cerca di tutto ritenere, perchè 
tutto le fugge. 

Maestro Tessier. È ben questo il ritratto della vita umana; mi 
piace singolarmente che voi siate spiritualista senza essere partigiano 
delle -idee innate, le quali mi hanno sempre urtato. Una idea è una 
comparazione fatta fra due sensazioni; è dunque la più grande scioc- 
chezza del mondo di dire che questa comparazione, frutto dell'atten- 
zione e della riflessione, nasce con noi. Se la vostra religione è tanto 
ragionevole quanto la vostra filosofia, credo che vi aderirò senza dif- 
ficoltà. Non pertanto, siccome è sulla opinione d'una coscienza innata 
che sono state dedotte le prove più solide in apparenza dell'immor- 
talità dell'anima, temo che la vostra teoria non vi rechi danno. 

Sig, Lanoue. Se le idee risultano da due sensazioni comparate, e 
se si potesse dire che l'essere che sente è materiale, non si potrebbe 
dire mal che l'essere che compara lo è egualmente; ora quel prin- 
cipio che compara le sensazioni ricevute e agisce dietro la sua propria 
riflessione, è l'anima. Ciò nondimeno le idee possono bene non essere 
innate, e tuttavia non essere il risultato di due comparazioni. Desse 
sono, secondo taluni, delle ispirazioni spontanee. Questa materia del 
resto è pochissimo importante. Un giorno forse vi darò una teoria più 
sicura e più profonda dell'immortalità dell'anima. Ma poiché siamo 
d'accordo sopra tutto quel che precede, riassumiamoci, maestro Tes- 



27 

sier: 1.*^ Un'azione non ha vero valore se non quando è fatta libe- 
ramente, con riflessione ed in considerazione del bene; 2.^ Non c'è 
bene assoluto, universale, vero in una parola, fuorché quello che è fatto 
senza alcun riguardo a se medesimo: noi siamo gli strumenti del 
bene, non ne siamo lo scopo. 

Maestro Tessier, È così, noi siamo perfettamente d'accordo. Ma 
poiché è tanto evidente, non vedo la necessità d'imbrogliare la cosa, 
aggiungendovi un mistero; infatti io non vedo che cosa abbia da fare 
qui la religione? 

Siff. Lanotie, Il bene assoluto di cui io parlo, per esser veramente 
tale, deve essere sincero; non deve essere solamente un'azione, bi- 
sogna che sia anche un'intenzione. Per essere pienamente disinteres- 
sati in quel che facciamo, bisogna che lo siamo di cuore, e* non sol- 
tanto con la bocca. 

Maestro Tessier. Ohi ve lo contrasta? Sopra ciò voi predicate a un 
convertito. 

Sig, Lanoue, Ora osservate, mio vicino, che la religione sola è giu- 
dice delFuomo interiore. La legge, le maniere decidono delle azioni; 
la religione entra nei pensieri e nelle intenzioni più secreto. I coman- 
damenti di Dio debbono essere la sola regola della nostra condotta. 
Essi ci proibiscono di uccidere, di commettere adulterio, di rubsire, di 
dire falsa testimonianza contro il prossimo: se voi vi astenete da 
questi delitti per timore. della legge o del disonore; se ve ne astenete 
per un motivo umano qualsiasi, e non per religione, voi li commet- 
tete realmente; quantunque non li traduciate in azioni esteriori, essi 
covano però in fondo del vostro cuore come desideri colpevoli. Quel 
che l'uomo desidera, egli lo farebbe se lo potesse; l' impotenza in cui 
è di pervenire ai suoi fini, il freno che gli uomini gì' impongono non 
bastano per assolverlo. 

Maestro Tessier. Sicuramente, a considerare la cosa sotto il vostro 
punto di vista non ci sono infatti virtù genuine nelle azioni pura- 
mente esteriori; bisogna che queste siano in pari tempo inclinazioni 
virtuose. Dio legge nei cuori. Egli è testimonio dei più secreti desi- 
deri; se i miei non sono conformi all'equità, io pecco; questo è ben 
vero. Gesù Oristo ci ha detto che chiunque riguarda una donna con 
occhio di concupiscenza, ha già per questo solo commesso adulterio 
nel suo cuore. Bisogna dunque dedurne con voi che non ci sono virtù 
senza religione; ma invece di questa massima alquanto intollerante, pre- 
ferirei quest'altra: Non ci sono virtù, fuorché quelle che procedono 
da un principio buono interiormente. 

Sig. Lanoue. Voi avete un bel schermirvi dal vocabolo, voi appro- 



28 

vate la cosa vostro malgrado. Il vostro uomo esteriore è giudicato 
dai vostri simili; ma il vostro uomo interiore, che siete tutto voi 
stesso, non è giudicabile che da Dio. Voi vedete dunque che gli uo^ 
mini non hanno nulla da fare con le vostre virtù. 

Maestro Tessier, Infatti, facendo il bene esteriormente, io posso 
prediligere il male nel fondo del cuore, senza che i miei simili lo 
sappiano; posso apparire l'uomo più casto del mondo, mentre i miei 
pensieri secreti sono rivolti ad un infame libertinaggio. Non c'è ver- 
so da sbarazzarsi dei vostri argomenti; convengo in tutto ciò; non- 
dimeno voi avete riassunto i peccati proibiti dal Decalogo in un modo 
alquanto spicciativo; voglio ben credere che i pensieri disonesti siano 
già un adulterio; che l'astuzia e la frode siano furti; che il rifiuto di 
difendere il prossimo sia una falsa testimonianza consentita, se non 
detta contro a lui; ma l'omicidio, sig. Lanoue, mi dimostrerete voi 
che io lo commetto in segreto? Non v'è delitto che m'inspiri un più 
grande orrore. 

Sig. Lanoue. Se vi siete lasciato trasportare qualche volta a de- 
siderare del male al vostro nemico; se vi siete rallegrato internamente 
delle sue disgrazie; se l'avete calunniato presso altri, questi sono tanti 
assassini a cui avete dato veramente il vostro consenso. Voi li avete 
voluti nel vostro cuore, non v'è mancato altro che l'azione; voi vi 
siete astenuto di farla, ecco tutto. Tutta la vostra moderazione este- 
riore verso colui a cui volete del male è solamente una farsa ipocrita. 
Volere il male si è farlo. Voi dite che non volete la morte del vostro 
nemico: voi volete disfarvi di lui, ecco l'espressione. I mezzi sono le 
sole cose che vi ritengono; ma il pensiero interno non ha nulla di 
comun© con questi mezzi. Cosi, maestro Tessier, voi dicevate di es- 
sere un onest'uomo senza religione: se voi avete questo privilegio, in 
tutte le vostre azioni, in tutti i vostri desideri, dunque voi siete un 
uomo pienamente disinteressato; quando dite che fate del bene, è 
sempre senza applicarvene nulla,. e solamente perchè la cosa comune 
ne profitti?... 

Maestro Tessier. Non terminate, sig. Lanoue; vi domando grazia 
per questa mistificazione. Vedo bene che parlavo senza rifiessione, 
quando avevo l'ardire di assicurarvi che io ero naturalmente virtuoso. 
Per essere virtuoso alla vostra maniera, bisogna fortemente invigilarsi. 

Sig, Lanoue. Sì, invigilarsi, è giusto la parola; bisogna moderarsi; 
bisogna combattersi insomma; la religione non è altro che questo. 
É un comandamento divino che ci dice di staccarci dal nostro essere 
individuale, dal nostro io particolare, per concorrere al bene generale, 
per identificarci coU'/o universale che solo dà la vita a tutto. 



29 

Maestro Tessier. Come I per essere virtuoso o religioso — giacché 
ora vedo bene che è sinonimo — bisogna combattersi? 

Sig. Lanoue, Se non vi fosse che a seguire semplicemente gl'im- 
pulsi della natura, non vi sarebbe da invigilarsi, bisognerebbe abban- 
donarsi alla corrente. Nascendo con desideri che si riferiscono a voi, 
trovandovi in mezzo a un mondo di cui vi fate centro, e che stimate 
per riguardo ai godimenti che può procurarvi, e non già per quel che 
può offrire agli altri, cedendo ai vostri desideri naturali senza repri- 
merli, voi andreste cosi lontano che bisognerebbe finalmente mettervi 
un limite. 

Maestro Tessier. Voi avete ragione, noi nasciamo col desiderio di 
appropriarci quel che ci piace. 

Sig, Lanoite. Egli è dunque assolutamente necessario di reprimere 
le nostre tendenze, di combatterci. Inclinando dalla nascita verso il 
nostro unico benessere, che è l'egoismo e perciò il male, noi non 
possiamo estirpare questo male altrimenti che prendendolo in avver- 
sione. La parola spiega la cosa; l'avversione è l'azione di chi si ri- 
volge da un oggetto. Noi vogliamo il male nel nostro pensiero se- 
greto; per conseguenza se non lo combattiamo, se non ce ne rivol- 
tiamo, noi vi restiamo; imperocché noi siamo tutti interi propriamente 
là dove è il nostro cuore. 

Maestro Tessier. Per conseguenza noi siamo una piaga dalla testa ai 
piedi. Gesù Cristo aveva ben ragione di dire : « Non v'è che Dio solo 
che sia buono ». Questa sentenza comprende tutta la morale. 

Siff. Lanov^, E per guarire bisogna portarvi rimedio, il male es- 
sendo il nostro piacere!.. 

Maestro Tessier, Il nostro piacere, sig. Lanoue? è troppo forte! 

Sig. Lanotie, Sì, il nostro piacere. Gli antichi dicevano che la ven- 
detta era il piacere degli Dei; e l'uomo naturale, come quegli Dei, 
trova piacere di vendicarsi del suo prossimo, per conseguenza d'ucci- 
derlo. I vostri poeti e romanzieri non fanno che corrompere la gio- 
ventù con quadri, che nascondendole l'orrore dell'adulterio, glie lo fanno 
amare. L'avido egoismo non si nutrisce che di quel che forma la parte 
degli altri, e il suo piacere -è un furto interno; esso imbianca, colla 
schiuma della sua rabbia impotente, il morso con cui le leggi civili 
lo arrestano. 

Maestro Tessier, Sì, sig. Lanoue, sono necessari dei grandi sforzi 
per strapparsi a codesti piaceri; combattere è infatti il solo mezzo di 
vincere la tentazione. É solamente dopo che si è estirpato il male 
che può venire il bene; si è dopo essersi rivoltato da un oggetto che, 
non vedendolo più, noi ci dirigiamo verso l'oggetto opposto. Così, dopo 



30 

aver soffocato in noi i primi desideri naturali che c'inducono ad amarci 
soli, noi facciamo nascere nei nostri cuori un altro amore, che è quello 
del hene generale. 

Sig. Lanoue. Senza dubbio, è questo quel che la religione chiama 
rigenerarsi. Noi nasciamo tutti coU'amore di noi stessi; la religione 
ci propone una nuova vita, alla quale bisogna rinascere; e in questa 
vita nuova noi non abbiamo altro amore che quello del bene univer- 
sale, in termini formali, quello di Dio e del prossimo. 

Maestro Tessier. Mi ricordo d'aver letto che Gesù Cristo diceva a 
Nicodemo che bisognava nascere di nuovo. Nicodemo gli domandò, 
come gli avrei domandato io, come un uomo potrebbe rinascere una 
seconda volta alla vita naturale? La vostra spiegazione mi fa ora 
considerare l'Evangelo come una rigenerazione, o, in altri termini, 
come una riforma morale; ed è affatto plausibile. Ora intendo bene 
anche queste altre parole di Gesù Cristo, che mi urtavano fortemente: 
« Io sono venuto a portare la guerra ». Egli aveva ben ragione; 
certo, è una terribile guerra quella che bisogna fare alle nostre pro- 
pensioni. 

Sig. Lanoue. In due parole ecco tutta la religione: Il nostro inte- 
resse personale ci consiglia di riferire ogni cosa a noi; la vita reli- 
giosa ci fa riferire ogni cosa al bene degli altri. Con le nostre incli- 
nazioni naturali noi ci facciamo il centro di tutto quel che esiste; le 
nostre inclinazioni combattute ci lasciano considerare il nostro essere 
come una parte della macchina sociale, come una ruota che deve con- 
correre all'opera comune, e non come lo scopo di quest'opera. 

Maestro Tessier, Ma è magnifica cotesta religione, sig. Lanoue; 
secondo voi per essere religioso si deve lavorare al bene comune. Lo 
scopo che Dio ci ha proposto è dunque d'essere disinteressati; e il solo 
male che è in noi, è l'egoismo! 

Sig, Lanoue. Voi vi avete messo sopra il dito. Non v'è altro male 
che quello. È il diavolo, è l'inferno, in una parola; è il solo vizio che 
ci separa da Dio ; studiandolo per poco, voi vedrete infatti che l'egoismo 
contiene in so tutti gli altri vizi. Desso è che ci rende maldicenti, 
disonesti, intemperanti, detentori dei beni altrui, orgogliosi e vendi- 
cativi ; l'egoismo è il nostro amore che si ripiega sopra di noi, invece 
di estendersi sopra i nostri fratelli. 

Maestro Tessier, La vostra riforma morale ò la più bella cosa in 
principi. Io non sono per l'egoismo più che voi; e se vi faccio delle 
obbiezioni, voi non mi prenderete, spero, per un uomo che vuol mo- 
strarsi partigiano della più bassa inclinazione che vi sia al mondo. 
Ascoltatend dunque: Io sono sincero^ e non cerco di trovare delle dif- 



31 

flcoltà dove non sono; a riguardarvi più da vicino mi sembra però 
che la natura ci dica di occuparci di noi stessi; essa non ci ha dato 
Tessere perchè noi lo martirizziamo tutta la vita. Sarebbe stato me- 
glio di non nascere, piuttosto che sacrificare incessantemente la no* 
stra esistenza e combatterci sempre. 

Sig. Lanoue, Così, Tuomo casto che si astiene dalFadulterio, il 
temperante che sacrifica le sue ingorde tendenze, Tuomo virtuoso, in 
una parola, che combatte le sue passioni, sarebbero dunque tanti mar- 
tiri imbecilli d'una opinione vana; e l'uomo vizioso che si abbando- 
nasse alla propensione naturale avrebbe solo ragione! Riflettetevi, 
maestro Tessier. 

Maestro Tessier. È vero, sarebbe malissimo; ma infine questo non 
risponde alla mia obbiezione ; qui non bisogna esser rigorista. Io sono 
lontano quanto chiunque altro dal libertinaggio; tuttavia, voi confes- 
serete con me che se esso è un deUtto contro la società, forse non 

10 è contro la natura, poiché essa stessa aggiunge una sensazione vo- 
luttuosa alle azioni che ne dipendono. Il ghiotto, soddisfacendo il suo 
ingordo appetito, vi dirà che egli non si lascerebbe trasportare dalla 
passione che lo domina, se il buon Dio non l'avesse organizzato in 
modo da trovarvi piacere. Voi vedete bene che vi è veramente un 
piacere naturale nelle cose illecite. Queste non sono forse contrarie 
che alla società; Dio, che ne c'induce con una tendenza irresistibile, 
non ne può essere tanto ofieso quanto si dice. 

Sig. Lanoue, n piacere aggiunto a tutti i bisogni naturali ci prova 
che la Previdenza ha avuto in mira d' indurci a sodisfarli. Se l'uomo 
sentisse ripugnanza alla vista del suo alimento, e che dovesse pren- 
derlo per ragione, c'è da scommettere che egli non avrebbe una gran 
premura di procurarselo, specialmente se dovesse per ciò lavorare. La 
stesso vuoisi dire di tutte le voluttà corporali; ad ognuna di esse ò 
unita una funzione necessaria. L'abuso ò la sola cosa che ci è vietata. 

11 matrimonio è nella natura, l'adulterio non vi è; mangiare è un atto 
che bisogna fare per conservare il nostro individuo; la ghiottoneria è 
l'abuso di questo atto. L'uomo che abusa vuol godere della sensazione 
piacevole che la natura ha aggiunto ad ognuna delle funzioni utili alla 
nostra esistenza e a quella degli altri, senza darsi pensiero della fun- 
zione in se stessa; dire allora che si obbedisce alla natura è il più 
orrìbile e il più disgustoso di tutti i sofismi. Si oltraggia la natura 
invece di sottomettersi alla sua voce. Ditemi se un uomo che vomita 
il suo desinare, come i Cesari di Svetonio, per avere il piacere di 
prenderne un altro, offire ai vostri occhi uno spettacolo molto attraente? 

Maestro Tessier. Ahi quanto ò stomachevole! Un tal uomo abusa 



22 

delUesistenza. Egli è certo che cercare i piaceri dei sensi unicamente 
per questi piaceri si è trasgredire la legge suprema. Ma la propen- 
sione che la natura ha unito alFamore di noi stessi, Tegoismo, in una 
parola, può egli essere un male naturale, o divino, se preferite? 

Sig, Lanoue. L'uomo che si abbandona all'egoismo è come il ghiotto 
<ìhe la sua passione trasporta oltre lo scopo del mangiare. Vi è un 
piacere aggiunto alla vita in genere, come ad ognuno dei suoi atti, 
airoggetto di stimolarci ad occuparcene con un fine diverso da quello 
di noi medesimi; il bere ed il mangiare hanno un altro fine oltre il 
loro stesso atto: cosi è dell'egoismo. Ristretto nei limiti della mode- 
razione, e considerato come mezzo per pervenire ad uno scopo più 
nobile, è permesso. Bisogna bene che noi siamo per noi per potere 
poi essere per gli altri. Dio fa di noi tanti strumenti, che, nell'inte- 
resse della loro propria conservazione, si rendono essi stessi sempre 
più atti alle funzioni sociali. Se noi non amassimo il nostro individuo 
in un certo grado, ben presto ci renderemmo incapaci d'essere utili; 
trascureremmo di nutrire il nostro corpo per dargli le forze, e il no- 
stro spirito per illuminare quello degli altri. La natura ci ha ispirato 
l'amore di noi stessi come garante della conservazione della nostra esi- 
stenza; essa ci dice di cercare il benessere e di fuggire il dolore, e, 
obbedendo a questo istinto, l'uomo conserva assai bene la macchina. 
Ma nell'uomo vi è l'animale e Tessere intelligente. La vita animale 
non è il solo scopo della natura, questo è evidente; imperocché se 
questo fosse il suo scopo, quando un uomo avesse mangiato, bevuto 
e procreato il suo simile, egli avrebbe compiuto la «uà destinazione 
fiuUa terra. 

Maestro Tessier. Oibò I questo è buono per un bruto. Si dice, e con 
ragione, che si deve mangiare per vivere, e non vivere per mangiare. 
Oosl io comprendo bene che noi abbiamo un'altra destinazione sulla 
terra, che non è quella d'essere costantemente occupati di noi soli. 
Credo bene che la natura ha voluto costringerci a conservare la mac- 
china, affinchè la nostra intelligenza l'impiegasse a qualche cosa. 

Sig, Lanoue. E questo impiego consiste nel dedicarci alla cosa pub- 
blica; voi vedete che io non faccio che compiere la vostra frase. L'in- 
teresse personale, subordinato ad uno scopo generale, è legittimo; è 
4ina prudente economia della vita, che la religione stessa ci racco- 
manda; quando questo interesse non ha altro scopo che noi stessi, è 
l'egoismo. 

Maestro Tessier, Così, io debbo aver cura di me stesso per con- 
iservare la mia salute; bisogna che mi guarentisca coi miei abiti con- 
tro le intemperie delle stagioni; bisogna che abbia un'abitazione che, 



33 

senza lusso, mi offra Tagiatezza e la decenza, affinchè il mio spirito 
non sia schiavo, in certo modo, per l'impotenza di soddisfare ai hi- 
sogni di prima necessità; quando ho tutto questo, io devo occuparmi 
degli altri. Ohi come è hen pensata questa religione, sig. Lanoue! 
Si dice che la carità hen ordinata deve cominciare da sé; senza duhhio 
affinchè per essa Tuomo si metta in istato d'essere un operaio attivo. 
Se io cado malato per mia colpa, io sono un uomo inutile agli altri; 
mia moglie, le mie infermiere, se ne ho, sono tante persone che io 
sottraggo alla società. Non è meglio di lasciare tutte queste persone 
alle loro occupazioni e lavorare io stesso, se lo posso? 

Sig. Lanoue. Aggiungete che bisogna che voi provvediate non 
solo ai vostri bisogni, ma anche alle necessità della vostra famiglia, 
affinchè, come voi, essa sia utile al bene pubblico. Una famìglia è un 
grande individuo che deve dar conto delle sue forze alla società. Il 
capo-famiglia è in dovere verso di essa. Dico di più: voi dovete pen- 
sare non solo ai bisogni del momento, ma anche ai bisogni avvenire; 
e qui, purché non sia il frutto dell'avarizia, anche il superfluo è le- 
gittimo. Voi vedete che io do abbastanza latitudine all'amore di sé. 
Io vado ancora più lontano: io dico che vi è permesso di lavorare 
non solo per acquistare il superfluo per i bisogni futuri, ma altresì 
di accrescere la vostra fortuna per mettervi per mezzo di essa in 
istato di fare del bene. Abbiate dell'ambizione, maestro Tessier, il flne 
la giustificherà; abbiate l'ambizione d'essere caritatevole, d'aiutare i 
vostri fratelli, d'essere benefico, di divenire insomma l'immagina di 
Dio sulla terra. 

Maestro Tessier, Oh ! non resisto più, sig. Lanoue, mi sento di 
piangere. Ma quantunque io sia vinto, veggo però una forte obbie- 
zione che ci può esser fatta; uditela bene: L'egoismo è legittimo fino 
a un certo punto; il momento in cui cessa di esserlo è quando è pre- 
giudizievole a noi come al prossimo: è la cosa più ben pensata di 
questo mondo. Ma perché Dio vuole che noi combattiamo le inclina- 
zioni che Egli ci dà, per arrivare a un meglio che stabiliamo noi soli ? 
Senza dubbio la filosofia prova che noi dobbiamo consacrarci al bene 
generale; essa mi dimostra che il bene particolare, non subordinato 
al bene comune, è una violazione dell'ordine; ma tutto questo mi sem- 
bra una pura convenzione umana. Vorrei vedere come, divenendo egoista, 
io mi allontano da Dio. In somma, io non vorrei che questo bene pub- 
blico fosse una convenzione umana, vorrei che fosse anche in qualche 
modo una legge divina Si dice che offendo Dio, rientrando nel mio io 
individuale; mi pare più giusto di dire che offendo la società; vedo ben 
chiaramente, il danno che io faccio ad essa ; nell'altra ipotesi non vedo 

3 



34 

del pari il pregiudizio che io reco a Dio. Se io mi separo dagU uo- 
mini, sono gli uomini solamente che hanno dritto di lagnarsi di me. 
É difficile di persuadermi che Tegoismo, legittimo in principio, di- 
venga delitto alla fìne. Se diviene tale, è evidentemente perchè nuoce 
alla società, di cui io debbo essere un membro attivo; ma non vedo 
che sia un peccato propriamente detto. Ohe cosa Dio avrebbe a &a*e 
qui? É Esso che m'inspira l'amore di me stesso; è il mio vicino che 
se ne lamenta; dunque è al vicino solo che io nuoco. 

Sig. Lancyue. Risulta sempre dalla religione che vi ho esposta, che 
essa è fondata sulla più perfetta conoscenza del cuore umano, e che 
essa tende al maggior vantaggio possibile della comunità degli uo- 
mini. Confessate che questo è già un gran punto guadagnato. 

Maestro Tessier. In quanto a questo non posso obbiettar nulla; è 
il più bel concetto morale; e per assicurarne il successo, i filosofi, che 
l'hanno ideato, hanno detto agli uomini: È Dio che vi parla così ; te- 
netevi nei limiti della moderazione; lasciandovi trasportare dal vostro 
amore disordinato di voi stessi, voi siete colpevoli verso Dio. Ripeto 
ancora una volta, io non vedo che questa riforma individuale abbia 
altro scopo che il bene pubblico; Dio non c'entra. 

Sig. Lanoue. n bene pubblico è il bene generale, è il bene univer- 
sale; in somma è il più gran bene possibile, secondo io penso. 

Mctjestro Tessier, Sicuramente. 

Sig. Lanoite, Or bene, mio vicino, il bene universale, assoluto, il 
bene in sé, è Dio; Dio n'ò il principio e il fine; esso non è altrove. 
Dio, in una parola, è il bene personificato. Date alla vostra mente 
tutta l'attività di cui è capace, e ditemi se potete tt^ovare un'altra 
causa, che non sia l'amore, all'esistenza di tutto quel che è. Dio ò 
l'Amore stesso, poiché Desso ò che ha creato tutte le cose. Tutto 
l'universo attesta la sapienza e l'amore d'un Essere Supremo; amore 
che ha emanato tutto da sé, e sapienza che ha ordinato tutto quel 
che l'amore ha prodotto. 

Maestro Tessier. É precisamente cosi che Lucrezio attribuisce tutto 
quel che esiste allamore; l'amore ha sbrogliato il caos e condotto gli 
uomini gli uni verso gli altri. Eccoci nelle chimere della favola; questa 
non è religione. 

Sig. Larurue. Oi siamo 1 A meno d'essere cieco, l'amore non ha 
potuto iàX nulla senza uno scopo. Dio non è solamente Amore , 
come l'impura divinità di Lucrezio, Egli è Sapienza al tempo stesso. 
Qual può essere stato lo scopo dell'amore se non se di agire confor- 
memente alla sua essenza? Ora l'essenza dell'amore non è di amore 
so solo, ma di amare altri fuori di so. Creando l'universo per amore. 



35 

Dio ha volato far sortire la vita da Lui allo scopo di essere alla sua 
volta reazionato da essa? ha voluto amare ed essere reciprocamente 
an&ato. Egli ha per ciò creato Tuomo, per mezzo del quale T intelli- 
genza e Tamoro emanati da Lui, ritornano a Lui. Quando l'uomo, che 
è il ricettacolo di questo amore per renderlo, trova più dolce di con- 
centrarlo in sé solo, egli è nelFegoismo; quando all'opposto egli fa 
fruttificare più che è possibile l'influenza divina discesa nel suo cuore, 
contribuendo al bene pubblico, egli diviene cooperatore di Dio mede- 
simo. In una parola, per l'egoismo esclusivo Tuomo si separa dagli 
uomini e ancor più da Dio, che gli ha dato l'amore per espanderlo; 
egli nuoce alla società e pecca, pecca in tutto il rigore del termine 
dinanzi a Dio. Ma l'uomo che si consacra all'interesse pubblico fa 
dell'amore un uso conforme all'essenza di queste facoltà; per conse- 
guenza, lavorando per i suoi simili, lavora per Dio. Voi dunque vedete 
che il mio sistema filosofico, come vi piace di chiamarlo, è anche una 
religione, e tra tutte è quella che è suscettibile della più rigorosa di- 
mostrazione. 

Maestro Tessier. In fatti non c'è da disputare. Finché la definizione 
che voi date della Divinità sarà ammessa come vera, gli uomini tro- 
veranno nella religione il più bello ed esatto sistema di filosofia e di 
morale. Dio essendo il bene, tutto quel che si fa per il maggior bene 
possibile, si £a per Dio. 

Sig. Lanoue. Quando l'uomo è per sé, per l'egoismo, egli non è né 
per Dio. né per il prossimo. Egli é dunque^ rigorosamente parlando, 
senza morale e senza religione. Dire che non vi sono virtù senza re- 
ligione, si è dire semplicemente che non vi sono virtù relative sola- 
mente a noi, e che esse tutte consistono in un sacrifizio fatto da noi 
per compiere le nostre obbligazioni verso Dio e gli uomini. 

Maestro Tessier. Sono tutto inondato di luce, sig. Lanoue I Guar- 
date, mi si diceva talvolta che per essere virtuoso bisognava fare 
tutto per amore di Dio. Cercando Dio e non vedendolo, amandolo per 
ordinanza in certo modo, e non naturalmente, quel che io faceva per 
amore di Lui era tanto poco che ne ho vergogna. Voi ora mi dite 
che si deve fare il bene per amore del bene; oh I questo lo comprendo, 
io sento anche. Prima io riguardava Dio come un essere individuale, 
e il mio amore non sapeva di troppo perchè si dovesse fare tutto per 
Lui. Voi mi dite che Dio è il bene; ecco la sua essenza trovata tutto 
d*un tratto; ecco i miei doveri tracciati nettamente; ecco la religione 
e la morale che hanno una stessa base. In fede mia non c'è più da 
sbagliarsi suU'amore di Dio. Essendo tutti inclinati al male, noi siamo 
tigri che rodono i loro freni; o scimmie che imitano le virtù senza 



3G 

sentirle. Sostituiamo la religione alle leggi e alle maniere, ed eccoci 
subito cambiati. La specie umana può divenire tanto interessante sotto 
questo punto di vista, per quanto essa era orrida sotto l'altro, lo non 
sono più tentato di gettarmi alla riviera; voi avevate ben ragione di 
dire che l'orizzonte era per rischiararsi. 

Sig. Lanoue. Fermamente persuaso che non vi sono virtù naturali, 
che bisogna essere religioso per essere onest'uomo, voi non avete più 
bisogno di nuòve spiegazioni per convertirvi seriamente. 

Maestro Tessier, Un momento, di grazia; permettetemi di riassu- 
mermi per vedere se vi ho ben capito; Esaminandomi con sincerità, 
confesso che Tegoismo è il fatto mio. Credo che tutti gli altri sono 
come me. Per essere virtuoso bisogna dunque mettere un freno a 
cotesto amore; stantechè se ognuno pensa esclusivamente a sé, addio 
la società. Il freno delle leggi e deireducazione mi costringerà a fare 
delle azioni oneste ; ma le azioni, comunque buone alFesterno, possono 
procedere da un cattivo principio. È assolutamente necessario, per es- 
sere virtuoso, un freno interno, che m'induca non solo a mostrarmi 
buono, ma ad esserlo dal fondo del cuore; non solamente a fare delle 
azioni giuste, ma ad avere sentimenti di giustizia. Via, sig. Lanoue, 
diciamolo schiettamente, non ci può esser verità più vera. Non c'è 
che la religione che vada fin là; non c'è che essa che faccia di noi 
degli uomini nuovi. L'urbanità e la forza hanno un bel fare; il vecchio 
uomo è sempre là. Tutto quel che si fa per esse è coatto o simulato. 
lì bene esteriore non è dunque un bene propriamente detto; tale non 
è che il bene interiore. Voi vedete, sig. Lanoue, che io vi comprendo. 
Io farei sopra ciò i più bei sermoni di questo mondo, tanto sono convinto. 
Ma io non voglio esser religioso senza esser cristiano; ed io non vedo 
ancora tutto il nesso del vostro bel sistema filosofico con la religione 
cristiana. 

Sig. Lanoue, La religione cristiana, o quella che io vi ho fatta co- 
noscere, è tutt'uno. Tutte due vi dicono che l'uomo è nel male tosto 
che non combatte le sue tendenze viziose; tutte due vi dicono che 
l'uomo nasce così. 

Maestro Tessier. Ma un amore che non è nella natura non può 
sorgere in noi per l'infiuenza divina. Noi dovremmo nascere con la 
facoltà d'abusare dell'amore di noi stessi, datoci per la nostra conser- 
vazione, e con quella di circoscriverlo nei suoi giusti limiti. Voi ve- 
dete che i piattelli della bilancia dovrebbero essere uguali, e pure non 
lo sono. Noi nasciamo nell'abuso di questo amore; ed è solamente 
a forza di lezioni e di correzioni che perveniamo a comprendere la 
necesità dell'equilibrio ed a ristabilirlo in noi. Voi non mi dite perchè 



37 

noi nasciamo cosi contrari all'ordine ed a noi stessi. Ecco una diffi- 
coltà che voi saltate a pie pari. 

Sig. Lanoue» È qui, mio vicino, che comincia il Cristianesimo. Que- 
sto ammette tutti i fatti che voi avete così ben capito; esso c'inse- 
gna di più che l'uomo nasce mal conformato dopo la caduta del suo 
primo padre. Sortendo dalle mani del suo Creatore, l'uomo nacque 
con un amore di sé affatto legittimo; egli è caduto per sua colpa in 
questo egoismo esclusivo, che si fa esso medesimo suo proprio fine. 
Dimenticando che la vita gli era stata data per renderla profittevole 
agli altri, l'uomo l'ha ricevuta per custodirla accuratamente nel suo cuo- 
re; simile ad un avaro che accumula nella sua cassa il danaro che 
dovrebbe far circolare. 

Maestro Tessier, Cosi Adamo fu un ego^'sta, e noialtri, che siamo 
suoi figliuoli, siamo tutti, da quel tempo in poi, egoisti come il no- 
stro padre. 

Sig, Lanoue, Ecco tutto il fallo del primo uomo; ecco come è nato 
e come si è perpetuato un amore contrario alla natura. Voi stesso 
dite col vostro semplice buon senso: Ecco qui delle tendenze cattive; 
bisogna combatterle. Non avete che a tradurre da buon cristiano que- 
sta sentenza in quest'altra: Ora conosco il peccato originale, e tocca 
a me d'estirparlo, seguendo i consigli della religione. Voi vedete bene 
che la nostra morale e la Bibbia fanno una stessa cosa. 

Maestro Tessier, Le vostre osservazioni sulle cattive tendenze del- 
l'uomo sono incontestabili; quel che m'impediva di vedere una rela- 
zione fra esse e la macchia originale, di cui parla il Cristianesimo, si 
è che io considerava il peccato originale come un atto di pura disob- 
bedienza, per cui tutti gli uomini venuti dopo Adamo erano puniti. 
Questo mi pareva poco misericordioso dalla parte d'un Dio che è tutto 
amore. Voi mi fate scorgere attualmente la nostra inclinazione egoi- 
sta come la conseguenza dell'atto per il quale noi abbiamo disobbedito 
alla legge divina; sotto questo punto di vista la cosa è affatto tran- 
quillante; la nostra cattiva natura sarebbe venuta subito dopo, come 
la malattia dopo l'intemperanza. 

Sig. Lanoue. Se l'egoismo è la sola cosa che ci allontana oggidì 
dal bene, vale a dire da Dio, poiché Dio è il bene personificato, è 
egualmente esso che ha dovuto nei primi tempi far deviare l'uma- 
nità dalla sua via. Il male nella sua continuazione è conforme al male 
nella sua origine. 

Maestro Tessier, È anche vero. Il cuore umano è stato sempre im- 
pastato del medesimo fango. Esso è egoista in Frauda come al Giap- 
pone; esso ha dovuto esserlo seimila anni fa, come lo è al giorno 



38 

d'oggi. Non credete, ciò non pertanto, che io vi lasci libero così. Un 
peccato individuale Tammetto, ma un peccato ereditario, questo non 
può entrare nel mio cervello. In secondo luogo, il vostro sistema della 
caduta dell'uomo non rassomiglia molto al racconto della Genesi. Voi 
vedete che per finire la mia educazione cristiana non basta d'aver ri- 
sposto alla prima metà del quesito che ha dato princìpio a questa 
conversazione; bisogna rispondere anche alla seconda. Bisogna tran- 
quillarmi intorno alle cose incomprensibili della Bibbia, che mi oflfu- 
scano; e per cominciar dalla prima, bisogna spiegarmi la caduta del- 
l'uomo. In questo modo solamente, signor Lanoue, voi darete una san- 
zione cristiana al vostro sistema. Se voi dite delle cose verosimili, e 
la Bibbia rimane assurda per me, di certo tutte le vostre cure sa- 
ranno perdute. Io ho molta confidenza in voi, ma ne ho più nella 
Bibbia. Mettetevi d'accordo con essa; se no, non si fa nulla per la 
mia conversione. Vi do la mia parola d'onore, che non la diflPerirò 
più, se voi riuscirete a spiegarmi la caduta d'Adamo in un modo cosi 
evidente, come mi avete provato che non vi sono virtù senza reli- 
gione. 

Signor Lanoue, Il modo con cui questo primo problema è stato ri- 
solto deve darvi la speranza per l'altro. Notate il cammino che avete 
fatto, e quanta distanza corre dal vostro primo quesito al vostro rias- 
sunto di poc'anzi. Noi riprenderemo, se vi piace, questa conversazione 
dove siamo rimasti. 

In questo il filosofo, avendo salutato maestro Tessier, questi si ri- 
tirò, dicendo che non tarderebbe a ritornare per sapere come il frutto 
mangiato da Adamo ed Eva aveva potuto dannarli con tutta la loro 
posterità ; e ciò con piena giustizia. Egli scosse il capo, dicendo queste 
parole, e il filosofo che si rivolse nel momento, vide bene che egli 
aveva da is^e con un uomo che non era alla fine dei suoi dubbt. 



DIALOGO TERZO 



Caduta delPuomo. — Legge di trasmissione. 

Dopo alcuni giorni il notare si affrettò a riprendere la conversa- 
zione. Via, disse bruscamente,, abbordando il sig. Lanoue; via al fatto. 
Voi mi avete provato chiaro come la luce del giorno che non ci sono 
virtù naturali e senza cultura; tutti i vostri ragionamenti però, co- 



39 

manque concladenti si siano, sono deiraomo; bisogna oggi confer- 
marli con la Bibbia; perocché la Bibbia è, io non ne dubito, la Pa- 
rola stessa di Dio. 

Sig. Lanose, Voi non dubitate dunque che la Scrittura sia inspi- 
rata da Dio medesimo? 

Maestro Tessier. Certamente no. Chi avrebbe inventato cotesta ri- 
forma? La caduta dell'uomo e il suo ristabilimento sono là dentro, e 
bisogna necessariamente che sia Dio che ve li ha messi; dappoiché, 
supponendo che coi nostri bei lumi naturali noi avessimo scoperto il 
male, nulla ci condurrebbe ad indovinarne il rimedio. Il rimedio è in Dio, 
e l'uomo decaduto non ode affatto parlare Dio. 

Siff. Lanotie. È stato mestieri infatti che Dio parlasse, perchè noi 
ritomassimo a Lui; e voi vi siete trovato in un modo tutto naturale 
sulla prova più convincente della verità delle Scritture. Oltre a ciò, 
nessuno può dirci in qual'epoca sarebbe stata inventata la Bibbia, se 
pure avesse potuto esserlo. I più antichi libri conosciuti si riferiscono 
a quelli di Mosè. 

Maestro Tessier. Vi assicuro, non ostante, che vi sono degli scioc- 
chi nelle nostre piccole città di provincia, che credono che ciò sia 
stato fabbricato espressamente per tenerli a dovere col timore. 

Sig. Lanotie. Danno essi per autori alla Bibbia il curato della par- 
rocchia o il sindaco? Sono critici, maestro Tesgier, non molto ter- 
ribili. Prima di ricevere le loro obbiezioni, come io qui ricevo le vo- 
stre, bisognerebbe mandarli per dieci anni in un collegio. In quanto a 
voi, la vostra vasta lettura vi tiene luogo dì tutto questo. 

Maestro Tessier, Eppure io non ho letto che cosa fosse il peccato 
del nostro primo padre; parliamone. 

Sig, Lanoue, L'uomo mangiò del frutto vietato, dando ascolto alla 
suggestione dei serpente tentatore; ed egli fu scacciato dal giardino 
di delizie per abitare una terra, da cui non ritrarrà nulla se non col 
sudore della sua fronte. Il senso di ciò è abbastanza chiaro: L'inte- 
resse personale ha per emblema l'animale con cui il male ha mag- 
gior somiglianza, voglio dire il serpente. Il paradiso è quello stato 
dell'anima, in cui l'uomo, vera immagine del suo Autore, consacran- 
dosi al bene comune, obbedisce al più dolce impulso del suo cuore. La 
terra, dove il più indefesso lavoro sostiene appena la sua esistenza, è 
evidentissimamente questo triste stato in cui è ora, obbligato a com- 
battere incessantemente le sue tendenze interessate per ritornare a 
quell'amore generoso, che era la sua vera natura. Havvi immagine 
più vera della nostra attuale condizione? Come colui che ha tracciato 
questo quadro parlante conosceva il cuore umano! 



40 

Maestro Tessier, Arrestiamoci un momento, sig. Lanoue, perchè ne 
sono tutto abbagliato. La Bibbia dunque non ha fatto colla -storia del 
primo uomo, che la storia segreta in certo modo del nostro proprio 
cuore? Essa ci ha rappresentati nella nostra legge originale, che era 
l'amore, e ha detto che allora noi vivevamo nel giardino di Eden. 
Quindi ha dipinto la nostra propensione airegoismo costretto a com- 
battersi continuamente, dicendo che questa è la terra che noi abi- 
tiamo ora. Perbacco I ne convengo; questo modo di esporre la caduta 
deiruomo ingrandisce immensamente le mie idee! Mi piace molto che 
mi si faccia scorgere la vita attuale, dove noi dobbiamo combattere 
le nostre tendenze interessate, come una terra ingrata, che fa d'uopo 
coltivare col sudore della nostra fronte. 

Sig. Lanoue, Cosi, maestro Tessier, voi intendete in due parole il 
senso generale della Bibbia. È la storia dell'uomo che, creato primi- 
tivamente con un amore universale come quello di Dio stesso, se ne 
è allontanato, perchè ha trovato più dolce d'amare sé solo esclusiva- 
mente. L'infelice, come voi vedete, si è ingannato, e, invece delle 
delizie che gustava nell'Eden, non ha più trovato che i rovi dell'egoi- 
smo e del sordido interesse. È questo il grande e il solo fatto del- 
l'Antico Testamento. Ivi si dice all'uomo che egli è caduto, gli si 
promette un tempo in cui si rialzerà. Il Nuovo Testamento è il com- 
pimento di quest/a promessa; è il mezzo offerto all'uomo, che si è 
reso egoista, di ridivenire disinteressato come era quando uscì dalle 
mani del suo Autore. Cosi tutto il Libro sacro ha un solo scopo, 
quello di ricondurci allo stato primitivo mediante la rigenerazione. 

Maestro Tessier. Voi andate ancora troppo presto, sig. Lanoue; noi 
ritorneremo tra poco sul Nuovo Testamento; permettetemi di fermarmi 
sulle prime pagine dell'Antico, che voi mi avete presentato sotto un 
aspetto cosi nuovo. La vostra idea ha il doppio vantaggio di soddi- 
sfarmi, e di rispondere a talune fra le obbiezioni che io mi faceva 
altre volte. Primieramente io credeva che l'uomo fosse dannato per 
aver mangiato una mela, ed io n'era tutto scandolezzato, come ben 
voi penserete; in secondo luogo, mi figurava che il serpente avesse 
realmente parlato con la buona Eva, ed io non credeva troppo a 
questo miracolo. Voi dite che tutto ciò non è che un'allegoria; addio 
le mie obbiezioni. Se tutta la Bibbia è un'emblema nei passi che non 
s'intendono, è comodissimo, e vedo bene che non avrò alcuna diffi- 
coltà di convenirne. 

Sig. Lanoue. Bisogna bene necessariamente che le cose che non 
sono nella natura sieno immagini rappresentative. Quando vi si dice 
che il frutto che un tempo cagionò la rovina dell'uomo proveniva da 



41 

un albero, chiamato l'albero della scienza del bene e del male, voi 
vedete che è assolutamente necessario di ricorrere all'allegoria; es- 
sendoché alcun giardiniere ha mai dato un tal nome ad un albero di 
frutta che si mangiano sulle nostre tavole. Sono frutti morali che ri- 
chiedono assolutamente un albero figurato. 

Maestro Tessier. È incontestabile. Ci vuole un senso a queste 
espressioni figurate. Ma vi dico francamente che io diflSdo un poco 
di coloro che vogliono trovare ogni cosa nell'allegoria; tutti adoperano 
cotesto mezzo; chi mi dirà fra tanti colui che ha ragione? 

Sig. Lanoue. La Bibbia è scritta da un capo all'altro in uno stile 
emblematico; colui la cui spiegazione si applica naturalmente e senza 
sforzi ai primi Versetti della Genesi come agli ultimi dell'Apocalisse, 
è il solo che possa con ragione offrire la chiave dei geroglifici sacri. 
Ora questo non l'ha fatto alcun commentatore che voi avete potuto 
leggere. Voi non avete trovato nei loro scritti una teoria unica, che 
raccolga tutti i vocaboli del Libro sacro in un'idioma egualmente 
unico. Se qualcuno vi offrisse una tale spiegazione, non direste voi 
che gli è stato ispirato dal medesimo spirito che ha dettata tutta la 
Bibbia? 

Maestro Tessier. Senza dubbio, ma io non ho letto nulla finora 
che riempia questa condizione. Mi è sempre parso che la Bibbia do- 
vesse essere ben altra cosa che dell'ebraico, del greco e del latino; 
che una vera scienza dovesse nascondersi sotto i suoi emblemi. Ma 
frattanto, prima che io possa comprenderli tutti cotesti emblemi, vor- 
reste voi compiacervi di arrestarvi sopra quello del peccato originale. 
Vedo bene nell'uomo dei nostri giorni la traccia d'un' alterazione pri- 
mitiva della natura umana; ma invece di dire semplicemente: « L'uma- 
nità si è allontanata dalla sua via », perchè si sono figurati due 
esseri di diverso sesso, di cui l'uno prende il frutto vietato, mentre 
l'altro, che poteva salvarsi, consente a perdersi per amore del primo? 
Questo non è molto chiaro per me; e anzitutto, potreste voi dirmi 
perchè la donna e non l'uomo fa tentata la prima? 

Sig, Lanoue. Nel racconto simbolico che qui si offre ai nostri 
sguardi, l'uomo è preso in un senso generale, astrattamente dal sesso. 
Quando voi dite: « l'uomo è naturalmente inclinato al male, > voi 
intendete l'umanità in generale, non è vero? 

Maestro Tessier. Senza dubbio. 

Sig. Lanoue. Orbene! È la storia dell'umanità di quel tempo che 
Moisè ha tracciato, e non quella d'un individuo. 

Maestro Tessier. Cornei Adamo non era il primo uomo? 

Sig. Lanxme. Adamo è un uomo collettivo; esso corrisponde al no- 



42 

stro vocabolo iwmo, nel senso che vi ho esposto poco fa L'uomo, 
nell'epoca di cui parla la Genesi, deviò dal suo cammino; fu questa 
la sua caduta. 

Maestro Tessier, L'umanità di quel tempo dunque subì una rivolu- 
zione morale I È questo tutto quel che ha voluto dire la Storia sacra? 
Diamine, ina questo è ben chiaro! Ora capisco perché Adamo visse 
un si gran numero d anni; ciò significa solamente che la società umana 
restò durante quel tempo in un tale stato. Ma i successori di Adamo 
che ebbero una vita tanto lunga: Metusalem, per esempio? 

Sig. Lanoue. Sono egualmente nomi di società particolari. Allora 
era l'uso di designare sotto un nome individuale le parti d'un popolo. 

Maestro Tessier, Cosi tutte quelle lunghe vite dei patriarchi si 
spiegano benissimo; ma, se nel Libro sacro gli uomini sono emblemi, 
le cose naturali lo sono esse egualmente? La creazione è anch'essa 
figurata? 

Sig. Larume. Essa è morale, maestro Tessier. Non è forse una 
creazione degna dell'Altissimo d'inspirare all'uomo quell'amore che lo 
fa un'immagine di Dio? Quando i profeti vogliono parlare della rivolu- 
zione morale che Gesù Cristo doveva compiere sulla terra, essi dicono 
di lui che Egli creerebbe cose novelle. Quando Gesù Cristo venne, 
che cosa creò egli fuorché un nuovo amore? Quel che si dice con 
tanta ragione dell'operazione divina in un'epoca a noi vicina, perchè 
non si può dire egualmente di un^epoca anteriore? Dio è il medesimo 
in ogni tempo. 

Maestro Tessier. Eccomi tutto maravigliato ! I dubbi delle mie an- 
tiche letture svaniscono. Il Dio creatore fece 6000 anni or sono, quel 
che il Redentore compi 1832 * anni fa! Jja redenzione è una creazione 
morale; la Genesi offre dunque una creazione del medesimo genere. 
L'Artefice che ha restaurata la macchina è quello stesso che l'ha 
fatta; oh! quale semplicità, quale grandezza nel Libro sacro! Creatore 
e Redentore sono i nomi d'un medesimo Essere ! Tosto che il primo 
è perduto, il secondo è annunziato, afSnchè l'uomo non sia senza Dio ! 
Oh, sig. Lanoue, in quali profondità conducete voi la mia mente I 

Sig. Lanoue. Voi avete afferrata la chiave degli emblemi. L'unità 
di Dio apparisce qui ai vostri sguardi. 11 Libro sacro non ha Mio 
che la storia delluomo nei suoi rapporti con la Divinità; tutto quel 
che pare estraneo a questa storia entra nel racconto come figura. 

Maestro Tessier. Ma non pertanto sta scritto che nel principio Dio 
creò il cielo e la terra; questo è ben formale. 

* Epoca della pubblicazione originale di quest^Opera. {Kota del Traduttore). 



43 

Sig, Lancme, Non è nell'intenzione dello storico sax^ro d'istruirci in- 
tomo a misteri che oltrepasseranno sempre il nostro intelletto. Dio 
ha creato senza dubbio dall'istante che è esistito, poiché esistere si 
è manifestare la sua essenza; ora, siccome noi non possiamo asse* 
gnare alcun principio a Dio, non possiamo neppure assegnarlo alla 
formazione deiruniverso. Il principio di cui parla Moisè è il primo 
tempo d'un'epoca relativa alla storia dell'umanità; in quell'epoca Dio 
creò per l'uomo un nuovo cielo morale ed una nuova terra parimente 
intellettuale. Voi stesso dicevate poc'anzi che l'uomo, nell'amore di- 
vino, vede tutto sotto un nuovo aspetto; agli occhi suoi si presenta 
dunque realmente un nuovo cielo^ per conseguenza una nuova luce di- 
scende nella sua intelligenza. 

Maestro Tessier, Sì, sig. Lanoue, l'uomo che vive dell'amore di- 
vino conosce un altro cielo che il firmamento materiale; la terra stessa 
è una nuova abitazione per lui : l'amor puro ne fa per l'uomo virtuoso 
un soggiorno di delizie. Eh come vi è un nuovo cielo e una nuova 
terra per l'uomo che si è reso vittorioso delle sue inclinazioni ! Ma è 
troppo bello questo perchè non sia di vostra invenzione! Mi prove- 
rete voi questa interpretazione come la precedente, con la Sacra 
Scrittura? 

Sig, Lanoue, Quando Isaia al capitolo 65.° parla della venuta di no- 
stro Signore Gesù Cristo, si esprime positivamente in questi termini: 
< Ecco; Io creo nuovi cieli e nuova terra ». Voi pure vedete bene 
che Gesù Cristo non ha creato un altro cielo e un'altra terra nel senso 
preciso della parola, ma bensì nel senso figurato. Ripetendo le mede- 
sime espressioni dello scrittore della Genesi, il profeta dichiara con 
ciò che Moisè non vi ha attaccato un altro significato. La parola terra, 
in altri Profeti, significa sempre l'umanità sulla terra. Geremia dice 
al capitolo 4.®; € Io ho riguardata la terra, ed ecco essa era vacua 
ed inutile; ho riguardato i cieli, e la loro luce non era più ». Voi 
vedete come questo è chiaro nel morale, e assurdo nel fisico; perocché 
al tempo di Geremia la terra materiale non era vacua ed inutile, e i 
cieli non cessavano d'essere illuminati come lo sono oggidì. 

Maestro Tessier, Questo porta la convinzione; non c'è più verso di 
disputare. Senza dubbio anche i nuovi cieli e la nuova terra che an- 
nunzia l'autore dell'Apocalisse, saranno come quelli descritti da Moisè 
e da Isaia. 

Sig. Lanoue, Senz'alcun dubbio. Saranno nuovi stati di pace e di 
luce inseriti nell'uomo; allora si fark una nuova rivoluzione morale 
dipinta sotto colori emblematici, che il volgo ha preso per l'indizio 
della fine del mondo. Colui che ha per nome l'Eterno, è eterno nei 



44 

suoi piani; la distruzione è l'appannaggio dell' inapotenza. Dio crea, 
crea incessantemente; non c'è che il diavolo che distrugga. 

Maestro Tessier. Ma in questo modo tutto quel che ripugna nella 
Bibbia è conciliabile con la ragione più rigorosa I Mi ricordo che ta- 
luni fisici pretendono che il mondo abbia più di seimila anni; essi 
possono dargli quanti anni vogliono, ciò non impedirà che a tale epoca 
l'umanità sia stata creata nel morale, o, in altri termini, sia stata 
rigenerata. 

Sig, Lanoue. La Genesi non è la storia morta e variabile della 
nostra fisica sistematica; essa lascia questo soggetto alle interminabili 
discussioni della scuola. Essa racchiude semplicemente la storia viva, 
e molto più interessante per noi, della Previdenza nei suoi rapporti 
col Genere umano. Che il naturalista trovi pur negli strati del globo 
delle tracce d'un'esistenza anteriore ai seimila anni del volgo, noi che 
sappiamo che il numero non importa, che il tempo non può misurar 
Dio, noi ridiamo di questi piccoli attacchi, e diamo alla nostra terra 
tanti anni quanti se ne vorranno. Che altri neghi o provi il diluvio, 
noi sappiamo che l'Oceano a diversi intervalli ha ricoperto certe parti 
del globo, senza che questa verità abbia nulla che scuota la nostra 
fede. Nel simbolo magnifico che abbiamo sotto gli occhi, non vi sono 
che due attori reali. Dio e l'uomo; tutto il resto che vi è associato, 
è emblema o figura. 

Maestro Tessier. Voglio pur credere con voi, sig. Lanoue, che il 
racconto di Moisè sia la storia del genere umano nei suoi rapporti con 
Dio; è molto soddisfacente; nondimeno mi pare che questo universo 
ha dovuto avere un principio. Non vi è casa senza architetto, e co- 
munque voi vi affondiate nella notte dei tempi, bisogna pure che il 
grande albergo dell'universo sia stato preparato per ripevere gli es- 
seri che l'abitano. L'eternità della materia è un'idea tanto inconce- 
pibile per me, quanto l'interpretazione letterale del primo capitolo 
della Genesi. 

Sig. Lanoue, Posso offrirvi una cosmogonia, purché abbiate la sag- 
gezza di non mettervi data, e di pensare sopra tutto che queste escur> 
sioni della nostra intelligenza sono affatto inutili alla nostra felicità e 
salute. Dio si rivela a noi per il sentimento; la scienza è soltanto 
un'opinione. C'è da scommettere che tosto che Dio ebbe pensato l'uni- 
verso, egli realizzasse il suo pensiero. Figuratevi quel che può essere 
nell'uomo un pensiero senza azione; è una finzione. Vi è in Dio rJEs- 
sere inescrutabile in sé; ma vi é anche VEsistere, che n'é la mani- 
festazione; e per l'azione di questo ci é voluto l'universo. 

Maestro Tessier, Che metafisica, sig. Lanoue I Mi gira la testa. 



45 

Come Essere o principio di tutte le cose, Dio ha potuto vivere con 
Se stesso, finché gli è piaciuto di farlo; tosto che VEssere o l'essenza 
ha in Lui dato luogo sìVEsistere o all'esistenza, l'universo è apparso; 
il che significa che il mondo è stato creato tosto che Dio si è mani- 
festato. La cosa comincia a divenire più comprensibile. 

Sig. Lanoue, In fatti, l'universo non è altro che il pensiero di Dio 
divenuto sensibile. San Paolo ci ha rivelato questa grande verità, di- 
cendo che l'universo è un sistema di cose invisibili manifestate visi- 
bilmente. Così, quando Dio convertì il suo pensiero in azione, l'uni- 
verso passò dall'invisibile al visibile. 

Maestro Tessier. Va benissimo. Ma dove ha Dio preso la materia 
immensa di cui si compone l'universo? 

Sig. Lanoue, Dio è l'unico principio di tutto quel che è. La ma- 
teria propriamente detta è solamente una riunione più o meno coerente 
di particelle, che in sé non hanno altre qualità fuorché quelle della 
vita che le modella. La chimica dei nostri giorni vi mostra che tutti 
i corpi, potendosi ridurre allo stato di gas, hanno potuto provenire 
dalla condensazione deiratmosfera del sole. Questa atmosfera, abban- 
donando i suoi limiti successivi, ha potuto formare colla materia gas- 
sosa tutti i pianeti onde é circondata. I nostri fisici più eminenti 
hanno spiegato in questo modo la creazione materiale. È da rimar- 
carsi ancora che i più antichi popoli dell'Asia attribuiscono parimente 
l'origine di tutte le cose a deUe emanazionL 

Maestro Tessier. Oh! Noi non la finiremmo più con queste teorie 
speculative. Rientriamo nel positivo, e prendiamo semplicemente la 
creazione per un fatto. Torniamo sui nostri passi, e spiegatemi perché 
la facoltà dell'uomo che ha peccato, é designata per la donna. 

Sig. Lanoue. Dopo le nostre ardite investigazioni nel campo della 
creazione, seguitemi nello studio dell'uomo morale. L'uomo, come lo 
riconoscono tutti i filosofi, é dotato di due facoltà che compongono 
tutto il suo essere; l'una, sotto il nome generico di volontà, comprende 
tutte le sue affezioni; l'altra, sotto quello d'intelletto, abbraccia tutti 
i suoi pensieri. Con la volontà egli ama, e quel che si ama si vuole; 
con l'intelletto egli pensa, attesoché quel che si pensa si cerca di in- 
tendere: in una parola l'uomo é amore e intelligenza. 

Maestro Tessier. Capisco infatti che in me amare é altra cosa che 
pensare. Quando si ama si sente semplicemente; quando poi uno si 
rende conto di ciò, allora all'amore si aggiunge un'altra cosa che ap- 
partiene all'intelletto. Che i nostri metafisici notomizzino l'uomo in 
quante facoltà vorranno, bisognerà pure che lo ricongiungano a queste 
due; ogni affezione aUa volontà o all'amore; ogni pensiero all'intelletto. 



46 

Sig. Lanoue, Orbene I queste due facoltà sono inegualmente ripar- 
tite nelFuomo. L'intelletto predomina nell'uomo propriamente detto, e 
la volontà o l'amore nella donna. L'uomo ragiona ed esamina molto 
più di quel che sente; la donna sente al contrario molto più di quel 
che ragiona. Il primo si nutrisce più d'opinioni e di scienza, la seconda 
più di sentimento e di amore. 

Maestro Tessier, Perbacco I è verissimo: la mia povera moglie non 
intende assolutamente nulla di tutto quel che mi occupa; essa è buona ^ 
ecco tutto. Per me, quando faccio il .bel cianciatore, m'accorgo bena 
che io mi servo molto più del mio intelletto che del mio amore. Mia 
moglie, al contrario, è cosi occupata delle sue affezioni, che tutti i 
miei grandi ragionamenti sono cianciafruscole agli occhi suoi. 

Sig. Lanoue. Egli è dunque per il pensiero che l'uomo eccelle; il 
suo titolo è la sua intelligenza; la parte della donna è l'amore: non 
vi è in ciò la minima difficoltà. Ora che le cose sono stabilite, ecco 
la spiegazione del simbolo: Quella delle due facoltà umane che pre- 
domina nella donna ha nel racconto di Moisò il nome stesso di donna. 
Dicendo che la donna volle mangiare del frutto proibito, è come se si 
fosse detto semplicemente: L'uomo ha peccato per amore. Fu un 
amore contrario alla sua destinazione primitiva che lo fece decadere. 
É abbastanza naturale, mi pare, di designare l'amore per Tessere che 
lo conosce meglio, per l'essere che non può vivere senza inspirarlo o 
riceverlo. Il sacro testo ha detto la donna, invece di dire l'amore; in 
fondo non è forse la stessa cosa? 

Maestro Tessier. Sapete, «ig. Lanoue, che voi mi fat0 penetrare 
più innanzi che non aveva ancor fatto nella conoscenza dell'uomo? 
Riconosco bene in lui queste due facoltà di pensiero e di affezione, 
che voi gli accordate. Concepisco benissimo, in secondo luogo, che se 
l'uomo si ò allontanato da Dio, è stato per un amore diverso da quello 
che egli aveva primieramente. L'intelligenza qui non c'entra; in&tti 
l'intelligenza si eleva o si abbassa, si avvicina a Dìo o se ne allon- 
tana, senza che l'uomo sia veramente colpevole ; è solamente dal mo- 
mento che l'uomo ama che la sua sorte è fissata. La natura del suo 
amore decide di quella della sua vita. Ed ecco perchè mi credevo vir- 
tuoso al teatro; io lo era, ma d'intelligenza soltanto. 

Sig. Lanom. Voi vedete anche, maestro Tessier, che una volta 
che l'uomo è indotto dal suo amore ad una cosa, la sua intelligenza 
è subito pronta ai suoi ordini per legittimare quella cosa. Essa trova 
mille pretesti per dimostrarla amabile. Se l'amore eleva l'uomo in una 
sfera superiore, il suo intelletto s'innalza nella medesima proporzione, 
ed egli diviene eloquente e sublime; per l'opposto, se il suo amore lo 



47 

abbassa, immergendolo in indegne passioni, T intelligenza, sempre som- 
messa, discende con esso e si lorda nel medesimo fango. Così voi vedete 
che tosto che Eva ebbe peccato. Adamo consentì a fare come essa. 

Maestro Tessier, Perbacco! è affatto semplice; l'azione dell'amore 
non va mai senza l'adesione dell'intelletto. Adamo consentì, come il 
mio intelletto consente a scusare ì miei torti, quando la mia depra- 
vata volontà è nel male; ohi come questa storia dell'uomo è vera! 
È la mia, perchè non sarebbe quella dell'uomo di una volta? Signor 
Lanoue, io non resisto più; è ammirabile. Il male è venuto dalla 
donna, vale a dire dall'amore; è parimente la donna, cioè un nuovo 
amore, che più tardi schiaccerà la testa del serpente! Quale verità, 
e come resistere all'evidenza ! Ma, cammin facendo, eccoci arrivati ad 
uno degli oggetti che altre volte mi scandalizzavano più di tutto; vo- 
glio dire della maledizione scagliata contro il serpente e la donna. 
Aiutatemi, vi prego, a trarmi di là. 

Sig. Lantme, Che cosa può dunque imbarazzarvi in cotesti em- 
blemi? 

Maestro Tessier, Quel che m'imbarazza! Voi siete curioso! Il Si- 
gnore non disse al serpente che esso striscierebbe sul suo ventre e man- 
gerebbe della terra? Non hanno forse i serpenti in ogni tempo stri- 
sciato sul ventre? Credo che quello che tentò Eva non avesse né ali 
né zampe. In secondo luogo, mangiar della terra! È della storia na- 
turale la più miserabile del mondo. Non ci sono che i fanciulli del 
villaggio che credono che i serpenti si nutriscono di terra. Per quel 
che si riferisce alla donna. Dio le disse che essa partorirebbe con 
dolore; io penso che i dolori del parto erano, in altri tempi come og- 
gidì, attinenti all'organizzazione della donna. 

Sig. Lanoue. Leggete ora la Bibbia come si deve, e sarà tutt'un'altra 
cosa. Dio dice all'amore corrotto dell'uomo che egli striscerà sul suolo, 
che nel suo sordido egoismo si nutrirà di cose materiali; annunzia un 
nuovo amore che dovrà surrogarlo; dichiara che sarà con gran pena 
che ei partorirà in avvenire pensieri puri ed affezioni disinteressate. 
L'egoismo non striscia egli sul ventre? Non si nutrisce forse unica- 
mente delle cose della terra? I sentimenti disinteressati non sono 
forse la conseguenza d'una lotta penosa per l'uomo che si rigenera? 
E queste virtù prodotte così laboriosamente dall'amore non richiedono 
esse, quale immagine più vera, il parto doloroso della donna? 

Maestro Tessier. È un poco più ingegnoso; ma fu alla donna e non 
alla virtù che si rivolse il Signore, poiché le disse che essa sarà 
sotto la potestà di suo marito, e che questi la dominerà. Ecco ancora 
on altro controsenso in questa maledizione. Affinché le cose vadino 



48 

bene, mi pare precisamente a me che la donna deve essere sotto la 
potestà di suo marito. 

Sig, Lanoue, Voi dimenticate a misura che altri v'istruisce. Il 
Libro sacro non parla né di moglie nò di marito, parla dell'uomo in 
genere e delle due facoltà che lo costituiscono; l'intelletto figurando 
il sesso mascolino, e l'amore il sesso femminile. Orbene! Il Signore 
annunzia all'amore che in avvenire egli sarà soggiogato dall'intelletto ; 
e, a considerar la cosa da moralista, era la più gran disgrazia che 
potesse toccare all'uomo. L'infelice allora non sentirà più, egli si li- 
miterà a ragionare freddamente. 

Maestro Tessier, Oh I sig. Lanoue, questo oltrepassa tutto quel che 
precede; è cosi bello che non vi si resiste più. Non mi parlate di 
quegli uomini di cui il cuore è freddo, e i quali vivono con la sola 
testa; sono corpi senza anima. Oh! come è dolce quando il cuore oi 
scalda e ci fa parlare ! Le cose sono allora come debbono essere. Ca- 
pisco ora che il nostro primo padre sconvolgeva quest'ordine, e la ma- 
ledizione del Signore ha tutto il senso d'una parola divina. Infatti non 
c'è da sbagliarsi; è tanto vero che qui si tratta dell'uomo dotato di 
due facoltà, che nel primo capitolo della Genesi si dice che questo 
uomo fu creato maschio e femmina. 

Siff. Lanoue, Vale a dire, con una esatta proporzione d'intelligenza 
e d'amore; e si fu quando egli cominciò a degenerare, cadendo nel 
sentimento dell'io^ che la donna fu tratta da una delle sue coste. 

Maestro Tessier, Ma, sig. Lanoue, voi mi avete una maniera sì 
cruda di esporre cotesti misteri, che le vostre sole espressioni qualche 
volta mi danno dei dubbi. Ohe cosa era, di grazia, cotesta costa 
estratta da Adamo durante il suo sonno? Aveva egli più coste di 
quel che ne avesse bisogno? E perchè addormentarlo per questa ope- 
razione ? 

Sig, Lanxme, Il sonno di Adamo è quello stato d'illusione, in cui 
l'uomo crede di vivere d'una vita indipendente dall'influenza divina. 
Dio allora gli permette di credersi proprietario solamente della vita 
materiale, figurata per le ossa; se Egli avesse abbandonata l'anima ai 
suoi sentimenti egoisti, la sarebbe stata finita per l'uomo; egli era 
perduto I 

Maestro Tessier. Si sarebbe creduto Dio, e ogni possibilità di ri- 
generazione gli era tolta. Si fu un osso che gli si dette a rodere, per 
tema di lasciargli qualche altra cosa di più importante; era la mi- 
nima cosa che Dio poteva abbandonargli. Là, difatti, c'è il meno di 
vita possibile; ma io non sono abbastanza forte per viaggiare senza 
vertigini sopra cotesto altezze. 



49 

Sig. Lanoue. Provate almeno di capire che, dicendo: « Ecco la 
carne della mia carne », è come se Adamo avesse detto: Io mi ab- 
bandono al sentimento della mia propria vita; ora sì che sento me 
stesso. Prima invece era Dio che egli sentiva in sé; e questo Dio 
d'amore e di sapienza egli l'abbandonava, come risulta esplicitamente 
da questa dichiarazione: <c L'uomo lascerà suo padre e sua madre e 
si atterrà alla sua moglie ». 

Maestro Tessier. Ne raccapezzo ben qualche cosa. Il padre e la 
madre dell'uomo, secondo voi, sono l'amore e la sapienza da alto, che 
egli abbandona in fatti, tosto che s'immerge nell'amore di so. Così, 
ecco sempre l'unico male: il sentimento esclusivo dell'io. 

Sig. Lanoue. Quando si comincia a cadere, si cade sempre più e 
più. La volontà è la sede dell'amore, e l'intelletto quella della fede. 
Nella sua caduta l'uomo non tardò guari a sentire meno e meno 
l'amore divino, e finalmente fini per confinarlo nella memoria come 
una cosa senza vita. Fu allora che Caino, o la fede sola, uccise Abele, 
suo fratello, sotto il nome del quale era personificato l'amore divino 
nell'uomo. Difatti voi vedete nei tratti di questi due personaggi alle- 
gorici i caratteri della carità e della fede. Caino, che figurava que- 
st'ultima, non offriva in sacrifizio a Dio che i frutti della terra, cioè 
gli emblemi delle cose semplicemente naturali, senza vita, come è la 
fede sola. Abele invece presentava in olocausto al Signore degli ani- 
mali, simboli delle affezioni vive del cuore umano. 

Maestro Tessier. Questa storia è sorprendente: è sempre così che 
finiscono le affezioni pure e i sentimenti virtuosi. Si finisce, quando 
non si sente più niente, con una certa fede sterile. Vedete a che sono 
ridotte le cose morali, quando invece di sentirle non si fa che di- 
scuterle. La società è morta, sebbene pare che abbia vita. È la vita 
di Caino, la fine del sentimento; ecco come finisce ogni religione. 

iSt^. Laruyue, Così voi vedete i successori di Caino divenire più e 
più cattivi, fino all'ora in cui, non vivendo più che per la loro fredda 
e sterile intelligenza, essi tentarono di scalare il Cielo, doò di pene- 
trarvi mediante la loro propria scienza; il che è simboleggiato per la 
Torre di Babele. Ma l'uomo non può andare fin là; ne successe la 
confusione delle lingue, emblema visibile deUa confusione dei sistemi ; 
finalmente il disordine intellettuale crescendo più e più, l'umanità fìi 
inghiottita dal mare turbolento delle sue passioni, figurate per le 
acque del diluvio. 

Maestro Tessier. Quanto i filosofi moralisti sono disgraziati di non 
voler dare alla loro teoria la sanzione della Bibbia! Essi avrebbero il 
piacere di viaggiare nel paese delle maraviglie a loro afEEitto scono- 

4 



50 

sciute. Noi li abbiamo lasciati lontano dietro di noi, signor Lànoue. 
Le vostre spiegazioni mi soddisfano pienamente. Vedo con voi tutto 
il Cristianesimo nella caduta deiruomò. Poiché questi si è separato 
da Dio, è stato mestieri che Bio venisse a richiamarlo a Sé. La re- 
denzione è la conseguenza del primo fatto. Ma precisamente perchè 
questo primo punto è cosi importante, io non voglio lasciarlo passare 
senza esporvi le difficoltà che mi arrestano, ed io ne trovo un buon 
numero nella mia testa. E primieramente, per procedere con ordine, 
ammettendo con voi che il nostro primo padre abbia peccato, non 
vedo perchè io sono responsabile del suo fallo. Dio, perdonami l'espres- 
sione, non mi pare molto giusto di punire l'innocente per il colpevole, 
n peccato originale entra bene nella mia mente, come una storia 
avvenuta in un tempo; ma il peccato che mio figlio commette per il 
solo fatto che viene al mondo e che è disceso da Adamo, non trova 
il minimo accesso alla mia fede. Che cosa ha fatto questa povera 
creaturina per peccare? Essa non ha ancora volontà propria, e voi dite 
che già ha fatto del male! Oh! è un'assurdità che salta agli occhi! 
Là c'è dell'insania, passatemi ancora questa espressione. 

Sig. Lanoue, La vostra espressione è contenuta nello stesso Libro 
sacro. Egli è perchè il peccato originale e le sue conseguenze sono 
tanto lontane dal pensiero dell'uomo naturale, che l'Apostolo disse 
della religione che essa era una pazzia. Quando tutti gli uomini sono 
nella pazzia, allora questa pare cosi naturale, che il non esservi sem- 
bra una vera follia. Questa è quella della religione. Non essendo nel 
piano primitivo, essa non può sembrare altrimenti che una follia a chi 
crede perfetto tutto quel che esce dalle mani della natura, e non com- 
prende la necessità di combattere le sue tendenze disordinate, che 
crede d'aver ricevuto dall'Autore del suo essere. Ora cercherò di pro- 
varvi la verità di queste parole che soggiunge lo stesso Apostolo, cioè, 
che questa pazzia è più savia che tutta la sapienza degli uomini. Pre- 
statemi tutta la vostra attenzione. Voi dite che il modo in cui con- 
siderate le cose non concorda con la giustizia, divina; per essere più 
esatto bisogna dire che questo modo non concorda con le idee che 
voi vi fate della giustizia divina. 

Maestro Tessier. Io non ci guardo tanto pel sottile. Non criticate, 
vi prego, le mie espressioni, perchè m' imbrogliereste. È vero, sì, ho 
fatto uno sbaglio. Mi correggo e dico che qui non ravviso la giusti- 
zia suprema, secondo le idee che me ne faccio io. 

Sig, Lanoue. Le idee che ve ne fate voi sono un'opinione e nulla 
più. Ma Dio può avere un piano diverso dal vostro. Non rimarcate 
voi che le inclinazioni dei genitori, come le loro malattie, passano ai 



51 

loro figli, senza che per questo voi accusiate la Previdenza? Non ve- 
dete voi che noi portiamo dalla nascita il germe delle malattie che 
soffriremo in seguito? Perchè non porteremmo egualmente il germe 
delle inclinazioni morali? L'uno non è più difficile dell'altro. Voi non 
vi stupite che gli animali perpetuino il loro istinto di generazione in 
generazione, perchè vi stupireste che l'uomo trasmette parimente il 
suo ai suoi successori? Mi pare che dovreste scorgere ora una gran 
legge d'ordine, alla quale Dio ha dovuto uniformarsi, perchè osser- 
vare le leggi generali ed essere costante con sé stesso è il carat- 
tere della Suprenia Intelligenza, Non è stato Dio che ha cambiato la 
sua opera; è stato bensì l'uomo che, per dir cosi, si è disorganizzato. 
Dio l'ha lasciato fare, e non era in debito di mutare la costituzione 
umana a motivo di ciò. Mutandola, avrebbe attestato con questo che 
Egli si era ingannato la prima volta, quando aveva creato l'uomo ca- 
pace di decadere. Lasciandolo allontanare da Sé volontariamente, egli 
non ha fatto che rispettare le sue proprie leggi. Cosi io non sono 
responsabile del fallo di mio padre; io nasco solamente con le condi- 
zioni annesse ad ogni vita sopra la terra. Ogni essere si sviluppa 
sempre con le facoltà e coU'organizzazione dell'essere che l'ha gene- 
rato. Un corpo sano produce un corpo sano; un temperamento debole, 
un temperamento che lo somiglia. H genere umano, in tempi remo- 
tissimi, alterò la sua costituzione primitiva; questa alterazione ha do- 
vuto propagarsi nelle generazioni successive: è un fatto, ed io non 
vedo che il fatto sia giudicabile dalla nostra ragione limitata. 

Maestro Tessier. Cosi la specie umana è come una razza imbastar- 
dita; se noi non procuriamo d'incrociar questa razza con una razza 
migliore, essa produrrà sempre degli aborti. La vostra spiegazione è 
eccellente, sig. Lanoue; ma intendete bene questo: Io vedo il difetto 
di questa razza imbastardita, e vi metto rimedio. Dio, per essere 
giusto, se non voleva cambiar per miracolo la specie umana degene- 
rata, poiché ciò, secondo voi dite, recava pregiudizio alla sua gran- 
dezza, doveva almeno fare come me ; bisognava che introducesse nelle 
generazioni decadute un germe più puro. 

Sig. Lanoue, Voi avete dato nel segno, maestro Tessier. Questo 
germe è la Redenzione ; questo germe puro, — non si potrebbe meglio 
caratterizzare — è Gesù Cristo. Dio non poteva con un colpo di bac- 
chetta cambiare tutto d'un tratto la natura umana e richiamarla a So 
con una nuova costituzione. Ma noi anticipiamo, e per continuare or- 
dinatamente, permettetemi che alla mia volta io vi faccia alcune do- 
mande: Riconoscete voi bene che voi siete nato con delle cattive ten- 
denze? 



52 

Maestro Tessier. Dal più profondo del mio cuore. 

Sig. Lanotce. Credete voi che vostro padre fosse organizzato di- 
versamente da voi? 

Maestro Tessier, No, perbacco! Io non son solo in questa cate- 
goria, grazie a Dio! Così, non soltanto mio padre, ma il padre del 
mio trisavolo, e il trisavolo di lui. Di là vado con voi fino ad Adamo; 
perocché bisogna che vi sia stato un principio a queste cattive incli- 
nazioni. Tutto è sortito buono e perfetto dalle mani di Dio. Sopra 
questo punto non cederò. 

Sig. Lanoue. Dio mi liberi dal contrastarvelo. Ma rispondetemi: 
Vostro figlio è egli nato con le medesime disposizioni? 

Maestro Tessier. Senza dubbio, e tutto quel che proverrà da lui di 
generazione in generazione^ sino alla millesima. 

Sig. Lanoue. Dunque, è una legge di trasmissione; e che cosa tro- 
vate voi a ridire alle leggi di Dio? 

Maestro Tessier. Io vorrei, quando una legge savia nel suo prin- 
cipio come questa — perocché bisogna ben che vi sia un mezzo di 
trasmissione — vorrei, dico, quando questa legge patisse delle viola- 
zioni, che vi si rimediasse con un'altra legge che abolisse la prima. 

Sig. Lanoue. Rimediare e abolire sono due cose differenti. La vo- 
stra prima espressione é pienamente giusta, la seconda é sconveniente 
e vi mette in contradizione con voi stesso. Come ! Dio abolirebbe una 
legge che voi stesso riconoscete savia ed utile? 

Maestro Tessier. Non ci pensavo. Volevo dire che Dio doveva con 
una legge posteriore riparare le infrazioni che la legge primitiva aveva 
subito. Spero che questo sia spiegarsi correttamente. 

Sig. Lanoue. Sta bene ! Di che cosa dunque vi lagnate? Voi l'avete 
questa legge. La rigenerazione é la legge posteriore, che é venuta a 
ristabilire la legge primitiva alterata. Nato con l'amore divino, l'uomo 
l'avrebbe trasmesso fedelmente ai suoi discendenti; egli ha sostituito 
a questo amore quello di se stesso, e l'ha trasmesso egualmente. La 
legge di trasmissione deve perciò incorrere nei vostri biasimi? Essa 
avrebbe fatto l'uomo felice come oggidì lo fe infelice. Poiché la legge 
di trasmissione non può essere annullata, cercate ora nella vostra 
testa se ne trovate un'altra più bella per rendere l'uomo buono, che 
non sia quella della rigenerazione. 

Maestro Tessier. No, sig. Lanoue; ero uno stolto; io non vedo le 
reti che voi mi tendete se non quando vi sono preso. Dio ha detto 
all'uomo: Tu trasmetti a tuo figlio un liquore pernicioso; ecco il contrav- 
veleno che io metto alla sua disposizione, tocca a lui di prenderlo e 
non a me d'infonderglielo suo malgrado. Queste parole, innocente e 



53 

colpevole, suppongono un giudice inflessibile e una condanna iniqua; 
esse sono affatto improprie. Se invece di dire Tuomo colpevole, io 
avessi detto l'uomo disorganizzato, invece dell'uomo innocente avrei 
detto naturalmente l'uomo eredante da suo padre. Non è dunque la 
giustizia divina che noi accuseremmo qui; ma è una delle sue leggi 
. naturali che vediamo tutti i giorni in atto, senza esserci mai Atto in 
capo che queste specie di leggi sieno giudicabili dal nostro intelletto. 
Non vi è in ciò nulla a ridire. La legge della generazione degli esseri 
è come quella che fa correre le acque d'un flume verso il mare, n 
veleno gettato alla sorgente del flume sarà trasportato sino alla sua 
foce. Ma poiché Dio si attiene strettamente a questa gran legge d'or- 
dine, perchè dice la Scrittura che Egli si sdegna, si adira contro di 
noi, che ci abbandona e ci punisce? 

Sig. Lawme, La Scrittura esprìme esattamente le relazioni del- 
l'uomo con Dio; e siccome è l'uomo stesso che stabilisce queste re- 
lazioni, così ci pare che Dio si allontani da noi o se ne avvicini, men- 
tre siamo noi invece che l'abbandoniamo o rìtomiamo a Lui. 

Maestro Tessier. Come un uomo trasportato da una nave dice che 
è la terra che fugge e si allontana da lui, mentre egli stesso è che 
la lascia. 

Sig. Lanoue. È esattamente cosi. L'astro divino, sempre flsso al 
centro delle intelligenze, le vede compiere intorno a Sé i loro movi- 
menti volontari, come l'astro naturale vede la terra circolare nell'or- 
bita flssatale fln dal principio dairOnnipotente. Gli abitanti della terra 
dicono che il sole si alza, passa al mezzodì e tramonta; laddoveohè 
esso è sempre flsso. Si dice che esso ci brucia in estate e ci lascia 
gelare nell'inverno, mentre è la posizione della terra nell'eclittica che 
produce la variazione delle stagioni. 

Maestro Tessier. Così, è lo stato dell'uomo che produce cotesto ap- 
parenze. Per l'uomo sono le relazioni che Dio gli pare che stabilisca; 
per Dio sono le posizioni che luomo prende verso di Lui II nostro 
linguaggio naturale esprime delle apparenze, che noi prendiamo e che 
ci è permesso di prendere per realtà. É tanto naturale all'uomo di 
dire che Dio si allontana, come di dire che il sole tramonta. Nei due 
casi vi è verità relativa. La facoltà intellettuale fa nei nostri rap- 
porti con Dio lo stesso ufficio che fa l'occhio flsico nei nostri rapporti 
col sole. Ma ritorniamo al soggetto che ci occupava. 

Sig. Lanoue. Per fare dell'uomo decaduto un uomo dotato delle 
qualità primitive. Dio doveva semplicemente fare entrare nella sua 
volontà una riforma che gli permetterebbe di ritornare alla sua sorgente 
senza cessare d'essere il medesimo essere. Non vi pare dunque che 



54 

la sua sapienza e la sua giustizia rifulgano in un modo più maravi- 
glioso per la rigenerazione offerta all'uomo, anziché se Dio Tavesse 
messo per forza nella via che esso aveva abbandonata? A Dio non 
piacciono che le azioni libere, e un miracolo dalla sua paiate avrebbe 
distrutta la nostra libertà. 

Maestro Tessier. È un fatto. L'uomo primitivo era nato con l'amore * 
universale; egli è divenuto egoista e sensuale; i suoi figliuoli hanno 
ereditato da lui i suoi difetti, come soventi ereditano le sue buone 
qualità. Ma io penso sempre a quelle povere disgraziate creaturine; 
qual peccato hanno esse fatto? 

Sig. Lanoue. Notate bene che io non dico che i bambini peccano; 
dico solamente che portano con loro una disposizione ereditaria, che 
gì' indurrà a peccare, tosto che avranno la volontà. Che cosa ci trovate 
voi a ridire? 

Maestro Tessier, Niente del tutto, perocché se il male d'ogni ge- 
nere è l'egoismo, dico schiettamente che i fanciulli vi hanno un'incli- 
nazione evidentissima. È un fatto della natura che nessuno vi contra- 
sterà. Obbedite a tutti i loro desideri, essi vorranno avere ogni cosa; 
occupatevi di essi e di essi soli, essi piangono, gridano, si agitano 
come tanti demonietti, affinchè tutti si pieghino dinanzi a loro. So 
questo è il peccato originale, non è difficile di riconoscerlo; bisogne- 
rebbe esser cieco per negarlo. Confesso anche che c'è un gran bisogno 
d'una riforma per correggere questi piccoli caratteri; stantechè so 
tutti i fanciulli fossero lasciati in balla dei loro capricci, è certo che, 
quando sarebbero grandi, questa terra diverrebbe un inferno. 

Sig, Lanoue. Il vostro buon senso vi fa precedere tutte le conclu- 
sioni; e voi vedete dal quadro che voi stesso avete fatto dell'infanzia, 
che l'uomo sarebbe perduto per sempre, se non vi fosse un mezzo di 
riformare i suoi vizt ereditari. Se noi nascessimo nell'ordine, tutti i 
fanciulli sarebbero tanti piccoli santi. Crescendo ognora neirinnocenza 
e nelle virtù, le loro aie non avrebbero che a mettersi in ginocchio 
dinanzi a loro. Ma siccome nascono inclinati al male, si può dunque 
dire che la nostra nascita è contro l'ordine primitivo stabilito da Dio, 
che la nostra vita attuale è una falsa vita, e che fa d'uopo d'una re- 
denzione. 

Maestro Tessier, Noi siamo sullo stesso terreno finora, ma io non 
vedo perchè in questo caso la redenzione ! dappoiché, infine, io penso 
che gli sgridi della balia, e in seguito gli scappellotti dei suoi com- 
pagni, le punizioni dei suoi genitori e del suo maestro faranno del 
IBeuicìuIIo malnato un uomo come si deve in avvenire. Egli non tar- 
derà a sentire da tutte queste correzioni che se vuole che gli si ceda, 



55 

bisogna che ceda anche egli; che se egli è egoista, tutti saranno egoi- 
sti verso di lui. Egli dunque si riformerà naturalmente, senza che 
perciò vi sia bisogno di religione. 

Sig. Lanotie. Egli si riformerà naturalmente, voi dite; esteriormente 
sì, ma interiormente è un'altra cosa. Egli sarà riformato confo voi 
dicevate qualche tempo fa, che voi medesimo eravate virtuoso. Egli 
sarà costretto di nascondere il suo egoismo; ma notate bene che na- 
scondere una cosa non è combatterla, non è estirparla. Egli darà affin- 
chè gli si dia, così la sua beneficenza sarà un calcolo; si asterrà dal 
male per non esser punito; così la sua moderazione non sarà che ti- 
more; dove vedete voi dell'amore? 

Maestro Tessier. Voi avete ragione e pienamente ragione, sig. La- 
noue. Tutte queste riprensioni faranno sul fanciullo Teffetto che fanno 
le riforme meramente umane sul suo padre. Esse daranno del nostro 
birichino un birichino, se è possibile, ancora più cattivo; dappoiché non 
sarà che un ipocrita. L'egoismo mascherato e ricalcato nel fondo del 
cuore è per verità più orrido che quello egoismo di buona fede, che 
si mostra a nudo e non arrossisce di nulla. Viva la religione, signor 
Lanoue! Io la comprendo ora come il vero rimedio al solo male che 
esiste nel mondo; non la vedo più sotto la falsa luce d'una proibi- 
zione senza motivo. Perchè, io mi domandava, la religione mi proibisce 
di amarmi di preferenza a tutti gli altri? Mi si rispondeva che gli 
era, come la politica, un modo di reprimere le mie inclinazioni, affin- 
chè gli altri reprimessero le loro. Ma . perchè, io diceva, insistendo, 
costringerci tutti? Perchè Dio ci ha fatto contrari a noi stessi? E a 
questa domanda tutti rimanevano muti. Ma nondimeno, sig. Lanoue, 
i progressi della specie umana non offrono essi all'uomo dei nuovi 
mezzi d'essere migliore naturalmente e senza religione? 

Sig. Lanoue, L'uomo si perfeziona indefinitamente nel suo intelletto, 
ma la sua volontà è sempre la stessa. Le nostre scienze non sono 
quelle del tempo dei patriarchi; ma la bontà o la malizia dei nostri 
cuori non è mutata. La perfettibilità della specie umana, senza reli- 
gione, consiste nel sostituire i comodi del lusso e l'agiatezza alle in- 
grate necessità della vita selvaggia. Ciascun secolo aggiunge qualche 
cosa all'agiatezza del nostro stato sociale; ma alcun uomo savio si è 
figurato che questi perfezionamenti andrebbero fino a fare a meno 
delle leggi per reprimere i borbottamenti dell'ambizione delusa, per 
far cessare l'egoismo o la pigrizia. Malgrado tutti i nostri bei pro- 
gressi vi saranno sempre degli egoisti e dei vanitosi, che faranno ser- 
vire la cosa pubblica a loro profitto ; vi saranno sempre delle medio- 
crità che riguarderanno con invidia le superiorità sociali, e degli 



56 

indigenti che saranno in uno stato di perpetua ostilità contro le pre- 
rogative della capacità, dell'industria o della proprietà. Voi vedete 
bene che senza la religione, gli uomini fatti col loro progresso saranno 
come i fanciulli coireducazione dei loro maestri. Questo vi prova, tra 
le altre cose, Tinsufficenza della dottrina di Saint-Simon, dove voi 
eravate andato a cercare la verità. Codesta dottrina potrà produrre il 
miglioramento dell'intelligenza affatto distinto da quello del cuore, il 
solo veramente essenziale. 

Maestro Tessier. È incontestabile. Ma se i fanciulli non peccano, 
non saranno dannati? 

Sig. Lanoue, Io non vi ho detto che dovessero essere dannati; dico 
solamente che essi vengono al mondo colla macchia originale: qui non 
c'è più nulla che urti le idee che voi vi siete fatto della giustizia divina. 
Questi piccoli esseri hanno come noi il rimedio proprio per rimuovere 
dai loro cuori la malizia ereditaria; e prima che siano in istato di 
profittarne da loro stessi, il buono Dio ha provveduto per essi un 
mezzo di rigenerazione, che talvolta li riforma sì per tempo, che 
quando possono parlare e agire voi credete quasi che sono nati nello 
stato d'innocenza, e che sono degli Angioletti 

Maestro Tessier. Quale è dunque cotesta rigenerazione. Non credo 
che il mio povero figlio l'abbia mai conosciuta. 

Sig. Lanoue. Le madri non mancano di dire ai figli, quando sono 
cattivi, che essi oflfóndono Dio; questa semplice parola basta per far ri- 
splendere nella loro anima i primi barlumi della religione. Più tardi le 
loro avide orecchie ricevono le lezioni della maestra, che li fa cristiani 
d'amore, prima che possano essere cristiani d'intelligenza. Udir dire 
che si deve amare Dio e non preferirsi agli altri, basta per correg- 
gere il cuore che si mette nella disposizione di osservare questi pre- 
cetti. Così la loro anima si riforma; così l'amore divino discende nel 
loro cuore per gettarvi i primi germi delle affezioni disinteressate, 
che essi sentiranno in seguito. Quando vi si dice che vi sono delie 
persone che fanno del bene, non combattendo il loro egoismo ma 
obbedendo all'amore stesso, a cui è sì dolce d'obbedire, notate che 
queste persone, che voi sareste tentato di credere virtuose natural- 
mente, non lo sono che per effetto delle prime lezioni ricevute nella 
loro infanzia. Il loro rimorso è una rimembranza: non è lo stato na- 
turale della loro turbata coscienza; esse sanno che un tempo senti- 
rono un amore diverso da quello che ora le trascina al male; e la 
forza dell'educazione materna, quantunque la memoria ne sia quasi 
cancellata, le ritiene sull'orlo del precipizio. 

Maestro Tessier, Voi mi fate piacere, spiegandomi questo fenomeno 



57 

che mi ha sorpreso. Certamente io ho conosciuto nella mia vita delle 
persone cosi oneste, che mi ripugnava di credere che esse non pro- 
ducessero naturalmente dei frutti di carità come i buoni alberi ; erano 
rami innestati da antichissima data sopra un tronco simile al nostro. 
Ho ancora dei piccoli dubbi da esporvi; ma aspetterò la prossima 
udienza, che spero vi compiacerete accordarmi. Ho bisogno di farmi 
un'idea netta e precisa di questa degradazione originale dell'uomo, 
senza la quale, nascendo esenti da vizi, non vi sarebbe per conse- 
guenza bisogno di religione. 

Dopo aver detto queste parole, il notaro si congedò dal filosofo e 
ritornò a casa sua tutto contento di sé, imperocché credeva già d'avere 
lasciato qualche cosa dell'uomo vecchio. 



DIALOGO QUARTO 




Insnfflcienza del Deismo. — Libero Arbitrio. 

n sig. Lanoue, contentissimo dei progressi di maestro Tessier, non 
mancò, rivedendolo, di domandargli se non era necessario di comin- 
ciare, come si fa in tutti i libri di filosofia morale, dal provargli l'esi- 
stenza di Dio. Il notaro si mise a ridere a questa osservazione; in- 
fatti, gli disse, voi mi mettete, sig. Lanoue, sulla via d'una grande 
verità che io neppur sospettava: da pertutto udiva dire che non vi 
era per l'uomo una conoscenza positiva di Dio fuori della Rivelazione ; 
io tacciava ciò di bacchettoneria, ed ora vedo bene che, essendo la 
Redenzione il solo rimedio al male, essa ci prova Dio in un modo po- 
sitivo. Col puro Deismo io mi direi bensì che Dio esiste, ma questo 
Dio non avendo parlato, io non seguo la sua legge; per conseguenza, 
non facendo nulla per riformarmi, io resto nel male ereditario. Con 
questa bella religione naturale io sono naturalmente egoista, bugiardo, 
adultero e lordo di tutti i vizi. Se mi astengo dal male, si é perché 
la legge me lo proibisce; io dunque me ne astengo unicamente per 
timore del disonore o della pena ; vi é, perbacco, in questo una bella 
virtù! La vostra religione vale più di cotesta, sig. Lanoue. 

Siff, Lanotce, Un fatto della vostra costituzione morale ve lo prova 
evidentemente. Vi é impossibile, infatti, di negare la vostra degrada- 
zione presente. Se questa degradazione sparisce, se le vostre brutture 
si cancellano, se voi divenite virtuoso senza coazione e per la sola 



58 

adesione che voi date alla legge evangelica^ voi vedete bene che la 
Religione che vi rende migliore è la sola vera; e siccome la verità 
non viene che da Dio, è dunque Dio stesso che allora si fa cono- 
scere a voi 

Maestro Tessier, La religione mi fa sentire Dio nel fondo del cuore; 
come resistervi? Col Deismo, invece, io resto sempre cattivo; e che 
cosa è una dottrina che lascia Tuomo cattivo? In fatti, quando io era 
deista, credendo Dio relegato molto alto nei cieli e che Egli s'immi- 
schiasse poco degli affari di quaggiù, era per me come se non esi- 
stesse. Io aveva sempre bisogno di qualche ragionamento per farmici 
credere; imperocché nel fatto, benché lo confessassi con la bocca, 
spesso era incredulo di mente. 

Sig, Lamme, Difatti, il cuore dice all'uomo rigenerato che Dio 
esiste ; chi non si rigenera, non avendo questa prova intrinseca, l'esi- 
stenza di Dio non è per lui che un sistema dipendente da un intelletto 
più meno sottile. 

Maestro Tessier, Cosi il mio ragionamento ordinario era questo: Io 
ho cinque sensi per giudicare di quel che mi circonda; questi sensi 
non mi dicono nulla dell'altra vita; essi non m'insegnano donde io 
vengo, chi sono, dove io vado. L'esperienza non potendo servire a 
schiarire queste questioni, è più che inutile d'occuparmene, poiché 
non si può arrivare in proposito ad una dimostrazione certa. Attual- 
mente mi dico: Se la mia ragione é inabile a comprendere le verità 
della religione, e se non ostante trovo queste verità insegnate, bisogna 
dunque concluderne che esse vengono da una rivelazione. Una volta 
io combatteva la Rivelazione, dicendo che esistevano per me due libri 
più sicuri di quello, cioè il mio proprio cuore e la natura esteriore. 
Oggi vedo che il mio cuore é uno strumento guasto, e comprendo 
che Dio si . rivela all'uomo per mezzo del suo cuore impastato di 
nuovo. 

Sig, Lanoue. Sotto questo punto di vista voi vi proverete la verità 
della Rivelazione più sicuramente di quel che lo potreste fare con 
tutti i ragionamenti del mondo. 

Maestro Tessier, Quel che mi allontanava anche dal credere in Dio 
erano queste altre riflessioni: Io sapeva che le nostre scienze odierne 
erano tanto perfezionate, e che ciò nonostante i nostri scienziati non 
erano le persone più pie dei mondo. Quelli che ci vedono meglio, io 
mi diceva, non credono, come crederai tu, povero bietolone? Vi con- 
fesso che questa riflessione spesso m'imbrogliava; essa mi riviene 
ancora qualche volta, ed io pregherò il Dio che sento nel mio cuore, 
di rassicurarmi contro le critiche degli spiriti forti 



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Sig. Lanoue, Ma non avreste voi argomenti decisivi per combattere 
queste critiche? 

Maestro Tessier, Io non vedo che la Rivelazione; ma cotesto genti 
non essendo nelle disposizioni di sentire come me, non ve le con- 
durrei. 

Sig, Lanoue. Sarebbe un'impresa vana. Non s'induce mai l'uomo a 
confessare quel che egli realmente non ama; l'amore dominante del- 
l'uomo è tutto l'uomo. I più bei ragionamenti del mondo sguizzano 
sopra di lui, quando egli non li approva. Io vi domando se voi non 
combattete suflScientemente, per voi solo, l'argomento di cui mi par- 
lavate poc'anzi. 

Maestro Tessier. Non troppo. 

Sig. Lanoue. Cotesto scienze perfezionate hanno esse fatto scoprire 
un vero disordine nella natura? 

Maestro Tessier. Io presumo che no. 

Sig. Lanoue. Nell'esame profondo dell'universo hanno esse fatto 
scorgere delle tracce d'ignoranza tali che lo scienziato abbia potuto 
dirsi: Qui non c'è causa prima; io potrei fare altrettanto? 

Maestro Tessier. Penso che un dotto che parlasse così, sarebbe 
degno d'essere rinchiuso in un manicomio. 

Sig. Lanoue. Come ! tutti gli sforzi delle nostre scienze non hanno 
potuto che accumulare novelle prove d'ordine, d'armonia e di sapienza 
nell'universo, e voi temereste che non s'inferisse da queste prove che 
non c'è Dio? Credetemi, maestro Tessier, tenetevi a questa buona e 
triviale verità: Non vi è orologio senza orologiaro; neppure vi è uni- 
verso senza Creatore. Il più dotto fra i nostri accademici non ose- 
rebbe credersi capace di produrre un filo d'erba con la sua maravi- 
gliosa organizzazione, e voi vorreste che il caso, che è meno abile 
d'un accademico, vi riuscisse? Via dunque, è uno sproposito che non 
sta. Le nostre scienze hanno dato novelle prove della sapienza am- 
mirabile che presiede all'economia di questo mondo, siatene sicuro. 
Se esse hanno fatto degli increduli, si è, siatene egualmente persuaso, 
perchè hanno fatto degli orgogliosi di più: ecco tutto quel che c'è. 
Quando l'uomo appartiene all'orgoglio, egli non appartiene più a Dio ; 
queste sono due cose inconciliabili. Pieno d'amor proprio, egli è a sé 
stesso il suo proprio Dio. Andate dunque a dirgli di riformarsi per 
sentire Dio dentro di sé. Bisognerebbe che perciò cominciasse dal ri- 
formare il suo orgoglio, che divenisse umile come un fanciullo. Ora, 
siccome questa metamorfosi è difficilissima, il Regno dei cieli pro- 
messo da Gesù Cristo ai fanciulli ed a quelli che li somigliano, non 
è spesse volte per i nostri dotti. Essi sono troppo ricchi delle loro 



60 

proprie idee per considerarsi come semplici, poveri in ispirito. Sono 
costoro i ricchi di cui parla l'Evangelo, quando dice che è più facile 
ad un cammello di passare per la cruna d'un ago, che ad uno di co- 
testa gente d'entrare nel cielo; non è già ai ricchi di beni materiali 
che volle alludere Gesù Cristo, ma agli accademici di quel tempo, 
ricchi di conoscenze. 

Maestro Tessier. Ma per vedere il vero non fa bisogno di saperla 
tanto lunga I 

Sig. Lanotie. No, senza dubbio; non fa bisogno che di rigenerarsi. 
Coloro che non si rigenerano, hanno un bel vedere la cosa, essi non 
la vedono quale essa è. L'orgoglio è un veleno che inebbria, e quando 
l'avete bevuto, la testa vi gira. Non si vede mai se non in propor- 
zione di quel che si sente. Non si cerca di confermare se non quel 
che si ama. È molto meno la verità che preme airorgoglioso, che il 
mezzo di arrivare per essa agli onori ed alla fortuna. Se la verità, 
per l'opposto, gli nuoce, egli la nasconde sotto il moggio; che dico? 
egli va molto più in là; egli spinge la cosa ano a calunniare quel 
che nella sua coscienza riconosce per vero, ma che può nuocergli. Egli 
proclama l'errore che l'arricchisce, e maledice la verità che lo mette 
nudo sulla via. Non credete mai alla scienza dell'uomo che non si ò 
rigenerato; egli avrà sempre un pensiero occulto che &rà della sua 
scienza un traffico, un mezzo d'inalzare la sua statua, di rovesciare 
quella degli altri; il delirio andrà sino a fargli negare Dio. 

Maestro Tessier. Oh I ora capisco benissimo ; tutte le belle scoperte 
di questi signori sono tante prove che li condannano. Sono inescusa- 
bili di non vedere Dio nella natura; imperocché quanto più sanno, 
tanto più si trovano superati da essa. Le vostre riflessioni mi fEuino 
comprendere tutta la verità di queste parole di Gesù Cristo, che pos- 
sono bene applicarsi a me stesso : « Ti rendo onore e lode, o Padre, 
Signore del eielo e della terra, che Tu hai nascoste qv£ste cose ai 
savi e agl'intelligenti, e l'hai rivelate a' piccoli fanciulli! » Scopro 
ancora la verità profonda nascosta in queste altre parole, di cui mi 
sono tante volte beflfato: « Beaii i poveri in ispirito, perchè il regno 
dei cieli è loro ». Con l'umiltà e l'amor di Dio si crede subito, e si 
crede quel che è giusto. David aveva ragione di dire: « Signore, in- 
clina il mio cuore! » Ma mi fa pena di considerare la scienza sotto 
questo punto di vista; essa è tanto bella in se stessa I 

Sig, Lanoue» La scienza è, come tutti i beni da alto, un tesoro 
inestimabile per l'uomo da bene, un veleno per colui che non è tale. 
L'intelligenza ci è stata data per intendere la verità, metterla in 
onore, e non per farne il marciapiede delle nostre passioni. É un 



61 

mezzo offerto alFuomo per perfezionarsi; sono delle ali che FOnnipo- 
tente gli dà per farlo salire verso di Lui. 

Maestro Tessier, È incontestabile; ma vedete dunque dove ci con- 
ducono queste riflessioni sul Deismo I Esse ci fanno intendere quella 
virtù cristiana che si chiama l'umiltà, e che una volta io stesso ri- 
guardava come una debolezza di spirito, un pregiudizio di bacchetto- 
neria.. Bisogna bene essere umile, bisogna annientare il suo essere, 
affinchè Tessere divino abbia accesso in noi: perciò la Scrittura dice 
con un sì gran senso: « Siate mansueti ed umili di cuore, e voi 
troverete riposo nelle anime vostre ». 

Sig, Lanoue, L'abnegazione di sé è il principio d'ogni vera Alo- 
sofia. In&tti se noi non ci spogliamo di noi stessi, il vecchio uomo 
comanda alle nostre passioni, e la virtù non è più possibile. Bisogna 
cominciare dall'annientarsi, dal divenire umile e sommesso, affinchè 
Dio trovi accesso nell'anima umana. Rousseau conobbe benissimo 
questa necessità, quando esclamò: « Essere degli esseri, l'uso più 
degno della mia ragione è d'annientarsi dinanzi a te! » Gesù Cristo 
non ha forse detto: « Se qualcuno vuol essere mio discepolo, rinunci 
a se stesso? » Non ha egli detto ancora: « Se il granello di fru- 
mento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore pro- 
duce molto frutto? » 

Maestro Tessier. È della più rigorosa esattezza, k) non vorrei ca- • 
villare sulle parole; non pertanto, i nostri fisici hanno dato una men*- 
tita a Gesù Cristo, e ci hanno insegnato che il grano germoglia so-* 
lamento, ma non muore. 

Sig, Lanoue, Voi siete un arsenale vivente, tutte le armi degli in- 
creduli sono nella vostra testa. É vero; nella fisica rigorosa nessuna 
cosa muore, tutto cambia semplicemente di forma e di modello. Gli 
elementi d'un corpo non si annientano, servono semplicemente alla 
composizione d'un altro. Per la vista e la lingua naturali, nondimeno, 
tutto quel che perde la sua forma, muore; il grano si trasforma in un 
gambo ed in radici; esso dunque muore. Se resta grano nella sua 
prima forma, non produce nulla. È l'immagine più vera dell'uomo. 
Morendo a se stesso, lo spirito divino penetra in lui, come il succo, e 
gli fa portare dei frutti; se rimane tale qual'è nato, non è più che un 
essere sottomesso alle sue passioni brutali. Una tale immagine, mae- 
stro Tessier, è d'una perfetta giustezza; è l'espressione naturale della 
nostra vita. San Paolo l'ha parafrasata, dicendo che a misura che 
Tuomo esteriore si distrugge, l'uomo interiore si rinnovella. 

Maestro Tessier, Sì, sig. Lanoue, la rigenerazione è una vita troppo 
opposta alle tendenze e alle idee ordinarie degli uomini per potere 



62 

essere stata inventata da loro; là c'è la Divinità. Mi si diceva già 
che la vita cristiana era una prova; ed io mi domandava: Perchè Dio 
ci prova? Si diverte egli a vederci correre per decretare il premio 
della corsa al più lesto? Non ci capiva nulla. Vedevo Dio in fondo 
air Arena con una corona e una frusta, ed io trovava malissimo che 
egli si divertisse cosi a provarci. Egli non ci prova; ci purifica. Ah, 
come questo è molto meglio I Gli accidenti della vita ci provano, ma 
non vi sarebbero di tali prove se noi fossimo rimasti nella buona via. 
E poi, la vostra rigenerazione ci fa trovar Dio dentro di noi; questo è 
magnifico. Voi dite che io ho in testa le obbiezioni degl'increduli; vi 
ho anche qualche volta le confessioni che loro strappa la verità. Vol- 
taire ha dette- 
si Dieu n'est pas dans nous, il n'exista jamais. 

Che mi si mostri dunque fuori della vostra dottrina il Dio che è 
in noi. Tutta la Scrittura qui viene in appoggio delle vostre idee, ed 
io capisco ancora benissimo queste parole di Gesù Cristo cosi straor- 
dinarie: « Chi ama la sua vita la perderà, ma chi odia la sua vita 
in questo mondo, la conserverà in eterno ». Amando la sua vita 
naturale si perde tutto alla morte ; odiando le sue passioni, Tuomo si 
rigenera per questo mondo e per l'altro. Egli ci ha detto ancora che 
i soli violenti rapiscono il regno di Dio. Oh sì, bisogna farsi violenza 
per essere giusti I 

Siff. Lanoue, Confessate che conosceva bene l'uomo Colui che ci ha 
dato l'Evangelo I L'uomo è il peccato; Dio ò il rimedio al peccato. La 
Religione cristiana conferma questa gran verità col Libro delle Scrit- 
ture, che stabilisce da pertutto queste due cose: La corruzione della 
natura umana, e la riparazione cui è stato provveduto. Considerata 
sotto questo punto di vista, essa è tanto vera per quanto è semplice. 
Senza la conoscenza del Redentore ogni religione è sterile, perchè essa 
non conosce la nostra propensione al male e non ne indica il contrap- 
peso. La religione nella quale trovo insegnati questi di(e fondamenti 
d'ogni morale, è dunque la vera, perchè essa sola mi dà un'idea giusta 
di Dio e dell'anima umana. Essa sola altresì è utile, perchè non c'è 
che essa che mi dia un freno sufficiente per ritenermi nel bene senza 
coazione e dissimulazione. La virtù dice a tutti di combattersi; la 
Religione cristiana parla nel medesimo modo; dunque la virtù e 
l'Evangelo sono una stessa cosa. 

Maestì'o Tessier. Ma come in duo parole voi mi dimostrate la 
verità del Cristianesimo! Infatti non c'è niente a ridire: la natura 
umana è decaduta, ed allora la redenzione ne segue come Tatto ne- 



\ 



63 

cessano della sapiente Provvidenza che mette l'ordine dove era la 
confusione; o essa non è decaduta, ed allora non vi è più mezzo di 
spiegare l'uomo; addio la morale e la filosofìa! Coi vostri argomenti, 
sig. Lanoue, io convertirei tutti gli uomini di buona fede. La mag- 
gior parte degli uomini ricusano- di credere in Dio, perchè egli non 
si rivela direttamente a loro. Il solo Cristianesimo ci dice perchè è 
così; esso dimostra perchè il Creatore è nascosto, perchè la creatura 
non lo sente più in sé. Qual'è l'uomo sincero che non sente i suoi 
vizi naturali; e chi è colui che, sentendoli, ricuserà di credere al- 
l'efficacia del rimedio che li distrugge? Divenendo onest'uomo, egli 
diverrà per ciò solo cristiano. Io voglio essere un onest'uomo, sig. La- 
noue; questo solo desiderio fa di me un cristiano convinto. Convenite 
che si è ottenere un gran risultato col mezzo più semplice possibile. 
Questo, sig. Lanoue, è una prova che l'Evangelo è la verità. 

Sig. Lanoue. Esso è provato anche da tutte le tradizioni storiche. 
Tutte parlano d'una età d'oro, d'una caduta, d'una riparazione. Tutti 
i popoli hanno creduto ad uno stato più felice della natura umana. 

Maestro Tessier. Oh! io non ho bisogno delle tradizioni dei popoli 
per credere. Me ne sto a quel che sento, e ciò basta. Ma per quanta 
chiarezza spandano le vostre spiegazioni sui miei dubbi, io ho ancora 
dei piccoli scrupoli. Dio sa tutto, non è vero? Egli sapeva dunque, 
creando l'uomo, che l'uomo peccherebbe; perchè l'ha creato? Perchè, 
se voleva ad ogni costo metterlo al mondo, non l'ha premunito an- 
tecipatamente contro il male? 

Sig. Lanoue.' liSL risposta a questa domanda esige un poco d'at- 
tenzione. Voi sapete che cosa è il libero arbitrio; esso vi darà la 
spiegazione dell'enigma. L'uomo è nato con la libertà piena e intera 
di fare il bene o il male, a sua scelta; se fa il male, egli sente in^ 
fallantemente che era padrone di resistere; se fa il bene, s'accorge 
parimente che si è, come dicevamo dianzi, in seguito ad una lotta 
contro le sue tendenze, da cui è uscito vittorioso. Se l'uomo non 
avesse questa libertà, voi sentite abbastanza che egli perderebbe la 
più bella prerogativa della sua natura; Scendo il bene o il male, 
obbedirebbe ad un impulso puramente estraneo. 

Maestro Tessier. Ciò è sì evidente che se mio figlio fa il furfan- 
tello, io ho cura di correggerlo, perchè so che era in suo potere di 
condursi meglio; se, al contrario, si comporta decentemente, io lo 
ricompenso d'avere evitato il male: mi sembra, ciò facendo, che io 
corono un piccolo vincitore. 

Sig. Lanoue. Or bene) se vostro figlio, facendo il male, non sa- 
pesse quel che avesse fatto, lo punireste voi? 



64 

Maestro Temer. No, senza dubbio, egli non sarebbe stato libero. 

Sig. Lanoue, Se dopo aver fatto una buona azione, egli vi dicesse: 
Ho fatto ciò senza intenzione, senza pensarvi, per caso. Qual ricom- 
pensa gli dareste voi? 

Maestro Tessier, Nessuna, sulla mia parola. Gli direi: figlio mio, 
tu fai il bene e il male per caso, senza intenzione premeditata; tu 
non meriti in verità nò biasimo nò lode; ma tu non &ì un grande 
onore a tuo padre. 

Sig. Lanoue. Convenite dunque che se Dio avesse privato l'uomo 
della sua libertà. Egli neppure avrebbe prodotto un essere molto 
degno di Lui: sarebbe stato un automa e nulla più. Egli Tha dotato 
di libertà, affinchò potesse meritare o demeritare, affinchè la su^ virtù 
fosse acquistata co'suoi sforzi generosi, affinchè i suoi vizi fossero 
imputati alla sua debolezza, alla sua cattiva volontà. Togliere al- 
Tuomo la sua libertà si è distruggere il principio della sua stessa 
vita. Ogni libertà infatti è Tessenza stessa dell'amore : quel che l'uomo 
ama e vuole, egli lo fa liberamente; se è costretto a fare una cosa 
è segno che non l'ama. Affinchè l'uomo potesse ricongiungersi a Dio, 
bisognava assolutamente che Dio lo creasse libero. Per impedire al- 
l'uonào di cadere un giorno nel male sarebbe stato mestieri che Dio 
l'avesse privato del libero arbitrio, e ciò sarebbe stato ridurlo al- 
l' istinto del bruto. Dio sapeva che l'uomo avrebbe peccato; ma se 
l'avesse creato in maniera che non fosse stato in suo potere di pec- 
care, la sua unione eterna con Dio non sarebbe più stata volontaria; 
Egli non poteva premunirlo altrimenti contro il mal^, che dandogli 
la facoltà di resistervi e d'essere virtuoso per scelta. Si è questa 
scelta che & tutto il merito dell'uomo. 

Maestro Tessier. Questo è un po'profondo; ma riflettendovi bene, 
non trovo nulla ad obbiettarvi. Solamente vi domanderò, perchè Dio, 
creando l'uomo libero, non ha tuttavia arrestato la mano di Eva, al 
momento che stava per consumare la sua ruìna, quella del suo sposo 
e di tutta la loro posterità: era un danno si grande recato al- 
l'opera sual 

Sig. Lanoue. Se la mano di Dio fosse là per ritenerci, la nostra 
libertà sarebbe finita. Se Egli ci facesse liberi per costringerci poi, 
sarebbe in contradizione con Se stesso. Egli non può opporsi alla 
legge emanata da Lui, in forza della quale l'uomo è l'arbitro di sua 
sorte; solamente Egli vi rimedia secondo questa stessa legge: si è 
perciò che la Redenzione è venuta a cancellare il peccato originale. 
Se voi dite che, visto l'urgenza del caso. Dia doveva derogare questa 
volta alle sue leggi, voi non dite più che una puerilità. 



65 

Maestro Tessier. Sia, ma insomma Egli ha vistò il male antece- 
dentemente, e non ne ha preservato la sua più bella opera. 

Siff. Lanoue. Se Iggli ha visto il male, ha visto senza dubbio 
anche il rimedio, poiché Egli vede tutto, qualunque siano gli anni 
che gli sono dinanzi. Bene, Egli ha giudicato, secondo ogni apparenza, 
che l'ultimo era un compenso più che sufficiente del primo. Voi dite 
dal canto vostro che l'opera è distrutta ed accusa Dio d'impotenza; 
io dico da parte mia che l'opera porta con so la causa del suo ri- 
stabilimento. Quale è più savio dalla parte di Dio, di mutare le prime 
disposizioni della sua creazione, di fere oggi l'opposto di quel che ha 
fatto ieri; ovvero dì rimaner sempre fedele ai suoi piani primitivi, e 
di fare appello alFamore purificato dell'uomo per ristabilire un equi- 
librio che l'amore depravato di questo stesso uomo avea turbato? 

Maestro Tessier. La vostra risposta mi fa scorgere una legge ma- 
gnifica. Se Dio lasciò altre volte il delitto consumare la sua mina, Egli 
lo lascia libero ancora oggidì di agire in egual modo: così dunque, 
il trionfo del malvagio non ha nulla che deve sorprendermi; cotesto 
fatto non accusa agli occhi miei la Previdenza Divina. 

Sig. Lanoue. É una obbiezione puerile, indegna d'attirare la vostra 
attenzione. 

Maestro Tessier. Non pertanto, molta gente di corta vista non hanno 
altro motivo che cotesto per rifiutare di credere in Dio. Un giorno 
udii un giovane presuntuoso, un pessimo soggetto del resto, che te- 
neva questo discorso ad uno dei suoi amici, il quale cercava di rav- 
vivare il fuoco divino che covava ancora appo lui sotto la cenere: 
« Vedete un poco, caro mio, come vanno le cose: Voi pregate il vo- 
stro buon Dio, voi siete sempre malato, non vi riesce mai nulla, voi 
non siete troppo ricco; in quanto a me, che non prego mai, io sto 
benissimo, non ho fastidi, tutto prospera sotto la mia mano; voi ve- 
dete bene che il buon Dio, se ce n'è uno, ò ingiusto. Voi sarete molto 
più avvantaggiato quando avrete vissuto così; non avrete goduto la 
vita; per me, io ne avrò profittato egregiamente. > D nostro giovi- 
netto ebbe un bello allegare l'altra vita, dove ognuno è messo al suo 
posto; il tristo beffardo gli rispose con questo proverbio: < È meglio 
piccione in mano che tordo in frasca >. Mio caro sig. Jjanoue, il mondo 
è pieno di siffatta gente; e questa obbiezione che voi disprezzate, mi 
ò stata fatta da molte persone. Anch' io cercava di parer fermo sulle 
mie staffe, mentre la mia povera intelligenza era veramente smontata. 

iSft^. Lanoue. Come vi rispondereste voi oggi? 

Maestro Tessier. Io direi che se l'uomo vedesse la mano di Dio in 
ognuna delle sue azioni, egli non oserebbe &re nulla per timore d'es- 



66 

sere punito; e quindi, facendo il bene forzatamente, e non per scelta, 
la moralità delle sue azioni sarebbe distrutta; sarebbe Dio stesso che 
farebbe Topera nostra. Se il malvagio non riuscisse nei suoi progetti, 
egli si accorgerebbe che è costretto nella sua libertà; il timore pren- 
derebbe nel suo cuore il posto dell'amore, e addio ogni speranza di 
rigenerazione per lui. La libertà ! ecco tutto il tesoro della vita umana. 
Niente di quel che è fatto per timore o per forza è fatto liberamente 
dall'uomo; e se Dio interponesse la sua potenza per impedire le azioni 
dei malvagi, i buoni sarebbero della gente che lo servirebbero per 
interesse; dei cattivi, degli ipocriti che sarebbero attaccati a Lui per 
forza. Il genere umano non sarebbe più che una massa di marionette, 
di cui Dio, come un macchinista, terrebbe i fili di ferro che le fareb- 
bero ballare sulla scena. 

"Si^. Lanoue, È cosi; voi avete compreso l'assoluta necessità del 
libero arbitrio. Questo indomabile istinto dell'uomo è si forte che nulla 
può annientarlo; si vuol essere libero nel suo amore, ed è perciò che 
i benefizi fanno tanti ingrati. Il benefattore infatti vuol essere pagato 
con la riconoscenza; luomo obbligato, a cui non si lascia la libertà di 
amare da sé solo, e al quale si vuol fare un'obbligazione dell'amore, 
disobbedisce naturalmente, perchè è costretto nel suo sentimento. 

Maestro Tessier. Il modo di non fare degl'ingrati si è di non ri- 
cordarsi dei suoi benefizi. Se chi dona dimentica la sua carità, se non 
fa sentire i suoi benefizi, il povero se ne ricorderà. Si è perciò che 
un rimprovero distrugge la riconoscenza. Infatti come volete che dopo 
ciò si ami liberamente? Ma come questa teoria del libero arbitrio fa 
conoscere l'uomo I 

Sig. Lanoue. Osservate, inoltre, che è questo medesimo istinto na- 
turale piuttosto divino di libertà che fa si che ognuno tende sempre 
a quel che è proibito. Difatti, ingiungere ad un uomo di non fare una 
cosa, si è dirgli: Ti tolgo il merito di astenertene da te stesso; e l'uomo 
a cui si parla cosi, sente subito in sé il desiderio di esercitare la sua 
libertà, che gli si comprime: Ah! tu vuoi fare di me un automa? eb- 
bene, tu vedrai I È il linguaggio naturale che si prende per una rivolta. 

Maestro Tessier. Cosi, i savi sanno condurre l'uomo in modo che 
egli stesso abbia il merito d'astenersi dal male, senza che vi sia bi- 
sogno di proibirglielo. La vostra religione, sig. Lanoue, rischiara tutto 
in verità; è il sole dell'intelligenza, come l'astro tutelare della sem- 
plice morale. Potreste dirmi, poiché siamo sopra cotesto capitolo, per- 
chè la donna ama più naturalmente che l'uomo quel che le si proibisce? 

Sig. Lanoue. Voi l'avete visto poc'anzi; si è perchè l'amore pre- 
domina nella donna, e l'essenza d'ogni amore è la libertà. 



67 

Maest9*o Tessier. Dio mio, quanto io sono balordo! Non so da per 
me tirare alcuna conclusione. Si fu precisamente perchè il frutto era 
stato proibito ad Eva che essa lo colse. Questo ci fe ritornare alla 
caduta dell'uomo; mi rimane ancora intorno a questo soggetto una 
domanda da farvi. Come l'uomo, che era si felice, sì illuminato nel 
seno di Dia, ha potuto veramente divellersene. 

Siff. Lanoue, L'uomo che si mette a tavola con appetito trova 
piacere a soddisfare il bisogno che lo stimola; quando questo bisogno 
è soddisfatto, e che ei non mangia più che per sensualità, egli com- 
mette il fallo del primo uomo. Questi era stato dotato dal Creatore 
d'un amore di sé affatto legittimo, finché fosse servito semplicemente 
a conservare l'esistenza dell'individuo per renderla profittevole al bene 
generale; tosto che egli giunse al punto di dimenticare il bene pub- 
bhco, e si rinchiuse nel suo io esclusivamente e per il piacere d'amarsi, 
egli trasgredì la legge del suo essere, si separò dall'amore universale 
per concentrarsi nel suo, arrestò sopra di sé i raggi del sole morale 
che doveva riflettere sugli altri 

Maestro Tessier. È evidente; egli ha assorbito la luce divina, come 
un corpo nero che assorbe egualmente i raggi del sole. Si è senza 
dubbio perciò che si dice che l'egoismo é tanto nero. Io vado indietro 
invece di progredire; dappoiché avrei potuto, mi pare, dopo la nostra 
seconda conversazione, risolvere da me solo cotesto problema. Era 
così &cile ad Adamo di decadere, come a noi tutti di oltrepassare il 
limite che separa il bisogno dalla sensualità. Ma nondimeno, nel seno 
di Dio l'uomo era sì illuminato! 

Sig. Lanoue. L'intelligenza è fra tutte la cosa più debole contro 
la passione. Vivendo nel seno di Dio, l'uomo volle provare se non 
poteva vivere da sé solo; volle conoscere il sentimento della sua pro- 
pria individualità. É così seducente di credersi qualche cosa da se 
stesso! C'è bisogno di tanta saviezza per persuadersi che non si è 
niente, che non si può niente, che Dio solo è tutto! Se tu mangi di 
cotesto frutto, gli diceva il serpente, tu stesso sarai Dio; vale a dire, 
se tu te ne stai alla tua propria vita, al tuo proprio amore, tu vivrai 
da te, in virtù della tua propria energia. L'amore divino era un'in- 
fluenza comunicata, il proprio amore dell'uomo sarebbe stata una vita 
indipendente; e come resistere alla tentazione di cambiare una vita 
ricevuta da un altro per quella che uno può darsi da sé? È difficile 
di resistere a questa tentazione. Tutta la sapienza dell'uomo non po- 
teva ritenerlo; stan teche il sentimento e la passione provarono sem- 
pre sull'evidenza che ci mostra la fredda riflessione. 

Maestro Tessier, Bisognava che il suo amore fosse molto cieco. Ma 



68 

infatti lamore non ragiona mai, esso segue il suo impulso, come se 
fosse irresistibile. Tuttavia come si può negare che si riceve la vita 
da Dio? 

Sig, Lanoue. Non c'è alcun uomo che non sappia che egli è mor- 
tale, che la vita che anima il suo corpo viene d'altrove; eppure, quanti, 
sedotti da non so quale energia vitale, si figurano che la- loro propria 
esistenza è una cosa che dipende da loro! In verità credo che sareb- 
bero qualche volta tentati, nel loro .delirio, di dimenticare che essi 
hanno cominciato e che finiranno. I due termini della vita spariscono 
ai loro occhi per non lasciar loro vedere altro che il presente, e in 
questo presente, essi soli. 

Maestro Tessier, Sono monarchi cui l'orgoglio persuade che essi 
sono d'un'altra creta. Ma perchè il buon Dio ci fa tanto amare la 
vita? Se siamo colpevoli di attaccarcisi, bisogna confessare che il lac- 
cio è quasi inevitabile; è quasi impossibile di non riguardarsi come 
vivente, in certo modo, di sua propria energia. Gli è così che si fa 
qualche cosa. Se si dicesse: È Dio che vive in me; io non ho nulla 
da fare, si resterebbe nell'apatia e nella morte. 

Sig, LanoTie. È vero. Ma se bisogna attaccarsi alla vita, se si deve 
agire liberamente come se si vivesse da sé, la vera morale però e la 
religione vogliono che si riconosca tacitamente che si è agente della 
Divinità. Senza questa riconoscenza l'uomo si fa Dio a se stesso. 

Maestro Tessier. Questa riconoscenza, infatti, è nella bocca d'ogni 
uomo savio; non vi sono che gli stolti che si lasciano trasportare al 
di là; ed io capisco infatti che non c'è nessuna passione depravata che 
non abbia il suo granello di follia. Il delirio del cuore getta sempre 
delle nubi sulla mente, e il nostro primo padre aveva un poco le tra- 
veggole. Ma poiché siamo venuti a parlare dell'amore della vita, di- 
temi come avviene che questa vita, essendo solamente una prepara- 
zione per Taltra, Dio ne ci ha si fortemente attaccati? Mi pare che 
la prospettiva della felicità futura e la sicurezza dell'immortalità del- 
l'anima dovrebbero farci riguardare con. noncuranza questa vita, semi- 
nata di tante tribolazioni. 

Sig. Lanoue. La Previdenza fa bene tutto quel che fa. Se la pro- 
spettiva della felicità futura prevalesse in noi sulle sensazioni del pre- 
sente, noi non vivremmo più, non saremmo più buoni a nulla. Venendo 
per aspettare il momento di partire, tutte le nostre occupazioni perde- 
rebbero il loro dilettevole; noi saremmo degli esseri abbozzati, senza 
gusto per continuare la vita; saremmo nella massima indifferenza per 
quelle conoscenze che contribuiscono ad elevare l'anima nostra a Dio 
ed a quegli atti di carità che ci fanno sulla terra coltivare la virtù. 



69 

Maestro Tessier. Come è bello questo istinto che Dio ha messo in 
noi per ritenerci nella vita! Cosi questo indomabile amore delFesìstenza 
che ÙL indietreggiare i Santi più intrepidi alla vista della morte, ci è 
stato dato da Dio, affinchè restiamo al nostro posto, non per forza 
ma da noi stessi. Con questo mezzo noi ci rendiamo utili fino all'ul- 
timo istante; noi amiamo la vita come il nostro proprio bene, e Dio 
si serve di questo istinto per attaccarci alla macchina; ciò è molto 
ben combinato. La vita cosi piace, perchè l'uomo vi si propone uno 
scopo. In fede mia. Dio ha saputo bene farci lavorarci Vedete voi un 
ozioso; perchè egli si annoia? perchè non lavora. Io aggiungo con la 
vostra teoria, perchè egli sospende momentaneamente la legge che 
vuole che noi abbiamo sempre un amore. Egli non ha più desiderio 
di nulla, non ha più vita; dappertutto gli viene la noia. Taluni si 
maravigliano molto di quei malati che non sanno, si dice, ciò che vo- 
gliono, che si agitano di qua e di là. Il problema è facilissimo a risol- 
vere. La vita li abbandona, e con essa le lunghe speranze e i vasti 
pensieri, come dice il buon La Fontaine; non avendo più dinanzi a 
loro un grande scopo, ne hanno bisogno d'uno piccolo. Distrazioni, 
viaggi, rimedi. Tutto ciò li tiene ansanti, ma tutto ciò non basta. La 
speranza non è abbastanza lunga. Si arriva subito alFesecuzione del 
suo desiderio, e ce ne vuole un altro. Cosi quel che si ama è sempre 
uno scopo. Se esso è corto, l'incostanza è inevitabile; se è senza uti- 
lità, ce ne punisce la noia. Come si conosce il cuore umano con cote- 
sta dottrinai 

Sig. LatKme. Vedete, infatti, l'uomo che si sente minacciato dalla 
morte, di che cosa si rammarica egli? Non della vita stessa, ma di 
quel che si proponeva in questa vita; quegli domandava solamente di 
finire la sua casa appena cominciata; questi avrebbe voluto dare l'ul- 
tima mano al suo poema; un terzo avrebbe voluto vedere i suoi 
figliuoli in età di poter &re a meno di lui. Voi vedete bene che è 
sempre un'opera da fare che ci attacca alla vita. 

Maestro Tessier. Ma allora dov'è il male di attaccarcisi ? 

Sig. Lanotce. H male è sempre lo stesso. Bisogna rimanervi con 
animo contento per compiervi la nostra destinazione d'onest'uomini^ 
riconoscendo che Dio ci fa amare la vita per renderla profittevole. Se 
noi vi restiamo per vivere, per godere più lungo tempo i piaceri della 
terra, per riferire ogni cosa a noi, avendo il bene pubblico per pre- 
testo, noi siamo nel male. 

Maestro Tessier. E sempre questo diavolo d'egoismo 1 Abbiamo un 
bel fare escursioni qua e là, noi ritorniamo sempre al punto di par- 
tenza. Sì, sig. Lanoue, l'uomo che si attacca alla vita e che dice cha 



70 

si è per gli altri, è un bugiardo, come chi fa del bene senza un mo- 
tivo religioso. Egli fa il bene esteriore o naturale, ma non fa il bene 
spirituale, il solo vero bene, poiché esso parte dal pensiero più inte- 
riore. L*uno vuol vivere, dice, per i suoi figli, per la sua patria; 1 
suoi figli e la sua patria spesse volte non hanno gran bisogno di luì. 
Voi parlate d'oro. Il bene spirituale è il solo vero bene; il bene natu- 
rale non è che un pretesto, una smorfia per nascondere meglio il 
nostro giuoco. Noi sappiamo che interiormente siamo egoisti, e per 
non arrossire di questo vizio, alleghiamo il bene naturale. 

Sig, Lanoue. Come Adamo, che ancb'egli per non arrossire, nascon- 
deva la sua nudità con una foglia di fico. Il fico nella Scrittura è Tem- 
blema del bene naturale, e voi vedete chiaramente che Adamo non aveva 
più che questo da allegare per dissimulare a se stesso la sua caduta. 

Maestro Tessier. Ho letto neir Evangelo, in proposito del fico, un 
miracolo che mi ha molto scandolezzato; si è quando Gesù Cristo fece 
seccare quel povero albero, perchè non aveva frutti. Voltaire sopra- 
tutto ne ha riso piacevolmente. 

Sig, Lanoue, Il bene naturale non ha frutti spirituali, i veri frutti 
agli occhi di Dio. Quando il Signore venne sulla terra, il genere umano, 
immerso nel più completo egoismo, non aveva per solo bene che quello 
di cui il fico è l'emblema. Quest'albero divenne secco agli occhi della 
Divinità, come il cuore del malvagio. Gesù parlava, come la Genesi, 
il linguaggio emblematico. 

Maestro Tessier, Ma sotto qual punto di vista mi &te voi consi- 
derare il Libro sacro I II vostro fico è tanto soddis&cente, quanto la 
vostra creazione spirituale e la vostra caduta dell'uomo. Io mi ricordo 
ancora una circostanza in cui figura quest'albero. Gesù disse a Na- 
tanael che egli l'aveva visto sotto un fico; con ciò voleva forse dire 
che egli l'aveva visto nel solo bene esteriore? 

Sig, Lanoue, Precisamente; Egli lesse nel cuore di quell'uomo che 
tutta la sua virtù consisteva in questo bene. Natanael^ dice l'Evan- 
gelo, era un buon Israelita, senza frode nò artifizi; per conseguenza 
tutti dovevano crederlo buono. Gesù, che conosceva quel che c'era di 
più segreto nel cuore umano, gli disse quel che egli era realmente. 
Natanael, sorpreso di vedersi così ben giudicato, credette subito alla 
parole del Salvatore. 

Maestro Tessier, Si, ma Gesù Cristo aggiunse: Voi vedrete cose 
maggiori; voi vedrete il Cielo aperto e gli Angeli. (Gio. L 47 a 51). 

Sig, Lanoue, Voi non avete bisogno che vi si spieghi ciò. Natanael 
avendo seguito nostro Signore, per conseguenza avendo abbandonato 
il bene naturale per pervenire al bene spirituale, cominciò la sua ri- 



71 

generazione. È chiaro che Gesù Cristo doveva promettergli che, se la 
continuava, egli vedrebbe il Cielo aperto e gli Angeli. Onesto Cielo è 
quello che conosce il solo rigenerato, e* gli Angeli sono le buone affe- 
zioni che allora entrano in lui. 

Maestro Tessier. Dio buono! quanto l'Evangelo farebbe piacere a 
leggerlo in questa maniera, versetto per versetto. Ohi sig. Lanoue, 
quante cose profonde vi sono in questo Libro, che la frivolità riguarda 
sì sovente con tanto disdegno I 

Sig. Lanoue. Un giorno, se Dio vuole, voi sarete in grado di leg- 
gere r Evangelo con le spiegazioni che desiderate ; frattanto fate come 
Natanael; conoscendo Y insufficienza delle vostre virtù, cercate di acqui- 
stare quelle che aprono il Cielo e fanno comunicare cogli Angeli. 

Maestro Tessier. Ma, sig. Lanoue, bisogna essere molto dotto per 
esser cristiano. Non avrei creduto che vi fosse da fare tanto lavoro. 

Sig. Lanoue. Vi è molto lavoro per chi si è per lungo tempo tra- 
viato per cattivi sentieri. Voi avete mangiato del frutto dell'albero 
della scienza del bene e del male, maestro Tessier ; ecco perchè vi è 
tanto da fare per voi. Avete bisogno di tanta scienza, perchè disgra- 
ziatamente avete acquistato troppe conoscenze false che distruggono 
le vere. Occorrono necessariamente dei lumi superiori per ricondurre 
chi dall'abuso dei lumi è stato condotto all'incredulità. Se invece di 
tanto torturarvi la mente, voi aveste solamente provato di correggervi 
coi mezzi insegnati nell' Evangelo, voi avreste creduto subito; la vo- 
stra convinzione sarebbe stata una sensazione; la vostra propria espe- 
rienza vi avrebbe dimostrato la verità fondamentale del Cristianesimo. 
Che cosa vi avrebbero fatto le critiche di coloro che non l'approvano? 
Voi, lungi dal crederli, li avreste compianti; vi avreste detto: Essi 
non hanno il senso interiore che io ho acquistato. La rigenerazione, 
infetti, desta in noi un nuovo senso morale che serve a se stesso di 
prova viva. Coloro che dicono di non credere sono gente che s'ingan- 
nano; dovrebbero dire che non sentono; ed una tal confessione nella 
bocca di coloro che sono rimasti quali sono stati fatti dalla nascita, 
non è menomamente atta a scuotere la vostra convinzione. Cogliete il 
fìnitto deiralbero di vita, mio vicino, e voi non direte più che bisogna 
ester dotto per credere. Domandate all'uomo che ama, che idolatra, 
se egli crede al suo sentimento. Crederei egli vi risponderà; ma io 
sento; ciò è molto meglio. La religione è anche un amore; essa è la 
vita; come volete voi che il ragionamento la scuota? 

Maestro Tessier. Io ho acquistato da voi, signor Lanoue, una vera 
conoscenza dell'uomo e di Dio. Non sono più curioso ora fuorché di 
conoscere quel che diverrò dopo la morte. Vorrei sapere quel che è 



72 

la vita avvenire, il Cielo, V Inferno e il Purgatorio. Sapendo qael che 
debbo fare, vorrei anche, se è possibile, essere istruito intorno a quel 
che otterrò colla mia condotta. 

Sig. Lanoue, Se avrete la pazienza di ascoltarmi intorno a questo 
soggetto, penso che potrò presentarvi delle prospettive degne delle 
speranze della virtù. Ma noi riprenderemo la nostra conversazione 
un'altra volta. 



DIALOGO QUINTO 



L'Amore regnante nell'uomo 
determina la natura di sua vita fatura. 

Trovando un interesse sempre crescente nel soggetto intorno a cui 
si applicava con tanto frutto, maestro Tessier non tardò a profittare 
della prima occasione per andare ad istruirsi col sig. Lanoue. Q suo 
orizzonte erasi maravigliosamente ingrandito; ma le sue conoscenze 
non erano arrivate fino a fargli sapere che cosa fossero il Cielo e 
l'Inferno. Parecchie volte egli aveva meditato sopra questi soggetti^ 
ma, come quei fakiri dell'India, i quali a forza di tendere la mente 
nella contemplazione non scorgono più nulla, il notaro aveva provato 
parimente di penetrare questi misteri, e non aveva potuto formarsene 
la minima idea. Sig. Lanoue, egli disse al suo precettore cristiano^ 
voi mi avete fatto vedere le cose da un punto di vista molto alto; 
credo che il soggetto mi ha elevato con so, dappoiché io sono ancora 
tutto maravigliato d*avervi seguito. Come si è felice quando si vede 
così da lontano e con si buoni occhii 

Sig. Larume, Bisogna ora praticare quel che sapete; voi sarete 
cristiano attualmente, quando lo vorrete; voi ne avete compreso tutte 
le obbligazioni; esse sono racchiuse in questo solo precetto: Amate il 
bene; facendo ciò, voi adempirete a tutti i precetti del Vangelo. Quel 
che v'impediva di fare il vero bene era l'amore di voi stesso; voi 
siete convenuto con me sulla necessità di combatterlo, di circoscri- 
verlo nei limiti che la vostra ragione illuminata ora sa dargli. Distac- 
catevi da voi stesso e dal mondo, e, elevandovi al disopra dei beni 
che inquietano quaggiù gli uomini accecati dalle loro passioni, nessuna 
cosa più v'impedirà di riunirvi fin da questa vita al vostro Principio 
per essere continuamente felice con lui nell'altra. Questa vita mortale 



73 

determina la natura di quella che la segue. Quale è il germe, tale ò 
la pianta; quale è il princìpio della curva che il compasso traccia sulla 
carta, tale ne è il seguito. 

Maestro Tessier. Ma, sig. Lanoue, voi mi diceste, non è lungo tempo, 
che la vita cristiana consisteva sopra tutto nel modo utile in cui Tuomo 
deve occuparsi nella società. Gol vostro distacco dal mondo, come 
volete che io sia utile agli altri? 

Siff. Lanoue, Distaccatevi dal mondo, vivendo in mezzo al mondo. 
Non mettete il vostro cuore nelle ricchezze e nei beni che esso pro- 
duce, ma cercate di acquistarli per spanderli. Se ve ne distaccate 
nobilmente, voi non stenterete a fkrne il sacrifizio. In mezzo a tutti 
i beni della terra siate libero di mente e di cuore; voi non avrete 
Tardore di acxuistarli se non per rendervi utile. Servitevi delle pas- 
sioni che turbano gli uomini per dirigerli verso la verità; profittate 
dei loro avido egoismo per indurli a fare qualche cosa che torni a 
vantaggio comune, quando essi credono di non aver lavorato che per 
sé. Che ì vostri stessi gusti inclinati alla terra, facciano della terra 
un soggiorno di pace. Il bene più materiale nei suoi risultati, se è 
£sitto a riguardo di Dio, diviene subito morale. Le nostre passioni 
terrestri possono divenire ali con le quali si salisce al Cielo. Imitate 
quel fattore accorto, di cui parla il Vangelo, che delle ricchezze d'in- 
giustizia erasi fatto dei veri tesori nel Cielo. 

Maestro Tessier. Quanto io era pecorone una volta! Io credeva che 
Dio ci consigliasse con cotesto parole d'impiegare il denaro male 
acquistato a comperare un posto in paradiso. Cotesto ricchezze d'in- 
giustizia sono i beni terrestri, in cui gl'imbecilli mettono il loro cuore 
senza vedervi più in là, ma di cui i savi si servono per spanderli con 
prudenza e carità; questo senso non è forzato. Questa vita, che si 
deve rendere utile, ò anche quel deposito di cui parla il Vangelo. 
Colui che lo rese intatto al suo padrone, invece d'esserne bene ac- 
colto ne fu rimproverato. Colui che fece maggiormente fruttare quel 
deposito, fu il servitore più gradito. Che bella immagine della nostra 
condizione mortale I Isolandovi dai vostri simili, voi crederete forse di 
lavorare per la vostra salute; disingannatevi; voi forse non fareste 
nulla neppure per la ijostra riforma. Sono le tentazioni reiterate che 
provano l'uomo, come sono i colpi di vento che rendono l'arboscello 
capace di sopportare la tempesta. L'uomo non si occupa utilmente di 
so fuorché lavorando per gli altri Sono i nostri atti che fònno fìtit- 
tificare le nostre virtù; senza la pratica esse muoiono solitarie dentro 
di noi Non c'ò vero amore senza che si manifesti nelle nostre rela- 
zioni col prossimo. Ma, sig. Lanoue, è un sermone! Dio mio! quanta 



^ » • 

* "- . > 1 



74 

la v'j^rn r^lijrl'.ae è b^ila la tavria e dieile ia pratica! Io noo so 
ri^V'^vzr.L Io .3*»-iievo oae, a meno di piLsaare sei ore al giamo in 

M;/. L/Ty*cf'^, E d:i«:e •li ritinlrn ci>*3aoL fratelli nei luoghi consa- 
crari allii r^r'.i.'ione. La, alsienov n é nrpotaù di óur qoalche cosa per 
na altro *!. oo che a<:Q q^•4 *5rildo iateresae materiale che è d*al- 
troa«ie la bsk^e di tutte le n^is'Te azioni. La almeno ci raocogliamo 
per promettere a Dio di coa^icrarci a Lai ed al prossimo. Ma IHo 
ste?3o ci ha dentina*! aii agire: Egli ha volato anche che la nostra 
e-?! utenza ci tVsie «ii pe*?o, qualora a«iQ sapessimo occaparcL La vita 
attiva, a^^:> il'ir.-iae la nostra destinazione sulla terra; ecco altresì il 
mezzo di re:.'i-rci eraù arii occhi della Divinità. 

^lae.itro T^'isi'^r, Ma in cotesto modo, ari^, la vita sarehhe felicissima! 
54^. Lapo>f^, Come avete p*3tato credere che T Amore potesse con- 
darci airiiifjrtanio? I suoi precetd, senza dubbio, sono dori, perchè 
contrariati da on amore estraneo; ma '^oan^io questo amore è cacciato 
via. Dio ste'^so abita nell' uomo, e per lai non t' ha più che la pace. 
Maestro Tessier. ^o aveva sempre riguardato la vita heata come 
tutto quel che t' ha di più insipido: i devoti mi erano sempre parsi 
della gente oppressa da tristezza. Qoando nn uomo affetto da malat- 
tia si mette un poco in apprensione e pensa a convertirsi, non gli si 
dice forse: cacciate via queste triste idee; v(h ci pens^^te più tardi? 
Sig. Lanoue, Questo vi prova che quel che si [Miende per la reli- 
gione non Io è. San Paolo ha detto ai v«ri devoti: € Siaie sempre al- 
legri ». I vostri devoti, che sono tristi, son deDa gente che rimpian- 
gono la loro vita del mondo, e i quali fiemno a malincaore a Dio il 
sacrifizio delle loro passionL Voi intendete bene che non e' è in loro 
pentimento del Edio, ma rincrescimento di non commetterlo ancora; 
la loro religione è infatti tristissima. Cotesto genti sono quelli che 
Tertulliano chiama « penitenti del diarolo >. Non ci sono altre difficoltà 
nella vita pia che quelle che trova l'uomo virtuoso snl sno cammino, 
cioè le lotte dell'egoismo che ci è naturale. Tinte queste, vi è un 
altro amore nelle nostre anime; e quando si ottiene quel che si ama 
sinceramente, non vi è altra difficoltà, io mi figura 

Maestro Tessier, E difatti Gesù Cristo dice, che chi trova un te- 
soro nel campo ne ha tale allegrezza, che gli & vendere tutto quel 
che ha per comprarla È un gran tesoro nel campo della vita la vo- 
stra religione, sig. Lanoue. Se si è triste, gli è perchè non si ha tro- 
vato il tesoro. L'agnello pasquale presso gli EIh^ì si mangiava con 
delle lattughe selvatiche, per indicare che l'amarezza accompagna la 
gioia presso chi lotta ancora. Se le nostre t^ìdenze non si oppones- 



75 

sero alla parezza della religione, non vi sarebbe nulla di difficile nel 
nostro genuino ritorno ad essa. È la resistenza del vizio che cagiona 
l'angoscia; quando il vizio è estirpato, viene la gioia. Ciò nondimeno 
ho ancora una piccola difficoltà: L'amore non porta con so tutta la 
sua ricompensa; e se gli è cosi, a che serve l'altra vita? Non ci si 
dice sempre che l'altra vita è la compensazione delle pene di questa; 
che il paradiso sarà dato in ricompensa a coloro che avranno amato e 
servito Dio? 

Siff. Lancme, Ohi agisce in qualsivoglia cosa per motivo d'uaa ri- 
compensa, è un egoista. Se egli rende un culto a Dio, quel culto è 
interessato. Elevatevi più in alto, maestro Tessier. L'amore può egli 
procurare un'altra ricompensa che se stesso? Dite ad una madre che 
se amerà molto suo figlio, ne sarà ricompensata. « Ah! essa vi ri- 
sponderà, v'ha egli una ricompensa più dolce che il piacere che mi 
cagiona questo stesso amore? ». Se voi, maestro Tessier, vi procu- 
rate cotesto piacere fin da questo mondo, voi avete già un'idea pre- 
cisa della ricompensa che avrete un giorno. Continuando a vivere, voi 
continuerete ad amare come avrete amato. È la natura dell'amore 
delI*uomo che fa il suo supplizio o la sua felicità. L'amor puro cerca 
quel che gli somiglia; l'amore depravato si unisce egualmente ad 
un'affezione perversa. Non ci sono che le cose della stessa natura che 
formano un tutto omogeneo. Il paradiso è l'insieme del bene, come 
l'inferno è quello del male. 

Maestro Tessier» Cosi l'uomo è l'unico arbitro di sua sorte. Quanto 
ciò è semplicel L'uomo virtuoso sa quel che otterrà, ed egli cammina 
con sicurezza verso il termine della sua carriera; il vizioso spera nella 
divina misericordia, e, mettendosi una benda sugli occhi, discende nel- 
l'abisso senza ritorno. Se sapesse che egli va dove la sua volontà lo 
dirige, se sapesse che il suo amore depravato continuerà a tormen- 
tarlo laggiù, come lo tormenta qui, ohi mi pare che si riformerebl:^. 

Sig. Lanoue, Una volta che l'uomo ha lasciato il male radicarsi 
nel suo cuore, egli stesso diviene schiavo dei suoi vizi, e non ha più 
la forza di correggersene. Le nostre passioni ci accecano, ci dominano, 
ci riducono in una vera schiavitù. Si è tormentati da esse, l'uomo lo 
confessa a se stesso, lo dice anche agli altri, ma non pertanto non si 
corregge. La ragione di ciò si è, perchè l'uomo è nei suo amore do- 
minante. Per soffocare in noi un amore che ci soggioga e c'inganna 
sì crudelmente, fa d'uopo impedirgli di dominare, fa d'uopo surrogarlo 
poco a poco con un altro, e non già fare in proposito delle disserta- 
zioni: in una parola, bisogna fuggire il male; il bene verrà tutto da 
sé dopo. 



76 

Maestro Tessier. Ohi sì, sig. Lanoue, io voglio cacciar via tatti i 
vizt dal mio cuore, perchè voglio, nell'altra vita, risuscitare col mio 
amore. Io non voglio perdere quel che amo; sento che il mio amore 
sono io tutto quanto. 

Sig. Lanoue. E perciò voi avete da lavorare; la misericordia di- 
vina non apre il Cielo a nessuno per dono gratuito; questo sarebbe,, 
voi capite bene, una derisione. Come volete che Dio £Eiccia entrare 
nel paradiso un uomo pieno d'un cattivo amore? Sarebbe mettere oa 
diavolo accanto ad un angelo; bisogna che tutti gli amori simili sianO' 
riuniti soli. 

Maestro Tessier. Ma io credeva che un uomo assolto dalla miseri- 
cordia suprema fosse lavato tutto in un tratto. 

Sig. Lanoue. Per essere assolto dai suoi falli bisogna che l'uomo- 
se ne penta sinceramente. Se non vi è pentimento della sua colpa, 
voi intendete bene che ve n'ò ancora il desiderio. Ebbene! un cat- 
tivo desiderio, voi lo sapete, nasconde una cattiva vita. Dio non pu6 
fare, malgrado tutta la sua misericordia, che chi non vuol sentire 
l'amore celeste sia soggiogato da essa In tal caso Dio derogherebbe 
alle sue leggi ; la sua misericordia sarebbe in contradizione con la sua 
sapienza; e quando Dio fa qualche cosa, tutte le sue &coltà sono 
senza dubbio in un perfetto accordo. 

Maestro Tessier. Egli non è come l'uomo, di cui il cuore dice si 
ben sovente quando la mente dice no. Neil' Essere Supremo vi è bontà, 
ma vi è anche giustizia; ed io capisco che, conformemente a questo 
ordine, Egli non può aggiungere all'uomo un amore contrario alle sue 
inclinazioni; sarebbe troppo ridicolo; sarebbe modellare le anime, lad- 
dovechè bisogna che esse stesse si modellmo, dandosi il loro proprio 
amore. L'amor puro è così contrario all'amore dissoluto, che questo 
non vorrebbe quello, se voi glielo infondeste subitamente. Bisogna ne- 
cessariamente che ognuno se lo infonda da so volontariamente. Ve- 
dete dunque se il libertinaggio vorrebbe dell'amore platonico! 

Sig. Larume. L'uno e l'altro sono ai due estremi. 

Maestro Tessier, Siccome l'uomo non camb^ la sua natura in un 
minuto; siccome non c'è misericordia immediata che trasformi in un 
batter d'occhio una vita infernale in una vita celeste, cosi non vi è- 
neppure, io credo, rigenerazione che si effettui istantaneamente. 

Sig, Lanxyue. Voi sentite, infatti, che sarebbe una conversione magica, 
e non una riforma volontaria e meditata. Ogni cambiamento ha luogo 
nell'universo per gradazioni insensibili; cosi è nel cuore umano. Il 
giorno non cede il luogo alla notte se non passando per il crepuscolo; 
vi è parimente nel cambiamento morale dell'uomo una certa grada— 



77 

zione, che separa anche appo lai la verità dall'errore. La rigenera- 
zione si fa secondo la capacità della ragione e della sua attitudine a 
€oncepire la verità; secondo le occasioni che toccano il cuore e gli 
£mno desiderare il suo emendamento. Negli uni dunque essa è più 
pronta, negli altri più lenta: taluno ha il cuore intenerito, il quale 
ritorna poi alla sua primiera durezza; un altro non ha hisogno che 
d'un tratto di luce per capire la verità ed attaccarvisi per tutta la 
vita. Uno è indotto a rigenerarsi dalle triste riflessioni che gli sug- 
geriscono la malattia, la perdita dei suoi parenti, l'incertezza della 
vita; un altro si dà alla religione per la sazietà stessa delle gran- 
dezze e dei piaceri. 

Maestro Tessier. Perciò dicono i devoti che i mali e le tribula- 
zioni di questa vita sono benedizioni del Cielo. Ma questo linguaggio 
dura fatica ad entrare nella mia mente. 

Sig. Lanoue. Se l'infortunio ed il dolore sono delle occasioni di 
riforma, non sono però in se stessi stati di santità. Per riformarsi 
bisogna fare un sacrifizio volontario di sé e del mondo; la miseria e 
la malattia ci fanno il più delle volte fare questo sacrifizio a malin- 
cuore; non vi è dunque là nulla che contribuisca alla nostra salute. 
Solamente avviene spesso c&e l'uomo sofferente e abbandonato dalla 
fortuna può essere condotto per questa via a veder dissiparsi le illu- 
sioni che seducono gli altri uomini; se mette a profitto quella crisi 
salutare, egli è disingannato per il resto di sua vita, ed eccolo in 
seguito che cammina a gran passo nella via della rigenerazione. 

Maestro Tessier. Voi parlate come un libro, sig. Lanoue. La sven- 
tura è la miglior maestra degli uomini, e in questo caso comprendo 
benissimo le vostre idee; ma una rigenerazione prodotta dalla malattia 
dall'impotenza, è negativa e non conta. Infatti che cosa è la sobrietà 
d'un indigente che non ha un soldo per trattarsi; o d'un malato che 
non trova gusto a niente ? Voi converrete che fare a Dio il sacrifizio 
delle sue inclinazioni in questi casi, si è beffarsi di Lui; così mi sov- 
viene d'aver letto in un profeta (credo che sia Malachia) che il Signore 
rimprovera gli uomini per ciò che gli offrono degli animali ciechi, 
zoppi malati; capisco bene che si è offrirli delle affezioni languide o 
estinte in noi, e le quali non abbiamo alcun merito di sacrificargli. 
Affinchè il sacrifizio sia completo, deve esser fatto quando l'individuo 
ha ancora il potere di rifiutarlo. La continenza di Scipione e di Bajard 
vale; quella di un ottogenarìo, lungi dall' eccitare la nostra ammira- 
zione, ci ÙL ridere a sue spese. Ditemi ora, in qualsiasi situazione, da 
qual segno si conosce che la rigenerazione è cominciata? 

Sig, Lanoue. È molto semplice: Si trova piacere nel fare del bene 



74 

la vostra religione è bella in teoria e facile in praticai Io non so 
riavermi. Io credevo che, a meno di passare sei ore al giorno in 
Chiesa, non poteva salvarmi. 

Sig, Lanoue, È dolce di riunirsi co' suoi fratelli nei luoghi consa- 
crati alla religione. Là, almeno, si è reputati di far qualche cosa per 
un altro scopo che non quel sordido interesse materiale che è d'al- 
tronde la base di tutte le nostre azioni. Là almeno ci raccogliamo 
per promettere a Dio di consacrarci a Lui ed al prossimo. Ma Dio 
stesso ci ha destinati ad agire; EgU ha voluto anche che la nostra 
esistenza ci fosse di peso, qualora non sapessimo occuparci. La vita 
attiva, ecco dunque la nostra destinazione sulla terra; ecco altresì il 
mezzo di renderci grati agli occhi della Divinità. 

Maestro Tessier. Ma in cotesto modo, affé, la vita sarebbe felicissima! 

Sig, Lanoue. Come avete potuto credere che l'Amore potesse con- 
durci all'infortunio? I suoi precetti, senza dubbio, sono duri, perchè 
contrariati da un amore estraneo; ma quando questo amore è cacciato 
via, Dio stesso abita nell'uomo, e per lui non v'ha più che la pace. 

Maestro Tessier. Io aveva sempre riguardato la vita beata come 
tutto quel che v' ha di più insipido ; i devoti mi erano sempre parsi 
della gente oppressa da tristezza. Quando un uomo affetto da malat- 
tia si mette un poco in apprensione e pensa a convertirsi, non gli si 
dice forse: cacciate via queste triste idee; voi ci penserete più tardi? 

jSi^. Lanoue. Questo vi prova che quel che si prende per la reli- 
gione non lo è. San Paolo ha detto ai veri devoti: « Siate sempre al- 
legri ». I vostri devoti, che sono tristi, son della gente che rimpian- 
gono la loro vita del mondo, e i quali fanno a malincuore a Dio il 
sacrifizio delle loro passioni. Voi intendete bene che non e' è in loro 
pentimento del fallo, ma rincrescimento di non commetterlo ancora; 
la loro religione è infatti tristissima. Cotesto genti sono quelli che 
TevinWìano chìomsL < penitenti del diavolo ». Non ci sono altre diflScoltà 
nella vita pia che quelle che trova l'uomo virtuoso sul suo cammino, 
cioè le lotte dell'egoismo che ci è naturale. Vinte queste, vi è un 
altro amore nelle nostre anime; e quando si ottiene quel che si ama 
sinceramente, non vi è altra difficoltà, io mi figuro. 

Maestro Tessier. E difatti Gesù Cristo dice, che chi trova un te- 
soro nel campo ne ha tale allegrezza, che gli fa vendere tutto quel 
che ha per comprarlo. È un gran tesoro nel campo della vita la vo- 
stra religione, sig. Lanoue. Se si ò triste, gli è perchè non si ha tro- 
vato il tesoro. L'agnello pasquale presso gli Ebrei si mangiava con 
delle lattughe selvatiche, per indicare che l'amarezza accompagna la 
gioia presso chi lotta ancora. Se le nostre tendenze non si oppones- 



75 

sero alla purezza della religione, non vi sarebbe nulla di difficile nel 
nostro genuino ritorno ad essa. È la resistenza del vizio che cagiona 
l'angoscia; quando il vizio è estirpato, viene la gioia. Ciò nondimeno 
ho ancora una piccola difficoltà: L'amore non porta con sé tutta la 
sua ricompensa; e se gli è cosi, a che serve l'altra vita? Non ci si 
dice sempre che Taltra vita è la compensazione delle pene di questa; 
che il paradiso sarà dato in ricompensa a coloro che avranno amato e 
servito Dio? 

Sig. Lanoue. Chi agisce in qualsivoglia cosa per motivo d'una ri- 
compensa, è un egoista. Se egli rende un culto a Dio, quel culto ò 
interessato. Elevatevi più in alto, maestro Tessier. L'amore può egli 
procurare un'altra ricompensa che se stesso? Dite ad una madre che 
se amerà molto suo figlio, ne sarà ricompensata. <c Ah! essa vi ri- 
sponderà, v'ha egli una ricompensa più dolce che il piacere che mi 
cagiona questo stesso amore? ». Se voi, maestro Tessier, vi procu- 
rate cotesto piacere fin da questo mondo, voi avete già un'idea pre- 
cisa della ricompensa che avrete un giorno. Continuando a vivere, voi 
continuerete ad amare come avrete amato. É la natura dell'amore 
dell'uomo che fa il suo supplizio o la sua felicità. L'amor pm^o cerca 
quel che gli somiglia; l'amore depravato si unisce egualmente ad 
un'affezione perversa. Non ci sono che le cose della stessa natura che 
formano un tutto omogeneo. Il paradiso è l'insieme del bene, come 
l'inferno è quello del male. 

Maestro Tessier, Cosi l'uomo è l'unico arbitro di sua sorte. Quanto 
ciò è semplice! L'uomo virtuoso sa quel che otterrà, ed egli cammina 
con sicurezza verso il termine della sua carriera; il vizioso spera nella 
divina misericordia, e, mettendosi una benda sugli occhi, discende nel- 
l'abisso senza ritorno. Se sapesse che egli va dove la sua volontà lo 
dirige, se sapesse che U suo amore depravato continuerà a tormen- 
tarlo laggiù, come lo tormenta qui, ohi mi pare che si riformerebl^. 

Sig, Lanoue, Una volta che l'uomo ha lasciato il male radicarsi 
nel suo cuore, egli stesso diviene schiavo dei suoi vizi, e non ha più 
la forza di correggersene. Le nostre passioni ci accecano, ci dominano, 
ci riducono in una vera schiavitù. Si è tormentati da esse, l'uomo lo 
confessa a se stesso, lo dice anche agli altri, ma non pertanto non si 
corregge. La ragione di ciò si è, perchè l'uomo è nel suo amore do- 
minante. Per soffocare in noi un amore che ci soggioga e c'inganna 
si crudelmente, fa d'uopo impedirgli di dominare, fa d'uopo surrogarlo 
poco a poco con un altro, e non già &re in proposito delle disserta- 
zioni: in una parola, bisogna fuggire il male; il bene verrà tutto da 
so dopo. 



76 

Maestro Tessier. Ohi sì, isig. Lanoue, io voglio cacciar via tutti i 
vizi dal mio cuore, perchè voglio, nell'altra vita, risuscitare col mia 
amore. Io non voglio perdere quel che amo; sento che il mio amore 
sono io tutto quanto. 

Sig, Lanoue. E perciò voi avete da lavorare ; la misericordia di- 
vina non apre il Cielo a nessuno per dono gratuito; questo sarebbe^ 
voi capite bene, una derisione. Come volete che Dio faccia entrare 
nel paradiso un uomo pieno d*un cattivo amore? Sarebbe mettere un 
diavolo accanto ad un angelo; bisogna che tutti gli amori simili siano- 
riuniti soli. 

Maestro Tessier. Ma io credeva che un uomo assolto dalla miseri- 
cordia suprema fosse lavato tutto in un tratto. 

Siff, Lanoite. Per essere assolto dai suoi falli bisogna che l'uomo- 
se ne penta sinceramente. Se non vi è pentimento della sua colpa, 
voi intendete bene che ve n'ò ancora il desiderio. Ebbene I un cat- 
tivo desiderio, voi lo sapete, nasconde una cattiva vita. Dio non pu6 
fare, malgrado tutta la sua misericordia, che chi non vuol sentire 
l'amore celeste sia soggiogato da esso. In tal caso Dio derogherebbe 
alle sue leggi; la sua misericordia sarebbe in contradizione con la sua 
sapienza; e quando Dio fa qualche cosa, tutte le sue Scolta sono 
senza dubbio in un perfetto accordo. 

Maestro Tessier, Egli non è come l'uomo, di cui il cuore dice si 
ben sovente quando la mente dice no. Nell'Essere Supremo vi ò bontà, 
ma vi è anche giustizia; ed io capisco che, conformemente a questo 
ordine. Egli non può aggiungere all'uomo un amore contrario alle sue 
inclinazioni; sarebbe troppo ridicolo; sarebbe modellare le anime, lad- 
dovechè bisogna che esse stesse si modellino, dandosi il loro propria 
amore. L'amor puro è cosi contrario all'amore dissoluto, che questa 
non vorrebbe quello, se voi glielo infondeste subitamente. Bisogna ne- 
cessariamente che ognuno se lo infonda da so volontariamente. Ve- 
dete dunque se il libertinaggio vorrebbe dell'amore platonico! 

Sig* Lanoue. L'uno e l'altro sono ai due estremi. 

Maestro Tessier, Siccome l'uomo non cambijji la sua natura in un 
minuto; siccome non c'è misericordia immediata che trasformi in un 
batter d'occhio una vita infernale in una vita celeste, cosi non vi è 
neppure, io credo, rigenerazione che si effettui istantaneamente. 

Sig, Lanxrue. Voi sentite, infatti, che sarebbe una conversione magica, 
e non una riforma volontaria e meditata. Ogni cambiamento ha luoga 
nell'universo per gradazioni insensibili; cosi è nel cuore umano. Il 
giorno non cede il luogo alla notte se non passando per il crepuscolo; 
vi è parimente nel cambiamento morale dell'uomo una certa grada- 



77 

zìone, che separa anche appo lui la verità dall'errore. La rigenera- 
zione si fa secondo la capacità della ragione e della sua attitudine a 
concepire la verità; secondo le occasioni che toccano il cuore e gli 
uomo desiderai*e il suo emendamento. Negli uni dunque essa è più 
pronta, negli altri più lenta: taluno ha il cuore intenerito, il quale 
ritoma poi alla sua primiera durezza; un altro non ha bisogno che 
d'un tratto di luce per capire la verità ed attaccarvisi per tutta la 
vita. Uno è indotto a rigenerarsi dalle triste riflessioni che gli sug- 
geriscono la malattia, la perdita dei suoi parenti, l'incertezza della 
vita; un altro si dà alla religione per la sazietà stessa delle gran- 
dezze e dei piaceri. 

Maestro Tessier. Perciò dicono i devoti che i mali e le tribula- 
zioni di questa vita sono benedizioni del Cielo. Ma questo linguaggio 
dura fatica ad entrare nella mia mente. 

Sig, Lanoue. Se l'infortunio ed il dolore sono delle occasioni di 
riforma, non sono però in se stessi stati di santità. Per riformarsi 
bisogna fare un sacrifizio volontario di sé e del mondo; la miseria e 
la malattia ci fanno il più delle volte fare questo sacrifizio a malin- 
cuore; non vi è dunque là nulla che contribuisca alla nostra salute. 
Solamente avviene spesso c&e l'uomo sofferente e abbandonato dalla 
fortuna può essere condotto per questa via a veder dissiparsi le illu- 
sioni che seducono gli altri uomini; se mette a profìtto quella crisi 
salutare, egli è disingannato per il resto di sua vita, ed eccolo in 
seguito che cammina a gran passo nella via della rigenerazione. 

Maestro Tessier. Voi parlate come un libro, sig. Lanoue. La sven- 
tura è la miglior maestra degli uomini, e in questo caso comprendo 
benissimo le vostre idee; ma una rigenerazione prodotta dalla malattia 
o dall'impotenza, è negativa e non conta. Infatti che cosa è la sobrietà 
d'un indigente che non ha un soldo per trattarsi; o d'un malato che 
non trova gusto a niente ? Voi converrete che fare a Dio il sacrifizio 
delle sue inclinazioni in questi casi, si è beffarsi di Lui; così mi sov- 
viene d'aver letto in un profeta (credo che sia Malachia) che il Signore 
rimprovera gli uomini per ciò che gli offrono degli animali ciechi, 
zoppi malati; capisco bene che si è offrirli delle affezioni languide o 
estinte in noi, e le quali non abbiamo alcun merito di sacrificargli. 
Affinchè il sacrifizio sia completo, deve esser fatto quando l'indivìduo 
ba ancora il potere di rifiutarlo. La continenza di Scipione e di Bajard 
vale; quella di un ottogenario, lungi dall' eccitare la nostra ammira- 
zione, ci & ridere a sue spese. Ditemi ora, in qualsiasi situazione, da 
qoal segno si conosce che la rigenerazione ò cominciata? 

Sig. Lanoue, É molto semplice: Si trova piacere nel &re del bene 



78 

per il bene stesso; si ama e si cerca la verità per la verità stessa. 
L'uomo che fa ciò per amore e senza nulla riferirne a sé, si rigenera, 
siatene persuaso. 

Maestro Tessier. Cosi, non si è rigenerati anche facendo del bene 
e dicendo la verità, quando si è unicamente per la cura dei propri 
interessi che si agisce così. Non si è rigenerato neppure, quando, lungi 
dal provare ripugnanza all'idea del male che viene al prossimo, si sor- 
ride a questa idea; quando si esercita la propria malignità segreta 
con la maldicenza; finalmente quando non si & nulla di mediocre senza 
attribuirsene il merito e la gloria. Ahi mio caro sigi Lanoue, ecco 
i segni dai quali si riconosce ogni giorno nel mondo l'uomo onesto e 
l'ipocrita. La vostra religione fa d'un cristiano un galantuomo. Ri- 
sulta da quanto abbiamo detto che la rigenerazione, dipendendo dalle 
circostanze nelle quali ognuno si trova, è differente in ognuno. 

Sig, Lanoue, Senz*alcun dubbio; se i vostri gusti v'inducono ad una 
cosa e vi lasciano indifferente ad un'altra, è chiaro che voi non avreste 
alcun merito, facendo il sacrifizio di quella che vi è indifferente. Cia- 
scuno ha il suo lato vizioso, e si è da questa parte che egli deve ri- 
volgersi. Se io odo biasimare la passione del vino, e che non mi piaccia 
che l'acqua, mi dovrei io credere per ciò un piccolo santo? No, senza 
dubbio; io esaminerò diligentemente le mie inclinazioni, e scoprirò 
presto quelle che debbo combattere. Taluno, assorto come Archimede 
nelle sue meditazioni, non osserva nulla di ciò che lo circonda; egli 
non cura la fortuna, le cariche che brigano tanti altri; gli renderete 
voi per ciò onore per la sua moderazione? Riguardandovi da vicino, 
voi scoprirete forse che questo Archimede, che voi credevate occupato 
unicamente degl'interessi della verità, non è difatti occupato che del 
pensiero di lavorare a fare la sua propria riputazione. La sua rige- 
nerazione dunque non consisterà già a distaccare il suo cuore dal da- 
naro dagli impieghi, a cui egli non pensa, ma a correggersi d'un 
orgoglio segreto che lo rode nel fondo del cuore. 

Maestro Tessier, Così, esaminando attentamente i comandamenti di 
Dio, bisogna dirsi: Ecco quello che mi riguarda; e bisogna lavorare 
sopra questo solo punto. Credersi rigenerato perchè non si sentono at- 
trazioni per questo o quel vizio, è una completa sciocchezza; i vizi 
dell'anima sono come le finestre d'una casa; ne fa bisogna d'una sola 
perchè l'anima tutta quanta esca per di là; si è dunque quella che 
bisogna chiudere. Credo bene che un millionario non ha la tentazione 
di rubare; che chi non è nel commercio non ha il desiderio di com- 
mettere frodi; che un eunuco non sente gl'impuri allettamenti dell'adul- 
terio, certamente. Abbiamo fatto bene di arrestarci sopra ciò, pas- 



79 

sando; dappoiché è solamente con cotesto spiegazioni che io comprendo 
perfettamente la rigenerazione ; così l'uomo non si unisce a Dio se non 
amando Dio; è incontestabile. Poiché si deve fare tatto per amore, 
ed é solamente così che l'uomo si avvicina a Dio, potreste voi 
dirmi ora cosa s'intende per il timor di Dio? Cotesto timore mi urta; 
non mi piace che noi ci avviciniamo ad un padre, tremando; per me, 
ho sempre raccomandato a mio figlio di non ^e nulla per timore. 
Desidero che egli mi ami, che mi rispetti ; se mi temesse, se la svi- 
gnerebbe quando io apparissi, ed io non ne sarei punto lusingato. 

Sig. Lancme, Il timor di Dio non è il timore che Egli inspira; da 
Lui non emana che amore e sapienza. Questo timore é quello che noi 
dobbiamo avere di non sentire più il suo amore. Un uomo traspor- 
tato tutto in un tratto al festino della felicità, non può figurarsi che 
vi rimarrà; oh, come teme di offendere il suo benefattore! Quando 
voi vi siete cattivata l'affezione d*una persona, la cui amicizia empie 
tutta la vostra vita d'un sentimento inesauribile d'amore, non avete 
voi timore di perdere una tale amicizia? 

Maestro Tessier, Voi mi avete presentato la vita futura sotto co- 
lori tanto seducenti, che io temo ora di perderla. Capisco bene allora 
che io temo anche di ofiendere Dio che me la dà, di perdere l'unico 
amore che mi faccia vivere; se perdessi ciò, sarei morto. Questo ti- 
more suscita l'amore invece di distruggerlo. 

Sig, Lanoue. Ma io continuo e dico che non si guadagna il para- 
diso con delle devote formalità, ma con una vita devota; questo é 
tanto chiaro, che crederei di fare ingiuria al vostro buon senso insi- 
stendovi di più. 

Maestro Tessier. È chiaro quanto la luce del sole; se Dio non è 
con noi, vi é il diavolo. Ma ditemi dunque, un uomo trasportato sopra 
questa terra dalla foga delle sue passioni, che non abbia la forza di 
correggersi, non si riformerà egli immediatamente, quando i suoi occhi 
saranno aperti, quando la benda che li copriva sarà caduta; insomma, 
quando le realtà della vita futura saranno state sostituite da lui stesso 
alle illusioni di questa? 

Sig. Lanoue. È un grande errore di figurarsi che, vedendo la ve- 
rità apertamente, noi ci sottometteremo ad essa per la forza stessa 
dell'evidenza morale. La chiarezza dell'intelligenza, noi l'abbiamo già 
detto, non ha il potere di ricondurre sempre la volontà traviata. Ve- 
dendo il vero, confessandolo anche, noi non abbiamo sempre la forza 
di conformarcisi. Noi comprendiamo la verità, ma non ne ci assoggetn 
tiamo per questo. Sono le nostre inclinazioni che ci signoreggiano, non 
è la vista dell' intelligenza. L'uomo non cede alla ragione, qualunque 



80 

sia r interesse che vi abbia, a meno che non abbia distrutto la pas- 
sione dominante; e se questa passione domina ancora nell'altro mondo, 
se essa costituisce tutto l'uomo lassù come quaggiù, perchè non vo- 
lete voi che essa ci trascini nell'abisso? 

Maestro Tessier, È vero, un furbo approva la sincerità; ma an- 
date un po' a vedere se ei cessa per ciò d'essere ipocrita. Capisco ora 
perchè Gesù Cristo dice, che « chi commette il peccato è schiavo 
del peccato ». Si è libero, senza dubbio, di cedere o di resistere; 
ma tosto che lo si commette, addici esso mette il grappino su noi, 
e noi non possiamo più liberarcene. Il bene, al contrario, pare dap- 
prima una schiavitù; ma quando vi si è abituato, si sente il cuore 
soddisfatto. Bisognerebbe essere affatto scimunito per non intendere 
queste altre parole di G^esù Cristo: < Se il Figliuolo vi rende liberi, 
voi sarete veramente liberi >. Ohi come si è libero, infatti, quando 
si è nella verità, quando si è franco con se stesso e cogli altri I Sì, 
il male è una schiavitù, e il bene è la sola vera indipendenza. Schiavi 
per i nostri vizi, noi siamo dei veri affrancati per le nostre virtù. Ciò 
nuUameno, io insisto ancora: Noi siamo tentati sulla terra da questo 
corpo di carne; quando i suoi organi materiali saranno ridotti in pol- 
vere, liberati da tutto quel che ci fòceva cadere nel male, non avendo 
più tentazioni, non saremo più suscettibili di peccare. Sbarazzati di que- 
sto involucro di fango, ]a nostra anima, divenendo così pura come una 
particella di luce, dovrà involarsi da sé, e per le leggi dell'Onnipo- 
tente, verso la sua eterna sorgente. 

Sig. Lanoue, Le vostre locuzioni fiorite mi fanno riconoscere qui 
una delle obbiezioni che la vostra memoria vi ricorda. Voi non avete 
letto inutilmente, maestro Tessier; chi parla come voi avete parlato, 
ha una mente capace d'intendere tutto quel che gli si può dire. Questo 
involucro di fango non è l'uomo, ne convenite? Si è l'anima animante 
questo fango che sola è tutto Tuomo. Vi è in noi un uomo interiore, 
che si serve dell'uomo esteriore come d'uno strumento; il primo solo 
merita o demerita, il secondo non è che un povero paziente, che non 
può nulla da sé. Per essere salvato, bisogna essere senza peccati; e, 
sebbene il corpo abbia servito ad indurci al male, esso non è colpe- 
vole. Se qualcuno vi menasse delle bastonate, voi non ve la pren- 
dereste col suo bastone, ma con lui stesso. È l'anima, amico mio, che 
si propone una cosa e vi si determina, ed è essa che se la proporrà e 
vi si determinerà ancora nell'altro mondo. Essa andrà in cerca di 
quel che ama, sebbene non abbia gli stessi organi. Non vedete voi 
sulla terra la scienza andare in cerca della scienza, la virtù della virtù, 
è il vizio cercare egualmente i suoi pari? Non sono già la carne e il 



81 

sangue i principi delle nostre sensazioni; voi adottate qui i bei sogni 
dei materialisti, i quali, distruggendo il vero Cielo, ne fanno poi uno 
alla loro maniera, che si crepa in aria come una bolla di sapone. 

Maestro Tessier. Ma, Dio mio! sig. Lanoue, io non posso riavermi 
dalla mia balordaggine. L'altro giorno conversava con un materialista, 
che mi parlava come ho parlato io poco fa ; egli mi diceva che nulla 
entra nell'uomo all' infuori delle nozioni acquistate mediante i sensi; la 
mia memoria gli fornì tosto questo argomento di non so qual filosofo: 
Nulla entra nell'uomo fuorché per i sensi, se non è per lo spirito stesso. 
Si, sig. Lanoue, lo spìrito è l'agente, e i sensi sono i suoi strumenti. È 
troppo chiaro per arrestarvisi. Cotesta vita di bontà e di malvagità 
che continua lassù, malgrado la trasformazione dei corpi, è una cosa 
magnifica; essa mi spiega queste parole di San Paolo, che io non aveva 
potuto mai ben capire: « Ecco io vi dico un mistero: risusciteremo ve- 
ramente tutti, ma non tutti saremo mutati ». Il mistero è solamente 
annunziato da San Paolo; io non lo vedo spiegato che da voi. Sapete 
che questa teoria con la quale voi stabilite che l'uomo si punisce o si 
ricompensa da sé, senza essere predestinato per il Cielo o per l'In- 
ferno, è una cosa in cui convengo benissimo? Non ho mai visto nulla 
di così soddisfacente; con questo ognuno si può toccare il polso da sé. 

Sig. Lanoue. Ed aggiungete che così si sa quale è la vita che con- 
duce al Cielo; la coscienza ne istruisce perfettamente bene. Noi siamo 
tutti, voglio parlare degli uomini di buona società come voi ed io, noi 
siamo tutti della gente abbastanza onesta esteriormente; se fossimo 
presi così, senza che ci si dimandasse conto dell'interiore, noi andrem- 
mo probabilmente al Cielo. 

Maestro Tessier. Non nel cielo di Fenelon, mi figuro. 

Sig. Lanoue. Gesù Cristo ci ha detto che vi sono più stanze nella 
casa di suo Padre; voi vedete bene, infatti, che vi hanno lassù tante 
dimore per quante affezioni vi sono, poiché sono queste che fanno la 
vita celeste. 

Maestro Tessier. Non mi aspettava ciò I l'altro mondo è così vario 
come questo; la sapienza creatrice non si ripete mai sulla terra, ed 
essa neppur si ripete nel mondo immateriale. Quanto é bello questo 
pensiero ! io avrò là il mio cielo, come sulla terra ho il mio orizzonte 
morale in cui sono chiuso. Infatti le diverse affezioni sono estranee 
le une alle altre, e solamente quelle che si somigliano fieuino un sol 
tutto. Essere estraneo l'uno all'altro si é non vedere nello stesso modo, 
si é vedere in un altro cielo. Dio buono, quanto questo é sublime I 
Quanto mi piace di viaggiare con voi, signor Lanoue, in cotesti spazi 
che veramente non sono immaginarti 

6 



82 

Sig, Lanoue. Sì, ma con queste belle escursioni noi dimentichiamo la 
vita che conduce al Cielo, e questo è Tessenziale; ascoltatemi dunque.... 

Maestro Tessier. Permettetemi di rimanere un momento in questa 
contemplazione che mi fa tanto bene. Voi non sapete, signor Lanoue, 
il bene che mi fa; voglio dirvelo. Tutte le nozioni che prima di voi 
mi avevano dato dell'altro mondo, erano cosi maravlgliose e incom- 
prensibili che invece di rendermi devoto, mi facevano girare il capo 
ogni volta che vi fissava il mio pensiero. Il- vostro maraviglioso, al 
contrario, è quasi intelligibile, il vostro invisibile è quasi naturale, e 
il pensiero rassicurato vi si avvicina. Insomma da credente d'imma- 
ginazione, quale si era, si diviene credente di ragione. Ma io sono una 
fontana, non di verità, ma di obbiezioni ; sapete voi che ne vedo un'al- 
tra, che la vostra teoria mi aiuta a distruggere, senza che sia obbh- 
gate di stancarvi ancora? 

Sig. Lanoue» Quale è dessa? 

Maestro Tessier, Quel che più di tutto spaventa i filosofi si è l'eter- 
nità delle pene. Essi non possono credere in Dio, perchè loro si dice 
che Dio punisce con una eternità di patimenti un momento d'oblio o 
di debolezza. 

Sig. Lanoue. Ebbene I Che pensate voi di ciò? 

Maestro Tessier, Io penso che la Misericordia Divina non può dare 
ad un essere un amore che egli non ha, senza servire questo essere 
suo malgrado; essa deve dunque lasciare i malvagi precipitarsi da se 
stessi nell'inferno; allora questi vi restano finché il loro amore non 
è mutato. Se l'amore dell'uomo fosse mutato da Dio, la vita dell'uomo 
cesserebbe, infatti, per l'annientamento della sua volontà. Renderlo 
felice con un amore che non è nei suoi desideri, si è distruggere il 
suo essere ; ed io sono sicuro che un diavolo ammesso nel Cielo, vi si 
troverebbe tanto a disagio, quanto un ghiottone che si facesse sedere 
alla tavola d'un trappista. 

Sig. Lanoue, Voi avete visto benissimo che l'amore, non potendo 
essere mutato, la pena che porta con sé dura quanto egli stesso; no- 
tate inoltre, passando, che le nostre idee relative di tempo spariscono 
nell'altra vita. Là non vi possono essere che le nozioni dell'eternità. 
L'altra vita è uno stato senza tempo; l'aspettazione d'una fine qualun- 
que non vi si può dunque presentare al pensiero. Un poeta ha detto 
che quando le ombre domandavano l'ora che era nell'inferno, una 
voce rispondeva loro: < L'eternità ». È sublime pei retori, ma è un non 
senso pei filosofi. 

Maestro Tessier. Ma, signor Lanoue, se un diavolo si pentisse^ suc- 
cedendo un altro amore al suo, egli salirebbe dunque al Cielo? 



83 

Sig. Lanoue. Questa vita è un luogo di prova; quando Tamore che 
deve fare la vita dell'uomo è una volta entrato in lui, non è più pos- 
sibile alcuna riformazione. É sulla terra che Tuomo si rigenera, si è 
qui che tutto si modifica. Lassù, tutto rimane, dopo però che Tuomo 
ha ben preso la sua determinazione; imperocché vi si spoglia ancora 
d'una qualche mescolanza del poco male che gli rimane e che gì' im- 
pedisce di salire, dei pochi scrupoli che conservava e che gì' impedi- 
vano d'essere sulla terra interamente diavolo. 

Maestro Tessier. Ma ciò è il purgatorio; e cotesta dottrina mi 
spiega queste parole cosi incomprensibili, o piuttosto cosi contradit- 
torie, del Vangelo: « A chi ha, saì^à dato; e a chi non ha, eziandio 
quel che egli ha gli sarà tolto ». Infatti, l'uomo buono acquisterà 
ancora più bontà, e il cattivo perderà fino l'apparenza del bene che 
egli fingeva di avere. 

Sig, Lanoue, Un purgatorio, stato di espiazione, è stato adottato 
in tutte le religioni con più o meno verità^ con più o meno abusi. In 
una dottrina che stabilisce che l'uomo stesso crea l'inferno e il cielo 
in sé, il purgatorio deve essere uno stato preparatorio, in cui é ne- 
cessario che egli passi all'uscire da questa vita. L'unione dell'uomo 
con Dio non può aver luogo in un momento; ci vuole una progres- 
sione necessaria per giungere a quel giusto equilibrio fra l'intelletto 
dell'uomo che vede, e l'amore che desidera. Ognuno porta con sé le 
sue inclinazioni; al momento della morte tutti gli uomini non sono 
ancora scellerati perfetti, o angeli d'innocenza. Bisogna discendere o 
salire ; ma quando questo é fatto, l'amore non é più suscettibile d'es- 
sere riformato; gli occorrerebbe un altro teatro; sarebbe ricominciare 
la creazione senza finirla mai. 

Maestro Tessier. Io ho perduto il mio povero padre, or sono alcuni 
anni; era un onestissimo uomo; ma, senza dubbio, aveva da sbaraz- 
zarsi di qualche cattiva lega prima di entrare diritto in Cielo. Biso- 
gna dunque nel mondo preparatorio che egli lavori tutto solo; le mie 
preghiere non possono dunque nulla per lui? 

Sig, Lanoue. La preghiera modifica colui dalle labbra del quale 
esce; essa ravvicina l'uomo al suo Autore; essa unisce e confonde i 
desideri dei cuori separati dalla distanza e dalla morte. Ecco come io 
intendo che le anime si rendono migliori; le une le altre si aiutano 
mutuamente a salire; ma credere che in favore d'una sollecitazione 
estranea Dio farà salire presso di Sé l'uomo che non si sarà elevato 
coi suoi propri sforzi, é una immaginazione mostruosa, che io non 
concepirò mai. Una lettera di raccomandazione che voi date ad un 
amico, lo farà ricevere con tutto l'onore dalla persona a cui voi lo in- 



84 

dirizzate; ma Dio può egli agire così? Sarà in grazia delle nostre sol- 
lecitazioni che egli muterà le sue leggi? Darà egli il premio della 
virtù a chi non ha fatto nulla per meritarlo; 

Maestro Tessier. Ma a che serve allora di rivolgersi ai Santi? 

Sig. Lanoue. Sulla terrà la verità e la virtù non si creano con de- 
creti reali e. a suon di tromba; esse stesse si fanno quel che sono. 
Nell'altra vita mi figuro che Dio riconosce per Santi, non già quelli 
che sono stati proclamati tali in un modo o neiraltro, ma bensì co- 
loro che si avvicinano più pienamente a Luì per un intero distacco 
da loro stessi. Non vi è altra causa di ascensione verso Dio. Spoglian- 
dosi della loro massa impura, i corpi pesanti si elevano dalla terra; 
distaccandosi da se stessi, gli spiriti salgono al Cielo. Mi figuro che i 
più vicini a Dio sono le anime buone, pie e tenere, che non hanno 
forse avuto neppure l'onore di avere un banco nella chiesa parrocchiale. 
Le loro virtù ignorate hanno ottenuto un onore egualmente ignorato. 
Se sono cotesti spiriti che voi volete prendere per vostri patroni, 
primieramente essi rifiuterebbero i vostri omaggi, dicendo che la glo- 
ria appartiene solamente a Dio. I vostri elogi li farebbero fuggire, 
perchè temerebbero, ricevendoli, d'avere un piccolo sentimento di sé 
a spese dell'abnegazione e dell'umiltà. In secondo luogo, come semplici 
intercessori che cosa possono essi fare? Essi non possono mutare le 
leggi supreme; non possono fare l'opera vostra, sarebbe un'assurdità; 
bisogna che voi stesso andiate ad attingere in Dio la vita divina, per- 
chè Dio è la sola sorgente d'amore. 

Maestro Tessier, Io aveva sempre udito dire che era meglio indi- 
rizzarsi a Dio che ai Santi; è il nostro amore dominante che fa 
tutto. Ma se il diavolo è laggiù nel suo amore dominante, in fede 
mia, egli vi è comodissimo; ha quel che desidera; cotesta non è una 
punizione. 

Sig, Lanoue. Noi riprenderemo questo soggetto un'altra volta; per 
ora è abbastanza. Voi non siete, io ben presuppongo, né abbastanza 
diavolo per andare diritto all' Inferno, né abbastanza puro per entrare 
senza contestazione in Paradiso. Se voi moriste ora e foste preso 
nello stato in cui vi siete messo, penso che sareste nel mondo inter- 
medio, di cui vi ho parlato dianzi. Io vi ci lascio per depurarvi. Co- 
testo mondo, maestro Tessier, è la vita in cui c'è una scelta da fare. 
Riflettendo bene alle leggi che lo governano, voi avrete sotto gli occhi 
1 doveri che v'impone la rigenerazione. Fatela dunque qui, aflSnchè 
essa sia interamente compiuta quando salirete lassù. 

Maestro Tessier. Ma poiché vi è ancora modo di correggersi, i pi- 
gri potrebbero dirvi che non è poi necessario d'affrettarsi tanto. 



85 

Siff, Lanoue, Chi sa che deve riformarsi è inescusabile dal momento 
che non lo fa; il suo solo rifiuto prova che gli manca Tamore. Se 
tarda di compiere la sua rigenerazione sotto pretesto che gli rimane 
ancora del tempo di avanzo, egli farà come quel libertino che rimette 
alla sua vecchiaia la Cura di correggersi; la vecchiaia viene e l'uomo 
rimane lo stesso. Quando si differisce di compiere il dovere che si co- 
nosce, si è colpevole. Vi sarà tempo di emendarsi, ma esso sarà per 
chi non ha potuto farlo in questa vita. Chi vi dirà che l'amore che 
voi soffocate qui non rinasca lassù con tali attrattive che voi non po- 
trete più resistervi? Ahimè! voi sarete lo stesso; ed io non vedo 
come Tabitudine presa quaggiù di cedere alle vostre passioni, vi da- 
rebbe forza lassù. Cominciate ad esercitarvi qui, e voi continuerete il 
combattimento della rigenerazione nel mondo intermedio. Ma se siete 
abbastanza neghittoso per differire, io non vedo molto come una pi- 
grizia che conoscete in voi, e che non osate combattere, darebbe tutto 
d'un tratto luogo ad una coraggiosa resistenza. Dio non farà miracoli 
a vostro favore; Egli vi darà tempo, ma non un'altr'anima. n pigro 
aspetta d'essere portato in un altro posto; ma Dio, che gli ha date 
le gambe affinchè vi si rechi da sé, lo lascerà nel luogo dove sarà 
rimasto. Bisogna che ognuno si faccia da sé la sua destinazione; e se 
conoscendo ciò, si differisce a domani d'occuparsene, il domani ci tro- 
verà con le medesime disposizioni. 

Maestro Tessier. È certissimo, sig. Lanoue; e per profittare delle 
vosj^re lezioni, voglio fin da oggi provare la riforma necessaria alla 
mia salute. 



DIALOGO SESTO 



L'uomo stesso si fa il suo cielo e il suo inferno. 

L'amore, facendo a se stesso il suo proprio destino, pareva bene al 
notare il mezzo meglio trovato di questo mondo per assolvere dal- 
l'accusa di capriccio o di tirannia i giudizi della Previdenza; ma, sic- 
come questo amore è soddisfatto tosto che ottiene quel che desidera, 
ripugnava a maestro Tessier di pensare che i diavoli non fossero pu- 
niti e non ottenessero nell'altra vita se non quel che essi stessi si 
erano proposto per iscopo dei loro sforzi. Questo problema lo preoc- 
cupava sif^ttamente che egli non potè immaginarsi che il sig. Lanoue 



86 

yenìsse mai a capo di risolverlo. L'amore, egli gli disse bruscamente, 
abbordandolo, non è forse la vita stessa dell' uomo? Non è desso per 
lui il solo elemento. Quando egli vi si trova, non è forse come il pe- 
sce nell'acqua? 

Sig, Lanoue. Senza dubbio, maestro Tessier; il fine a cui tendiamo 
è sempre quel che l'amore desidera; questo fine essendo incessante- 
mente presente al nostro pensiero e alla nostra affezione, si può dire 
che l'amore stesso costituisce la vita dell'uomo. Ora che cosa ne vo- 
lete inferire? 

Maestì'o Tessie7\ Ma il diavolo non è egli nel suo amore laggiù? 

Sig. Lanoue. Senza dubbio. Dio non può infondere ad un essere un 
amore diverso da quello che anima questo medesimo essere ; sarebbe 
distruggere la sua libertà. 

Maestro Tessier, Ma se il malvagio costituisce il suo inferno, e che 
egli vi sia nel suo amore, io non vedo, in fede mia, che sia da com- 
piangere; egli ha quel che ama. Oh, sig. Lanoue, guardate; a forza 
di voler fare un Cielo filosofico, voi perverrete a togliere allo scelle- 
rato il solo freno che egli possa averci Come lo persuaderete voi di 
evitare l'inferno, posto che egli vi sarà nel suo amore? Voi volete 
che l'uomo faccia egli stesso la sua propria sorte, che si punisca o si 
ricompensi; questo è aff'atto ragionevole, ma non è molto adattato a 
ritenere l'uomo vizioso. In verità, non credo che per la gente di que- 
sta risma si possa fare a meno dei carboni e dei calderoni. 

Sig. Lanoue. Io non adotterò mai la massima che faccia d'uopo 
ingannare gli uomini per dirigerli La verità è abbastanza bella per 
se stessa per indurli ad amarla; la sua assenza è uno stato abbastanza 
terribile per punire chi l'ha lasciata estinguere nel suo cuore. Credete 
voi che il fuoco dell'odio sia uno stato molto consolante? Cercate di 
provarlo durante un sol giorno con tutta la sua esasperazione, e voi 
vedrete se è un guanciale comodo per riposarvi il capo. Voi siete 
troppo poco malvagio per aver conosciuto l'invidia divorante: io non 
ve la desidero; voi non direste che con essa sareste comodissimo. 
Insensibile agli amplessi dell'amore, i reprobi sono consumati dal fuoco 
impuro che contamina l'immaginazione. Le tenebre dell'errore protervo 
sono là, invece della luce della verità; e un manicomio forse non vi 
parrebbe tanto orribile, quanto un inferno popolato di quegli esseri 
che non hanno mai provato i piaceri della verità. Mi vengono le ver- 
tigini al solo pensarvi Vedete voi là l'fmbizione delusa e che sogna 
un trono, che noti otterrà mai; la scienza che si pasce d'una gloria 
che svanì anche prima che l'uomo fosse morto; l'orgoglio che, sempre 
vano, non si corregge più; trovate voi questo Inferno molto attraente? 



87 

Maestro Tessier. Mi vengono i brividi. Qual compagnia voi mi mo- 
strate là! Chiudete cotesta cloaca, e parliamo della vita che conduce 
al Cielo. 

Sig. Lancme. È la mia volta di fermarvi. Vedete ora la causa del- 
l'eternità delle pene, che voi avete scorte. Andate dunque a persua- 
dere a siffatti diavoli di mutare la loro vita; essi si scagneranno addosso 
a voi come tante arpie. Essi sono là di loro pieno gradimento e non 
vogliono cedere. Voi credete che essi abbiano in orrore la loro vita; 
niente affatto: si è la vostra che odiano; tutti i tormenti non possono 
staccarli dal loro orrendo amore. Avete voi mai visto che le passioni 
che hanno rotto il freno della ragione abbiano potuto essere arrestate? 
Non c'è più verso: una volta oltrepassati i limiti della saggezza e 
della moderazione l'amor cieco non bada più a nulla. Le ferite più 
pungenti irritano lo sciagurato che è giunto a tal punto, invece dì 
farlo desistere; egli si scaglia come un animale ferito sul ferro che 
lo lacera. L'ostinazione nelle stesse cose che ci sono contrarie è una 
conseguenza dell'amore ribellato. Insomma, figuratevi quel che è la 
collera: ascolta forse essa mai ragione; cede essa alla coscienza? 
Quanto più sragiona e si fa del male, tanto più si ostina a farsene. 
In questo mondo la collera passa; ma nell'altro dura. 

Maestro Tessier. Tregua ai supplizi; grazia per me, se i dannati 
non ne vogliono. Senza aver bisogno d'un fuoco materiale voi mi fate 
tremare quando penso alla vita dei reprobi. Ho letto nondimeno in 
qualche parte che essi non ardono sempre ; vi è tregua nei loro sup- 
plizi. Non so se è dietro gli autori canonici che Milton dice che vi è 
del ghiaccio nell'inferno; ma ad ogni modo egli dipinge i diavoli inti- 
rizziti dal freddo uscendo dal fuoco infernale. Siccome questo tormento 
non mi fa tanto paura quanto l'altro, ditemi se esso esiste veramente. 

Sig. Lanoue, Quando l'egoismo e il libertinaggio ci divorano colle 
loro fiamme disordinate, e dinanzi a noi appariscono le immagini pure 
dell'affezione e della castità, succede immediatamente nell'anima no- 
stra una rivoluzione. Il nostro calore smoderato cede il posto a un 
sentimento che ci raffredda fino alla midolla delle ossa. Noi siamo 
tutto fuoco quando le nostre passioni ci trasportano; ma quando le 
immagini opposte si presentano alla nostra mente, noi siamo vera- 
mente di ghiaccio. La virtù ci pietrifica come la testa di Medusa. 
Cosi i dannati cessano d'esser divorati dagli ardori infami di tutti i 
sentimenti illeciti per sentire i brividi al pensiero così dolce di quelle 
affezioni che sole danno diletto all'esistenza. La vista d'una Messalina 
accende nei loro cuori una fiamma colpevole, e l'aspetto della bellezza 
virginale, adorna del pudore dell'innocenza, li rende insensibili. Essi 



88 

sono di fuoco per tatto quel che è orribile e nauseoso; è solamente 
dinanzi all'amor puro e alla virtù senza macchia che questo fuoco li 
abbandona. Essi si raffreddano come quei corpi senza vita, donde si 
è esalato il calore animale, emblema dell'amore. Hanno il calore della 
vita finché ardono, e non sentono più che un freddo mortale, quando 
le loro impure affezioni fanno luogo al ricordo di tutto quel che solo 
è degno di amore. 

Maestro Tessier. Oh, i mostrii Lasciamoli [là. [Il vostro inferno è 
troppo verosimile per non essere approvato da tutti. Non c'è nessuno 
che non conosca sulla terra di cotesti esseri diavoli, ardenti di tutti 
gli amori infami, e freddi come il marmo a tutti i sentimenti virtuosi. 
Rinfrescatemi ora con qualche rugiada celeste. 

Sig. Lanoue. Per venire nel Cielo, io dunque vi diceva che non vi 
è che un mezzo; esso consiste nell'essere interiormente quale si ap- 
parisce all'esterno, quando si vive discretamente bene. Fare del bene 
è il dovere dell'uomo in società; che questo dovere divenga amore 
ed eccoci subito nel Cielo. L'uomo, ottenendo dopo la morte quel che 
avrà amato, godrà la beatitudine che il dovere compiuto porta con sé; 
non é vero che è semplice una tal vita? Per fare il vostro dovere 
bisogna assolutamente costringervi un poco; orbene, se questa coer- 
cizione è volontaria e non ipocrita, eccovi nel Cielo ; voi fate la vostra 
felicità in questo mondo e nell'altro. Io non conosco un maggior sup- 
plizio che quello d'essere continuamente in contradizione con se stesso; 
e nullameno tale è lo stato degl'ipocriti L'amore invece non ha da 
sostenere questa lotta; esso è di fuori come di dentro ; esso non teme 
di lasciarsi sfuggire qualche parola che lo tradisca. È una corrente a 
cui fa d'uopo prima penosamente scavare un letto; ma dopo ciò, non 
c'è che lasciarlo andare. 

Maestro Tessier. Come voi mi esponete queste verità in due pa- 
role; è precisamente come lo disse Gesù Cristo: « Il mio giogo è 
dolce, e il mio carico leggiero ». Bisogna, in una parola, essere 
onest'uomo davvero, invece di contentarsi solamente di apparire tale. 
Così, non c'è lassù né ricompensa, né punizione; l'idea d'una ricom- 
pensa non eccita che l'interesse; quella della punizione non ritiene se 
non chi ha paura. L'amore libero, vera essenza dell'uomo, non ha 
nulla da fare lì. Vi sarà della felicità e della infelicità; è tutto sem- 
plice; ogni essere deve esistere secondo la sua natura. Ma se non si 
richiede che questo per andare al Cielo, non c'è dunque bisogno di 
digiuni e di astinenze. 

Sig. Lanoìie, La sobrietà e la temperanza sono delle raccomanda- 
zioni superflue per il rigenerato; egli saprà naturalmente quel che gli 



89 

conviene. Gesù Cristo ci ha insegnato a mortificare le nostre passioni. 
« Le parole che io vi dico, egli esclamava, sono spirito e vita; la 
carne non giova nulla >. 

Maestro Tessier, Egli ha detto anche che non è quel che entra 
nella bocca che contamina l'uomo, ma bensì quel che ne esce; ciò 
nullameno Gesù Cristo digiunava. 

8ig, Lanoue. Come noi stessi dobbiamo digiunare per dispogliare il 
vecchio uomo, per rivestire l'uomo rinovellato; il digiuno è l'astinenza 
da quel che ci consiglia il nostro egoismo naturale. 

Maestro Tessier. Non pertanto, non esiste egli un digiuno reale, 
riconosciuto da tutti gl'interpreti della Scrittura? 

Sig. Lanoue, U corpo ha bisogno qualche volta delle leggi dell'igiene 
affinchè la morale prenda in noi maggior forza. É una disciplina na- 
turale e non divina. Essa era praticata da alcuni savi dell'antichitli 
più istruiti di quel che noi noi siamo oggi circa i segreti della nostra 
duplice natura. L'anima si fortifica a spese del corpo, e questo, nel 
suo vigore, si oppone qualche volta alla chiarezza dell'intelletto. Non 
è già allora che si esce da un copioso pasto che il capo è più libero. 
Vi è nelle privazioni corporali una giusta economia della macchina; 
ma ciò non torna a vantaggio dello spirito se non quando la volontà 
è riformata. 

Maestro Tessier. E la confessione? 

Sig. Lanoue. Fa d'uopo, per rigenerarsi, confessare a Dio tutti i 
nostri falli; bisogna farne la confessione non per farglieli sapere, perchè 
Egli conosce tutto, ma per accusarcene scAza alcuna tergiversazione, 
senz' alcuna dissimulazione interna. Dopo bisogna pentirsene; senza il 
pentimento, non provando rammarico d'aver commesso il peccato, si 
è disposto a commetterlo ancora. 

Maestro Tessier. Ma la confessione al prete? 

Sig. Lanoue. Essa è puramente naturale. La confessione spirituale 
&tta a Dio è la sola essenziale; questo s'intende da sé. 

Maestro Tessier. Ma chi dà l'assoluzione? 

Sig. Lanoue. La coscienza; dessa è il migliore dei casisti; questa 
non inganna mai l'uomo che si rigenera. Infatti essa sola ci dice se 
ci pentiamo o no; essa ed essa sola per conseguenza sa se siamo in 
istato di grazia o se non vi «iamo. 

Maestro Tessier. Oh I quanto a questo voi avete ragione; non è già 
perchè un uomo avrà steso la mano sopra di me che io sarò dive- 
nuto bianco come la neve. Nessuno sa meglio di me se io penso a 
Dio, o se mi occupo di cattivi desideri. Questa coscienza che si as- 
solve da sé, sapete voi che è bello! Non temete che essa lo faccia 



90 

facilmente; se si dimenticano balordamente i propri falli, si è perchè 
non si ha coscienza; tosto che si ha una coscienza, essa si fa sentire; 
essendoché essa è più esigente degli uomini. Era molto comodo una 
volta di credersi puro come un angelo, perchè si aveva ricevuta l'as- 
soluzione. Ora, è vano dissimularselo, per non sentire il peso del de- 
litto bisogna veramente averlo deposto. Ma in questo modo non vi è 
dunque remissione de'peccati? 

Sig, Lanoue. Quello che noi chiamiamo così è T allontanamento del 
peccato. Quando l'abbiamo preso in avversione pare difatti che sia 
rimesso; ma voi vedete bene che non lo è realmente, poiché alla pros- 
sima occasione questo peccato può ricomparire. Affinché sia in realtà 
cancellato, bisogna cancellarlo noi stessi. 

Maestro Tessier. Ma in questa guisa non si ha bisogno di dottori, 
né si ha a temere di confondersi. È abbastanza chiaro: la coscienza 
del colpevole pronunzia la sentenza dentro di lui. Oh! se egli dice 
che non è vero, è un bugiardo; imperocché questa voce si fa udire a 
tutti quelli che lottano con se stessi. 

Sig, Lanoue. Voi dunque vedete bene quale è la via che conduce al 
Cielo; e per ritornare alla nostra tesi, quel che rende l'uomo felice 
sulla terra, lo rende egualmente beato nel Cielo. Dietro la felicità 
della virtù noi ci facciamo l'idea più giusta della felicità dei beati nel 
soggiorno che abitano. Il cuore umano vi è il medesimo come qui. 
Dio non lo impasta due volte; le metamorfosi sono solamente nelle 
favole. Fra Dio e l'uomo non vi è altro che l'uomo stesso; è l'uomo 
solo che si avvicina al suo Principio o se ne allontana. Dio non ci 
toglierà le nostre passioni impure per la sua misericordia, per farci 
entrare con Lui nel tabernacolo celeste; Egli ci lascerà la facoltà di 
annientarle. Se Egli s'immischiasse in questa opera, noi ci difende- 
remmo contro a Lui, noi ricalcheremmo nel fondo del cuore un amore 
che un altro tenterebbe di toglierci. 

Maestro Tessier. Io non dimenticherò per tutta la mia vita quel 
che voi mi avete detto; in verità se è così, non vedo che si abbia a 
temere la morte: l'ultimo giorno della nostra vita ne è il più bello. 

Sig. Lanoue. Solamente per l'uomo virtuoso. Se l'errore senza fine 
è il più orrendo supplizio ^er l'uomo che desidera di sapere, quanto la 
verità eterna, che risplende senza nubi cel Cielo, non deve ella esser 
grata agli occhi degni di contemplarla! Quel che noi vediamo quaggiù 
sotto dense ombre, si vede lassù in un vivo splendore. Se l'ammira- 
zione è uno dei più nobili godimenti dell'uomo, voi capirete quanto 
deve godere l'anima avida di conoscenze, trasportata alla sorgente di 
tutte le leggi, alla spiegazione di tutti i fenomeni! 



91 

Maestro Tessier. È buono pei dotti, ma per le buone anime? 

Sig. Lancme. Esse hanno per loro la gioia dell'innocenza, la più 
dolce di tutte le condizioni della vita. Questo godimento che quaggiù 
passa e tosto svanisce, lassù è permanente. Riposandosi nel seno 
di Dio, l'innocenza viene all'amore condotta dall'amore medesimo. Il 
suo Dio prega, per dir così, in essa; e quelle estasi dello spirito che 
crede di sentire come un'altra anima che anima la sua, essa le prova 
senza mescolanza e con una irresistibile voluttà; imperocché quest'altra 
anima che l'anima di sua vita, è Dio stesso. La semplicità del cuore, 
qual mezzo più bello per esser felice! 

Maestro Tessier, Non mi stupisco più che Gesù Cristo abbia detto 
che il Regno dei Cieli era per coloro che somigliano ai fanciulli. Tutti 
gli uomini, difatti, rimpiangono come il tempo più felice di lor vita 
quello in cui erano fanciulli, e per conseguenza nell'innocenza. Si è 
ben questo un Cielo a cui conviene un agnello per emblema. Voi, 
sig. Lanoue, vi rincontrate sempre con la Scrittura e con le figure 
emblematiche di cui io non capiva un ette. Fa bene d'istruirsi con 
voi; ma non vi sarà niente altro da fare lassù che ammirare ed 
amare? Senza dubbio sono questi i più dolci godimenti dell'uomo; ma 
prima del godimento mi pare che sia il dovere: l'uomo non si riposa 
se non dopo aver lavorato. Qual potrà mai essere il lavoro degli spi- 
riti beati ? Non sarà certo di cantare continuamente dei cantici; un'ora 
di cotesta vita darebbe la nausea. 

Sig, Lanoue. Quale è il vostro lavoro, maestro Tessier? Voi senza 
dubbio non vi figurerete che sia d'ammucchiar delle carte. Il vero la- 
voro è quello del vostro intelletto che le vostre mani eseguiscono, e 
ciò aljo scopo dell'amore che vi guida. È per voi, per la vostra fa- 
miglia che le vostre braccia sono in movimento; ma se non vi fosse 
materia per occuparle non vi sarebbe egli azione nelle fecoltà morali 
che le impiegano? Vivreste voi senza le vostre affezioni e i vostri 
pensieri? 

Maestro Tessier. No, perbacco; gli Angeli debbono vivere, debbono 
agire egualmente, quantunque manchi loro la materia. 

Sig. Lanoue. Essi s'insinuano nelle affezioni virtuose che sentiamo 
in noi, e che ci rendono migliori; essi coltivano l'anima umana come 
la pianta che deve dare dei frutti per l'immortalità. Essi vivono d'un 
amore ricevuto e comunicato. 

Maestro Tessier. Preferisco ciò, piuttosto che vederli spingere delle 
comete e dei pianeti, come ci si diceva una volta. Oh I Dio mio, quanto 
si era citrulli con cotesti paradisi! Ma ditemi dunque, ci riconosce- 
remo lassù, ci vedremo, ci rincontreremo? 



92 

Sig, Lanoue. Il vostro pensiero riconosce le persone coji le quali 
voi simpatizzate. Esse vi sono sempre presenti; gli altri, sebbene vi- 
cini a voi, non si presentano mai agli occhi del vostro pensiero. Pu6 
egli essere altrimenti lassù. Il pensiero ha forse due leggi, il Crea- 
tore due misure diverse? I viaggi della nostra intelligenza quaggiù ci 
figurano quelli delle nostre anime lassù. Noi ci £sicciamo sulla terra 
col pensiero una patria di elezione; perderemmo noi per avventura 
questo privilegio nell'impero stesso del pensiero affrancato dalle leggi 
del corpo, allorché saremo precisamente associati a coloro che ci so- 
migliano? 

Maestro Tessier. Ma dove saremo noi? Come è fette l'altro mondo? 

Sig. Lanotte. Dove siamo noi quando ci abbandoniamo al volo del 
pensiero? Da pertutto e in nessun luogo, poiché siamo fuori del tempo 
e dello spazio; da pertutto per l'anima, in nessun luogo per l'organo 
corporale. Che vedremo noi? Possiamo noi vedere altro che la mani- 
festazione dei nostri sentimenti e delle nostre idee? La natura sog- 
getta alle leggi dell'Onnipotente ci mostra forse altro che il pensiero 
di Lui manifestato? Le nostre città, i nostri monumenti, le nostre 
arti che altro sono se non il nostro amore e la nostra intelligenza 
che hanno preso una forma? Queste forme sono fisse quaggiù, perché 
sono identificate con la materia; esse sono in certo modo istantanee 
e spontanee lassù, perché sono fuori del tempo e dello spazio. In quali 
rapporti saremo noi? dappoiché, infine, ecco dove fa capo la vostra 
domanda. Noi saremo nei rapporti che stabiliscono fin da ora per noi 
il pensiero e l'affezione. Questi rapporti hanno una manifestazione ma- 
teriale qui, e puramente spirituale lassù. 

Maestro Tessier. Ohi ma mi gira il capol Diamine, voi andate più 
lontano di tutti i poemi e di tutti 1 trattati di filosofia. Ma infine io 
vengo all'essenziale: Se saremo ancora suscettibili di amare, ci riu- 
niremo ancora di nuovo a coloro che abbiamo amato? Quando una 
moglie lascia suo marito per l'altro mondo, essa non manca di dirgli: 
« Ti aspetterò ». Che ne dite voi di questa aspettazione? Vi sono dei 
matrimoni nel Cielo? Questo, affé, sarebbe curioso! Eppure mi rincre- 
scerebbe di dire a dei buoni sposi che s'illudono. Se questa é una il- 
lusione, non bisogna distruggerla. 

Sig. Lanoue. È raro che le speranze del cuore siano chimere; sono 
istinti a distanza che presentano quel che é .realmente, molto meglio 
di quel che non fenno le nostre meschine facezie. Quel che innanzi 
tutto costituisce l'uomo e la donna sono, come abbiamo veduto, le 
facoltà morali, il cui accordo forma un tutto armonico, e delle quali 
l'uno possiede sempre in più quel che l'altra ha in meno. Le affé- 



93 

zioni generose della donna avranno bisogno, come quaggiù, dei pen- 
sieri sublimi dell'uomo per essere rettificate. L'uomo avrà bisogno di 
riscaldare la sua anima dell'amore d'una sposa. Ricominciando un'altra 
esistenza noi non perderemo, io mi figuro, altro che le illusioni della 
prima, conservandone i sentimenti. Due cuori bene uniti non ne fanno 
che uno. Non vi è tempo per l'anima. Perchè ì'amor puro finirebbe egli 
nell'uomo, se l'amore emanato da Dio è quello che comincia e compie 
la creazione? Non vi è delitto nell'amore; esso è innocente dinanzi a 
Dio, e Dio senza dubbio deve conservarlo. Per -estinguersi bisognerebbe 
che l'anima cessasse di essere; ma essa non può finire, come non può 
essere senza amore. 

Maestro Tessier, Dio mio! quanto è soave, sig. Lanoue, quanto è te- 
nero! Guardate, credo che sia perchè sono marito che io sono così, ma 
questo mi penetra fino in fondo del cuore. Cotesto amore che osa 
ardere ancora dinanzi a Dio! quanto è bello e consolante! E Dio che 
approva ciò, e che dice all'uomo: Tu hai amato sulla terra, la tua 
ricompensa sarà d'amare oltre la tomba ! Si è dinanzi all'altare che si 
sposa; Dio preso così a testimonio non deve dunque veder male che 
si ristringa un'unione formata sotto i suoi auspici. 

Sig. Lanoue. Perchè questo amore accompagnerebbe sempre il de- 
siderio di sopravvivere a se stesso nella memoria della persona amata? 
Due giovani cuori si promettono d'essere uniti per sempre! L'inde- 
cenza dei nostri costumi si beffa di queste promesse; ma esse sono 
nella natura, poiché l'uomo ne abusa. Date all'uomo tutte le voluttà, 
egli se ne stancherà ben presto; nel Cielo stesso la sua felicità gli 
strapperà un sospiro. Se ama, egli è soddisfatto. È il solo piacere di 
cui non si è mai stufo; è il solo bisogno che non porta con sé la 
sazietà. 

Maestro Tessier. Ma, sig. Lanoue, voi parlate come Virginia, quando 
essa invita il suo caro Paolo ad amori senza fine. Gli amori nella 
bocca di Virginia quanto devono essere dolci e casti! Ah! veramente 
è più bello lassù che qui. L'amore ivi è la religione. Sig. Lanoue, 
non ci siete che voi che mi abbiate ancora detto ciò. Io non so in 
verità dove voi andate a prendere cotesto idee, ma vi sono più cose 
nuove in tutto quel che mi avete detto, che in tutto quel che io ho 
letto da venti anni. Ma Gesù Cristo ci dice formalmente che non vi 
saranno matrimoni nel Cielo: questo è positivo. 

Sig. Lanoue. Voi sapete che vi è nella Scrittura un senso spiri- 
tuale, che dal principio alla fine le fa dire tutt'altro che quel che 
essa dice in apparenza. Non sarà più possibile nel cielo altro connubio 
fra la volontà e l'intelletto dell'uomo, come voi avete visto, quando 



94 

abbiamo detto che non sarà più possibile altra riforma. Ora voi vi 
ricordate che l'intelletto è Tuomo o lo sposo; che la volontà è la 
donna o la sposa. 

Maestro Tessier. Non è troppo tirato pei capelli? 

Sig, Lanoue, Quando vi sarete familiarizzato con la Scrittura e col 
senso simbolico di cui vi ho dato alcuni esempi, questo vi sembrerà 
tanto chiaro quanto la luce del giorno. Voi vedrete che per il matri- 
monio di cui parla Gesù Cristo non potevano essere intese le nostre 
nozze naturali, come per il Cielo e la terra di cui parla Moisè non 
potevano essere intesi il globo terrestre e il firmamento. Una volta 
ammesso il senso spirituale, bisogna assolutamente che ogni cosa si 
spieghi per esso; voi non avete il dritto d'invocarlo qui, e di preten- 
dere di fame a meno altrove. 

Maestro Tessier, Ma coteste condizioni di vita suppongono delle 
relazioni che le accompagnano, degli oggetti, delle forme. Quali sono 
questi oggetti? Voi vi rammentate di quella facezia di Scarron, che 
rappresenta negl'Elisi l'ombra d'un cocchiere, che con l'ombra d'una 
spazzola fregava l'ombra d'una carrozza. 

Sig, Lanoue, La nostra esistenza futura non può essere un'astra- 
zione metafisica. Bisogna che vi siano dello forme apprezzabili di vita, 
delle immagini sostanziali delle nostre affezioni e dei nostri pensieri; 
senza di che, l'altra vita sarebbe una chimera; e la vita che Dio si 
è riservata, quella in cui Egli si manifesta non può essere un'illu- 
sione. La natura, sempre conforme a se medesima, e la quale non fa 
nulla per salti e per sbalzi, non può essere lassù se non esattamente 
conforme a quel che essa è qui; solamente invece d'essere materiale, 
essa è viva. Quando noi entriamo in uno stato vicino all'esistenza 
immateriale, voglio dire nel sonno, che i poeti hanno precisamente 
chiamato il fratello della morte, forsechè non vediamo cogli occhi del 
pensiero un mondo popolato di forme? 

Maestro Tessier. Ma è la memoria che ne riproduce coteste forme; 
infatti non si percepisce altro fuorché quel che si è visto prima. 

Sig, Lanoue, Dite piuttosto che non si percepisce nulla di quel che 
non esiste. Tutto quel che vi vedete è conforme a quel che l'esistenza 
vi ha fatto conoscere; ma chi vi dirà che vi siano altre cose nel mondo 
tipo che delle figure e degli emblemi di questo? Il Creatore senza 
dubbio ha creato solamente una volta e per i due mondi. La me- 
moria partorisce tanto poco queste forme, che vi sono degli stati di 
sonno, come quello del sonnambolismo provocato, in cui la memoria delle 
impressioni ricevute nello stato di veglia è affatto tolta; altri stati, 
invece, non offrono all'uomo desto il modo di ritornare sopra quel 



95 

che è avvenuto nelF assopimento corporale. Vi è un sonno cosi poco 
legato al passato, che esso si slancia nell'avvenire; tutta T antichità 
ne offre degli esempì. Quando 1* anima è distaccata dal corpo essa 
ahita la patria immateriale, e passeggia nel mezzo di forme e di so- 
stanze, le quali, henchò passeggiere, non sono meno reali La durata 
non muta la cosa. 

Maestro Tessier, Cosi l'altra vita sarehbe un sogno I È un poco 
triste. 

Sig. Lanoue. Rassicuratevi: se lo stato di sogno fosse il nostro 
stato abituale, chi ci direbbe che esiste per noi uno stato diverso di 
percezione? L'altra vita sarà un'estasi, una visione, un sogno: è lo 
stato eterno della vita; quello in cui siamo è solamente accidentale. 
Discutere dell'evidenza che risulta da questi due stati, sarebbe di- 
scutere in vano. Noi non conosciamo tutte le specie di sogni. Ve ne 
sono di quelli le cui sensazioni confuse, imbrogliate, sono una specie 
di sbalordimento; ve ne sono altri in cui i sensi, profondamente as- 
sopiti, permettono all'anima di distinguere nettamente le sue perce- 
zioni e di sentirsi scaldata da un amore e illuminata da una verità 
che nella vita ordinaria dei sensi essa neppur sospettava. I sogni che 
si avvicinano all'esistenza spirituale possono dunque ajutarci a com- 
prenderla; forse questo è il modo universale di esistenza, il modo pri- 
mitivo della vita umana, a cui riveniamo imperfettamente nell'asso- 
pimento corporale; le nostre incomplete sensazioni del sogno ci met- 
terebbero cosi sulle tracce di cotesta esistenza senza rappresentarcela 
completamente. Allora si comprendono gli oggetti immateriali, i corpi 
spirituali, le scene che avvengono in un'apparenza di spazio e che 
riuniscono in un punto le successioni del tempo. Un sogno che avesse 
per base Tinfìnità e l'eternità potrebbe .bene non essere una cosa 
vana. La realtà assoluta, universale, ne sarebbe invece il carattere. 

Maestro Tessier. Non intendo molto chiaramente, ma difatti come 
intendere nello stato di veglia quel che il sonno solamente ci ha fatto 
vedere! 

Sig. Lanotie. Spogliatevi di quel pregiudizio che fe considerare lo 
stato di sogno come un'impressione vana; essa è un'esistenza affatto 
particolare, che ha le sue leggi come quelle della veglia. I nostri mo- 
derni fflosoff non hanno ancora prestato la loro attenzione a questi 
fenomeni; ma gli antichi, che vi erano più attenti, riguardavano ge- 
neralmente i sogni come impressioni risultanti spessissimo volte da 
uno stato spirituale. Omero, interprete dei sentimenti del suo tempo, 
dice che essi discendono da Giove. I profeti erano avvertiti in sogno. 
Una natura simile alla natura esteriore ci segue e ci circonda in quelle 



96 

escursioni del nostro spirito che noi chiamiamo sogni; essa ne seguirà 
e ne circonderà egualmente nelle percezioni dell'esistenza spirituale, 
nella quale entreremo dopo la morte. Per decidere della natura delle 
sostanze che allora si presentano alla nostra mente si richiede un esame 
che non è di competenza dei nostri cinque sensi. La parola sogno è 
una parola generica che ne comprende sotto di so parecchie specie 
differenti: il nostro sonno ne è una, la vita futura ne è un'altra; la 
prima avviene nel tempo, la seconda appartiene aireternità. 

Maestro Tessier. C'è da rompersi il capo tutta la vita a intendere 
ciò nettamente, senza poterne venire a capo; ma la cosa esiste, il modo 
e il come l'ignoro. 

Sig, Lanoue, Per profittare delle nozioni che avete ora acquistato, 
voi sapete quel che vi resta a fare. La conoscenza dei misteri vi è 
inutile, n Cielo, voi dicevate, è un hene facile a guadagnare; un solo 
precetto è la via che vi conduce. Voi non avete hisogno di tanti libri 
per assicurarvi della felicità celeste; voi non avete bisogno di tener 
dietro a tutte le critiche, tremando ogni giorno che non apparisca un 
libro che faccia sparire il paradiso. Questo paradiso è in voi, se vo- 
lete, e dipende da voi di non più perderlo. Non dipende dalle scoperte 
più meno speciose dell'incredulo. Giammai alcun incredulo vi pro- 
verà che voi non sarete francamente e sinceramente rigenerato, se 
voi volete esserlo. Giammai l'uomo che passa come l'ombra, vi to- 
glierà la speranza dell'altra vita. Voi possedete una teoria morale 
che può bastarvi. Siete convinto che non si può essere onest'uomo 
senza religione. Vi siete dimostrata la verità fondamentale del Cri- 
stianesimo; voi ne trovate in voi medesimo una prova per dir così 
intrinseca; la vostra esperienza vi dimostra che voi siete nel male, 
che la sola redenzione vi conduce al bene. Con queste prove voi di- 
struggete tutte le critiche di dettaglio. Per voi, il Cristianesimo, con- 
siderato come un fatto morale che ha la sua origine e le sue prove 
nella coscienza, è una cosa vera, che non avete bisogno di vedere 
attestata dagli uomini dei tempi passati; infatti esso è per voi come 
se fosse avvenuto jeri. Guardatevi ora di. obbedire semplicemente ad 
una vana curiosità; voi avete tutto quello che vi occorre per essere 
un cittadino utile; vorreste voi cambiar questa parte con quella d*nn 
puntiglioso sofista, più sollecito di sapere che di praticare? Non è 
quel che si sa che ne rende migliori, gli ò quel che si fa in consi- 
derazione del bene generale. Anche il diavolo ha senza dubbio della 
scienza, ha dell'intelligenza; ò egli forse più innanzi per la conoscenza 
di quei misteri che ignora l'uomo semplice, ma dotato di buona vo- 
lontà? 



97 

La vostra obbiezione generale circa le cose incomprensibili del Libro 
sacro è in parte distrutta; che volete di più? Voi potete riposarvi sopra 
un senso emblematico di una grande profondità rispetto a quelle cose 
che voi non intendete letteralmente. Non è ciò forse abbastanza per 
calmare i brontolamenti della vostra intelligenza? Dove vi condurrebbe 
una investigazione vana? Notate bene questo: il vero amore riposa in 
pace nel seno della Provvidenza. Lo spirito delle tenebre, di cui vi 
ho citato r esempio, è rappresentato nell'Evangelo come errante in 
luoghi alti senza trovare mai riposo; questi luoghi alti, mio vicino, 
sono quelle cose intellettuali che voi volete scrutare ad ogni costo, 
mentre avete già tutto quel che vi bisogna per essere buono e felice. 
Voi mi direte che basta che scorgiate un mistero nel Libro saero 
per risvegliare tutte le vostre incertezze. Badate, dicendo ciò, di non 
mentire a voi stesso. Voi siete circondato dai fenomeni della natura 
esteriore egualmente incomprensibili, e voi non ve ne rompete il capo. 
Sapete, in grosso, che le sono cose che i dotti più che voi spiegano 
benissimo; voi vi riposate sopra i loro sistemi ingegnosi, senza ten- 
tare di penetrarvi con le vostre proprie forze. Non vi basta dunque 
di sapere che le pretese assurdità del Libro sacro sono state spie- 
gate anche con soddisfazione della ragione da persone più capaci di 
voi? Perchè dunque ve ne tormentereste? La vostra salute non di- 
pende dall'idea che vi sarete formata di questi misteri, ma bensì dal- 
l'applicazione che avrete fatto in questa vita del principio fondamen- 
tale che voi fin da ora intendete così bene. Voi siete per vostra pro- 
pria confessione nel male; riformatevi dunque coi soccorsi che vi offre 
l'Evangelo. Consentite a ignorare, poiché è la sorte dell* umanità; limi- 
tatevi ad amare e pregare, poiché questo si può far sempre, quando 
si vuole. Pregate, maestro Tessier; la preghiera vi eleva a Dio e vi 
rigenera per questa stessat elevazione. La religione deve entrare nella 
mente mediante le prove della ragione, ma essa non può entrare nel 
cuore se non per la grazia Divina. Quel che la religione v'insegna 
di Dio si é che Egli é venuto a salvare l'uomo per la sua miseri- 
cordia. Abbiate dunque ricorso a lei. La fede sola é inutile per la 
salute. Non prendete la vostra immaginazione per il vostro cuore; 
dopo che avete acquistato della religione una conoscenza fondata, fa- 
tene un sentimento. Non vi é che il sentimento che non vacilla mai: 
l'uomo si può appassionare per la verità; ma questa passione non è 
legittima se non quando veniamo per essa all'amore. Pregate; e da 
questo istante non sarete più solo. 

Una volta avreste risposto a chi vi avesse raccomandata la pre- 
ghiera, che Dio ha provveduto a tutto quel che vi é necessario, e 

6 



98 

che domandargli qualche cosa di più sarehhe invitarlo a turbare per 
voi l'ordine stabilito dalla Sua Sapienza. Voi sapete ora che, pregan- 
dolo, voi l'impegnate invece a ristabilire l'ordine turbato; voi Lo pre- 
gate, non per domandargli quel che passa, quel vi darebbe nuovi 
motivi per attaccarvi a voi stesso, ma Lo pregate per implorare il 
soccorso che vi è necessario per liberarvi dalle vostre passioni. In una 
religiosa adorazione supplicatelo di distruggere in voi l'uomo vecchio, 
di ristabilire nel vostro cuore la Sua immagine offuscata; e quando 
voi, amico mio, sarete l'immagine di Dìo sulla terra, quando sarete 
giusto e benevolo come Lui, il vostro cuore sarà abbastanza pieno di 
sentimenti d'amore per non più investigare avidamente i misteri del- 
l'intelligenza. 

Riconoscete dinanzi al vostro Rigeneratore che voi siete un povero 
malato; confessategli quelle basse inclinazioni che si nascondono nei ri- 
postigli del vostro cuore; mettete ai suoi piedi quelle idee vane di cui si 
pasce la vostra falsa immaginazione; o piuttosto limitatevi a ripetere 
la sublime preghiera che Egli stesso ci ha insegnato. Chiamandolo nch- 
Siro Padre, ricordatevi che con ciò voi dichiarate che tutti gli uo- 
mini sono vostri fratelli; dicendogli che il suo Regno venga, voi de- 
siderate nientemeno che il sincero stabilimento nel vostro cuore della 
legge evangelica; facendo voto che la Siba volontà sia fatta, voi con- 
fessate che la vostra è pervertita, e che avete bisogno che la vita 
Divina sia la vostra; domandandogli il vostro pane qiwtidiano, voi 
implorate l'alimento celeste dello spirito, cioè l'amor puro e disinte- 
ressato; finalmente quando voi sollecitate il Suo soccorso contro le 
tentazioni, voi riconoscete la vostra corruzione, il vostro cuore sempre 
disposto a chiudersi all'emozioni pure e disinteressate, la vostra in- 
telligenza sempi*e pronta a lasciarsi sedurre da suggestioni vane. 

Il signor Lanoue fini di parlare. Maestro Tessier che lo riguardava 
in un profondo silenzio, si raccolse in sé. Un momento volle provare 
di farsi udire, ma la parola gli spirò sulle labbra. Egli sarebbe ri- 
masto lungo tempo in quello stato, se qualcuno non fosse entrato im- 
provvisamente nello studio del sig. Lanoue. Il notare, tutto penetrato 
di quel che aveva udito, ebbe appena il tempo di salutare il maestro 
di suo figlio, che in questa occasione era stato il suo, e si ritirò 
senza dir verbo. 



99 



DIALOGO SETTIMO 



Teorie delle forme spirituali. 

Maestro Tessier erasene tornato più che mai soddisfatto delle spie- 
gazioni che gli erano state date sull'altro mondo; ciò nullameno, tosto 
che fu solo, cercando di farsi un'idea precisa di quest'altro mondo 
e non potendo riuscirvi, la sua fede svanì in un batter d'occhio. Il 
sentimento richiamava in lui la religione, ma il perchè e il come la 
distruggevano un momento dopo. Se n'era andato con la buona riso- 
luzione di non fare più in avvenire nuove domande. Ma, riavutosi un 
poco dall'impressione che gli avevano cagionata le ultime parole del 
sig. Lanoue, egli non mancò di venire nuovamente da lui. A misura 
che mi parlavate, egli gli disse, nell'esortazione veramente cristiana 
che mi avete fatto, accomiatandomi, io mi acquietava alle vostre ra- 
gioni; sentiva anche una specie di rimorso interiore alla sola idea di 
combatterle. Ma io non posso più rimanere in questo stato di perples- 
sità in cui sono. Ponendomi la mano sulla coscienza, io dico a me 
stesso: Vi è un altro mondo; ma quando lo cerco col pensiero, non 
sapendo dove metterlo, non sapendo quale idea debbo attaccare alle 
forme ed alle sostanze spirituali, tutto si dissipa come in un fumo. 

Sig, Lanoibe, Il vostro pensiero esiste, e pur tuttavia voi non 
sapete dove metterlo; il che prova che esso è immateriale. Per esso 
non vi è tempo né spazio. Cosi è l'altro mondo; esso non è limitato 
dall'estensione nò dalla durata. Quanto alle forme, esse sono evi- 
dentemente nel vostro pensiero; perchè dunque non sarebbero anche 
nel mondo spirituale, patria del pensiero? 

Maestro Tessier, Approvo molto questa astrazione dal tempo e dallo 
spazio, che impedisce di dare un luogo fìsso e un tempo preciso alla 
vita immateriale. Cotesta vita è uno stato come il pensiero, e non 
v'ha per l'essere pensante, affrancato dalle condizioni corporali, che 
mutazioni di stato, invece di quelle impressioni esterne che affettano 
solamente i sensi. Quanto più si riflette sopra questa idea, tanto più 
si trova profonda. Quando io ero fanciullo mi si diceva che l'inferno 
era sotto i miei piedi e il Cielo al disopra di me. Non appena il mio 



100 

maestro di scuola mi ebbe insegnato che la terra era rotonda e il 
cielo popolato di soli e di pianeti, io non credetti più al paradiso né 
airinferno, perchè trovando il posto preso, non sapeva più dove met- 
terli. La vostra teoria che concepisce fuori del tempo e dello spazio 
il mondo immateriale, come un universo accessibile al pensiero, quan- 
tunque invisibile ai sensi, risponde perfettamente a tutte le critiche 
relative al posto dei luoghi di delìzie o di miserie che ci attendono 
dopo la morte. Nonpertanto tutte le nostre sensazioni forniscono al 
nostro intelletto delle nozioni prese dal tempo e dallo spazio; come 
volete voi che s'immagini qualche cosa fuori di essi? 

Sig, Lahoue, Io non voglio che si concepisca qualche cosa fuori di 
essi, paragonandoli ad essi, ma bensì separandoU; così, per esempio, 
io non arriverò mai a farmi Videa dell'infinito, aggiungendo un luogo 
ad un altro; quella dell' eternità, aggiungendo un tempo a un altro 
tempo, ma vi perverrò pensando alle mie impressioni indipendente- 
mente dal tempo che le misura e dalla scena che le circoscrive. Sup- 
poniamo, per esempio, che noi due fossimo sulla riva del mare, e che 
la nostra immaginazione lasci quelli scogli che ci circondano per slan- 
ciarsi negli spazi che i nostri occhi non vedono. Le ore passano nella 
nostra conversazione senza che noi ci accorgiamo del loro corso. Le 
nostre impressioni sono delle mutazioni di stato del nostro spirito, 
che non hanno nulla di comune con le nozioni di tempo e di spazio. 
Se noi fossimo presi tutti due dalla morte nello stato in cui si trova 
il nostro pensiero, è chiaro che le nostre anime sarebbero là dove è 
il nostro pensiero, e non sopra quegli scogli come il nostro corpo; è 
evidente del pari che le ore non lascerebbero traccia della loro suc- 
cessione, come esse non ne lasciano attualmente nell'escursioni che fa 
il nostro pensiero. Se non vi fosse movimento nelle cose sensibili, noi 
non avremmo veruna idea della durata, e il tempo non esisterebbe. 
Se pur qualche cosa allora ce ne potesse dare la percezione,' sarebbe 
la successione delle nostre idee, e queste non essendo fisse, trasci- 
nandosi nel dolore e precipitandosi nella gioja, noi avremmo veramente, 
invece del tempo, delle mutazioni di stato. Se, da un'altra parte, go- 
dessimo, invece della vista materiale, la vista spirituale, noi saremmo 
liberati per essa dalle impressioni risultanti dallo spazio; esso sarebbe 
per noi penetrabile, e noi vedremmo istantaneamente cogli occhi del- 
l'uomo spirituale quel che vediamo ora cogli occhi del pensiero. 

Maestro Tessier, Questo è più che verosimile. La nostra esistenza 
interiore ci dimostra chiaramente i modi di percezione della vista spi- 
rituale liberata dalle condizioni della materia. Senza il movimento ap- 
parente del sole non vi sarebbero orologi, e tuttavia l'essere pensante 



101 

esisterebbe sempre. Ci vuol dello spazio al mio corpo per camminare 
o sedersi; non ne fa bisogno per la mia anima. Quale universo ci apre 
questa prospettiva! Vi sono degli stati, e non dei luoghi e dei tempi 
per l'anima, è incontestabile. Ma quanto alle forme, è un'altra cosa. 
Guardate, sìg. Lanoue, quando io voglio farmi un'idea d'una forma 
che non ha materia, quando voglio mettere questa forma in un luogo 
che non è un luogo, in un'estensione che non ha estensione, il capo 
mi gira a dirittura. Le forme dell'altro mondo mi pare che siano 
state inventate dalla debolezza umana, che non può rappresentarsi 
niente senza figura. Una prova evidente di ciò si è la forma che il 
volgo dà al Diavolo. Sicuramente è una invenzione; non c'è alcun uomo 
savio che non si beffa della forma del Diavolo, immaginata di certo 
per far paura ai bimbi. Nonostante badate, sig. Lanoue, che pure 
ci vuole una forma per il Diavolo, senza di che, alcun essere del mondo 
spirituale ha la prerogativa di averne. Non è senza dubbio per far 
paura, poiché nessuno si può riformare per timore; a che dunque 
questo spauracchio del Diavolo? 

Sig. Lanoue, La forma nel nostro pensiero è il nostro pensiero; 
notate bene questo, e il pensiero è la vista interna dell'anima. Ora 
la forma essendo sempre l'indizio, l'effigie d'una qualità morale, il 
male che è negli spiriti infernali ce li fa apparire agli occhi dell'anima 
sotto forme orribili. Il vizio è una irregolarità, e la bruttezza n'è 
necessariamente l'espressione. Noi non possiamo percepire cogli occhi 
dello spirito nulla che non abbia una forma, come parimente senza 
forma nulla possiamo vedere cogli occhi del corpo. 

Maestro Tessier. Ma questo è ancora più profondo di tutto quel che 
mi avete spiegato. 

Sig.*Lanoue, Per designare il vizio noi stessi diciamo nel linguaggio 
usuale che esso è deforme; che il delitto è una cosa mostruosa; voi 
vedete bene che un essere diabolico è per la stessa ragione mo- 
struoso. 

Maestro Tessier. Ma cotesto le son figure di stile. 

Sig. Lanoue. Quel che è vero per il pensiero è vero d'una verità 
assoluta; lo stile esprime quel che il pensiero vede. Il mondo creato 
da Dio è l'ordine, quello che il Diavolo scompiglia è il disordine; per- 
dendo le sue parti armoniche il disordine diviene orrendo. Non è pos- 
sibile che le Furie siano belle, e che la Discordia abbia una fisionomia 
attraente. 

Maestro Tessier! Ma vi sono nonostante delle bruttissime persone 
che sono buone; ve ne ha per l'opposto altre d'una maravigliosa bel- 
ìezzsL, e che sono furie che io non vorrei vedere dietro di me. 



102 

Sig, Lanoue, Cosi voi vedete come la natura fìsica inganna. La natura 
immateriale non inganna così. Un padre ed una madre brutti come satiri 
hanno dato delle sconcie fattezze a quest'anima che si è riformata, e che 
è divenuta un'altra Santa Teresa. Un'altra al contrario ha ricevuto dalla 
natura, per leggi di generazione e di trasmissione che ci sono ignote, un 
volto che innamora; sono le sembianze d'un angelo, ma la mancanza di 
qualsia»i riforma, lasciando questa persona obbedire alle sue inclinazioni 
naturali, non ci perixiette più di scorgere in lei che una Megèra o una Ti- 
sifone. Nel mondo spirituale, dove non c'è ipocrisia, tutto quel che è 
riformato è bello; tutto quel che non lo è, è brutto. Ecco perchè il pen- 
siero comune si figura gli Angeli come tutto quel che si può imma- 
ginare di più incantevole per le grazie esteriori, l'espressione dell'anima; 
e si rappresenta per l'opposto i diavoli come tutto quel che vi è di 
più spaventevole. Una maga chiamata Circe fece vedere ad Ulisse 
che l'uomo che si degrada per i suoi vizi somiglia alle bestie. Il bello 
nel mondo spirituale, dove ogni cosa è al suo posto, è la forma del 
buono, e la bruttezza è quella del vizio. La mitologia fingeva che gli 
uomini erano sempre trasformati in quegli animali coi quali avevano 
maggior somiglianza. L'inferno di tutti i popoli è sempre stato po- 
polato di serpenti, di rospi, d'animali orridi d'ogni specie. Dante che 
ha cantato T Inferno, dice che esso offre allo sguardo uno spettacolo 
orrendo. 

Maestro Tessier, Cosi tutto l'inferno sarebbe popolato di rospi, di 
serpenti, di liocorni, di mostri di tutte le forme! Questo non somi- 
glia male alla tentazione di Sant'Antonio. Oh! sig. Lanoue, quando 
voi mi avrete condotto a credere ciò, io non sarò più buono che ad 
essere rinchiuso aux Petites-Maisons. 

Sig, Lanoue. Se voi poteste spiegarvi tutte queste mostruoiità non 
solamente non sareste pazzo per questo, ma sareste più istruito di 
quel che non pensate. Gli altri ci vedono sempre diversamente da 
quel che ci vediamo noi stessi; questa vista continuando nel mondo 
delle realtà, ne segue che noi saremo riguardati sotto una forma che 
è l'espressione o l'emblema del nostro valore morale; tuttavia noi non 
cessiamo per questo di considerarci sotto il medesimo punto di vista. 
Le forme dell'inferno sono orride solamente agli sguardi puri della 
virtù e dell'innocenza. Le cose astratte debbono avere un corpo per 
-essere comprese; quel che è senza forma è anche senza attributi, e 
non vi si attacca alcuna idea fìssa. 

Maestro Tessier. Cosi, i diavoli, per quanto posso capire d'una 
[metafìsica tanto ardua, non si vedono essi medesimi sotto le forme 
in cui appariscono agli occhi degli angeli. Ma poiché siamo sulle forme, 



103 

ditemi quale è la forma di Dio? La mia mente non può concepir nulla 
senza forma, come voi avete detto dianzi. Quando voglio pregare Dio 
sinceramente, e comincio a figurarmi una grossa nuvola; io la riguardo 
molto attentamente, e mi pare che quella nuvola si dissipa; la seguo 
ancora pet un poco di tempo nell'aria, e poi la mia fede sparisce con 
essa tutto d'un tratto. Se da un'altra parte mi figuro un vecchio dalla 
barha venerabile, seduto nelle nuvole, la mia curiosità non ha più limiti. 

Sig. Lanoue. Ogni essere nella sua natura non ha altre conoscenze 
fuorché quelle acquistate nella sua esistenza. Se nel seno di vostra 
madre voi foste stato capace di ragionare, avreste voi potuto, senza 
averlo visto, farvi un'idea esatta delle maraviglie di questo mondo? 
Or bene ! la vostra intelligenza sulla terra può ella egualmente attin- 
gere alla conoscenza perfetta della sfera immateriale e della vita da 
cui essa deriva? La vostra curiosità vi ha traviato. Come essere in- 
comunicabile e considerato nella sua essenza inaccessibile, Dio non può 
essere percepito dal nostro pensiero, né può essere da esso limitato a 
certe proporzioni. Dio è la vita, e la vita non apparisce ai nostri sensi 
se non quando prende una forma, quando, in una parola, essa viene ad 
una manifestazione speciale. Fuori della forma essa è senza dubbio, ma 
l'organo dato all'uomo non la percepisce. Come essere rivelato. Dio si 
offre al nostro pensiero sotto la nostra propria forma. Osservate inoltre 
che, al dire di tutti i naturalisti, la forma umana è la più perfetta e in 
pari tempo il tipo primiero sopra questa terra di tutte le altre forme. 
A partù*e dal rudimento della più grossolana organizzazione, si è sempre 
coUaggiungere qualche cosa a ciascuna specie di animali che noi arri- 
viamo per una scala ascendente fino all'uomo, in cui la vita si com- 
pleta con una organizzazione tipo e modello delle altre. 

Maestro Tessier. Bene! se l'animale vedesse Dio, egli se lo farebbe 
a sua immagine. 

Sig. Lanoue. Con un sì si possono mettere in dubbio tutte le pro- 
posizioni. Se l'animale vedesse col pensiero noi non sappiamo quel 
che vedrebbe; esso non vede, ecco quel che c'è di sicuro. La vostra 
facezia è del riscaldato che non sta. In secondo luogo, se gli animali 
vedessero, essi non avrebbero il dritto d'imporre la loro forma; essa 
non è tipica. Tutte le organizzazioni sono degradazioni della nostra. 

Maestro Tessier, Se la forma tipo è la forma umana, e se le forme 
animali sono degradazioni di questa, io vedo ora la ragione per cui 
l'uomo che si allontana da Dio vien rappresentato sotto i tratti della 
bestia. Infatti egli si degrada, perde in lui l'immagine di Dio, diviene, 
in una parola, meno uomo; e per questa ragione prende per espres- 
sione naturale la figura d'uno dei bruti, che, rappresentando tutti i 



104 

gradi di degradazione umana, tutti più o meno esprìmono quel che 
gli manca. Ora ho la teoria dei ritratti dei demoni. 

Sig. Lanoue. La vostra idea è esatta, ma patisce qualche ecce- 
zione. La forma animale è, generalmente parlando, là sezione di qual- 
cuna delle forme del tipo, sezione che può esser presa in un senso 
buono o in un senso cattivo, poiché da essa può essere rappresentata 
tanto un'affezione che un vizio. Quando entrerete con me nel campo 
degli emblemi, voi sarete convinto di questa verità. Una qualità con- 
siderata a parte prende per sìmbolo una forma animale; questa infatti 
non può esprimere che una parte deirorganismo, di cui Tuomo solo è 
r insieme. D'altronde, bisogna necessariamente che i simboli siano 
doppt; imperocché vi sono due cose nell'universo, il bene e il male; 
ciascuno richiede la sua espressione: la bruttezza di certi animali 
esprime questo; quello invece ha per emblema le bestie che ci dilet- 
tario con le lor forme piacevoli. 

Maestro Tessier. Oh! in qual laberinto noi siamo! Non vi è né bello 
né brutto nella natura. Cotesto modo di vedere è un pregiudizio. 

Sig, Lànotie. L'intelletto, come voi sapete, ha la facoltà di consi- 
derare le cose sotto il punto di vista che gli piace. Per i nostri ra- 
gionamenti mobili ed incerti non c'è né bello né brutto; ma per le 
nostre impressioni é un'altra cosa. Dire che non c'è una bruttezza 
né una bellezza assolute nella natura, si é mentire a tutte le nostre 
sensazioni. Noi proviamo delle ripugnanze involontarie alla vista di 
certi oggetti; e sebbene i nostri ragionamenti ci familiarizzino con 
essi di poi, la prima impressione però non é meno il frutto della 
natura. Quel che é nel fondo del nostro essere sente e si limita là. 
La nostra intelligenza ingarbuglia, guasta quest'ordine; ma siate certo 
che il sentimento é più sicuro di essa: é l'istinto umano che non in- 
ganna mai; e se voi intendeste bene la teoria che vi ho esposta, e 
che io credo troppo profonda per yoi, voi dareste una smentita for- 
male a tutti i nostri fisici. 

Maestro Tessier. Scorgo ben qualche cosa che mi dice che io non 
sono competente per coteste alte speculazioni. Ma la causa prima^ 
Dio, non sarebbe altro che un Uomo? 

Sig, Lanoue. Non vi dico che l'uomo sìa il tipo della Divinità; io 
pretendo al contrario che l'umanità è tipificata dietro la forma orga- 
nizzatrice. Ma dopo che abbiamo cominciato questa conversazione, voi 
non toccate che certi soggetti nei quali vi smarrite come il corvo 
fuggito dall'arca di Noè. Vi ho detto che non c'è fede per le cose 
incomprensibili: qual sarebbe dunque la vostra fede, se tutta la vo- 
stra religiofle dovesse consistere in simili investigazioni; voi non par- 



105 

late se non intorno a cose d'intelletto; la rigenerazione invece s'in- 
dirizza all'amore dell* uomo. 

Maestro Tessier, Sia pure! ma dopo l'amore, o anche prima di lui, 
si può avere la curiosità di scrutare i misteri, ed è ben duro di ri- 
fiutarsi questa piccola soddisfazione. Mi pare che sarei più amante 
se il Dio che cerco prendesse nel mio pensiero un'apparenza che non 
fosse immaginaria. 

Sig. Lanotie. Sta bene! Ma se, stanco di cercare un Dio che non 
si concepisce, voi sentite la vostra fede estinguersi? Se temete che 
Dio svanisca nel vostro pensiero, a meno che non gli diate a dirit- 
tura un'apparenza, ecco il modo di non ingannarvi. Il Dio incomuni- 
cabile si è comunicato: Gesù Cristo ha presentato sulla terra la forma 
umana del Verbo; chi v'impedisce ora di considerare la forma umana 
come quella della Divinità nei suoi rapporti più esatti che Essa ha 
avuto coir uomo? 

Maestro Tessier, Voi parlate come San Paolo, che c'insegna che 
la pienezza della Divinità abita corporalmente in Gesù Cristo. Ecco 
la forma Divina bella e trovata. 

Sig, Lanoiùe. Voi potete dire più positivamente con San Giovanni: 
« Nessuno ha mai veduto Dio, l'unigenito Figliuolo che è nel seno 
del Padre, è quello che l'ha manifestato ». (I. 18). 

Maestro Tessier. In questa maniera non c'ò pericolo di sbagliarsi, 
ed ogni altra investigazione è vana, poiché Dio non ha voluto che 
noi conoscessimo di Lui se non quel che Gesù Cristo ci ha rivelato. 
Ma ancora un dubbio, sig. Lanoue: Il Dio che non posso fare a me- 
no di vedere nelle maraviglie della natura, si trova assai poco nel 
mondo politico; là sono i più forti che hanno ragione; sono i cannoni 
più che non le preghiere che fanno vincere le battaglie; e se vi è una 
Divinità che s'immischia negli affari di questo basso mondo, dessa è 
l'ambizione, io credo, piuttosto che Gesù Cristo. 

Sig, Lanoue, Vi sono delle disgrazie, degli errori, dei tiranni e 
delle vittime^ senza dubbio; ma a meno di distruggere il libero arbi- 
trio dell'uomo. Dio non può mai impedire questi disordini. Malgrado 
ciò, la sua Previdenza trae il bene dal male. Credete voi che, non 
ostante le calamità particolari, il Genere umano in complesso vada tanto 
male? Non vedete voi un progresso sensibile, reale, dalle età più re- 
mote, dalla caduta fino a noi? Ora se il progresso esiste, non si può 
dubitare che non sia condotto dalla mano Divina; perocché, se l'uomo 
solo se ne occupasse, tutto andrebbe in decadenza. Quando una rivo- 
luzione politica ha tutto sconvolto nel mondo morale, Dio trae ben 
presto un nuovo universo da quest'altro caos; ad ogni crisi violenta la 



112 

siete intemperante, e che Tanimale non eccede i suoi bisogni. Ne do- 
vete inferire che se voi abusate d'una cosa, si è perchè essa vi appar- 
tiene, perchè siete stato dotato di facoltà l'uso delle quali vi è confidato; 
ora, siccome non c'è impiego di cui non si debba render conto, voi 
avreste dovuto dirvi: L'animale ha reso tutti i suoi conti, poiché i 
suoi atti sono stati guidati da Dio, ma io dovrò rendere il mio più tardi. 

Maestro Tessier. Ma, signor Lanoue, non si rende conto secondo 
la vostra teoria; ognuno si organizza per il Cielo o per l'inferno. 

Sig, Lanoue, La mia espressione era metaforica, ma giustissima. 
Riandiamo con voi la cosa. Io dico dunque che se l'uomo ha la facoltà 
di organizzarsi, e l'animale non l'ha, si è perchè la vita del primo 
ha uno scopo, e quella del secondo si compie sulla terra. La somi- 
glianza degli organi qui non monta. Che importa l'apparecchio dato 
all'intelligenza? Per agire in un mondo materiale ci vuole un appa- 
recchio materiale; e perchè vi sono nel corpo umano delle ossa e del 
sangue, tenete voi la vostra anima per mortale a motivo di ciò? Quale 
è la materia che conviene meglio di questa alle funzioni fisiche? Avre- 
ste forse voluto, che, visto la sua dignità, l'uomo fosse stato dotato 
d'un corpo di diamante? 

Maestro Tessier. Nulla è meglio scelto che le ossa, la carne ed il 
sangue; ma la memoria dell'animale, le sue facoltà morali, se mi è 
permesso di dir così? 

Sig. Lanoue, Egli tiene ciò da Dio, come voi. In Dio vi sono due 
facoltà: Il Divino Amore, che è l'essere universale, il principio di vita 
di tutto quel che esiste nella natura; e la Divina Sapienza, che è il 
regolatore di questo amore. Amore e Sapienza, ecco quel che è Dio 
nella sua essenza. Per l'uno Egli crea, per l'altra Egli giudica e go- 
verna la sua opera. Gli animali sono ricettacoli come noi, ma essi ri- 
cevono solamente quel principio fecondo che si chiama amore, il quale 
si limita in loro alle semplici azioni che hanno per fine la conserva- 
zione e la propagazione. L'uomo, invece, coll'amore riceve ancora la Di- 
vina Sapienza; si è in virtù di essa che egli s'illumina e si eleva alla 
sua sorgente. Non vi è nulla in tutte le facoltà dell'animale che vada 
oltre i suoi bisogni materiali; per l'uomo havvi, oltre questa vita, un'al- 
tra esistenza tutta morale. Egli solo ammira il suo Autore. Il bue nei 
grassi pascoli non eleva verso il Cielo i suoi sguardi riconoscenti. 
I poeti dicono che gli uccelli cantano le lodi di Dio; non è vero; essi 
cantano i loro propri amori. Ma io lascio questo soggetto che ci con- 
durrebbe troppo lontano, e che certamente, malgrado tutta la vostra 
intelligenza, voi non siete capace di ben capire. Ditevi solamente: 
L'animale è ricettacolo d'un grado solo, l'uomo lo è 'di due. Cosi vi 



113 

è del Divino in tutto, ma nell'uomo soltanto il Divino ha una vita 
che lo reaziona, volgendo Tuomo verso di luì. Dio ha creato il mondo 
per il suo amore; ma lo scopo dell'amore non è di amar sé solo; si 
è di spandere la vita per essere alla sua volta reazionato da essa. Ora 
in tutto l'universo alcun animale rende a Dìo l'amore che ha da Lui 
ricevuto; l'uomo solo ha questo privilegio. Si è dunque per lui che la 
creazione deve ritornare al suo Autore. 

Maestro Tessier. I>^oi ahhìamo già parlato di ciò; ma ora soltanto 
lo capisco. Qual teoria profonda! Ecco il legame misterioso che uni- 
sce Dio, l'uomo e l'universo. Dio ha creato il mondo per congiungerlo 
a Sé; e non può essere infatti se non per l'uomo che questa co- 
sa ammirahìle può eseguirsi. Ora capisco la destinazione dell'uomo 
sulla terra. Oh! signor Lanoue, quanto il cane morto ci ha condotto 
lontano! Se fa d'uopo che l'amore sia reazionato dal suo proprio ca- 
lore sparso nell'universo, hisogna dunque che l'uomo sìa immortale; 
stantechè non vi è che lui che possa dire a Dio: Ecco colui che ha 
ricevuto e compreso la tua influenza, e che la depone ai tuoi piedi. 
Se l'universo ritoma al suo Autore è solamente per l'uomo ; se non vi 
ritorna, la creazione non ha scopo. Se io non sono immortale, Dio 
non esiste, l'amore è un fumo, la sapienza un soffio, il mondo una 
derisione. Ahi i materialisti ora avranno da fare con me. 

Siff. Lanoue, In generale si è sempre trascinato a quel che si palpa 
per attìngervi le uniche sue dimostrazioni; eppure hisognerehhe per- 
suadersi che non si vedrebbe niente, non si palperebbe niente senza 
l'anima, la quale muove il braccio, palpa con la mano, vede per gli 
occhi, ascolta per le orecchie, e la quale articola con la lingua e le 
labbra il suono della favella. 

Maestro Tessier. Ma cotesta anima dove ha essa la sua sede? 

Big. Lanoue, L'idea di trovare il palpabile nell'immateriale ha fatto 
assegnare una sede al nostro essere spirituale, il quale è dappertutto 
nel corpo umano. Tutti gli organi servono all'anima, ognuno secondo 
la sua capacità. Tertulliano diceva che l'anima alla morte porta con 
so tutto l'uomo. Verità profonda, perchè l'anima è l'uomo stesso. Essa 
gli dà la vita, il movimento, la volontà. È l'uomo interiore d'una so- 
stanza diversa da quella dell'uomo esteriore; essa dunque ne ha la 
forma, e non ne differisce tranne che per la sua natura superiore. In 
una parola, l'anima è l'uomo-spirito. Quando l'uomo sente del dolore 
ad un membro che non ha più, si è perchè il membro deiruomo-spi- 
rito non è stato mutilato. 

Maestro Tessier, Ma una forma in una cosa che non si palpa, è 
molto difficile! 

8 



114 

Sig. Lanoue. Voi siete illuso dalle vostre sensazioni, maestro Tes- 
sier. La forma è qualche cosa di netto o di confuso, secondo l'intel- 
letto; e nel pensiero dell'uomo essa precede sempre la materia di cui 
si veste. Lo scultore vede la forma immateriale della statua che vuol ' 
ritrarre dal marmo. Nel suo pensiero la forma esiste dunque primie- 
ramente; la materia viene dopo a modellarsi secondo la forma; que- 
sta è come il piano che precede Tedifizio e lo contiene. Una casa è 
una forma che un architetto ha resa fissa e stahile mediante la pie- 
tra, la calcina e il legno. La ndateria è dunque posteriore alla forma. 
Dio senza duhhio vide il mondo nel suo pensiero prima di metterlo 
in esecuzione. Quel che è emanato da Lui, la vita immateriale, è una 
vita informante, se posso esprimermi così. Essa è plastica e viene a 
modellare la materia secondo la forma che tiene da Dio. 

Maestro Tessier, Ma gl'increduli non hanno da fare altro che di 
attaccarsi con voi; voi li batterete facendo loro perder la testa. Ah s\ 
che son capaci di seguirvi con la vostra metafisica ! Così voi mi avete 
messo in istato d'intendervi; ma vi bisognerà fare l'educazione di 
molte persone prima di condurle a cotesto punto. San Paolo del re- 
sto conferma la vostra asserzione, quando dice che l'uomo è semi- 
nato corpo animale e che egli risusciterà corpo spirituale. Non vi 
può essere infatti altra risurrezione. Era forse per una falsa idea del- 
l'anima, considerata come un vapore, che erasi immaginata una ulti- 
ma risurrezione in carne e in ossa, affinchè l'uomo riprendesse la forma 
che aveva prima, e senza la quale non è niente. L'anima così avrebbe 
la forma umana; ma è un poco difficile a ficcarselo nella mente; 
dappoiché, finalmente quale è la sostanza di quel che non è ma- 
teria? 

Sig, Lanoue. Sapete voi da vantaggio che cosa è la materia? La 
parola sostanza non è sinonimo della parola materia. La sostanza è 
quel che è, indipendentemente dalle molecole materiali. Si può pri- 
vare un essere di tutte queste molecole che passano solamente e mo- 
mentaneamente intorno a lui, e nonostante quest'essere esisterà sem- 
pre. Non esisterà più pei sensi del corpo, ma esisterà per quelli dello 
spirito. In una parola, sarà corpo spirituale, come dice San Paolo, che 
voi avete citato in questa occasione molto felicemente. Questo stesso 
San Paolo vi avverte anche dell'inutilità delle vostre investigazioni 
circa la natura delle sostanze spirituali. « Altra, egli dice, è la carne 
degli animali, altra è quella dei pesci; altra è la natura dei corpi ce- 
lesti, altra è quella dei corpi terrestri ». È chiaro che quel che sfugge 
ai nostri cinque sensi non può esser percepito per essi Nell'estasi, 
come nel sonno, si presentano ai noslii occhi delle sostanze che non 



115 

sono materia; per determinare la loro natura bisognerebbe avere un 
organo che ci manca. 

Maestro Tessier. Voleva domandarvi fin da principio quale era La 
forma del Cielo; ma rifletteva: vuoi tu domandare la forma di quel 
che non ha né materia, nò spazio? Ora che mi £Eite concepire la forma 
come distinta dalla materia, e in certo modo anteriore ad essa, posso 
bene, mi pare, domandarvi se il cielo è tondo come la terra, se è 
quadrato come una tavola, se ha dei compartimenti, delle divisioni. 

Sig. Lanoue» Il Cielo, non essendo un luogo ma uno stato di vita, 
non può offrire al pensiero che lo contempla se non Torganizzazione 
universale nel suo tipo primitivo. La vita emana da un centro e si 
spande alle circonferenze, conforme al modo con cui ogni vita si mo- 
della ai nostri occhi, prendendo corpo nella materia. Quel che dà la 
forma alla materia ò la vita; la vita non si produce da sé; essa de- 
riva da una sorgente, che è il Cielo. Vedendo battere un'arteria, voi 
capite che essa riceve il suo movimento da un organo speciale e unico 
nel corpo umano. Ogni vita nel Cielo, o piuttosto ogni amore, palpita 
airunisono con l'Amore universale, che ò l'anima di quel grande or- 
ganismo spirituale. 

Maestro Tessier. Voi mi rapite con questo Amore che ò il rego- 
latore di tutti gli amori. L'Amore essendo la vita, l'Amore stesso è 
la vita stessa. Cosi quando San Paolo ha detto che noi tutti siamo i 
membri di Gesù Cristo, egli non ha fatto una figura di rett^rica, come si 
crede comunemente ; egli ha rivelato semplicemente la forma del Cielo. 

Sig. Lanoue. San Paolo era soventi estasiato, prova ne sia l'avve- 
nimento che produsse la sua conversione. Egli ha veduto con gli occhi 
dello spirito quel che ha espresso in un modo tanto chiaro e peren- 
torio. I nostri dottori cristiani non hanno scoperto altro nelle sue pa- 
role che una figura di stile, non sapendo che ogni percezione spirituale, 
tosto che penetra nell'altro mondo, richiede assolutamente la sua figura. 

Maestro Tessier. È ammirabile questa teoria delle forme ! Non per- 
tanto, se bisogna intendere tutto ciò come voi l' intendete, se noi sia- 
mo le membra di Dio, bisognerà allora dire anche che gli uomini 
sono distribuiti nei diversi organi del tipo primitivo. L'uno, per esempio, 
abiterebbe l'occhio, l'altro la bocca, un terzo il naso, e così di seguito. 

Sig. Lanoue. Un pensiero profondo di Malebranche vi mette sulla 
via. Dio, dice questo gran filosofo, è il luogo degli spiriti, come lo 
spazio è il luogo dei corpi. Ne segue dunque che gli spiriti prendono 
dimora in Luì; e siccome il posto deve esser relativo al modo in cui 
lassù si riceve la vita Divina, ne risulta ancora che le gerarchie se- 
guono nella loro disposizione la legge d'ogni organizzazione. Dio ò la 



116 

vita, ogni funzione vitale che le si riferisce deve dunque essere appli- 
cata ad un organo speciale; perocché non c'è vita senza organi; in- 
fatti l' insieme d'un corpo è formato di parti organiche. Tutto & corpo 
in Dio lassù; ognuno dunque vi è in un posto speciale. 

Maestro Tessier, Ma io prendeva ciò per una favola. Gl'Indiani di- 
cono la medesima cosa del loro dio Brama, di cui i Bramini abitano il 
capo, e i Paria i piedi. 

Signor Lanoue. È una verità conosciuta dai primi estatici, le cui 
deposizioni sono servite a comporre i primi libri religiosi di tutti i 
popoli; i loro successori, che non avevano la medesima percezione, 
non vi hanno visto in seguito altro che delle favole. Ma voglio pro- 
vare di presentarvi questo soggetto oscuro nella sua vera luce. Il Cielo 
non può ricevere la vita fuorché da Dio. Considerate Dio come un or- 
ganismo immateriale, e domandatevi poi se quest'organismo è il tipo 
di tutte le forme viventi; se voi rispondete a questi quesiti per l'af- 
fermativa, voi avete nel mondo immateriale per tipo della vita l'or- 
ganismo che n' è il modello quaggiù, cioè la forma umana. Quanto alle 
diverse parti di questo prototipo, non sono già gli organi, ma le fun- 
zioni spirituali corrispondenti a questi organi che bisogna considerare. 
Così il naso, per esempio, non è l'organo destinato a secretare un 
certo umore; si è la facoltà di percepire che è significata per esso. 
Noi stessi diciamo per dinotare la perspicacia d'un uomo, che egli ha 
il naso fine. A ciascun organo appartiene il pensiero e la percezione 
nel Cielo, e l'uomo vi è designato secondo l'organo che determina la 
sua afiezione. È un modo esattissimo di fissare il valore d'un essere, 
la natura di sua vita e le sue funzioni. Non vi è nulla di più pre- 
ciso che il dire: quest'uomo è tutto orecchio, per significare la sua ob- 
bedienza. Minerva nella favola era uscita dalla testa di Giove; certo la 
testa del padre degli Dei doveva essere la stessa sede della sapienza. 
Di più bisogna notare che è la vista estesa dell'intelligenza, la sola 
vista Divina, che può abbracciare la forma del grande organismo spiri- 
tuale nel suo insieme. Gl'intelletti semplici non vedono nulla di questo 
insieme, nò del posto che occupano essi medesimi. Affinchè veggano 
che è così, bisogna che loro lo si mostri, come fece quell'oratore che 
dimostrò alla plebe di Roma che lo stomaco nutriva tutte le mem- 
bra del corpo sociale. Il Senato era lo stomaco, senza che il popolo ne 
sapesse nulla. 

Maestro Tessier, Se invece del corpo sociale volessi considerare il 
mondo spirituale sotto la forma umana, io vedrei nello stomaco, ove 
discendono alla rinfusa tutti gli alimenti, perchè ne sia fatta una cerna 
convenevole, rappresentato il mondo preparatorio in cui vengono tutti 



J 



117 

gli aomini dopo la morte, tanto buoni che malvagi, perchè ne sia fatta 
la separazione degli uni dagli altri. Questa comparazione è forse ad 
un tempo figura di stile e percezione spirituale. 

Sig. Lanoue. Lo stomaco infatti nutrisce il corpo, come il mondo 
preparatorio nutrisce il Cielo. 

Maestro Tessier, Cosi il Cielo e Tuomo sono sullo stesso tipo, hanno 
la medesima forma. 

Sig. Lanoue, Appunto, essi provengono dalla stessa sorgente. Gli 
antichi erano sulla via di questa verità, quando dettero alFuomo il 
soprannome di microcosmo, cioè piccolo mondo, poiché, creato dietro 
la forma universale, egli ne ha in sé tutti gli elementi. L'universo es- 
sendo la base materiale sul quale opera la vita, ne ha egualmente la 
forma; in una parola, se Tuomo è il piccolo universo, l'universo è ne- 
cessariamente il grand'uomo. 

Maestro Tessier. Aveva già udito dire che il mondo era un grosso 
animale, e non conoscendo la verità nascosta sotto questa espressione, 
io voleva trovare nella conformazione della terra una qualche somi- 
glianza coiranimale: i fiumi erano le vene di questo gran corpo, e le 
rocce ne erano le ossa. Ora concepisco l'universo modellato sul grande 
organismo. Tutto quel che ha vita in lui, è dopo di lui il tipo della 
vita con maggiore o minor perfezione. Nell'uomo questo tipo si riflette 
pienamente; egli è dunque chiaro che l'uomo è il piccolo universo. 

Sig. Lanoue. Così il dogma dell' Universo-Dio ammesso dagli an- 
tichi è esattissimo, se si vede l'intero universo nell'organismo che 
l'anima; è un ateismo e in pari tempo una palmare assurdità, se. si 
pretende che l'organizzazione proviene dalla materia. 

Maestro Tessier. Voi mi redarguite sempre per la mia curiosità, 
come se approdassimo per le mie domande a cose inutili. Vedete in- 
tanto a quale immènso resultato ci ha condotti la vostra teoria delle 
forme! In ogni religione Dio è una qualità morale. Voi avevate un 
bel dirmi una volta che Dio è il bene personificato; il bene essendo 
una qualità metafisica, Dio sarebbe semplicemente un'astrazione della 
mente. Ora io concepisco Dio come vita, sostanza e forma; giudicate 
se può sfuggirmi ! Egli è la vita in principio, la sostanza di tutto quel 
che è, la forma generatrice di tutto quel che si organizza. Posti a 
differenti gradi da Lui, gli esseri lo ricevono più o meno perfetta- 
mente; qui Egli si riflette in tutto il suo splendore come il sole al 
suo meriggio; più lontano si copre di nubi; ma tutte queste varia- 
zioni appartengono ai ricettacolo; Dio non ne soffre. Quidquici reci- 
pitur, d dicevano in Collegio, recipitur ad modum reeipientis; tutto 
quel che si riceve, si riceve secondo la qualità del recipiente. Vedete 



118 

ancora quale conseguenza si deduce da tutto ciò. La creazione è una 
emanazione della sostanza e della stessa vita di Dio; qui essa entra 
manifestamente nell' intelletto. L'opinione volgare che vuole che Dio 
abbia fatto tutto dal nulla, non ha senso comune. 

Sig. Lanoue, Infatti vi è un assioma incontestabile dell'antica filo- 
sofia, che è questo: Nihil de nihilo, dal nulla non proviene nulla* 
Rispondo al vostro latino con un altro; ma ammiro la perspicacia della 
vostra mente, maestro Tessier. 

Maestro Tessier, La mente non ò nò l'erudizione, nò la memoria; 
ò r intelletto applicato alle cose. Dietro questa definizione che non pa- 
tisce eccezione, quanto più un soggetto ò elevato, tanto più l'intel- 
letto si sviluppa occupandosene. Cosi io credo che per arrivare alle 
grandi idee bisogna darsi carriera nei grandi soggetti. 

Sig, Lanoue, Ora, maestro Tessier, voi possedete la teoria delle 
forme nel suo principio. Il gran tutto ò creato sulla forma umana, non 
il tutto materiale disposto in mari e in continenti, ma il tutto vivo 
e organizzato. La materia infatti non costituisce il mondo, essa passa 
indifferentemente da una forma all'altra senza conservarne alcuna; ò 
la vita sola che ha la forma. Pane, che presso i Pagani era l'emblema 
di questo gran tutto, aveva con la faccia d'uomo i piedi degli animali 
della classe inferiore, prova che nelle idee degli autori della mitologia 
l'organizzazione primigenia comprendeva in un tipo unico tutti i gradi 
di vita. 

Maestro Tessier, Occorrono più di due secoli, signor Lanoue, prima 
che la classe ordinaria in Francia pervenga all' intelligenza della vo- 
stra teoria delle forme. È la dottrina più profonda che io mi abbia 
conosciuto in vita mia. Non ammettendo facoltà senza organi, essa 
combatte le illusioni degli spiritualisti che errano nel vago, mentre 
toglie ai materialisti ogni pretesto per dire che l'organo stesso ò il 
pensiero. Quante false induzioni non sono state tratte dal sistema del 
dottor Gali I Quel che vi ò di più essenziale per me ò questo, che io 
non posso più concepire l'uomo come una materia pura e passiva; le 
sue relazioni incontestabili con Dio fin da questo mondo mi provano 
quelle che egli dovrà avere con Lui nell'altro. Re dell'universo, egli non 
ò sopra questa terra come un semplice attore. E non ostante i filosofi 
si sono beffati di questa dignità reale, che chiamano immaginaria. 

Sig, Lanoue, La Genesi lo dice espressamente, ma i filosofi non 
vi credono. Non pertanto il semplice buon senso dovrebbe bastare per 
dimo0trar loro la supremazia dell'uomo sul resto della creazione. Che 
l'uomo guardi intomo a so, e che egli cerchi di scoprire un solo es- 
sere che gli sia uguale. 



119 

Maestro Tessier. Non ve n'è nessuno in tutto il mio orizzonte. 
Credo che potrei cambiar mille volte d'orizzonte, senza vedere altro 
sopra tutta la terra che la natura bruta sommessa alla natura intelli- 
gente. Vedrei animali domestici schiavi dell'uomo, o animali selvaggi 
fuggire al suo avvicinarsi. 

Sig, Lanoue. Osservate inoltre che l'uomo è il solo essere della 
iìreazione che si serve di tutto quel che esiste, ed alcun essere, al- 
l' infuori di Dio, ha il privilegio di servirsi di luì; ed ancora Dio, con- 
siderandolo come cooperatore all'opera sua, gli lascia la sua libertà. 
Quale è sulla terra l'animale che sia come lui dotato di libero arbitrio ? 

Maestro Tessier. Sotto questo punto di vista la cosa infatti è ma- 
gnifica. Un essere libero per essenza è tutto quel che si può imma- 
ginare di più perfetto. La libertà dell'uomo, ecco il suo titolo e la 
sua eccellenza. Ma ditemi dunque, perchè questo re della natura di- 
viene tante volte preda del leone e del tigre; ditemi perchè l'oceano 
sommerge senza pietà la sua nave e getta il suo cadavere fra le alghe 
della riva? Se gli piace di costruire la sua capanna appiè d'un monte, 
11 vento stacca una valanga che distrugge la sua capanna e il suo 
campo; perchè le pestilenze, le fami, i terremoti, i vulcani, le trombe 
marine, le tempeste, in una parola, il male fisico? La questione del 
male morale si concilia benissimo col libero arbitrio dell'uomo. Dio 
non può impedire il delitto e proteggere apertamente l'innocenza senza 
far violenza a questo libero arbitrio; ma l'uomo non sarebbe meno 
libero quando non vi fossero né bestie feroci, né sconvolgimenti fisici 

&ig. Lanoue, La natura è il mondo degli effetti. Quaggiù appari- 
scono gli effetti le cui cause sono nel mondo spirituale. L'universo 
visibile è una manifestazione dell'invisibile. Il bene ha sulla terra il 
3U0 emblema, o piuttosto la sua espressione; bisogna necessariamente 
che il male vi abbia la sua; conciossiachè l'altro mondo, che è ad un 
tempo il bene e il male, è congiunto al nostro con legami indissolu- 
bili Un colpo dato nell'uno ha necessariamente un contraccolpo nel- 
l'altro ; questo è inevitabile. Senza di che, la catena sarebbe rotta. Il 
mondo spirituale solo sarebbe un mondo di cause senza manifestazione, 
e la terra che noi abitiamo sarebbe un complesso di effetti senza 
«ausa. La ragione dell'esistenza del male fisico sulla nostra terra ne 
<x)nduce a queste questioni: Perchè vi è del male nella sfera imma- 
teriale? Perchè questa sfera è dessa il principio di tutto quel che vive 
quaggiù? Voi capite che sarebbe una filosofia assai indiscreta quella 
che domandasse a Dio conto della legge che vuole che i due mondi 
£Ìano uniti. 

Maestro Tessier, Così, è l' Inferno che produce il male fisico. Il pò- 



120 

polo infatti attribuisce al Diavolo tutto quel che vi è di cattivo. Ma 
il popolo I è duro di non avere altra filosofia che la sua! 

Sig» Lanoue, In certi casi il popolo conserva il deposito delle tra- 
dizioni antiche, dove sono per noi tutte le verità: Vox popoli, vox 
Dei, dice il proverbio. Se non si attaccassero idee tanto basse e ri- 
dicole alle parole Diavolo ed Inferno, la questione sarebbe molto più 
chiara; sarebbe ridotta a questo: Gli oggetti grati sono la manifesta- 
zione d'un sentimento anche grato; quel che ò buono nella sua esi- 
stenza è buono anche in sé, nel suo essere. Nessuno contradirà que- 
sta proposizione. Rivolgiamola e noi abbiamo quest'altra: Le cose 
dannose sono realmente l'immagine e la manifestazione d*una causa 
spirituale, che nella nostra mente noi chiamiamo il male. Quel che ha 
un'esistenza contraria all'ordine e all'armonia proviene dalla sorgente 
del disordine e della confusione. Il bene produce quel che è analogo 
alla sua essenza, e il male quel che è identico con la sua natura. 

Maestro Tessier. La vostra spiegazione è rigorosamente esatta. 
Bisogna che i principi nocevoli abbiano una cattiva manifestazione; è 
incontestabile. Rimangono solamente le cose della natura che, senza 
essere cattive in sé, recano però danno all'uomo. La tempesta, per 
esempio, non è l'inferno; imperocché mi figuro che l'azione dei venti 
sia necessaria all'economia della gran macchina. 

Sig. Lanoue. La natura ha le sue leggi che debbono avere la loro 
esecuzione costante. Quando noi siamo in opposizione con queste leggi, 
egli è chiaro che non saranno sospese per riguardo a noi. La tempesta 
ci farà fare naufragio, senza che vi sia bisogno per ciò d'attribuirlo 
al diavolo. Vi sono delle cose nocevoli semplicemente perchè la no- 
stra ignoranza non ci permette di vedere che esse sono al loro po- 
sto nell'universo. Anzi di più, il nostro interesse che falsa tutto, ci 
fa chiamare dannosa una cosa che è per noi tale solamente nel mo- 
mento presente, mentre il momento dopo ci è per un'altro verso gio- 
vevole, n pentolajo dirà che la pioggia che cade sopra ì suoi vasi è 
mandata dal diavolo; laddoveché il giardiniere, suo vicino, la riguar- 
derà conle una benedizione del cielo. 

Maestro Tessier, È vero; per vedere giusto in ogni cosa bisogna 
fare astrazione dalla sua posizione e dal suo interesse personale. Non 
è già per rispetto a noi, alle nostre pentole ed alle nostre lattughe 
che va esaminata la questione del male fisico. Con un tal modo di 
giudicare non vi sarebbe più. né bene né male assoluto, vi sarebbero 
dei beni e dei mali relativi. L'orizzonte si estende con voi, sig. La- 
noue. Quel che è male in sé, nella sua esistenza materiale, lo ò es- 
senzialmente nella sua origine spirituale. Quel che noialtri uomini de- 



121 

boli, fragili e limitati chiamiamo male, è spesse volte un bene. La 
natura ba le sue leggi costanti e l'uomo non può farvi nulla. Quindi 
io suppongo che voi non credete, come il sig. de Maistre, che la 
preghiera abbia influenza sopra cotesto leggi, e che in grazia delle 
nostre umili supplicazioni Dio ci darà a piacimento il sole o la 
pioggia. 

Sig. Lanoue, Pregare Dio all'occasione d'un flagello è bene, ma 
bisogna pregarlo di metterci in istato di fare abnegazione di noi 
stessi e di acquistare cosi la forza di sopportarlo. Ecco come la pre- 
ghiera ci può sottrarre alla stessa cattiva influenza. Io non le conosco 
altra azione. Del resto, non ho mai visto nel Vangelo la formola 
della preghiera per ottenere il bel tempo o la pioggia; ma vi ho visto 
quella che c'insegna a domandare a Dio che la sua volontà sia fatta. 
Oh! quanto è bello di riposare in pace nel seno della Previdenza per 
le cose che non sono di nostra competenza! Gli è, come dice Montaigne, 
un soflSce guanciale per un capo ben fatto. Non ci è permesso di agi- 
tarci, aspettando il fulmine, se non che per servirci contro di esso 
di quei mezzi che la Previdenza fornisce alla nostra ragione. Io credo 
che Franklin aveva una più alta idea della Divinità, servendosi d'un 
parafulmine, di quella che ne hanno i sagrestani delle parrocchie, 
quando sbatacchiano le campane, che attirano la materia elettrica sulla 
loro chiesa. 

Maestro Tessier, Non c'è pericolo di divenire superstiziosi con voi, 
sig. Lanoue. Vi ringrazio con tutto il cuore degli schiarimenti che 
mi avete dato sulle cose più difficili che io abbia incontrato nella vita. 
Vi prego di scusare le numerose e troppo impertinenti domande che 
mi son preso la libertà di farvi. Grazie a voi, ora non ho più dubbi; 
so dove sono, come e perchè vi sono; so quel che vi debbo fare; voi 
mi avete detto tanto chiaramente che è possibile quel che diverrò un 
giorno. Le questioni che mi verranno d'ora in poi alla mente saranno 
veri stravizzi d'immaginazione, ed io debbo dispensarmi dal produrli 
innanzi a voi. 

Sig. Lanoue. Piaccia al cielo che diciate vero, maestro Tessier, 
e che vi atteniate a quel che è veramente utile! Non è già col- 
l'ingrandire il suo orizzonte che si diviene più felice, anzi si è col 
circoscriverlo. Quanto più la vista si estende, tanto più i desideri di 
percorrere gli spazt crescono con essa. Non è coll'abbandonarsi ai propri 
desideri che si ottiene la pace dell'anima, ma bensì col resistervi. 
Bisógna egualmente per il nostro riposo fissare un limite alle cose 
che concernono l'intelligenza. Questa teoria delle forme che voi avete 
capito, vi offrirà sempre dei nuovi misteri; la rigenerazione, che è 



122 

tutta la religione, non ne ha più alcuno per voi. Quanto mi sentirei fe- 
lice, mio buon vicino, di non più rivedervi tranne che per venire ad 
associarvi con me in quelle preghiere, che sono ad un tempo T ali- 
mento del cuore e deirintelligenza. Gesù Cristo ci ha detto che quando 
fossimo solamente due riuniti nel suo nome, Egli sarà nel mezzo di 
noi. L'uomo isolato è sovente distratto; è un vanitoso o un egoista 
che conversa con una coscienza venale che lo lusinga. Venite, mae- 
stro Tessier, venite qualche volta ad unire le vostre preghiere alle 
mie; cerchiamo d'incoraggiarci nelle traversie della vita con la nostra 
mutua confidenza. Si ha un beli* essere penetrato tutto solo d'una 
verità, si attinge ancora non so qual nuova forza nella convinzione 
d'un altro. Sapere che Dio è attento alle nostre preghiere, quando 
esse trovano un eco nel cuore del prossimo, non è forse un motivo 
forte abbastanza per farci ricercare la sua società? Ah, in questo com- 
mercio vi è da guadagnare più che non nello studio solitario e nella 
oziosa contemplazione I 

Maestro Tessier, Voi mi penetrate ad un tempo, sig. Lanoue, di 
vergogna e di pentimento. Potessi io fin da oggi cominciare quella 
vita cristiana che voi mi avete fatto considerare sotto colori tanto 
seducenti! Ma Tacqua del lago è ancora torbida, non è lungo tempo 
che i venti l'hanno agitata; bisogna lasciarla riposare e riprendere la 
sua limpidezza, affinchè l'immagine di Dio vi si rifletta. Dette queste 
parole, il notaro sortì. 



DIALOGO OTTAVO. 



Gesìi Cristo unico Dio. — Suo secondo ÀTYenimento. 

n notare, trasportato dalla sua curiosità, era andato con le sue 
domande molto più oltre di quel che avrebbe voluto. Egli non sapeva 
più come dovesse abbordare il sig. Lanoue, da cui aveva tuttavia an- 
cora molte cose da imparare. Temeva d'essere biasimato per le sue 
stanchevoli escursioni nel mondo spirituale, mentre, conoscendo la vera 
via, aveva sempre qualche motivo per differire la sua novella vita. 
Finalmente si recò dal savio all'ora consueta; e, entrando subito in 
materia: egli è assolutamente necessario, gli disse, che voi, sig. La- 
noue, abbiate la compiacenza di ritornare con me sopra alcuni enigmi 
che mi rimangono da sciogliere. Dopo avermi convinto della necessità 



123 

della Redenzione, bisogna, mi pare, che fortifichiate la mia fede alla 
persona del Redentore. Non c'è Cristianesimo senza Cristo, come vo- 
lete che io pratichi la religione se non conosco colui che me T insegna? 

Sig. Lanoue. La vostra domanda è giustissima. Cominciate dunque, 
io vi ascolto. 

Maestro Tessier. Vi confesserò che la Trinità mi ha sempre molto 
imbrogliato: Tre attori diversi nella scena del mondo, che attesta 
semplicemente un solo autore; tre volontà, quando ogni cosa m'indica 
che non ve ne può essere più che una; finalmente, una delle persone 
Divine si è sagrificata per placare lo sdegno dell'altra; tutto ciò mi 
offusca, malgrado la luce che voi avete fatto risplendere fra le nebbie 
del mio pensiero. 

Sig. Lanotte. Senza dubbio vi è un solo Autore nella grande 
opera della natura; ma vi sono delle epoche in cui si è visto questo 
grande Autore agire in un moilo progressivo. Quando Egli apri al- 
l'uomo la via celeste, istillando nel suo cuore l'amore di Dio, crean- 
dolo, per usare la parola della Genesi, Egli ne fu il Padre; quando 
l'uomo decaduto ebbe bisogno del suo soccorso per ristabilirsi nel suo 
pristino stato. Dio mise in lui la sua Sapienza; e questa Sapienza, 
considerata come procedente dalla Divina Essenza, come mandata da 
Essa, è stata chiamata il Figlio; finalmente la Sapienza avendo illu- 
minato l'uomo, bisognava che questi agisse per ritornare nella sua 
via, ed egli non poteva far nulla, eccetto che non fosse, a rigor di 
lingua, per l'operazione dello Spirito Santo. 

Maestro Tessier. Così i tre Dei sono solamente uno, come dice il 
Catechismo. Jehovah, Gesù Cristo e lo Spirito Santo indicano, sotto 
tre nomi diversi, tre operazioni dell'Essere Divino rispetto all'uomo. 
Sono tre atti d'un medesimo Essere, se non m'inganno. Perchè li 
hanno chiamato persone? 

Sig. Lanoue, Poco tempo dopo lo stabilimento o l'adozione pub- 
blica della Religione Cristiana, alcuni tra i fedeli, non potendo farsi 
un'idea di Gesù Cristo come Dio, dissero che Egli era la virtù, la 
Sapienza di Dio, ma negavano la sua eternità. Questi uomini segui- 
vano il sentimento d'Ario. Era visibile, ciò nondimeno, che se Gesù 
era la Sapienza Divina incarnata, essa doveva essere coeterna coU'Es- 
sere stesso da cui era emanata. Per combattere gli Ariani si riunì 
a Nicea un Concilio, in cui fu redatto un Simbolo esprimente le idee 
della Chiesa sulla Trinità. I primi Cristiani davano alla natura Umana 
presa da Gesù Cristo il nome greco di ipostasi, che significa una so- 
stanza sopra un'altra. I Padri del Concilio tradussero questa parola 
per quella di persona, che nel latino di quel tempo aveva lo stesso 



124 

significato di quello che noi diamo oggi al vocabolo personaggio. S'in- 
tende abbastanza che il medesimo essere può compiere tre atti suc- 
cessivi; rappresentare volta a volta, in una parola, tre personaggi 
senza cessare d'essere uno. Ecco come è vero il dire che vi sono tre 
persone nella Divinità, quantunque vi sia un solo Dio. 

Maestro Tessier, La vostra dotta spiegazione, sig. Lanoue, è cosi 
chiara e palpabile, che se i nostri increduli del giorno l'udissero, non 
troverebbero più materia da ridere. Voi sapete che essi dicono che 
Dio Padre sta seduto sopra un trono, che suo Figlio è seduto alla 
sua destra, e che lo Spirito Santo, sotto la forma d'una colomba, va. 
dall'uno all'altro. Come si può esser cristiani con siffatte immagini 
sotto gli occhi? Oh! avrei un bel fare, io non potrei mai farmi en- 
trare ciò nel cervello. Ma, nondimeno, ho ancora uno scrupolo. Ho 
sempre paura che il vostro gran sapere non vi faccia qualche volta, 
trovare nelle cose quel che realmente non c'è. Io diffido un poco di 
coloro che vogliono aver sempre ragione. Tutto quel che mi avete 
spiegato è così chiaro che io non posso immaginarmi che non sia 
stato accomodato espressamente alla verosimiglianza. Siete voi d'ac- 
cordo colla Sacra Scrittura sulla Trinità? 

Sig. Lanoue. La parola Trinità non si trova neppure una sola volta 
in tutta la Bibbia. Così voi vedete che la data del quiproquo è cer- 
tissima. Il Simbolo degli Apostoli parla di Dio Padre, del Figlio e 
dello Spirito Santo. Questi tre nomi significano semplicemente i tre 
atti per i quali l'Essere Supremo si è comunicato all'uomo; la crea- 
zione, la redenzione e la santificazione. Il Simbolo non dice che il 
Figlio è nato ab aeterno; che l'Umanità di Gesù è unita alla sua Di- 
vinità per ipostasi. Teofilo, vescovo d'Antiochia, poiché voi volete una 
citazione esatta, fu il primo che pronunziò la parola Trinità. 

Maestro Tessier. Oh I sig. Lanoue, sento realmente il mio petto 
sollevato. Soffocava quasi ogni volta che, volendo pregare, mi doman- 
dava a quale dei nostri tre Dei doveva rivolgermi. Quanto la vostra 
idea è bella I Ma il sagrifizio del Figlio? 

Sig. Lanoue. Non è vero che la dimora di Dio è in ogni luogo, 
ma pare che essa sia più specialmente presso la gente onesta anziché 
presso i malvagi? Ora non v'erano, quando venne Gesù Cristo, quasi 
altri che malvagi nel mondo. In seguito alla caduta dell'uomo la Sa- 
pienza Divina non trovava più accesso nei cuori umani. Rifugiata, per 
dir così, nei Cieli, onde illuminare il Genere umano le fu d'uopo discen- 
dere, le fu d'uopo, per continuare la metafora, di lasciare suo Padre/ 
e questa discesa è una specie di mediazione fra Dio e l'uomo. Sta 
scritto: « Nessuno può venire al Padre se non per il Figlio ». Dio, 



125 

infatti, è un essere incomprensibile al nostro pensiero; per rendersi 
accessibile airuomo decaduto, bisognava dunque che si manifestasse, 
mettendosi in contatto con lui. Egli ha perciò preso carne, e questa 
incarnazione è considerata come un atto d'inferiorità rispetto alFEs- 
jsenza Divina, incomunicabile ai nostri sensi. Disgraziatamente l'uomo 
malvagio ha supposto Dio irritato contro di lui, perchè si prestano 
volentieri le proprie qualità agli altri. Il Figlio di Dio non poteva 
venire, secondo il pregiudizio volgare, se non per placare la collera di 
fiuo Padre. 

Maestro Tessier, Ma Gesù Cristo stesso si è chiamato il Figlio, ed 
ha pregato suo Padre. 

Sig, Lanoue., Egli si è chiamato il Figlio, ripetendo mille volte ai 
suoi discepoli che suo Padre e Lui facevano uno, che chi lo vedeva, 
vedeva il Padre; questo è attestato in termini propri da San Gio- 
vanni. Egli ha pregato suo Padre, voi dite? È vero, ma udite in 
proposito la mìa spiegazione: L'uomo degenerato aveva bisogno d'un 
rigeneratore; si è dunque questa parte che è venuto a compiere Gesù 
Cristo. Colui che ci ha detto che Egli è la via, la verità e la vita, 
•doveva certamente darci l'esempio della riformazione che veniva a 
portarci. 

Maestro Tessier, Egli dunque pregava per insegnarci a pregare? 

Sig. Lanoue. Egli glorificava, rendeva Divina la sua Umanità per 
«levare la nostra. Si spogliava delle miserie di questo mondo per in- 
segnarci a fare come Lui. L'uomo è un nulla; il Redentore rivestendo 
la nostra natura dovette abbassarsi fino al nulla, dovette subire le 
<^ndizioni dell'Umanità, e per conseguenza le nostre prove. Gesù pre- 
gava la natura Divina che era in Lui per giungere ad uno stato di 
unione con essa. Egli si annichilava come uomo per lasciar compiere 
in Lui l'azione Divina. In una parola. Gesù Cristo è passato per le 
progressioni per le quali deve passare ogni uomo che si rigenera. 
Egli è venuto a salvare l'uomo, mostrandogli la via; la sua vita è 
un esempio. Tutto quel che ha fatto il Salvatore, lo ha fatto afSn- 
chè lo facessimo anche noi. 

Maestro Tessier, Ora capisco questa verità, che tutto quel che è 
avvenuto a Gesù Cristo deve avvenire a tutti i Cristiani. Noi dob- 
biamo soffrire, morire e risuscitare come Lui per rigenerarci. Così le 
preghiere di Gesù Cristo erano per noi e non per Dio. 

Sig. Lanoue, È cosi evidente che Gesù Cristo, pregando suo Padre, 
quando giunse presso la tomba di Lazzaro, disse queste proprie pa- 
role: € Io sapeva che sempre Tu mi esaudisci, ma ho detto questo 
per causa della moltitudine che sta d'intorno, affinchè credano che 



126 

Tu mi hai mandato, » (Gio. XI, 42). Bisognava che il Med'atore sr 
rivolgesse ad un Essere superiore che paresse distinto da Lui per 
condurre Tuomo a questo Essere, dandogli Tesempio del modo che 
deve seguire per venire al Padre. In qualunque altra maniera il Crea- 
tore avrebbe agito direttamente sull'uomo, e non vi sarebbe stata più 
mediazione; cosa impossibile, poiché fra il Creatore e la creatura de- 
caduta non vi era più punto di contatto. Era assolutamente necessario 
che Dio, per elevare l'uomo a Sé, si abbassasse fino alla condizione 
umana. In questo stato eravi un'inferiorità relativa: l'Essenza inacces- 
sibile della Divinità era superiore alla sua manifestazione locale e 
momentanea. 

Maestro Tessier, E quando Gesù Cristo pregava senza testimoni e 
sentiva il dolore del sagrifizio? 

Sig, Lanoue. Le relazioni fra Gesù Cristo e il mondo immateriale 
non esistevano meno fuori della presenza degli uomini. Dando l'esem- 
pio all'uomo. Egli veniva a liberarlo dall'influenza infernale, a cui 
l'Umanità allora più che mai soggiaceva. Prendendo la nostra natura 
Egli si metteva a contatto, come lo siamo noi, cogli spiriti malvagi. 
In una parola Gesù Cristo soggiogava gl'inferni, dando contro di loro 
dei combattimenti spirituali. 

Maestro Tessier, Un. momento; noi entriamo, mi pare, nella super- 
stizione. Se l'inferno é il male, capisco che Gesù Cristo, venendo a 
liberarcene, aveva de'fieri combattimenti a dare contro di esso. Tut- 
tavia l'influenza d'un mondo sull'altro non mi pare molto chiara. 

Sig, Lanoue, Non vi rammentate che voi stesso l'avete ammessa 
nell'ultima nostra conversazione, parlando del male fisico? 

Maestro Tessier, Non ci pensavo più. E per verità fuori delle vo- 
stre spiegazioni le preghiere di Gesù Cristo non hanno senso. Ripugna 
alla ragione di dare a Dio un Figlio nato ab aeterno, e seduto alla 
sua destra fino al giorno dell'ultimo giudizio; essa per l'opposto si 
acquieta, quando ode che Padre e Figlio dinotano due atti del me- 
desimo Essere, con l'uno dei quali egli stabilisce la sua sede nell'anima 
umana, come Dio supremo ed unico; e con l'altro, come Dio d'amore, 
viene a ristabilire in questa anima decaduta la sua Divina immagine. 
Così, sig. Lanoue, voi riconoscete Gesù Cristo come il solo Dio che 
sia mai esistito. Sotto il nome di Jehovah egli è l'Essere Infinito, il 
Dio del tempo della legge; sotto quello di Gesù Cristo é il Dio ma- 
nifestato, disceso fino all'uomo materiale ; sotto quello di Spirito Santo 
è il Dio che agisce nello spirito dell'uomo rigenerato. Questo é molto 
più semplice, lo confesso, che non le mie antiche nozioni; voi fate cosi 
entrare nella religione il dogma dell'unità di Dio, proclamato già da 



127 

tatti i filosofi. Vi sono però molte difficoltà. Voi mi avete chiarito 
un punto oscuro, quello della preghiera.... 

Si^. Lanoue. Ma non l'ho finito. Notate che Gesù, apparendo ai suoi 
discepoli dopo la sua nxorte, loro non parla più di suo Padre, di quel- 
Tessere misterioso che pregava* una volta; Egli non dice loro: ado- 
rate Jehov'ah, rivolgetevi a mio Padre; Egli solo è Dìo. Dunque la 
distinzione stabilita innanzi fra Lui e suo Padre era evidentemente 
relativa all'atto della redenzione che Egli veniva a compiere. I suoi 
discepoli dopo parlano solamente di Lui ; il nome di Jehovah non esce 
neppure una sola volta dalla loro bocca. Se Gesù Cristo non è il solo 
Dio, perchè prende Egli tanto apertamente il posto di suo Padre? Se 
Egli non riunisce tutta la Divinità nella sua persona, come permette 
Egli che coloro che ammaestra siano tratti in inganno in questa maniera? 

Maestro Tessier. Infatti, questo è degno di riflessione. Ma Bossuet 
prova l'esistenza della Trinità con questo passo della Genesi, in cui 
Dio dice; « Facciamo l'tiomo alla nostra immagine, secondo la no- 
stra somiglianza >. Non si parla al plurale se non quando si è in 
parecchi. 

Sig. Lanoue. Voi vi arrestate qui ad una puerilità; dappoiché, po- 
nete ben mente che in nessuna lingua l'imperativo ha la prima per- 
sona al singolare. Voi sapevate abbastanza la grammatica per notare 
ciò da per voi stesso. 

Maestro Tessier. Comel è così semplice? Oh, i nostri grandi uo- 
mini hanno spesso delle grandi distrazioni! Che ne dite voi però di 
queste parole di Gesù Cristo ai discepoli, alla fine dell'Evangelo di 
San Matteo: « Andate e ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli 
nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo ». La Tri- 
nità qui mi pare chiaramente indicata. 

Sig. Lanoue. Senza dubbio, la Trinità d'azione; ma non vi è là 
neppure una sillaba che possa fare inferire la Trinità di persone, im- 
maginata più tardi. Con cotesto parole Gesù Cristo diceva realmente 
agli Apostoli: Battezzate le nazioni nel nome di Dio Creatore, Reden- 
tore e Santificatore. Vi è sicuramente un Padre, un Figlio ed una 
Spirito Santo nella Bibbia, ma come rappresentazioni di funzioni del 
medesimo Essere, e non come indicazioni di tre persone distinte. Nel 
passo da voi citato non vi è Trinità di persone se non per quelli che 
sono già persuasi di questo dogma. 

Maestro Tessier. Per finirla colle citazioni della Bibbia, il Dio del 
Vecchio Testamento si chiama Jehovah, e quello del Nuovo, Gesù 
Cristo o il Signore; ecco sempre due Divinità, per chi se ne sta al 
Libro sacro. 



128 

Sig, Lanoue, Si, per chi lo legge senz'attenzione. Nel Vecchio Te- 
stamento, infatti, quando si tratta di parlare di Dio è quasi sempre 
sotto il nome di Jehovah che viene indicato; ma nel Nuovo Testa- 
mento, quando trattasi egualmente di Dio, questo nome non si ripro- 
duce più, ed è sempre quello di SignOTe che lo surroga. Invece d'in- 
ferirne due Divinità, non vi vedete voi chiaramente due azioni successive 
compiute in diversi tempi dal medesimo Essere, che ogni volta prende 
un nome diverso, ma appropriato ad ogni azione? Gli Ebrei non po- 
tevano invocare che il nome di Jehovah, l'Essere Infinito nella sua 
essenza inaccessibile. I Cristiani invocano lo stesso Dio, disceso e visto 
sotto il nome di Gesù Cristo. 

Maestro Tessier. Questo è decisivo. 

Sig. Lanoue. Quel che non lo è meno si è che nel Vecchio Testa- 
mento, per la bocca dei Profeti, Jehovah dichiara che Egli stesso è che 
doveva venire per salvare gli uomini (Isaia XXV. 9. XL. 3, 5, 10. 
Zac. XIV. 3, 4). Tutta la Bibbia conferma questo che io vi dico. Egli 
è venuto, ed ha preso un nome nuovo per esprimere le nuove rela- 
zioni più dirette e più intime col Genere umano. 

Maestro Tessier, Eccomi sbarazzato d'una gran causa di scandalo. 
Come è semplice I Un solo Dio. Se ve ne fossero tre, che avrebbero 
a fare gli altri due? Dio avrebbe un figlio! questo non è sopportabile. 
Io non poteva primieramente adorare tre Dei; poi non poteva figu- 
rarmi l'uno di questi Dei, chiamato Padre, accettante la sommissione 
. dell'altro, chiamato Figlio, e facendo grazia al Genere umano sola- 
mente alla vista del sangue di questo figlio I Che collera per un padre ! 
che esigenza per un Dio! Oh, quanto ciò mi pareva duro! Dio non 
avrebbe senza il .sacrifizio di suo Figlio ricevuto gli uomini nel suo 
amore! Faceva d'uopo che l'innocente espiasse il fallo del colpevole, 
e questo essere innocente era un Dio! Qual rigore inaudito! L'uma- 
nità redenta per il sangue di chi le dà la vita! Oh, quanto la vostra 
idea è semplice! L'espiazione, la redenzione, tutte cotesto parole di- 
vengono figurate. L'antica versione non regge; e se si mette la vostra 
spiegazione a confronto di tutte quelle che presentano gli altri, non 
vi sarà un uomo di buona fede che non le darà la preferenza 

Sig. Lanoue, Tutto dipende d'una idea esatta della caduta. Se que- 
sta è un peccato di pura disobbedienza, addio la Redenzione! Se è 
una natura uscita dalla retta via, ci vuole una natura superiore per 
ricondurvela. Ci vuole un sacrifizio figurato per indurci alla realtà del 
nostro. 

Maestro Tessier, Oh ! non resisto più. Qual sapienza nascosta nel- 
l'atto compiuto da Gesù Cristo f Ma passiamo, se vi piace, alle altre 



129 

difficoltà^ che mi arrestano. Mi pare che Dio si rimpiccolisca alquanto 
nel mio pensiero, prendendo la condizione umana con tutto quel che 
ne dipende. Se Egli fosse comparso da Dio, tutto il mondo si sarebbe 
prostrato ai suoi piedi, non v*è dubbio. Se un re vuol farsi obbedire 
dai suoi popoli, egli si presenta ad essi da re, e non come un sem- 
plice particolare. 

Sig. Lanoue* Comprendete qui la differenza. Un re parla da pa- 
drone, e Gesù voleva illuminarci. La legge ci costringe ad obbedire; 
la sapienza ci piega colla persuasione. É una falsa idea di grandezza 
di quaggiù quella che qui vi offusca, maestro Tessier. Voi vi guardate 
bene dal giudicare le persone dall'apparenza; il fracasso non stordisce 
altri che i bimbi; un uomo che, parlandovi, affetta arie d'importanza 
non è più che un ciarlatano ai vostri occhi. Le corone d'oro sono spesse 
volte comperate a prezzo di sangue dei popoli; la corona di spine di 
Gesù Cristo non è costata altro sangue che il suo proprio. Gli rim- 
proverereste voi d'aver vissuto povero e moderato? Questo è il trionfo 
della sapienza. La grandezza di Gesù Cristo non doveva essere ma- 
teriale; essa doveva essere tutta morale. Infatti, non è forse la sua 
morale abbastanza elevata, i suoi consigli abbastanza sublimi per es- 
sere egli venuto sulla terra coi tìtoli della vera grandezza? Egli visse 
da savio, e i re dopo di lui si sono fatti un onore d'aggiungere la 
sua croce al loro diadema. 

Maestro Tessier. Oh si ! sig. Lanoue, questa è infatti la vera gran- 
dezza. Gesù Cristo era più grande d'un re, poiché egli si è presentato 
come il Re degli uomini virtuosi. Quanto io ero sciocco con la mia 
grandezza realel Quando viene un re tutti si prostrano ai suoi piedi; 
ma egli passa, e tutti lo insultano. Non vi è alcuno che non si ven- 
dica col disprezzo dell'abbassamento a cui l'ha costretto la grandezza 
sovrana. Gesù Cristo non ha costretto nessuno: egli si è indirizzato 
agli uomini di buona volontà, e alcun di loro ha rinnegato il suo re. 
Io non dirò più che Gesù doveva comparire da re; ma, ditemi, perchè 
è stato egli obbligato di ridursi alle nostre miserie? 

Sig. Lanoue. Se un uomo della nostra Europa civilizzata si proponesse 
d'istruire i selvaggi per indurli con la persuasione e col suo esempio 
ad abbandonare la loro vita errabonda e precaria, andrebbe egli innanzi 
a loro con tutte le nostre arti perfezionate? Egli li abbaglierebbe, e 
sarebbe finito. Essi lo prenderebbero per un essere che non avrebbe 
nulla di comune con loro, e non si riformerebbero al suo esempio. 
Invece di far così, il nostro uomo prende dapprima i loro costumi per 
condurli ai suoi ; egli divide per qualche tempo la loro vita vagabonda ; 
oggi fa loro abbandonare una abitudine viziosa, domani un'altra, e così 

8 



130 

li conduce, passo passo, fino a che siamo capaci di servirsi dei nostri 
telescopi e di viaggiare nelle fregate a vapore. 

Maestro Tessier. Ma Dio è onnipotente; e, senza tante precauzioni. 
Egli poteva con una parola ricondurre Tuomo a Sé. 

Sig. Lanoue, Egli è potente, maestro Tessier; ma Egli è altret- 
tanto savio che potente. Se con un colpo di hacchetta avesse mutato 
la condizione dell'uomo, Egli avrebbe distrutto il nostro libero arbi- 
trio. Rammentatevi della ragione che impedì a Dio di ritenere Eva, 
quando ella mangiò del frutto vietato. Egli la lasciò consumare la sua 
mina per non attentare alla sua libertà. Salvandoci, Egli ha dovuta 
rispettare egualmente questa libertà. Bisognava che noi fossimo liberi 
di rigettare o di ricevere l'esempio e i consigli di Gesù Cristo; per- 
ciò la sua esistenza, le sue parole, tutto insomma doveva essere di 
tal natura da essere rigettato o ricevuto liberamente. Se tutti fossero 
stati salvati per miracolo, voi capite bene che la libertà dell'uomo 
sarebbe stata incatenata; la persuasione non avrebbe avuto nulla da 
farvi; e nondimeno si è per la sola persuasione che la conversione del 
peccatore è sincera. Voi dovete comprendere che la Divinità ha do- 
vuto sottomettersi alle leggi che Essa stessa aveva stabilito fin dal 
principio per il meglio possibile; sottomettersi cosi non è limitare la 
sua potenza, si è darle l'impronta non equivoca della sua legittimità; 
lavorare intomo a un piano eterno ed immutabile, questo è il carattere 
di Colui che ha per nome l'Eterno e l'Infinito. 

Maestro Tessier. Questo è alquanto profondo. 

Sig, Lanoue. Voi intendete ora che Gesù Cristo, abbassandosi alla 
natura umana per salvare gli uomini, è stato conseguente con se stesso^ 
si è attenuto alle leggi del suo ordine. La potenza in ogni cosa con- 
siste nell'agire a seconda delle leggi. Non vi sono che le cose della stessa 
natura che si congiungano in un tutto omogeneo; ora, affinchè Dio 
e l'uomo facessero uno, come una volta, bisognava o che l'uomo ri- 
salisse fino a Dio, o che Dio s'abbassasse fino all'uomo. Era impossibile 
per l'uomo di ritornare alla sua origine senza il soccorso divino; poi- 
ché egli era in un amore e in una intelligenza che riferivano tutto a 
sé. Una razza imbastardita, come voi dicevate, non si riforma da sé; 
l'Umanità decaduta aveva bisogno d'un Riparatore. Essendo in un monda 
in cui ogni cosa é soggetta alle leggi di trasmissione, ci voleva un 
Rigeneratore che non fosse di questo mondo ; occorreva, in una parola,, 
che Dio discendesse fra gli uomini. E che cosa c'è di più naturale che 
il dire che la Sapienza suprema sia discesa nel cuore dei mortali? 

Maestro Tessier, Certamente, il Redentore ora si capisce cosi bene 
come la stessa Redenzione. Ciò nondimeno voglio esaminare con voi 



131 

un'altra volta le circostanze dell* incarnazione, e le molte diflScoltà che 
confondono la mia mente; per ora la conseguenza naturale di tutto 
quel che mi avete detto è questa: che solamente in Gesù Cristo si è 
salvato. Cosi voi adottate la massima: « Fuori della Chiesa non c'è 
salute. > 

Sig, Lanoue, Sì, se voi intendete per la Chiesa la comunione uni- 
versale di tutti gli uomini rigenerati sulla terra. Senza la rigenera- 
zione non c'è salute, perchè senza di essa non vi sono vere virtù. 
Chiunque non nasce di nuovo, dice Gesù Cristo, non vedrà il regno 
di Dio. 

Maestro Tessier, Ma coloro che non hanno avuto il tempo di fare 
cotesta operazione? I bambini morti in culla? 

Sig. Lanoue, I fanciulli morti senza battesimo sono salvati, perchè 
il battesimo è semplicemente la promessa d'una rigenerazione futura. 
L'acqua che lava le impurità del corpo, figura la rigenerazione che 
purificherà l'anima alla sua volta. 

Maestro Tessier, Cosi essi entrano nel Cielo col male che tenevano 
dai loro genitori? Vi è dunque del male nel Cielo; o vi è anche là 
una rigenerazione? E in quest'ultimo caso chi spiega lassù il Cate- 
chismo ai fanciulli? 

Sig. Lanoue, Le nostre facoltà sono forse stazionarie? 

Maestro Tessier! No, esse si sviluppano sempre. 

Sig, Lanoue, Dunque il bambino si sviluppa sempre, poiché egli è 
dotato delle stesse facoltà. Invece di domandare chi spiega il Cate- 
chismo lassù, bisogna informarsi qual'è l'affezione che nel Cielo assorbe 
l'affezione del bambino per cambiarla e condurlo a Dio. Le buone 
affezioni certamente non mancano nel Cielo. Se le parole d'una madre 
sulla terra bastano per far penetrare la virtù nel cuore del fanciullo, 
l'Angelo che lo riceverà nell'altra vita non potrà egli' produrre sopra 
lui la stessa impressione? 

Maestro Tessier, È verosimile, e non debbono mancare fra gli An- 
geli del Cielo delle buone madri per adempiere a quest'ufficio. Ma 
ritornando alla terra, che cosa fate voi degli uomini virtuosi che vis- 
sero prima di Gresù Cristo, e che non sono rigenerati alla nostra ma- 
niera; sono essi dannati ? 

Sig. Lanoue, Vi è una sola maniera di rigenerarsi; essa consiste 
nel combattere le proprie inclinazioni naturali. In tutti i tempi non 
vi sono mai state, né vi saranno mai virtù senza lotta. Se gli uomini 
virtuosi di cui parlate si sono rigenerati, sono nel Cielo. 

Maestro Tessier, Ma badate; non vi sono lotte efficaci senza Gesù 
Cristo. Sì può fare del bene per sé, mentre bisogna farlo per il bene, 



1 32 

cioè a riguardo di Dio; ora senza la Rivelazione Tuomo non ha una 
conoscenza vera ed intrinseca di Dio. 

Sig, Lanoue. È giustissimo. Ma la Società non è stata mai senza 
una Rivelazione. La legge promulgata sul Monte Sinai precedette di 
molti secoli il Sermone sulla montagna. La rivelazione di Mosò, co- 
nosciuta in tutta r antichità e introdotta fra le altre nazioni, bastò 
perchè si sapesse dappertutto che, reprimendo le proprie inclinazioni 
a motivo del bene, si faceva a motivo di Dio. Socrate stesso rico- 
nobbe che una rivelazione era necessaria per elevarsi fino a questo 
punto. 

Maestro Tèssier. Ma se il mondo è cosi vecchio, come voi lo fate 
credere, se vi sono stati degli uomini prima di Adamo, dove era la 
loro rivelazione? 

Sig. Lanoue. Ve ne fu una senz* alcun dubbio; imperocché Mosè e 
Giosuè citano dei libri anteriori ai loro, e i quali non sono pervenuti 
fino a noi. (Num. XXI. 14, 15, 27 a 30 — Gios. X. 12, 13). L'Oriente 
è tutto pieno di tradizioni d*una Rivelazione primitiva, di cui si crede 
di trovare gl'indizi fra i popoli della Gran Tartaria, considerata 
come la patria più antica del Genere umano. 

Maestro Tessier. Ma voi farete di me un erudito! Credevo che fosse 
in Egitto neir India che i nostri dotti ponessero i più antichi popoli. 

Sig. Lanoue. Tutte le nazioni deirOriente pare che abbiano un'ori- 
gine comune, e tutte si fanno partire dalla Gran Tartaria. I nostri 
naturalisti trovano là la prima dimora dell'uomo; i nostri astronomi 
il paese delle prime scoperte. Gli storici credono che di là siano par- 
titi i popoli che hanno invaso, in varie epoche, il Nord e l'Occidente 
d'Europa. 

Maestro Tessier. Così, ne seguirebbe da cotesta Rivelazione primi- 
tiva che la maggior parte dei dogmi che troviamo in Oriente, e che 
hanno qualche punto di conformità con quelli dei Cristiani, avrebbero 
una stessa origine. Cosi le incarnazioni di non so qual Dio indiano, 
figurerebbero quella di Gesù Cristo. 

Sig. Lanoue. Le incarnazioni di Wisnù. Là, in Asia, voi trovate 
anche V origine dell' idee del Cielo in forma umana, come voi stesso 
notavate, citando -il Dio Brama, dal capo del quale sortono i Bramini, 
dalle braccia le tribù militari, dal ventre gli artefici e i traflScanti, e 
dai piedi i sudri o coltivatori. 

Maestro Tessier. La vostra Rivelazione primitiva vi mette al riparo 
d'una critica che ho udito di sovente. I partigiani dell'autorità as- 
soluta declinano la giurisdizione dei novatori in religione, dicendo che 
sono eresiarchi e gente venuta troppo tardi. Essi non potranno mai 



133 

qualificarvi con questo titolo. Infatti voi siete cattolico almeno quanto 
loro, se s' intende per cattolico quel che è universale. Voi non siete 
di ieri, poiché siete conforme alla Rivelazione primitiva, a quella di 
Mosè e a quella di Gesù Cristo. 

Sig. Lanoue, Se la nostra dottrina pare nuova, si è perchè la più 
antica verità può sembrare nuova effettivamente, quando essa vien 
presentata dopo essere stata dimenticata o sconosciuta durante un lungo 
decorso di tempo. 

Maestro Tessier. Non è qui il luogo di occuparci di cotesto belle 
congetture. Io vorrei sapere un poco perchè tante rivelazioni; la prima 
dunque non è bastata? 

Sig, Lanoìie. No, senza dubbio. L'uomo illuminato è caduto nelle 
tenebre; è stato necessario illuminarlo una seconda volta. 

Maestro Tessier, E perchè una terza ? 

Sig. Lanoue, Perchè è proprio dell'Amore di non stancarsi mai; e 
tosto che le tenebre oscurano la terra, la luce vi deve discendere da 
alto. Essa non può brillarvi sempre del medesimo splendore, perchè 
l'uomo è libero. Esso altera la sua costituzione, e ad ogni malattia 
dell'Umanità il Medico supremo deve portarvi il rimedio, e ciò senza 
stancarsi mai. 

Maestro Tessier. Così voi credete che se venisse un giorno in cui 
il Vangelo non bastasse più, vi sarebbe un'altra rivelazione. 

Sig, Lanoue. Infatti essa è promessa, poiché con essa termina il Nuovo 
Testamento. L'Apocalisse annunzia una nuova rivelazione, quando la 
fede cristiana sarà estinta. Quando la notte spirituale sarà discesa 
dappertutto. Dio verrà per ristabilire la sua Chiesa. Questo è troppo 
conforme alla Sua Sapienza per potersi revocare in dubbio. Solamente 
io non dico come voi che questo avvenimento avrà luogo quando 
il Vangelo non potrà più bastare. Quel che viene da Dio non è mai 
inutile. Io dico solamente che, quando le verità del Vangelo saranno 
offuscate, una nuova Rivelazione le metterà alla luce. Sempre una 
nuova rivelazione si riferisce alle precedenti e le conferma. Mosè ne 
cita una anteriore alla sua. Gesù Cristo ha detto di non esser venuto 
per abolire la legge, ma per compierla. Le promesse dell'Apocalisse, 
adempiendosi, faranno la stessa cosa rispetto alla legge evangelica. 

Maestro Tessier. Sì, ma chi sarà l'Anticristo? Una ventina d'anni 
fa si diceva che era Bonaparte. Oggi si dirà forse che è Saint- 
Simon. 

Sig. Lanoue. Il Libro sacro tratta semplicemente della storia del- 
l' Umanità in generale. Essa rappresenta nel suo stile emblematico 
le affezioni buone e le affezioni cattive. L' Anticristo non può signi- 



134 

ficare che queste. Per fissare la vostra attenzione sul dramma apo- 
calittico avete bisogno di molte conoscenze. 

Maestro Tessier, Via, sig. Lanoue, ditemi un poco chiaramente il 
vostro pensiero più segreto sulla fine del mondo. Ohe cosa è vera- 
ménte una risurrezione in carne ed ossa nella valle di Josa&t, che 
non conterrebbe forse neppur tutti ì morti del nostro cantone? 

Sig. Lanoue, La valle di Josafat fu il luogo specialmente offertosi 
allo spirito del Profeta, che vide eseguirsi uno di quei giudizi della 
Divinità, che si fanno fuori del tempo e dello spazio, ma che Tuomo 
non può vedere se non in una apparenza di tempo e di estensione 
materiale. 

Maestro Tessier, Non ostante la risurrezione è formalmente annun- 
ziata. È un articolo di fede sul quale gli ortodossi non vogliono cedere. 

Sig, Lanoue, È veramente sorprendente che, malgrado tutta la vostra 
perspicacia, voi vi arrestiate sopra un'obbiezione puerile. Parlando del 
nuovo Cielo e della nuova Terra dell* Apocalisse, quando ci occupammo 
del racconto di Mosè, l'analogia v'indusse axl ammettere che a quel- 
l'epoca si farà una nuova rigenerazione morale. La risurrezione di cui 
si tratta non è forse quella dello spirito? Non siete voi risuscitato 
realmente, quando avete sostituito nell'anima vostra l'amore del bene 
al cadaveroso egoismo che vi teneva in uno stato di morte? Il vostro es- 
sere, ritornando alla verità, non riprende forse infatti un'altra esistenza? 

Maestro Tessier, Oh I sig. Lanoue, è così semplice che salta agli 
occhi. Di più voi siete confirmato ancora dall'Evangelo. Gesù Cristo 
dice di coloro che lo seguono, che essi sono passati dalla morte alla 
vita. I morti di cui parla il Libro sacro sono gli uomini che vivono 
della vita materiale, ma appo i quali la vita spirituale è estinta. I morti 
dell'Apocalisse sono gli uomini estranei ad ogni sentimento religioso. 
Credo volentieri che essi risusciteranno. Ecco quel che vuol dire essere 
assorbito dalla material Io non ne capiva nulla, una volta; e quando 
lessi queste parole di Gesù Cristo: « Lasciate ai morti seppellire i 
loro morii, » entrai quasi in furore. Oggi invece ne sento tutta la 
forza. Quanti morti vi sono tra coloro che credonsi animati dal fuoco 
dell'amore? E la vita che cosa è in fondo se non l'amore? Ma quelle 
stelle che cadranno sulla terra, assai meno grande che la minima fra 
di esse? 

Sig. Lanoue, Voi avete visto nel racconto che Mosè fa della crea- 
zione, che le cose materiali sono emblemi di qualità morali. La stessa 
cosa è qui. Il Cielo e la terra sono stati di pace, di bene e di carità 
nell'uomo rigenerato; imperocché l'uomo ha bisogno d'un cielo per 
essere illuminato e condotto ad amare, ed egli ha bisogno d'una terra 



135 

per praticarvi l'amore; quindi le stelle che cadono dal Cielo rappre- 
sentano le conoscenze del bene e del vero che sono dissipate. In questo 
quadro, delineato da San Giovanni, come nel racconto di Mosè, non si 
tratta della natura materiale. Lo scrittore della Genesi non ci dice 
che l'universo sia cominciato in un tal giorno; l'autore dell'Apoca- 
lisse non ha quindi potuto affermare che esso finirebbe in tal altro. 
La natura, immortale come il suo Autore, è la manifestazione del 
Divino Amore e della Divina Sapienza; essa dunque non può, come 
questo amore e questa sapienza, cessare di esistere. 

Maestro Tessier. David infatti dice che le cose create sono sta- 
bilite per sussistere in tutti i secoli. Così non c'è fine del mondo. Oh, 
quanto questa triste prospettiva presentata alla razza umana scando- 
lizzava il mio pensiero! La vostra idea è ad un tempo filosofica e con- 
solante. Il Dio che rigenerò l'uomo all'origine delle Società, lo rige- 
nerò all'epoca del regno di Tiberio, ed egli lo rigenererà un'altra volta, 
senza che la natura materiale entri minimamente in quest'azione spi- 
rituale. È tanto semplice che io non ho bisogno ancora di altre testi- 
monianze della Scrittura per credervi. 

Sig, Lanoue. La Scrittura, che voi stesso avete cosi felicemente 
citata, non parla in nessun luogo della fine del mondo. Il testo sacro 
dice positivamente, « consummatio sceculi, » la fine d'un secolo, d'un 
epoca, cioè della Chiesa di quest'epoca. L'ultimo Giudizio è quello che 
& la Giustizia suprema sulle anime degli uomini d'un dato tempo. 
Questo è così preciso che la venuta di Gesù Cristo è chiamata nel 
Vangelo, il giudizio. « Ora è il giudizio, » dice il Messia. (Gio. XII, 31). 
Voi vedete bene che in quel tempo il cielo e la terra, il sole e la luna 
non subirono alcun cambiamento. In secondo luogo, il Signore stesso 
dice positivamente nell'Evangelo (Matt. XXIV. 40) parlando dell'ultimo 
giudizio, che di « due uomini che lavoreranno nel campo, l'uno 
sarà preso e l'altro lasciato, » Quindi se certi uomini debbono so- 
pravvivere all'avvenimento, la terra abitabile non sarà distrutta. 

Maestro Tessier, Oh , sig. Lanoue, quanto ho fatto bene d'insistere I 
Le vostre spiegazioni mi liberano dal dubbio più importuno che io 
abbia mai avuto sulla veracità della Sacra Scrittura. In ogni tempo 
la filosofia e la religione sono stati in litigio; la prima diceva all'uomo: 
Questo universo è una cosa degna d'occupare eternamente le tue me- 
ditazioni; la seconda gli diceva invece: Tutto ciò è una cosa vana, 
che dovrà un giorno dissiparsi come l'ombra. Né risultava che quanto 
meno uno ammirava Dio nella sua opera, tanto più si credeva pio. II 
Cristiano si rimproverava la sua ammirazione per concentrarsi in un 
idea tetra e ridicola di annientamento. Guardate, sig. Lanoue, io co* 



136 

nosco dei filosofi che sì sarebbero fatti cristiani se avessero potuto 
conciliare T ammirazione legittima e ragionata che cagionava loro lo 
spettacolo dell'universo, colla cupa e crudele aspettazione dell'ultimo 
giudizio, che deve ridurre ogni cosa al nuUa; come se Dio si pentisse 
di quel che ha fatto! Ma ho ancora una piccola domanda da fòrvi. 
Gesù Cristo dice che allora tutte le nazioni lo vedranno venire nelle 
nuvole del Cielo; dunque gli empi saranno confusi, e tutti diverranno 
cristiani, poiché Dio verrà in persona. 

Sig. Lanoue. Dio non costringe mai l'uomo nel suo libero arbitrio. 
Egli verrà non per farlo entrare nella via del Cielo, ma per offrirgli 
i mezzi d'entrarvi da sé. Costringersi è un atto di libertà, non così 
l'esser costretto. 1 mezzi che Egli impiegherà all'ora dell'ultimo giu- 
dizio consisteranno senza dubbio nel provvedere all'umano intelletto 
alimenti più convenienti. La ragione umana, emancipata da ogni giogo 
arbitrario e dalle pastoie dei pregiudizi, comprenderà meglio le verità 
divine, velate fino allora dalle nuvole, che sono il senso letterale della 
Rivelazione. L'Evangelo dice che l'avvenimento di Cristo non sarà in 
un modo strepitoso; nessuno potrà dire: «: Egli è qui o là. > Queste 
parole non dinotano forse che il regno della verità non ha nulla d'este- 
riore, e che esso penetra silenziosamente nelle anime? Dopo questo 
avvenimento vi saranno degli empì, come ve ne sono oggidì, perchè 
la libertà non sarà mai tolta ad alcuno; ma gli uomini, come voi, di 
buona volontà, troveranno nei soccorsi morali offerti allora dalla Prov- 
videnza i mezzi d'uscire dal dubbio. 1 lumi da alto dissiperanno le 
tenebre delle nostre scienze incredule; insomma, una nuova dottrina 
ad un tempo filosofica e cristiana affermerà sopra salde basi, con co- 
noscenze superiori, l'edificio sociale, che gF increduli pareva volessero 
distruggere. La Bibbia diverrà accessibile all'intelletto; le verità della 
fede saranno intelligibili; la vita attiva sarà sostituita alla vita con- 
templativa; le azioni profìcue al bene pubblico surrogheranno le ceri- 
monie inutili; in fine la via, sbarazzata dagli ostacoli che l'ingombra- 
vano, si presenterà libera ad ognuno. Non vi pare che questo sia assai 
bello ed assai verosimile? 

Maestro Tessier. Ohi sì, sig. Lanoue, quando Dio si manifesta in 
qualche parte, la sua azione è sempre semplice e magnifica ad un tempo; 
evidente per gli uni, essa è nascosta per gli altri. Il vostro Apocalisse 
è così seducente come la vostra Creazione. San Giovanni dunque avrebbe 
visto, non le cose future del mondo, ma quelle dell'anima. 

Sig. Lanotce. Dell'anima nelle sue relazioni con Dio; cioè, le cose 
della religione. La Bibbia, dalla Genesi all'Apocalisse, non tratta di 
altro. Così Ezechiel nelle sue visioni vide la fine della Chiesa Giudaica 



137 

e l'origine del Cristianesimo che le ha succeduto. San Giovanni, in 
una quantità di apparizioni quasi simili a quelle di Ezechiel, perchè 
provenienti dalla stessa sorgente, ha visto egualmente la degenerazione 
del Cristianesimo e il principio d'una nuova Dispensazione della luce 
divina. Egli ha designato sotto l'immagine d'una prostituta la profa- 
nazione delle cose sante, e il hene e il vero adulterati in questa reli- 
gione; ed ha dipinto la devastazione della Chiesa e la fede sterile e 
senza vita, poiché separata dalla carità, sotto l'emhlema d'un dragone. 
Sono queste due cose che accompagnano sempre la fine d'ogni religione. 
È un fatto che vi sono nel Mondo cristiano della gente che fanno un 
adulterio della religione, come ve ne sono altre che riducono i suoi 
dogmi a sterili opinioni. Cotesto genti dovranno necessariamente cedere 
alla potenza Divina, che ristahilirà l'opera sua. Dopo la loro disfatta 
dovrà necessariamente stahilirsi una Dottrina pura, che San Giovanni 
chiama la Nuova Gerusalemme. 

Maestro Tessier. Ma questa santa Città, la novella Gerusalemme, 
che dovrà discendere dal Cielo, come sarà? 

Sig. Lanotie, Sarà uua nuova associazione, e non una città mate- 
viale. -Una nuova Dottrina sarà ricevuta nei cuori degli uomini che si 
rigenerano; ecco spiegato il mistero. Si dice che questa Città sarà 
quadrangolare, per significare che in essa il hene è nella stessa pro- 
porzione del vero. 

Maestro Tessier, Ma, sig. Lanoue, è ammirahile I Cotesta città pò- 
trehhe per conseguenza discendere dal Cielo senza che nessuno se ne 
accorgesse. 

Sig. Lanoue. Ci possiamo accorgere della diffusione d'una dottrina 
religiosa o d'una verità filosofica, altrimenti che per la riunione di 
coloro che la ricevono? 

Maestro Tessier. Ma San Giovanni dice che Gesù Cristo discenderà 
dal Cielo in persona, portato dalle nuvole. 

Sig. Lanoue. Egli discenderà come discende ogni verità emanata da 
Lui. Egli apparirà, come Divina Verità, nella sua Parola, squarciando 
le nuvole del senso letterale, e dando l'intelligenza di penetrare il senso 
spirituale. Si è quel che ha già fatto per mezzo del suo servitore 
Swedenhorg. 

Maestro Tessier. Vi ringrazio, sig. Lanoue. Da tutto quello che ho 
adito, capisco che Swedenhorg annunzia semplicemente una nuova ri- 
generazione dell' Umanità. Questa idea è consolante; e se ò una pro- 
messa divina, non vedo che vi sia gran rischio nell'accoglierla. Quanto 
a me, io vogUo attualmente leggere gli scritti di Swedenhorg. Ma, 
riprendendo il soggetto dove l'ahhiamo lasciato, voi mi avete fatto 




138 

conoscere la Redenzione; ora mi rimangono ancora sul Redentore al- 
cane domande da farvi Questa carne mortale presa dalla Potenza Crea- 
trice è una cosa che mi imbarazza ancora un poco; bisognerà ritor- 
narvi la prossima volta. Quando avrò avuto in proposito le vostre 
spiegazioni, non avrò più nulla da domandarvi. Ammetto in fatti la 
degradazione originale e la rigenerazione dell'uomo. Bisognerebbe es- 
sere stolto per non vedere che l'uomo si riforma solamente per amore; 
e, vedendo ciò, bisognerebbe essere ancora più stolto per non attri- 
buire questo effetto al soccorso divino ; essendoché, come dice il Van- 
gelo, l'uomo non può nulla se non gli è dato dal Cielo. Per me non 
vi sono dunque altri misteri, fuorchò il mezzo specialmente impiegato 
da Dio ; qui sta il difficile. Io> non avrei mai creduto, sig. Lanoue, che 
il mio primo quesito, che voi avete risoluto già da un pezzo, ci avrebbe 
condotti tanto lontano. 

Terminando queste parole, temendo di non avere a sentire un'altra 
predica sulla sua insaziabile curiosità, il notare salutò in fretta il suo 
istitutore e si allontanò prontamente. 



DIALOGO NONO 



Frove della Redenzione. 

Giammai rivoluzione più completa erasi fatta nelle idee del notara 
In pochi giorni tutti gli enigmi che occupavano il suo pensiero erano 
stati sciolti con sua piena soddisfazione. La morale aveva per lui 
una base reale; egli capiva per un'esperienza incontestabile che il bene 
non è un'inclinazione, ma una riforma; il Libro sacro dava garentia 
a questo punto di vista. La Bibbia presentavasi agli occhi suoi come 
la storia dell'uomo allontanato da Dio e ricongiunto ad Esso. Simboli 
magnifici surrogavano nella sua mente le figure inesplicabili del senso 
letterale. Poteva contemplare l'altro mondo senza abbagliarsi, aiutan- 
dosi con la ragione naturale, dicendo che il Creatore non aveva due 
misure, che era lo stesso Dio per i due mondi. Le forme spirituali 
non gli davano più le vertigini. Quella Trinità di persone che allon- 
tana tanta gente dal Cristianesimo teorico, non era più un mistero 
per lui. Tre nomi dati a tre attributi d'una sola persona gli pareva 
la cosa più naturale del mondo. Non v'era dunque altro che l'imba- 
razzasse fuorché quella persona misteriosa senza la quale non v'ha 



139 

redenzione. Credendo di finirla con due domande, al più, maestro 
Tessier giunse tutto sollecito in casa del sig. Lanoue; e, provando di 
riassumersi più brevemente che fosse possibile per ottenere una ri- 
sposta precisa e chiara: Non vi è più nulla, gli disse, che ora mi 
tormenti, all' infuori di questa carne che ha preso la Verità Divina. 

Si^. Lanofie. Se voi voleste salvare vostro figlio caduto nell'acqua, 
lo salvereste voi con l'intenzione e T intelligenza soltanto? 

Maestro Tessier. No, perbacco, egli si annegherebbe in questo frat- 
tempo; io mi slancerei nell'acqua. 

Sig. Lanoue. Dio parimenti è disceso nell'abisso in cui noi eravamo. 
Dio, ascoltate bene questo, è uno Spirito; s'Egli avesse agito sul- 
Tuomo per lo spirito soltanto, avrebbe fatto come voi se foste rima- 
sto sulla riva, facendo voti per vostro figlio. Egli ha dovuto dunque 
manifestarsi materialmente per avere qualche punto di contatto con 
l'uomo materiale. Tale è la legge di questo mondo; qualsivoglia cosa 
per manifestarsi deve subire le condizioni di tutto quel che è mani- 
festato. Se io voglio arrestare qualcuno sulla via, non vi perverrò mai 
con la mia sola volontà; bisognerà necessariamente che la mia vo- 
lontà discenda nel mio braccio, per mezzo del quale io eseguirò la 
mia intenzione. 

Maestro Tessier. Sì, ma Dio che può tutto! 

Sig. Lanoue. Dimenticate voi già che Egli non può nulla se non 
«econdo le leggi del suo ordine? Egli può tutto, ma per le sue pro- 
prie leggi; se potesse qualche cosa senza di esse, non sarebbe più la 
:8uprema Sapienza. Orbene, Dio dunque è disceso visibilmente sulla 
terra ; Egli ha preso carne, affinchè la Redenzione non fosse una sem- 
plice speculazione filosofica, che non ha esistenza fuorché nella mente, 
ma divenisse al tempo stesso un fatto positivo che avesse le sue 
prove materiali, e intorno a cui la buona fede potesse acquistare la 
<^rtezza in tutti i tempi. 

Maestro Tessier. Pur nondimeno cotesto prove sono molto negate. 
Ci sarebbe gran bisogno d'un'altra incarnazione per convincerci. Per- 
chè Dio si è manifestato una sola volta, quanto prima saranno due- 
mila anni, e ciò per una piccola parte del mondo? Coloro che hanno 
vissuto dopo quel tempo avrebbero voluto vederlo anch'essi. 

Sig. Lanoue. Badate, maestro Tessier, di non dire una scempiag- 
gine invece d'un tratto di spirito. Se voi credete d'avere il diritto di 
esigere che Dio s'incarni al vostro tempo, vostro figlio dopo di voi 
avrà la stessa pretenzione ; suo figlio alla sua volta domanderà altret- 
tanto; e in ogni parte della terra si potrebbe avere lo stesso desiderio. 

Maestro Tessier. Ebbene, mi pare che sia così. 



140 

Sig, Lanoue. É così che faceva prima della caduta; dopo è stata 
necessaria un'altra azione. Prendendo carne, Dio ha abitato visibil- 
mente per un certo tempo fra gli uomini, limitato in tale sua mani- 
festazione ad una parte speciale dell'estensione materiale. La sua mani- 
festazione interiore nella coscienza dell'uomo virtuoso non ha né tempo 
né spazio; essa è per tutti i secoli e per tutti gli uomini che vogliono 
riceverla, senza eccettuarne alcuno; ma la sua manifestazione mate- 
riale ha dovuto avere una data ed un paese. Il fatto della sua esi- 
stenza terrestre ha dovuto aver luogo in un tempo che è passato per 
non ritornar più, e dinanzi a testimoni che sono morti dopo l'avve- 
nimento. Cosi si compiono tutti i fatti sulla terra. Disceso volontaria- 
mente nel tempo e nello spazio, Dio ha dovuto accomodarsi a questi 
due modi di esistenza. Apparire in tutti i secoli e in tutti i luoghi 
ad un tempo non è possibile fuorché al puro pensiero; ma é impos- 
sibile al pensiero manifestato e convertito in azione. Ora Gesù Cristo 
è venuto ad esercitare un'azione; Egli ha dovuto per conseguenza 
conformarsi alle leggi di questo mondo, dove si compiono tutte le 
azioni. 

Maestro Tessier. Ma con la vostra bella legge, mi pare però che 
Dio, discendendo fino a noi, sia divenuto materiale, e ciò è contro la 
sua essenza; questo ha bisogno di spiegazioni. 

Sig. Lancme. Voi converrete con me che se Dio non avesse illu- 
minato e riformato l'uomo, questi, nascendo con un cattivo amore, era 
perduto per sempre. Voi converrete ancora che non v'era altro mezzo 
per ricondurre l'uomo nella vera via, fuorché quello di gettare nel- 
l'anima sua un raggio della Sapienza Divina. Ciò é incontestabile; ora, 
come volete voi che la Sapienza Divina avesse illuminato l'uomo? 

Maestro Tessier. Discendendo nel suo cuore, inspirandogli nuove 
inclinazioni; non era necessario perciò che Egli prendesse carne. 

Sig. Lanoue. Ma, vicino mio, voi non riflettete che se Dio avesse 
ispirato all'uomo nuove incUnazioni, Egli avrebbe fatto la nostra pro- 
pria opera, avrebbe annientato il nostro libero arbitrio. Bisogna che 
l'uomo sia avvertito che le sue inclinazioni sono viziose, acciocché le 
riformi egli stesso. La voce interna, o Dio in noi, non l'avvertiva più 
come prima della sua caduta, poiché egli erasi sottratto al Divino in- 
flusso. Quale altra voce fuori d'una voce umana poteva dunque av- 
vertirlo? La Sapienza Divina ha dovuto pertanto prendere un corpo 
palpabile, affinché i suoi discorsi e il suo esempio, trasmessi agli uo- 
mini in un modo puramente umano, potessero loro servire d'avverti- 
mento. Se Dio non avesse preso carne qual altro mezzo avrebbe po- 
tuto impiegare affinché la sua Parola, fissa materialmente sulla terra» 



141 

servisse di legge al Genere umano? Poteva Egli far discendere mira- 
colosamente dal Cielo un libro tutto stampato? 

Maestro Tessier, Gli uomini avrebbero dapprima avuto paura; poi, 
come i ranocchi, avrebbero saltato familiarmente sul travicello che 
aveva loro primieramente impresso tanto rispetto. 

Sig» Lanoue, Siccome non ci sono libri senza carta, senza inchio- 
stro, senza caratteri di stamperia, tutti mezzi materiali per produrre 
la verità morale in piena luce, neppure vi era mezzo che la Verità 
in essenza si facesse udire dagli uomini senza assimilarsi ad essi. Non 
era possibile che la vita del nostro Modello ci fosse proposta, se il 
personaggio rappresentato non fosse stato visto realmente da coloro 
che ce l'hanno dipinto; insomma le sue parole non potevano essere 
consegnate in un libro se prima non fossero state udite. Perciò la 
Sapienza Divina ha preso un involucro simile a quello che prendono 
ogni giorno il genio e la virtù. All' infuori d'un miracolo che ci avrebbe 
atterriti, poteva Essa agire altrimenti? Io lo domando alla vostra sin- 
cerità, maestro Tessier. Non preferite voi di ricevere la verità da un 
uomo la cui anima è Divina per essenza, piuttosto che in un modo 
affatto estraneo alla vostra organizzazione, e che avrebbe sconvolte 
tutte le leggi della natura? 

Maestro , Tessier, Questo mi pare convincente. 

Sig, Lanoue, Ma per mettere in maggiore evidenza questo punto 
voglio darvi alcune spiegazioni, che, oso credere, vi soddisferanno pie- 
namente. La differenza che vi è fra lo spirituale e il naturale non è 
una transizione insensibile dall'uno all'altro. La transizione dell'acqua 
allo stato di gas per l'evaporazione, e da questo all'etere per la ra- 
refazione non può dare veruna idea di relazione fra la materia e lo 
spirito. 

Maestro Tessier, Quanto a questo è incontestabile. Io avrei un bel 
sottilizzare un corpo materiale, non ne farei mai uscire l'intelligenza. 
n mio spirito non è un soffio, una emanazione; è un essere che non 
ha nulla di comune per la sua natura con questo altro essere che io 
chiamo il mio corpo. 

Sig. Lanoue. Infatti lo spirito è la causa degli effetti che opera il 
corpo; il primo abita nel mondo delle cause, il secondo vive ed abita 
nel mondo degli effetti. I gradi che li separano sono esattamente 
quelli che separano l'anteriore dal posteriore. Alluno appartiene il 
pensiero e l'intenzione, che sono nel primo grado; all'altro la parola 
e l'azione, che sono nel secondo grado. Questi gradi vi provano, pas- 
sando, l'inutilità degli sforzi di coloro che con la più minuta osser- 
vazione cercano di arrivare dall'essere sensibile all'essere immateriale. 



142 

Maestro Tessier» Infatti un corpo animato non mostrerà loro al- 
tro che il meccanismo necessario ad un'azione, ma mai il pensiero, 
rintenzione e il fine nascosti in questo meccanismo. Il primo grado è 
tutto quanto neirultimo, come la fragranza è nella rosa, e il gusto 
nella pera; non è egli vero? L'anima non si trova sotto il coltello 
dell'anatomista, come il sapore del frutto e l'odore del fiore non si 
svelano a chi li pesta in un mortaio. 

Sig Lancme. Aggiungete alla vostra ingegnosa comparazione che 
per sentire il gusto e la fragranza si richiede un organo differente da 
quello che adoperiamo per analizzare le parti di un corpo. Noi ab- 
biamo sulla terra quest'organo per le cose materiali, ma esso non ci 
può servire per le cose spirituali, che domandano un organo speciale. 

Maestro Tessier. Eccomi co' vostri gradi sopra una prova veramente 
sorprendente dell'esistenza e ad un tempo dell'immortalità dell'anima. 

Sig, Lanoue, Ma veniamo al fatto. Voglio servirmi della compara- 
zione che voi mi avete fornito. La fragranza d'un fiore in un grado 
materiale è differente da quello della sua composizione chimica. Affinchè 
questa fragranza pervenisse alla sua manifestazione è stato necessario 
l'involucro che ha preso. Affinchè un pensiero arrivi egualmente alla 
esecuzione, bisogna che prenda un corpo. In una parola, affinchè una 
causa divenga effetto, bisogna che da intelligibile, qual'essa è, divenga 
azione. Agendo come causa, essa rimane nel grado superiore, inacces- 
sibile all'uomo naturale limitato ai suoi sensi; agendo come effetto 
essa s'identifica colla materia. Non vi era assolutamente altro mezzo 
che Dio comunicasse coll'uomo se non facendosi uomo. 

Maestro Tessier. Gotesta teoria dei gradi somiglia alla vostra bella 
legge d'ordine. Agendo conformemente ad essa la Divinità è stata in- 
fatti più grande di quel che se avesse salvato l'uomo per miracolo; 
non vi è dubbio in ciò. Gotesta legge d'ordine a cui Dio si uniforma 
per essere sempre lo stesso, per essere conseguente col suo primo 
pensiero, è una cosa magnifica, ne convengo. Non mi piace di essere 
costretto a credere per incantesimo; voglio che mi si lasci tutta la 
libertà di decidermi. Perciò si richiedono avvisi, consigli; e confesso 
che riceverli da un Essere che ha preso la mia natura mi pare na- 
turalissimo. 

Sig. Lanoue, E poi la vita scritta di questo Essere prende il suo 
posto tra i fatti storici; e si è per mezzo di questi fatti che s'istrui- 
scono le generazioni. Ciascuna generazione non ricomincia da per so 
sola la faccenda; essa si serve di quel che gli antenati le hanno le- 
gato. Gosi la vita e le parole di Gesù divengono fatti legati a tutta la 
posterità umana. Questo è il mezzo più naturale del mondo, non è vero? 



143 

Maestro Tessier, Sicuramente; Tuomo deve essere istruito secondo 
le vie dell'umanità. Solamente, ditemi, il Vangelo è bene attestato? 

Sig. Lanoue. Riflettete un poco a questo: Quel che contiene que- 
sto libro è vero o no? Ecco a quel che si riduce la questione. Po- 
trebbe essere d'un autore diverso da quelli di cui porta i nomi, ma 
per questo non sarebbe meno la verità. Ora, siccome la verità che ci 
riforma non può venire dall'uomo corrotto per nascita, ne seguirebbe 
sempre che qualunque fossero le interpretazioni del libro, le. pie frodi 
dei suoi autori, se esso contiene la verità, è di Dio. 

Maestro Tessier, L'argomento è stringente, ma io sarei molto con- 
tento di sapere che là non vi sono imposture. 

Sig, Lanotce. Come volete che qualcuno immagini l'ideale di per- 
fezione della vita di Gesù, se lo scrittore non ha avuto questo mo- 
dello sotto gli occhi? Come! l'uomo decaduto inventerebbe la ripara- 
zione? Sarebbe in verità un gran miracolo. Sarebbe cento volte più 
sorprendente se il Yangelo fosse stato inventato anziché scritto die- 
tro un modello. E poi, quale sarebbe la data di questa invenzione? 
Non è di ieri; non è neppure dell'anno passato. Risalite d anno in anno, 
da secolo in secolo, voi arriverete Ano all'epoca data dagli Evangeli- 
sti stessi. La critica letteraria conviene in questo fatto, sul quale non 
vi è il minimo dubbio. 

Maestro Tessier. Oh! io ho veduto molti increduli, ma nessuno mi 
ha detto che il Vangelo fosse stato fabbricato in un dato anno del 
regno d'un dato principe. Tutti risalgono almeno a 16 o 17 secoli. 

Sig. Lanoue. Non è nei primi due secoli deirÉra cristiana che fu 
inventato questo libro. Gli Apostoli e i loro successori vissero in quel 
tempo e non fu fatto alcun reclamo. Il Cristianesimo fu oggetto di 
attacchi parziali. I fllosofi e i grandi di questo mondo, disgustati dal 
senso letterale dei Libri sacri, li volsero in ridicolo, come fece l'im- 
peratore Giuliano, che tuttavia non osò affermare che Gesù Cristo non 
fosse esistito. 

Maestro Tessier. Se egli avesse letto i primi Capitoli della Genesi 
col senso che voi mi avete ùlììo conoscere, io credo che sarebbe stato 
più circospetto, poiché egli attaccava le inverosimiglianze, che vera- 
mente non vi sono. Nondimeno gli Apostoli non hanno essi potuto 
inventare il carattere di Gesù Cristo? 

Sig. Lawme. Essi non comprendevano il loro Maestro, come l'avreb- 
bero inventato? Gesù era incomprensibile a loro, come avrebbero con- 
cepita l'idea di offrirlo al pensiero degli altri? Deboli e timidi finché 
Egli visse, solamente dopo la sua morte i loro occhi s'aprono, lo ri- 
conoscono e lo difendono. Avrebbero essi dunque inventato anche la 



144 

loro passata debolezza e la loro intrepidezza attuale? É uno sproposito 
che salta agli occhi. E poi inventare si è mentire; essi che proclamano 
il gastigo della menzogna, essi che muoiono per la verità, essi che spe- 
rano solamente in una vita avvenire, sarebbero stati degli impostori! 

Maestro Tessier. È impossibile; vi è là una forza di verità morale 
che confonde la mala fede. 

&ig, Lanoue, Non è tutto; inventare un tal libro suppone che si è 
capace d'una gran concezione d'ingegno. Come! quel che non poterono 
immaginare Platone, Cicerone, tutti i Geni dell'antichità, sarebbe uscito 
affatto naturalmente dalla penna di quattro poveri Galilei senza let- 
tere! L'ignoranza avrebbe partorito la scienza più sublime! È una 
stravaganza. Il Vangelo non può avere altro autore che Gesù Cristo 
stesso. Sostenere una opinione diversa si è dar prova, non dell'amore 
del vero ma del paradosso. E poi, a quale scopo gli Evangelisti avreb- 
bero inventato la vita di Gesù? Non era senza dubbio per arrivare 
alla gloria. A meno di averlo visto, non si va a presentare all'ammira- 
zione degli' uomini un uomo a cui, durante la sua vita, fu sputato in 
faccia. Si scelgono meglio i suoi eroi, quando uno vuol farsi applau- 
dire. Era forse per pervenire alla fortuna; ma oh qual ridicolo mezzo 
essi avrebbero adottato! Non si può dubitare della narrazione degli 
Apostoli; sono testimoni che hanno suggellato col loro sangue la loro 
testimonianza. 

Maestro Tessier, Voi parlate calorosamente, da uomo convinto, e 
mi comunicate il vostro calore. Ditemi, però, se non era possibile che 
Gesù Cristo fosse un uomo superiore agli altri, un profeta come quelli 
del Vecchio Testamento; egli non sarebbe meno agli occhi miei il 
Figlio di Dio; imperocché se Dio si sceglie dei figli fra i mortali, 
dessi sono senza dubbio gli uomini virtuosi. 

Sig, Lanoue. Se Gesù Cristo fosse stato semplicemente un uomo, 
nato come tutti gli uomini colla macchia originale, avrebbe egli potuto 
migliorare la specie umana? Faceva d'uopo, come voi dicevate, d'un 
germe puro per ristabilire il Genere umano nella sua costituzione pri- 
mitiva. < Quel che è nato dalla carne è carne; quel che è nato dallo 
spirito è spirito, » dice il Vangelo. Voi vedete bene che tutto quel 
che fosse nato dalla carne, in virtù delle leggi di trasmissione, che 
voi stesso avete riconosciuto in tutti gli esseri organizzati, sarebbe 
vizioso. Bisognava che Gesù Cristo non fosse un mortale, perchè il 
suo vizio di nascita l'avrebbe reso affatto incapace d'essere il Reden- 
tore. Noterete inoltre che Gesù ci ha detto di Se stesso che Egli era 
Dio; se non lo era, egli ha dunque mentito. Riflettete bene a questo: 
una menzogna nella bocca di Gesù Cristo! 



145 

Maestro Tessier, È una bestemmia. 

Siff. Lanoue. Tutto il Vecchio Testamento è un annunzio della 
venuta di Dio come Salvatore del Genere umano. Trovatemi voi un 
altro personaggio alla cui vita si possano ragionevolmente applicare 
gli annunzi biblici. Se nessun altro è comparso dopo Gesù, desso è 
dunque che bisogna considerare come il Divino Riparatore promesso; 
ovvero, come gli Ebrei, bisogna aspettarlo ancora. 

Maestro Tessier. Dio mi liberi dal farmi Ebreo. Ma appunto, per- 
chè gli Ebrei non l'hanno riconosciuto per tale? Sarebbe questo per 
me un gran motivo di credibilità. Come! il popolo fra cui ha vissuto 
l'ha rigettato, e voi volete che io, venuto due mila anni dopo, l'adori! 
Confesserete che è un poco difficile. 

Sig. Lanoue. Vi domanderò, perchè gli uomini acciecati dalle loro 
passioni rigettano la verità? Gli è unicamente, mi fguro, perchè la 
verità non li lusinga. Il vostro argomento è molto debole, maestro 
Tessier. La Bibbia, scritta in quello stile allegorico di cui vi ho dato 
alcuni esempi, annunziava agli Ebrei, nella persona del Messia, un mo- 
narca che li renderebbe vittoriosi dei loro nemici, e il regno del quale, 
non avendo fine, doveva estendersi sopra tutte le nazioni del mondo. 
Essi si dissero nel loro cuore orgoglioso: Qual gloria per Gerusalem- 
me! Quali onori e quali ricchezze non ci recherà questo regno eterno! 
Quando Gesù Cristo venne per liberarli dalle loro passioni, essi non 
vollero intendere che erano queste i loro nemici; quando videro l'igno- 
minia della sua croce, essi non riconobbero il trionfatore materiale che 
si figuravano; quando poi hanno visto il suo regno spirituale esten- 
dersi, essi non hanno ravvisato quel regno terrestre, da cui si aspet- 
tavano tanta gloria e tante ricchezze. 

Maestro Tessier, Oh, gli stolti! come se questa grandezza morale 
non fosse cento volte superiore a quella dei monarchi di questo basso 
mondo! Sapete, sig. Lanoue, che questo regno spirituale che dura an- 
cora, e che, io credo, come lo dice la predizione, durerà sempre, è 
una cosa ammirabile? Mi piace questo re il cui scettro è una canna, 
n rifiuto degli Ebrei di credere in Gesù Cristo è precisamente quello 
che mi ci fa credere. Non mi piace il loro monarca. Oh, quanto mi 
piace quello del Vangelo! Ma perchè Dio ha scelto un popolo così 
vile, qual' è il popolo giudaico^ per fisu^ne una nazione prediletta sopra 
tutte le altre? 

Sig. Lanoue. Perchè l'agricoltore sceglie la materia più vile per 
confidarvi la semenza preziosa che deve produrre le messi destinate 
ad alimentare la sua famiglia? Il popolo Ebreo non è stato, d'altronde, 
mi popolo prediletto da Dio ad esclusione delle altre nazioni. Esso ò 

10 



146 

stato semplicemente il depositario delle promesse Divine; e la tenacità 
dei suoi sentimenti, che si perpetua in lui senza alterazione da padre in 
figlio, prova infatti che egli era assai adattato a conservare la Divina 
Parola in mezzo alle vicissitudini delle cose umane. Pare che questa 
sia stata la sola funzione del popolo Ebreo. Dio non avea bisogno per 
questo d'una cera molle; gli occorreva del ferro, ed Egli si è servito 
di quello che esisteva. Se la Bibbia fosse stata confidata ai Greci, 
portata in Atene, certo già da lungo tempo vi sarebbe stata sepolta. 
Bisognavano agli Alcibiadi ed ai Perieli delle frasi rimbombanti. Gli 
Egiziani avrebbero messo il Libro sacro in geroglifici di granito ; esso 
quindi sarebbe per noi come se non esistesse. 

Maestro Tessier, Ma, difatti, abbiamo noi il dritto di domandare a 
Dio per qual motivo si serve di cotesto popolo. Se fosse un popolo sal- 
vato esso solo, manco male; ma non è cosi; essi sono, in fede mia, dan- 
nati, e portano medesimamente questo Libro che li condanna; come non 
l'avrebbero conservato quando esso promette loro T impero del mondo? 

Sig. Lanoue, L'errore degli Ebrei relativamente all'idea che si erano 
fatta del Salvatore è stato quello stesso degli storici contemporanei 
di Gesù Cristo. Sedotti dalle grandezze materiali, essi non hanno co- 
nosciuta la sua vera grandezza, e ne hanno parlato con disprezzo. 
Molti increduli moderni motteggiano anch'essi fortemente intorno alla 
sua nascita oscura, ed alla classe a cui apparteneva. 

Maestro Tessier, Sarebbe forse stato mestieri, per piacere ad essi, 
che fosse nato da un duca o da un marchese? Sento, sig. Lanoue, che 
qui io mi scaldo un poco. Ma ditemi però, se vi fosse un sol uomo che 
non conoscesse il Vangelo, Dio sarebbe apparso vanamente per lui? 
questa sarebbe un'ingiustizia. 

Sig, Lanoue, Certo, se io vi dicessi che quell'uomo è dannato; ma 
Dio lo giudicherà secondo i lumi che ha ricevuto. Vi ò una riforma 
possibile nel Mondo degli spiriti, o mondo preparatorio. Basta per ora 
che Dio abbia dato al Vangelo il mezzo di spandersi per tutta la terra. 
Voi mi dite che esso non è ancora pervenuto in un dato luogo. Ma 
Dio vi ha forse detto: In un giorno, in un batter d'occhio, il mio Li- 
bro andrà in ogni angolo dell'universo? Dio ha l'eternità, e per con- 
seguenza è longanime. Noi abbiamo solamente una piccolissima parte 
del tempo, e perciò siamo impazienti di non vedere le cose andare 
molto presto. Non secondo il nostro beneplacito, ma secondo le viste 
di Dio le cose debbono camminare. Direte voi che l'autore d'un buon 
libro di morale perde il suo tempo a scriverlo, perchè esso non andrà 
dappertutto a trovare lettori? È sempre un germe gettato in terra e 
che un giorno fruttificherà. Il Vangelo parimente è un buon germe 



147 

<^nfidato alla terra, ed io oso credere che questa non lo lascerà mai 
perire nel suo seno. La Sapienza Divina è in questo Libro, p con essa 
il mezzo di rendere l'uomo migliore. In qualunque luogo il Vangelo 
andrà e sarà praticato, esso farà degli uomini virtuosi. È un Libro 
la cui fortuna, per servirmi d*una espressione famigliare, deve essere 
simile a quella di tutti i .libri; ingiuriato qui, accolto là, posto in 
onore o abbandonato all'oblio, queste carezze o questi oltraggi della 
moda non vi mutano nulla, e non impediscono che sia un dono inesti- 
mabile di Dio. Un libro che illumina l'uomo e lo rende migliore è la 
cosa più bella del mondo, qualunque sia il modo, lento o rapido, con 
cui si diflfonde nella società. D'altronde l'Umanità ha le sue progres- 
sioni, di cui noi deboli individui, limitati ad un'esistenza d'un giorno, 
non possiamo apprezzare Tandamento graduale. Dio si fa conoscere 
all'uomo progressivamente; Egli attende che il corpo sociale sia giunto 
ad un certo stadio per dargli un certo alimento. Egli ha dovuto met- 
tere migliaia di anni fra la promessa e la discesa del Redentore; Egli 
deve sicuramente mettere anche un intervallo fra il tempo in cui con- 
fidò la sua Parola ai discepoli, e quello in cui tutto il Genere umano 
la conoscerà e praticherà. Un giorno, mi piace di crederlo, il Vangelo 
sarà letto e conosciuto sopra tutta la terra; ma quando verrà questo 
giorno, non ne so nulla. 

Maestro Tessier, Ho letto, non ricordo più dove, che tutte le stelle 
che brillano la notte nel firmamento sono tanti soli, come quello che 
c'illumina e ci scalda durante il giorno. Ho letto ancora che tutti questi 
soli, di cui è impossibile di valutare il numero, sono circondati di terre 
come la nostra, che girano intorno ad essi, ricevendone la luco ed il ca- 
lore. L'analogia ed il buon senso dicono abbastanza che un uFiiverso cosi 
immenso non è deserto, e si crede giustamente abitato. Ecco qui altri 
mondi governati dallo stesso Dio; imperocché ve n'è un solo. Se voi ne 
stabilite uno per la nostra terra solamente, io non sono più dei vostri. 

Sig. Lanoue. Tutto ciò è subordinato alle medesime leggi, per con- 
seguenza ad un solo Dio; che cosa ne volete inferire? 

Maestro Tessier. Come, sig. Lanoue! il Dio che ha creato tutti 
questi mondi si sarebbe precisamente immolato per il nostro soltanto! 
Questo Dio, che la più audace immaginazione contempla con rispetto 
in mezzo alle grandezze incommensurabili dell'universo, si sarebbe 
fatto uomo per noi, sarebbe andato a nascondersi durante trent'anni 
in un canto della Palestina! Questo è estremamente difficile. Il Dio di 
tanti mondi si sarebbe rincantucciato in una povera e piccola terra, 
che è, in proporzione di tutto l'universo, quel che è un grano di sab- 
bia paragonato alla massa intera del globo. 



148 

Sig, Lanoiùe, Sapete voi che il telescopio ha misurato l'altezza delle 
montagne della luna e scoperti mari e continenti in altri pianeti? 

Maestro Tessier, Prova certa che essi sono abitati. Io so tutto que- 
sto sicuramente, ed è appunto quel che mi tormenta. 

Sig. Law)ue, Sapete voi che il microscopio scopre una moltitudine 
di esseri in una goccia d'acqua, e fa vedere in quegU esseri muscoli 
ed organi, volontà e movimento? 

Maestro Tessier. So ancora tutto questo; ma che cosa ciò ha di 
comune coi miei soli e i loro pianeti? 

Sig. Lanoue. Gli è che se il telescopio ha ingrandito agli occhi 
nostri l'universo in un modo maraviglioso nel firmamento, il micro- 
scopio ha mostrato alla sua volta che non c'è un filo d'erba che non 
sia popolato di esseri innumerevoli. L'uno di questi strumenti ci ha 
fatto vedere la nostra terra come un grano di sabbia, per servirmi 
della vostra comparazione; ma l'altro ci ha fatto vedere che ognuno 
di questi grani di sabbia è in certo modo un mondo. 

Maestro Tessier. Oh! sì, sig. Lanoue, l'universo è molto grande; 
ma quanto più voi me lo fate ammirare, tanto più la religione circo- 
scritta ad un luogo mi pare sproporzionata con esso. 

Sig. Lanoue. Aspettate un momento, lasciatemi parlarvi ancora del 
telescopio e del microscopio. Se il primo di questi strumenti ha ag- 
grandito l'universo, il secondo ci ha provato che nulla era trascurato 
in questa gran macchina, che un muschio è ammirabile quanto un sole. 

Maestro Tessier. È verissimo. Quale sapienza, qual'arte sublime in 
tutto ciò! 

Sig. Lanom. La Potenza Divina, comunque aggrandita nella sua 
manifestazione, non è stata meno presente a tutte le parti della sua 
opera, fino alle minime. Benché i mondi si siano moltiplicati, tutta- 
via nulla è rimasto incolto, a nessuna cosa è mancata l'attenta vigi- 
lanza del Padrone Supremo; Egli è stato presente in ogni molecola 
come in ogni mondo. 

Maestro Tessier. Oh! sì, sig. Lanoue, Egli non è come l'uomo debole 
e limitato, che trascura quel che gli è vicino quando estende lontano 
la sua attività; che perde sempre da un lato se guadagna dall'altro. 
Dio ha curato o^ni cosa con la stessa sollecitudine: la sua Providenza 
si è estesa sopra tutto. 

Sig. Lanoue. Sopra tutto, voi dite, eccettuato l'uomo, eccettuata 
la sua più bella opera, almeno fra tutte quelle di questo basso mondo. 
Egli ha popolato i Cieli, ha popolato egualmente tutti 1 granelli di 
polvere che l'uomo calpesta coi suoi piedi, ma l'uomo stessQ sarebbe 
stato negletto, dimenticato anche?... 



149 

Maestro Tessier, Ahi sìg. Lanoue, come voi avete ben saputo con- 
durmi a dire il contrario di quel che sostenevo! Ora capisco che l'uomo 
non ha cessato, malgrado tutta l'estensione dell'universo, d'essere 
l'oggetto delle cure del suo Autore; capisco che non è stato indegno 
della Maestà Suprema d'occuparsi di lui, poiché essa discende f no agli 
animali più impercettibili. 

Sig. Lanoue. Orbene, se l'Umanità, sempre presente a Dio, come 
tutto il resto, avesse avuto una interruzione di rapporti con Lui, cre- 
dete voi che sarebbe stato indegno di Dio di ristabilirli? Se l'uomo 
fosse caduto nelle tenebre della mente e del cuore, credete voi che 
sarebbe stato affatto al disotto della bontà Divina di mandargli la 
-sua Sapienza per illuminarlo? 

Maestro Tessier, Oh ! sig. Lanoue, bisognerebbe, più che sragionare, 
bestemmiare per negarlo. 

Sig. Lanoue, Il Dio disceso sulla terra non è dunque punto spro- 
porzionato, ed è lo stesso Dio che ci scoprono il telescopio e il mi- 
<5roscopio. Egli è grande e magnifico come la potenza, ed al tempo 
stesso dolce e compassionevole come l'amore. Non limitato dal tempo 
e dallo spazio. Egli è infinito e onnipresente; e quando i mortali abi- 
tatori d'un mondo, disillusi s' illuminano ai raggi della sua verità. Egli 
non cessa perciò d'essere presente in ogni parte della sua immensa 
opera. 

Maestro Tessier, È cosi bello, che in verità bisognerebbe essere 
cieco per rifiutare di dare assenso a tali principi. Ma io ora vorrei, 
sig. Lanoue, che voi mi spiegaste i cosi detti miracoli della Bibbia. 

Sig, Lanoue. Noi verremo a cotesti miracoli; ora voglio pregarvi 
di esaminare per un momento questo: Se voi ammettete con me che la 
forma umana, tipo di tutte le forme conosciute, è quella del Princi- 
pio generatore di queste forme; se ammettete che nel grado supe- 
riore, nel Mondo delle cause, questa forma esiste, voi vedrete nel- 
l'apparizione di Gesù Cristo sulla terra il Primo Essere che si mani- 
festa e ritorna alla sua Essenza primitiva. Se Egli è scomparso per 
noi, non lo è però per coloro che abitano nel grado superiore. Egli è 
risalito nella sua sfera. Una parte dell'universo ha potuto vederlo spa- 
rire; Esso e stato presente per le altre parti. Cosi il sole, la più bella 
immagine del Creatore, non tramonta mai per un luogo senza portare 
la sua luce ed il suo calore ad un altro. L'uomo, limitato al suo oriz- 
zonte, dice che l'astro è scomparso, ma l'astro è rimasto fisso; il Crea- 
tore si è manifestato negli ultimi gradi della sua opera, ed è ritor- 
nato nei primi. Ecco l' incarnazione e la risurrezione. Non compete a 
noi di giudicare queste operazioni di due gradi coi sensi che abbiamo 



150 

ricevuto per un solo di essi. Dio così si è manifestato sopra questa 
terra senza cessare d'essere lo stesso. È comparso negli ultimi come 
Egli è nei primi, affine d'essere pienamente quel che dinota il sua 
nome di Jehovah: Io sono Colui che è, e di compiere quel che Egli 
dice di Se stesso: « Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine ». 

Maestro Tessier. Vi sono in quel che avete detto chiarori sublimi 
ed oscurità impenetrabili. A me basta il dire: L'uomo si è separato 
da Dio; Dio non poteva comunicarsi di nuovo a lui se non personifi- 
candosi ; ciò essendo, se il Creatore si è manifestato sul nostro globo, 
come la giustizia e la ragione mi dicono che ha dovuto fare, che mi 
si mostri un altro personaggio fuori di Gesù Cristo che abbia potuto 
adempiere ad un tal compito. 

Sig. Lanoue, E che ci si dia della sua esistenza e della sua azione spi- 
rituale una storia più vera che quella del Vangelo. Attenendoci ad esso, 
senza scrutare i misteri, noi non temiamo d'essere smentiti da nessuno. 

Maestro Tessier, Io voglio però sapere che cosa sono i miracoli di 
questo stesso Vangelo. Ho letto in Rousseau che se i miracoli del 
Vangelo fossero stati soppressi, tutta la terra sarebbe ai piedi di 
Gesù Cristo. In conseguenza di ciò mi son fatto venire il Vangelo 
Touquet; ma tutte le volte che l'ho aperto ne ho avuto dei rimorsi. 
Io mi diceva che non si doveva mutilare cosi il Libro sacro; mi ri- 
cordava che S. Giovanni dice nell'Apocalisse, che chiunque torrà delle 
parole di questo Libro sarà cancellato dal libro della vita. Da un'al- 
tra parte avrei voluto intendere i miracoli. Come fare? Contava un 
poco su voi per questo; ma la vostra gran legge dell'ordine, a cui 
si sottomette la stessa Potenza Suprema, mi ha reso così difficile di 
credenza, che io non penso che vi sia possibile di conciliare i mira- 
coli con essa. 

Sig. Lanoue, Conoscete voi tutte le leggi dell'Ordine, maestro Tessier? 

Maestro Tessier. Io non ho cotesta pretenzione. 

Sig, Lanoue, Se vi è un ordine alle cui leggi obbediscono i corpi 
materiali nella natura, vi è anche un ordine da cui dipendono i feno- 
meni dell'intelligenza; e non sarà una piccola intelligenza quella che 
può prendersi la briga di spiegare queste leggi. Colui pertanto che 
sarà urtato da certi fatti morali, potrà ben non essere capace di ap- 
prezzarli e di riconoscere le leggi dell'ordine da cui dipendono. 

Maestro Tessier, Quanto a questo è verissimo. Senza andar tanto 
lontano, vedo bene quali sono le leggi in forza delle quali fciccio bol- 
lire la mia pentola, e non conosco affatto quelle per le quali la mac- 
china elettrica dà una scossa a tutti quelli che fanno la catena. Que- 
sto effetto, benché naturale, potrebbe benissimo passare per un mi- 



151 

racolo agli occhi dì chi non è iniziato alle leggi di quest'ordine. Vi 
sono taluni che dicono che le azioni di Gesù Cristo provano che le 
sue conoscenze erano più avanzate di quel che fossero le nozioni li- 
mitate degli uomini rozzi del suo tempo. Figuratevi un astronomo 
che, potendo predire l'altezza d'una marea dieci anni prima del suo av- 
venimento, avesse detto al mare: <c Tu andrai fin qui, e non più ol- 
tre ». Gli uomini di quel tempo, vedendolo ohbedito dagli elementi, 
avrebbero detto sicuramente che egli faceva un miracolo. 

Sig, Lanoue. Non è punto ciò. Voi non spiegherete coi giuochi dei 
fisici le azioni di Gesù Cristo sui malati che gli venivano presentati ; 
voi non avete nulla che vi spieghi menomamente gli spettacoli straor- 
dinari offertisi alla vista dei suoi Apostoli; bisogna dunque ricorrere 
alla nostra teoria. 

Maestro Tessier, Sono molto curioso di sapere come farete per 
spiegarmi come la legge spirituale può agire nel mondo sensìbile senza 
turbarne l'ordine. Mi pare che vi deve esser conflitto: due leggi, 
mentre vi è un solo Ordinatore! È un po' difficile a crederlo. 

Sig. Lanoue, È un po' profondo; ma voi avete letto tanto, avete 
preso così bene l'abitudine di meditare con voi stesso, che io sono 
persuaso che mi capirete, se mi prestate tutta la vostra attenzione. 
Ma per ora ci arresteremo qui, se vi piace; la sera s'inoltra, e non 
avremmo il tempo di trattare la questione dei miracoli con tutta 
quella estensione che essa richiede. 

Dicendo ciò, il sig. Lanoue lasciò il notare alle sue riflessioni. Questi^ 
vedendo il filosofo occupato a mettere in ordine alcune carte lasciate 
sul tavolo, gli fece un profondo inchino e si ritirò senza dire altro. 



DIALOGO DECIMO 



Teoria del Miracoli. 

La questione dei miracoli di Gesù Cristo interessava troppo vi^'a- 
mente maestro Tessier perchè egli non mettesse tutta la premura 
possibile a continuare col sig. Lanoue la conversazione interi-otta il 
giorno innanzi. Noi siamo sopra i miracoli, gli disse, abbordandolo; e 
vi è non so che dentro di me che mi dice che voi diluciderete que- 
sta materia confusa, rendendomela verosimile come tutto quel che mi 
avete dimostrato fin qui. 



152 

Sig» Lanoue. Cominciando da quelli fra i miracoli di Gesù Cristo, 
che consistono nella guarigione delle malattie, io li faccio tutti entrare 
nei fatti della medicina spirituale, conosciutissima dagli antichi. Voi 
avete letto che sono esistite moltissime volte talune persone favorite, 
che facevano sparire i mali dei loro simili mediante T imposizione delle 
mani. L'uomo che fa ciò è dotato d*una forza superiore, che però non 
si può chiamare sovrannaturale; essa non appartiene alla natura 
materiale che noi conosciamo, ma ad una natura spirituale, che ha 
leggi speciali ed accessibili alla ragione, quantunque la maggior parte 
degli uomini le ignorano. Gesù Cristo,, toccando coloro che ravvicina- 
vano, esercitava semplicemente a loro riguardo le azioni di questa 
medicina spirituale. La sua propria volontà e la fede del malato pro- 
ducevano un effetto. 

Maestro Tessier. Era dunque un effetto simile a quello dei re di 
Francia, che guarivano le scrofole. Molte persone semplici venivano 
forse guarite effettivamente dalla loro propria fede. Vi è un gran nu- 
mero di esempì d'una simile medicina. La forza d'un individuo agisce 
benissimo spiritualmente sopra un altro. La persuasione della possi- 
biUtà d'essere guarito dispone il moribondo ad un'azione spirituale che 
viene esercitata sopra di lui, e la sua guarigione è spesse volte l'opera 
di se stesso. Quante persone vanno a bere dell'acqua coli' idea di tro- 
varsene meglio. Quell'acqua, che molte volte non ha più qualità di 
quella del mio pozzo, li rinfranca che è una maraviglia. 

Sig. Lanoue, Cotesti esempi, e molti altri, vi provano la grandis- 
sima influenza del morale dell'uomo sul suo fisico. Gli è in parte a 
cotesta persuasione che si deve attribuire il meglio che risulta in un 
malato in seguito ad un pellegrinaggio fatto a questo o quel luogo. 

Maestro Tessier, Ma l'immaginazione? 

Sig, Lanoue, Cambiate il significato di questa parola nel vostro 
vocabolario. L'immaginazione non è in noi la vista di quel che non 
esiste, ma bensì di quel che esiste per il pensiero. Là è la vera esi- 
stenza. La materia è un involucro. Il pensiero ben regolato è un'escur- 
sione nel mondo spirituale; l'immaginazione è una corsa disordinata 
in quel mondo. 

Maestro Tessier, Ma l'immaginazione è qualche volta molto imma- 
ginaria. 

Sig, Lanoue. Quando vi avrò dato qualche altra spiegazione di più, 
voi ci sarete. Per ora ritorniamo al nostro soggetto. Vi sono delle 
persone che muoiono, altre che guariscono per le sole conseguenze di 
affezioni mentali che sono loro comunicate. Egli è dunque accertato che 
l'uomo esercita sul suo simile una prodigiosa influenza. 



153 

Maestro Tessier. Perbacco! senza andare tanto lontano, io ho una 
parente che, quando è malata, chiama un medico in cui ha una gran 
confidenza. Appena che il medico entra nella sua camera, essa è già 
meglio. Le parole del suo dottore la consolano, la fortificano e la 
guariscono, in qualche modo, prima deirapplicazione dei rimedi, che 
il più delle volte consistono in cose insignificanti. Io credo che anche 
senza, rimedi essa si ristabilirebbe, tanto è grande la sua confi- 
denza. 

Siff, Lanoue. Il medico che voi conoscete, maestro Tessier, si serve 
d'una forza che trovasi realmente in tutti gli esseri, e della quale noi 
non abbiamo abbastanza imparato a far uso. Offuscati dalla natura 
materiale, noi c'identifichiamo con essa; noi finiamo per persuaderci 
che siamo pure macchine, e che non c'è altro fuori di quel che è 
analogo. alla materia che possa toccarci; è un grande errore. Non c'è 
4sempre bisogno di cose materiali per agire sull'uomo. 

Maestro Tessier. Questo s'intende da sé; poiché se questa forza di cui 
voi parlate appartiene agli animali, per la stessa ragione deve trovarsi 
anche nell'uomo. Noi vediamo infatti il serpente che affascina i piccoli 
rettili, forzandoli a gettarsi nella sua gola. La volpe affascina anch'essa 
i nostri polli; l'avvoltoio prima di piombare addosso alla sua preda, 
l'arresta dove vuole; e penso che il cane, che sta immobile dinanzi 
alla pernice, esercita verso di essa un incantesimo che la tiene come 
inchiodata al suo posto. 

Sig, Lanoue, Questa forza è nella natura; tutti gli esseri ne sono 
dotati ; ma rammentatevi di quel che vi dissi altra volta, che il sem- 
plice germe confidato alla terra non trae la sua vita da se stesso; 
egli la riceve dal mondo spirituale, unica sorgente d'ogni vita. Si è 
parimenti di là che proviene questa forza di cui si servono gli esseri 
organizzati per agire gli uni sugli altri. Essi sono tutti semplici ri- 
cettacoli. Quanto più si dispongono a ricevere, tanto più ricevono in 
&tti; quanto più dubitano di loro e stentano a persuadersi della lor 
propria energia, tanto più per conseguenza si sottraggono a questa 
influenza universale; essi non esercitano allora nessuna azione, perchè 
realmente non ricevono alcuna forza. Coloro che non hanno fede in 
loro sono tanto deboli, quanto chi, non stimandosi capace di sollevare 
un fardello, non farebbe nessuno sforzo per tentarlo. L'incredulità an- 
che nelle cose fisiche c'impedisce di fare quel che ci sarebbe possi- 
bile. Coloro che diffidano dell' infiuenza d'un uomo sopra di loro si 
sottraggono anche, per la stessa ragione, alla sua azione. Essi oppon- 
gono coi loro dubbi una forza d'inerzia, che paralizza in certo modo 
la potenza messa in atto sopra di loro. In questi casi non vi può es- 



154 

sere alcun effetto di medicina spirituale. Supponete, invece, due per- 
sone, di cui Tuna fosse convintissima della potenza che esercita, e 
l'altra ben disposta a riconoscere questa influenza; non v' ha dubbio 
che fra un medico e un malato di questa sorta si produrrebbero certe 
guarigioni senza bisogno di rimedi fisici. 

Maestro Tessier. Non ne dubito menomamente, e capisco perfetta- 
mente che con la confidenza senza limiti che inspirava Gesù Cristo 
ai suoi uditori; e con la grande energia tutta sua propria, Egli do- 
veva guarire tutti. 

Sig, Lanoue. Non tutti; e si è questo precisamente che prova 
in un modo decisivo che le sue guarigioni appartenevano alla me- 
dicina spirituale, e non erano niente di quel che il popolo intende or- 
dinariamente per miracoli. Voi avete visto nel Vangelo che in certi 
paesi Egli non potè operar nulla a cagione dell* incredulità degli assi- 
stenti (Marc. VI. 5); e voi capite ora il perchè chi non créde si di- 
fende realmente coi suoi dubbi e le sue negazioni. Egli si sottrae al- 
l' infiuenza spirituale, e nulla si può operare sopra di lui. Un'azione 
che lo modificasse suo malgrado non apparterrebbe a quell'ordine di 
cose in cui tutto è diretto dalla Divina Sapienza. In ogni cosa si ri- 
chiede il concorso di due volontà. Questo concorso è necessario nel 
morale per indurre la persuasione; lo è egualmente nel fisico, affin- 
chè l'uomo si metta a disposizione del suo simile. La coazione è l'in- 
terruzione d'ogni legge; non è dunque questa che poteva impiegare 
Colui che ha creato tutte le leggi. 

Maestro Tessier, Oh, sig. Lanoue, è ammirabile! Ora vedo perchè 
Gesù Cristo esigeva la fede anche per delle cose con cui essa pareva 
non aver nulla di comune. Ecco perchè Egli diceva ai suoi discepoli: 
« Se avete fede quanto un granel di senapa, potrete dire a questo 
monte: Passa da questo a quel luogo, ed esso vi passerà; e nes- 
suna cosa vi sarà impossibile » — Matt. XVII. 20. 

Sig. Lanoue. È una figura che esprime il grado di potenza che può 
acquistare l'uomo che crede nella sua forza; ma io ritorno al mio 
soggetto. Non vedete voi che le azioni di Gesù Cristo non erano mi- 
racoli propriamente detti, poiché quando guari il cieco, questi non ri- 
cuperò subito la vista, ma bensì per gradazioni successive ? (Marc. VIIL 
23, 24, 25). Non vedete voi in questo fatto i gradi per i quali la 
fede del malato si unì progressivamente alla fede del medico, finché vi 
fu unione delle due e azione dell'uno sull'altro? 

Maestro Tessier. Lo vedo chiaro quanto il giorno. Gesù Cristo ha 
fatto in un più alto grado quel che fa quasi ogni giorno il medico 
della mia parente, di cui vi ho testé parlato, e il quale la guarisce 



155 

spesso senza salassi e senza chinino. Ma allora, sig. Lanoue, se i 
buoni come i cattivi, so gli empì come i devoti sono dotati di cotesta 
forza, che cosa prova essa in favore di Gesù Cristo ? Mi ricordo d'aver 
letto nella Bibbia che quando Mosè fece alcuni miracoli dinanzi al 
re Faraone, i maghi di questo principe ne fecero alla loro volta dei 
simiglianti? Se vi sono dei falsi come dei veri miracoli, che cosa pro- 
vano questi ultimi? 

Sig. Lanoue, La vostra obbiezione, maestro Tessier, esìge ancora 
qui delle nuove spiegazioni. Ditemi, donde viene la potenza che eser- 
cita il medico spirituale, ve ne ricordate? 

Maestro Tessier, Voi mi avete detto che viene dal mondo spiri- 
tuale; e infatti io capisco bene che se vi è un altro mondo, origine 
del nostro, si è in quello che bisogna cercare la sorgente degli effetti 
di cui slamo testimoni sulla terra. 

Sig. Lanoue, L'influenza del mondo spirituale, che voi riconoscete, 
è pura impura, vera o falsa. 

Maestro Tessier, Come! Tutto quel che viene di lassù non è la 
verità stessa? 

Sig, Lanoue, Quel che viene di lassù viene anche di laggiù; stan- 
techè non c'è né alto né basso nel mondo spirituale. L'influenza di 
quel che voi chiamate di lassù, é quella di Dio, ed essa é buona; 
l'influenza di laggiù é quella del diavolo, ed essa é cattiva. La Chiesa 
non vi ha sempre insegnato che se vi era sulla terra un'influenza 
divina, ve n'era anche una diabolica? 

Maestro Tessier, Si, ma gli è precisamente cotesto uno di quei 
punti di cui mi permetteva di dubitare, e non pensava che voi avre- 
ste potuto dimostrarmelo. 

Sig. Lanoue. Vi chieggo scusa, ma voi sapete che vi è il bene e 
il male ; l'uno é Dio, l'altro é quel che il popolo chiama il diavolo. Ogni 
bene dunque che entra nei nostri pensieri e nelle nostre affezioni viene 
dal Bene stesso; ogni male che ci tenta per mettersi al posto del 
bene, deriva dalla sorgente comune d'ogni male. Se le buone risolu- 
zioni ci sono inspirate da Dio, le cattive ci sono suggerite dal diavolo. 
Voi dovete riconoscere queste due azioni opposte nelle vostre tenta- 
zioni, e ricordarvi che ne abbiamo parlato, trattando del male fisico. 
Per conseguenza le dottrine vere procedono da Dio, e le dottrine false, 
dal principio d'ogni errore. Per provare che la sua dottrina era vera, 
Gesù Cristo ha dovuto compiere delle azioni spirituali che ne atte- 
stavano Torigine immateriale. Queste azioni, o piuttosto questi mira- 
coU, per usare il vocabolo comune, provano la sua dottrina, come la 
dottrina alla sua volta prova i miracoli. 



156 

Maestro Tessier. Ma, Dio me lo perdoni, vi è nel vostro ragiona- 
mento un circolo vizioso; Rousseau Tha ben rimarcato. 

Sig. Lanoice. Niente affatto; seguitemi attentamente. La dottrina 
morale di Gesù Cristo poteva sembrare verosimile a coloro che l'udi- 
vano, ma nulla provava loro che fosse vera, a meno che chi l'espo- 
neva non avesse dato dei segni non equivoci d'un'azione spirituale. Si 
voleva vedere in Lui, oltre il dottore istruito, l'uomo dell'altro mondo, 
se posso parlar cosi. Voi mi dite: Ma il malvagio prende anche di 
là la sua potenza. Senza dubbio; ma se il malvagio dà prova di po- 
tenza, non la dà di dottrina. Dopo aver dimostrato coi suoi atti che 
egli apparteneva al mondo immateriale. Gesù provò colle sue parole 
che egli attingeva dalla parte pura di quel mondo. Per decidere fra 
un vero e un falso profeta, che danno entrambi prova d'una potenza 
sovrannaturale, bisogna dunque necessariamente rivenire alla dottrina. 
Quando sono ben persuaso della verità delle parole d'un riformatore 
che pretende d'essere agente fra Dio e me, voglio convincermi egual- 
mente della natura delia sua potenza. Invece fra due dottrine non 
abbiamo bisogno dell'azione spirituale per deciderci, poiché la nostra 
ragione sola ne è giudice. Se il diavolo mette fuori una dottrina, 
l'uomo meno istruito ne giudica la perversità, e tutti i miracoli allora 
gli fanno paura invece di convincerlo. Se ci dice: fate del male, la 
nostra coscienza gli risponde: lungi da me, tu sei un impostore. Al con- 
trario, se l'uomo è trascinato dall'evidenza morale, e teme che il pro- 
feta non abbia preso quel che insegna dal suo capo, egli gli domanda 
una prova della sua missione, e dopo aver visto le sue azioni spiri- 
tuali, si prostra ai suoi piedi. Voi dunque vedete bene che era asso- 
lutamente necessario che Gesù Cristo provasse con le sue azioni che 
le sue parole erano divine; mentre le sue azioni avevano bisogno alla 
loro volia, per essere credute, della testimonianza delle parole. 

Maestro Tessier. È concludente: Oh, quanto mi piace questa teoria 
dei miracoli! Mi ricordo che Rousseau domanda a Gesù Cristo, per ri- 
conoscerlo come Dio, che sconvolga il Cielo e la terra. Preferisco molto 
più che Egli agisca sull'uomo in un modo conforme alla ragione. Credo 
volentieri alla vita di Gesù Cristp spiegata come voi fate; non vi 
crederei affatto se vi fossero degli sconvolgimenti fisici; allora mi crede- 
rei dinanzi ad una fantasmagoria indegna della Sapienza Suprema. Oh, 
qual carattere sublime svela la vostra teoria negli atti del Salvatore! 

Siff. Lanoite. E si è precisamente questo carattere che vi fa ve- 
dere che questa storia non ha potuto essere inventata. Una tal vita, 
una tale teoria, sono troppo al disopra dell'intelligenza ordinaria dei 
biografi di Gesù Cristo. 



157 

Maestro Tessier, È verissimo. Come volete che alcuni Ebrei igno- 
ranti avessero, non solamente immaginato la morale sublime di Gesù 
Cristo ma di più inventata la sua bella azione spirituale. Se ne so- 
spettava tanto poco a quel tempo, che gli stupidi Farisei gli doman- 
davano precisamente, per prova di sua missione, alcuni segni dal Cielo. 
Oh, quanto egli ci ha servito meglio! Medico delle anime, è sull'anima 
solamente che egU ha spiegata la sua potenza. Sarebbe già molto se 
San Matteo prima della sua vocazione fosse stato capace d'intendere 
quel che voi mi avete esposto. Come poteva dunque inventarlo? Ora 
vedo perchè Gesù Cristo dice che le sue . parole sono spirito e vita ; 
c'è della vita neirazione di chi guarisce così. I suoi discepoli dicevano 
che egli parlava con autorità, e non come gli Scribi; non è possibile 
di esprimere più chiaramente la potenza spirituale. 

Si^, Lanoue. Ma voi avete letto molto la Bibbia, maestro Tessier? 

Maestro Tessier, Disgraziatamente ti^oppo, poiché, non intendendovi 
nulla, non vi raccoglieva altro che dubbi. Ah! sig. Lanoue, voi mi 
fate oggi l'uomo più felice del mondo, liberandomi da ogni dubbio, da 
ogni incertezza. 

Sig. Lanoue. Ma se le guarigioni spirituali di Gesù Cristo vi sono 
più comprensibili, vi spiegate voi l'apparizione ai suoi discepoli dopo 
la sua morte? Qui non si tratta della sua potenza, ma del modo come 
gli Apostoli hanno visto, e tutta la Bibbia è piena di visioni di que- 
sta specie. 

Maestro Tessier. Infatti, voi mi avete esposta la teoria che spiega 
questi spettacoli straordinari, come, per esempio, le visioni dei Profeti. 

Sig. Lanoue. Così gli Apostoli hanno scritto come se fossero stati 
testimoni di tutti i fatti della vita del Divino Maestro, e nondimeno 
essi non poterono vedere la più gran parte di quei fatti. Così S. Mat- 
teo descrive la tentazione che Gesù Cristo subì tutto solo. 

Maestro Tessier. La scena della tentazione di Gesù Cristo è dun- 
que anche essa avvenuta nel mondo spirituale? 

Sig. Lanoue. Non vi è intorno a ciò il minimo dubbio. 

Maestro Tessier. Ah! Ora respiro un po' meglio, sig. Lanoue. Ma 
ditemi, se il diavolo che tentò Gesù Cristo è un essere spirituale, 
qual' è la sua origine? È desso nato contemporaneamente o dopo Dio ; 
si batte egli con Lui, come dicevano i Manichei? 

Sig. Lanoue. I Manichei supponevano due principi etemi, l'uno del 
bene, l'altro del male; l'uno era Dio, l'altro il diavolo. Tutti i feno- 
meni erano il risultato della loro lotta. I Cristiani illuminati dicono 
solamente che il diavolo, o il male, cominciò a nascere con l'uomo, 
quando questi, abusando del legittimo amore di so, datogli per la sua 



158 

conservazione, cadde neiregoismo. Tosto che l'uomo entrò nell'egoi- 
smo ebbe principio il male, il quale si è perpetuato e propagato da- 
gl'individui alla specie intera. Cosi, il male è un fatto secondario della 
creazione; è l'opposto del bene, ecco tutto. 

Maestro Tessier, Questo va benissimo per il male dell'uomo che è 
sulla terra; ma il male è anche nel mondo spirituale, poiché Gesù 
Cristo l'ha visto ed ha combattuto la sua influenza. Dond'esso è en- 
trato in quel mondo? 

Siff. Lanoue. Dove vanno gli uomini che muoiono? 

Maestro Tessier, Perbacco! noU'altro mondo; i buoni al Cielo, e i 
malvagi ali* Inferno. 

Siff. Lanoue, Aggiungete che i buoni sono le buone affezioni, e i 
malvagi le affezioni cattive. Il male dunque entrò nel mondo spirituale, 
dal momento che vi entrarono i primi uomini, che non avendo vo- 
luto correggersi sulla terra, divennero demoni dopo la morte. A co- 
testi demoni se ne sono aggiunti altri che, tutti insieme, formano la 
massa impura del male, designata dal popolo col nome collettivo di 
diavolo. Vi ho già detto che il male, come il bene, ha un'influenza 
sul nostro mondo. 

Maestro Tessier, Ma in verità, sig. Lanoue, voi mi trasportate nel 
paese delle maraviglie. Cosi gli Angeli buoni e gli Angeli cattivi sono 
stati prima buoni e cattivi uomini, e il Genere umano solo ha popo- 
lato il Cielo e l'Inferno. Che ammirabile semplicità! Ma il combatti- 
mento di Satana dì cui parla Milton? ' 

Sig, Lanoue. Mosè non ne parla. Due passi, l'uno di San Giuda, 
l'altro di San Pietro, hanno solo potuto dar luogo ad una falsa inter- 
pretazione della Bibbia sopra questo punto.* 

Maestro Tessier. In verità ne sono ben contento. Era disgustato di 
veder Satana battersi con San Michele: le son cose che non entrano 
niente aflatto nell'intelletto. Non si può essere veramente religioso 
con siffatte inezie. Ora capisco la tentazione di Gesù Cristo. Egli ha 



^ Questi due passi sono i seguenti: « E gli Angeli che non conservarono la loro ori- 
gine, ma abbandonarono la loro dimora, li ha serbati sotto l'oscurità, in legami eterni, 
al giudizio del gran giorno » — Giuda, Ep. Vers. 6. 

« Imperocchò se Dio non perdonò agli Angeli che peccarono, anzi, precipitatili nel- 
Tabisso, li ha messi in catene di caMgìne per essere serbati al giudizio: » Il Pietro 11.4. 

Ma si può domandare: Dove questi due Apostoli attinsero essi la strana storia degli 
Angeli che avevano prevaricato e del loro eterno castigo ? Imperocché le nostre Sacre 
Scritture non fanno alcuna menzione di Angeli prevaricatori. V* ha luogo di pensare eh» 
«ssi Tattingessero dal libro apocrifo di Enoch, conosciuto dai primi scrittori cristiani, 
« che San Giuda cita anche al Vers. 14 della sua Epistola. 

{Nota del Traduttore). 



159 

lasciato avvicinare il male che esisteva .per natura in tutti noi, e Fha 
vinto per insegnarci a vincerlo. Il luogo della scena è stato il mondo 
«pirituale: non c'è più nulla da obbiettare. 

Siff. Lanoue. Esaminiamo ora brevemente, se vi aggrada, questa 
«cena veramente sublime. Gesù Cristo è condotto nel deserto, dove, 
•dopo aver digiunato quaranta giorni, ebbe fame. Separato da Dio, l'uomo 
naturale, smarrito nel deserto della vita, è digiuno del vero amore 
per un certo decorso di tempo, espresso dal numero mistico di qua- 
ranta, cbe significa uno stato completo. L'uomo, insomma, dopo uno 
stato completo di vita meramente naturale, priva di bene e di vero, 
senti il bisogno di amare. 

Maestro Tessier, Ah! sì sig. Lanoue, io ho traversato cotesto de- 
serto; ho digiunato anch'io; ho avuto fame alfine. 

Sig. Lanoue. Il tentatore s'accostò, e gli disse: « Fa che queste 
pietre diventino pani ». Il male dice all'uomo che ha fame, che de- 
sidera la verità: invece di cercare le verità divine, rivolgiti alle verità 
puramente naturali, alla pietra insensibile, immagine rappresentativa 
delle verità puramente materiali. La fredda pietra non ha nulla che 
possa saziare la vera fame dell'uomo che cerca la verità; perciò Gesù 
dice al male: « Sta scritto: L'uomo non vivrà solamente di pane, 
ma d*ogni parola procedente dalla bocca di Lio ». 

Maestro Tessier, La risposta di Gesù è quella dell'uomo. Quando 
egli è separato da Dio, quando cerca di amare, non è solamente l'ali- 
mento dell'intelletto naturale che gli bisogna; gli manca realmente la 
verità Divina, l'amor puro, tutto quel che esce dalla bocca di Dio. 
L'espressione del Vangelo è sublime. Dite infatti a qualcuno: Fatevi 
un cuore di marmo; egli vi risponderà: No, esso non palpita; io ho 
bisogno d'amore. Questa parola pane mi ricorda la più santa delle ce- 
rimonie del culto, quella che ogni Cristiano non può dispensarsi dal 
compiere. Che significa il pane dell'Eucarestia? È forse anch'esso un 
emblema? L'atto in sé è una semplice commemorazione? Scusatemi 
se v'interrompo; ma ciò è d'una grande importanza. 

Sig. Lanoue. Il pane e il vino sono i tipi e le corrispondenze ne- 
cessarie del bene e del vero procedenti da Dio. La creazione spirituale 
non può manifestarsi nel nostro mondo altrimenti che sotto gli em- 
blemi esistenti in questo stesso mondo. Ricevendo il pane t^ il vino, 
il Cristiano riceve realmente, se è ban preparato, l'amore divino e la 
sapienza divina. Egli dà al suo corpo un nutrimento materiale, che 
rappresenta esattamente le qualità morali che debbono animare la sua 
mente; egli figura con la sua manducazione l'appropriazione spirituale 
del bene, e bevendo, rappresenta la ricezione della divina verità. 



160 

Maestro Tessier. Cosi gl'increduli non potranno più dirci con di- 
leggio che noi mangiamo il nostro Dio. Ma se il pane è il simbolo 
del bene, e il vino quello del vero, facendo comunicare i fedeli sotto 
una sola specie, mentre egli comunica se stesso sotto le due specie, 
il prete pare come se dicesse al popolo: « Ecco il bene, fanne il tuo 
prò; io serbo per me la verità, che ti è inutile ». 

Sig, Lanoue, Il vostro epigramma dimostra abbastanza la necessità 
che siano conservati per tutti i due emblemi. Ma continuiamo la no- 
stra spiegazione. Il diavolo trasporta Gesù sulla sommità del tempio, 
e gli dice di gettarsi giù senza paura. Capite voi questa seconda ten- 
tazione, maestro Tessier? 

Maestro Tessier, Quanto a cotesta non c'intendo un'ette. 

Sig. Lanoue. La prima cosa che fa l'uomo che si rigenera è d'ele- 
varsi verso Dio col pensiero, senza che ad esso si congiunga l'amore. 
È lo scoglio che vi ho segnalato più volte. Il più sublime pensiero 
religioso non è niente senza gli atti della carità, la quale costituisce 
sostanzialmente tutta là religione. L'uomo dunque deve stare in guar- 
dia di non elevarsi sul « pinnacolo del tempio, » cioè nelle più su- 
blimi verità spirituali, perchè poi non abbia a credersi per questo al 
sicuro da tutti i mali. Una tale elevazione dell'intelletto, se la volontà 
non si astiene dal male, è contro le viste della Divina Previdenza, 
come lo dice la risposta del Salvatore: « Non tenterai il Signore 
Iddio tuo ». Vinto anche in questo assalto, il diavolo fece vedere a 
Gesù, dalla vetta d'un monte, tutti i regni della terra. 

Maestro Tessier. Oh! ma è impossibile. La terra è tonda, sig. La- 
noue; quindi da un monte non si possono vedere gli antipodi. 

Sig. Lanoue. Impossibile nell'ordine fisico; più che reale nell'ordine 
immateriale. L'egoismo si pone sul monte dell'avidità e vi divora co- 
gli occhi tutte le ricchezze del mondo. Ma inutilmente il diavolo pro- 
mette tutti questi godimenti alla virtù disinteressata; questa risponde 
come Gesù Cristo, che l'amor vero, puro, l'amore divino, è la sola 
cosa che l'uomo deve proporsi d'acquistare. 

Maestro Tessier. Questa storia è stupenda; essa vuol dire, in due 
parole, che si deve sacrificare al bene pubblico tutto quel che abbrac- 
cia il nostro interesse personale; ed esso non abbraccia poco, ve l'assicuro 
io. Lasciatelo fare, dategli oggi, domani vorrà di più; dopo domani un 
poco di più; alla fine non conoscerà più limiti, e tutti i regni della 
terra con le loro iicchezze, come dice il Vangelo, non gli basteranno. 

Sig. Lanoue. Cosi questa prova è l'ultima, n diavolo, o se prefe- 
rite, il male allora lasciò il Redentore, e gli Angeli s'accostarono a 
Lui e lo servirono; capite voi questo? 



161 

Maestro Tessier, Perbacco! Gli Angeli sono le buone affezioni cbe 
prendono nel cuore delFuomo il posto dei suoi sentimenti egoisti; è 
abbastanza chiaro. Quando si è a questo punto, la rigenerazione è 
finita, come la tentazione di Gesù Cristo. Se Rousseau avesse potuto 
vedere le cose sotto questo aspetto, vi assicuro che si sarebbe fatto 
Cristiano; perocché la tentazione di Gesù Cristo lo disturbava forte- 
mente. 

Sig. Lanoue, Prima di finire, riprendiamo la Redenzione ed espo- 
niamola in due parole. Eccone la teoria: La comunicazione fra il Cielo 
e l'uomo ha luogo per mezzo degli Spiriti che vissero già uomini so- 
pra questa terra. Questi spiriti, liberi come noi, poterono degradarsi 
o perfezionarsi, e quindi rendere la via che conduce a Dio più facile 
o più difficile. Naturalmente la corruzione della nostra specie dovette 
popolare il mondo intermedio d'un gran numero d'esseri degradati, e 
chiudere così l'accesso al Cielo. Una volta accettate queste premesse, la 
Redenzione si presenta come Tatto più semplice che la ragione possa 
concepire. La Divinità per avvicinare a Sé l'uomo decaduto ha dovuto 
eseguire un giudizio spirituale sopra quegli esseri, dai quali noi rice- 
viamo ogni influenza immateriale. Siccome gli analoghi solo si toccano 
e agiscono gli uni sugli altri. Essa ha dovuto per conseguenza discen- 
dere al livello di quegli esseri e prendere l'Umano per rendersi acces- 
sibile, come l'uomo, alla loro infiuenza. L'apparizione di Gesù Cristo 
sulla terra ha dunque messo i Cieli in un nuovo ordine e soggiogato 
gì* Inferni. Quel che Egli ha fatto una volta si trova fatto per sem- 
pre; la via è oramai libera, e la Redenzione é universale per tutti i 
luoghi e per tutti i tempi. In ogni altra ipotesi non si capisce come 
Colui che apparve due mila anni or sono in Palestina agisce su noi 
oggi; non si capisce che cosa v'ha di comune fra- un'azione indivi- 
duale, isolata, limitata ad una frazione del globo, e quest'azione ge- 
nerale di Dio che deve prolungarsi in tutti i secoli ed estendersi a 
tutte le parti dell'universo. Se la Redenzione è un mezzo di salute, 
quale più opportuno rimedio Dio poteva impiegare, fuorché quello di 
arrestare l' infiuenza che pervertiva la specie umana, e rendere Divino 
l'Umano preso per avvicinarsi a noi ed elevarci a Lui? GU é così, 
maestro Tessier, che il Creatore agisce come Redentore, e che l'uomo 
per mezzo della religione si riunisce al suo Autore. La parola reli- 
gione significa rilegare, e voi intendete bene che non si rilega se non 
quel che era stato sciolto precedentemente. La parola suppone un'in- 
terruzione di rapporti fra l'uomo e Dio; e dal momento solo che vi 
è la religione, l'uomo confessa col vocabolo che egli rilega il suo es- 
sere all'Essere Divino. 

Il 



162 

Maestro Tessier. Ohi avrebbe detto che in si poco tempo io sarei 
stato condotto a comprendere tutto questo! È altrettanto semplice 
quanto sublime. Cosi senza la conoscenza dell'ordine spirituale, la Scrit- 
tura non è intelligibile. La Sacra Scrittura non è che la storia del- 
l' invisibile nei suoi rapporti col visibile; sono le memorie segrete del- 
l'anima, se è permesso d'esprimersi così. Vi è però una cosa assai 
sorprendente per il Cristiano, ed è che il Vangelo avendo per base i 
Libri dei Profeti e di Mosè, questi non abbia detto in nessun passo 
neppure una parola che l'anima fosse immortale. 

Siff. Lanoue, Come un generale d'armata in presenza del nemico 
non dice ai suoi soldati che essi hanno sciabole e fucili; questo non 
occorre dirlo al soldato. Cosi parimente era un sottinteso per coloro 
che udivano o leggevano Mosè. Questa obbiezione è della forza di 
quella che mi faceste quando parlammo del frutto colto da Eva. Non 
avete voi visto che la Bibbia racchiude la storia dell'uomo nei suoi 
rapporti con Dio, narrata per mezzo d'immagini prese nella natura 
materiale? Tutto nellantichità era simbolo o figura di cose spirituali, 
le quali sole erano presenti alla vista dei primi uomini. I loro dege- 
neri successori, non vedendo più altro in quegli emblemi che forme 
materiali, hanno detto e dicono che nell'origine del mondo gli uomini 
erano materialisti, e che adoravano gli elementi, i corpi celesti e che 
so io. Si è cosi che taluni hanno sostenuto che il sole era l'unico Dio 
dei popoli, perchè i popoli figuravano l'Amore Divino con questo astro. 

Maestro Tessier. È cosi allora che bisogna spiegare quel che di- 
cono Dupuis e Volney? 

Sig, Lanoue» Comel Hanno dunque rimesso in voga questo cattivo 
sistema dell'Universo-Dio? 

Maestro Tessier. Le opere che io vi cito non sono messe in ven- 
dita in tutte le strade? I venditori ambulanti non le spandono dap- 
pertutto nelle campagne? Confesso anche che le Ruine sono ben de- 
gne del loro titolo. Infatti, è ben questo il mezzo di ridurre ogni cosa 
in polvere. 

Siff. Lanoue. È vero, Dupuis ha provato meglio che chiunque al- 
tro che gli antichi ebbero per oggetto del loro culto il soie e le co- 
stellazioni. Ma gli oggetti della natura erano tutti destinati primiti- 
vamente a ricordare agli uomini le affezioni celesti che questi oggetti 
rappresentano; erano libri scritti con caratteri incancellabili, e che, 
come quelli di Mosè, avevano una significazione figurata. Gli uomini 
decaduti, materializzandosi sempre più, e vedendo gli oggetti naturali 
figurare nel culto che era stato loro trasmesso, dissero: I nostri avi 
hanno adorato la natura, ed in questo l'adorarono essi medesimi. 



163 

Maestro Tessier. Cosi il sole non è stato invocato, come dice Dupiiis? 

Sig, Lanotie, Lo è stato dai popoli degenerati. I popoli primitivi 
videro in esso l'emblema naturale dell'Astro invisibile, che la Scrit- 
tura chiama « Sole di giustizia ». Nò la Scrittura è il solo monu- 
mento dell'antichità che parla d'un Sole spirituale; Orfeo gli consacrò 
un inno, e persino Giuliano l'apostata lo riconobbe e lo cantò. Quel 
che dice Dupuis ò dunque vero relativamente alle epoche che segui- 
rono le prime età del genere umano; essendoché quel che ne rimane 
di testimonianza della più remota antichità prova fino all'evidenza che 
essa avea dei simboli e non delle realtà. I simboli presi nella natura 
rappresentano idee ed affezioni spirituali, e non dicono affatto che si 
deve adorare la natura. Ma questo ò alquanto estraneo alle nostre 
ricerche, ed io ritorno alla duplice vista che noi abbiamo riconosciuta 
come un fatto dell'ordine spirituale, e che ne offre anche la spiega- 
zione più verosimile delle visioni dei Profeti. 

Maestro Tessier. Così, sig. Lanoue, coloro che videro Gesù Cristo 
dopo la sua risurrezione, lo videro cogli occhi dell'anima? 

Sig. Lanoue. Certo, la loro vista spirituale era stata aperta; la 
Scrittura lo dice positivamente (Lue. XXTV. 31). Ora con la vista 
spirituale ne segue necessariamente la vista del mondo spirituale e 
degli oggetti che vi sono. 

Maestro Tessier. E quando, alla morte di Gesù Cristo, i santi usci- 
rono dalle loro tombe e furono visti da molti in Gerusalemme? Mi 
ricordo che il sedicente Limosiniero del re di Prussia, commentando 
la Bibbia in un modo empio, dice che se alcuni uomini sotterrati da 
lungo tempo fossero usciti dalle loro tombe, tutta la città di Gerusa- 
lemme si sarebbe fatta cristiana. In fede mia, la vostra spiegazione 
ci salva da questo imbarazzo. Coloro che in Gerusalemme ebbero 
aperta la loro vista interna, videro degli spiriti, le cui spoglie mortali 
erano al cimitero, ma i quali abitavano realmente nel mondo spiri- 
tuale, dove nulla muore. 

Sig. Lanoue. Esattamente. Tutte le volte che i discepoli di Gesù 
Cristo, il popolo che lo seguiva, videro accadere sotto i loro occhi 
delle cose incompatibili coll'ordine fisico, si era perché, a loro insaputa, 
essi avevano aperti gli occhi del loro spirito, ed allora vedevano delle 
scene dell'altro mondo che, nella loro ignoranza, attribuivano a questo. 

Maestro Tessier. Ma quell'eloquenza data agli Apostoli, quell'ope- 
razione dello Spirito Santo sopra di essi, è un miracolo a parte che, 
mi pare, non si spiega con la vostra teoria; imperocché come volete 
voi che alcuni uomini illetterati acquistino tutto d'un tratto, senza 
un miracolo, il genio e l'eloquenza? 



164 

Siff. Lanoue. Per giungere a questo, Dio non ha bisogno che di 
produrre nelFuomo l'impressione e la vista del mondo immateriale. 
Facendo entrare l'uomo nello stato spirituale, si sviluppano subita- 
mente in lui le facoltà che dormono nello stato ordinario. Il sonnam- 
bolismo naturale vi mostra delle persone che, essendo addormentate, 
sono dotate della più attraente eloquenza: nessuno può negare questo 
fatto. L^anima, sciolta dai sensi corporei, acquista veramente allora 
una perspicacità di spirito, una vivacità di sentimenti che essa non 
ha nello stato di veglia. L'uomo esce da questo stato accidentale e 
ridiviene baccellone come prima. 

Maestro Tessier. Ma perchè i miracoli di Gesù Cristo non conver- 
tivano tutti quelli che n'erano testimoni? 

Siff. Lanoue. Quel che voi, come il popolo, chiamate miracoli, sono 
semplicemente fatti dell'ordine spirituale e testimonianze dell'esistenza 
di quest'ordine; non sono azioni atte a soggiogare la nostra libertà 
morale, forzandoci a credere. Perciò Gesù Cristo ha detto che quan- 
d'anche un incredulo vedesse risuscitare un morto, egli non crede- 
rebbe per questo. Infatti, dopo la vista d'un tal miracolo, egli direbbe: 
Bah! quest'uomo era caduto in un letargo. La curiosità, maestro Tes- 
sier, non si appaga mai; voi stesso ne siete un esempio: l'amore solo 
ha del peso. Quando si vuol sapere quel che fa bisogno per amare e 
limitarsi a questo, lo si ottiene subito; se invece si vuol sapere per 
essere costretti a credere, non ci si arriva mai; perocché questo è 
contro le leggi della Divina Sapienza. Affinchè l'intelletto ceda all'evi- 
denza della verità, bisogna primieramente mettere il cuore nello stato 
di profittarne. Senza di che non si ottiene nulla. Ignoranti di lor pro- 
pria natura, e più superstiziosi degli stessi uomini semplici, i nostri 
sedicenti intelligenti vogliono, per credere, che il loro intelletto sia 
soggiogato da un miracolo ; come se Dio volesse che essi venissero a 
Lui precisamente quando non capiscono più nulla. La Giustizia Divina 
li lascia con le loro esigenze ridicole; e, per la loro felicità, essi ri- 
mangono nell'oscurità. Se ne uscissero un momento per forza, essi vi 
rientrerebbero più completamente il momento dopo. Perciò la Scrit- 
tura dice che Dio aveva indurato il cuore degli Ebrei. Questa opera- 
zione che si dice venisse da Dio, veniva infetti dall'uomo. 

Maestro Tessier. Permettetemi un momento, sig. Lanoue; ecco una 
spiegazione che io trovo da me solo. Dicesi nella Bibbia che Dio avea 
indurato il cuore di Faraone, acciocché non credesse. Che luce im- 
provvisa! Una volta io accusava Dio di parzialità; ma ora capisco. 
cuore di Faraone era fatto come quello degl'increduli; egli voleva 
esser costretto a credere. 



165 

Sig. Lanoue, Precisamente; voi date nel segno. Nel corso della vita 
Dio pare talvolta acciecarci cosi; e noi dobbiamo ringraziarne la sua 
Previdenza. Quando il nostro cuore non è maturo per il vero amore, 
Dio non permette che lo riceviamo; infatti se lo ricevessimo prima 
d'esservi perfettamente preparati, le nostre passioni, ribeUandosi, ce lo 
ferebbero tantosto rigettare. Dio sa che verrebbe profanata la verità, 
e la profanazione rende la condizione deiruomo peggiore di prima. 

Maestro Tessier. Bisogna che ogni cosa sia matura per l'effetto che 
deve produrre. 

Sig, Lanoue. Se per avventura l'intelligenza fosse soggiogata da 
un Mto che la forzasse a credere, senza che la volontà fosse ben di- 
sposta, l'uomo non arriverebbe per questo alla convinzione. Credendo 
d'essere stato ingannato, non essendo stato libero nel suo esame, egli 
non verrebbe mai a confessare la verità. 

Maestro Tessier. Io intendo ciò benissimo. Se voi trasportaste un 
incredulo tutto svegliato nell'altro mondo; egli confesserebbe con voi 
tutto quel che vi vedrebbe, ma ritornato sulla terra e rientrato nella 
sua passione, che non vuol della luce per nessun conto, direbbe: Ho vi- 
sto l'altro mondo, ma è stato un sogno. Tutto quel che contraria il 
suo amore corrotto è sogno per lui : la disposizione dell'anima è tutto 
quel che è necessario per credere. 

Sig. Lanoue. Finché domina Tincredulità, la verità non può penetrare 
nel vostro cuore. Voi avrete la fede quando avrete la sincerità. Si è da 
questa che bisogna cominciare. Gl'increduli hanno la stoltezza di voler 
cominciare con la prima; ciò è contro le leggi dell'ordine. Staccatevi da 
voi stesso, e voi sarete convinto. Non è già col cercare di aumentare le 
prove che si arriva alla religione, ma si è col cercare di diminuire le 
passioni che ce ne allontanano. Voi avete benissimo compreso e ana- 
lizzato le mie idee, maestro Tessier. Riassumete ora la teoria spirituale 
che ci ha occupati, affinchè ve ne faccia dedurre le vere conseguenze. 

Maestro Tessier. Sento, sig. Lanoue, che io non devo prolungare 
più lungo tempo questa conversazione. Prima di venire alle conse- 
guenze della teoria dei miracoli, voglio approfondire questa teoria sì 
nuova per me, e mettermi in grado di capire quel che voi avete la 
bontà di promettermi per il seguito. 

Sig. LanoìJt£. Voi arriverete con questo esame nientemeno che alla 
chiave geroglifica della Bibbia. È questo, io penso, un soggetto degno 
delle vostre meditazioni Conto abbastanza sulla vostra perspicacia per 
credere che due o tre spiegazioni vi metteranno sulla via di tutte le 
altre, e che voi potrete leggere correntemente la Scrittura, senza es- 
sere arrestato dalle difficoltà che v'imbarazzavano una volta. 



166 

Maestro Tessier. Voi non potete dubitare del desiderio che io ho 
d'approfondire un soggetto che mi permetterà d'essere religioso senza 
superstizione, d'essere credente con l'intelletto, per mezzo del quale 
non mi separerò più da Dio e dal Vangelo, e non potrò più perdere 
di vista l'altro mondo che voi mi avete fatto conoscere. 

Dicendo queste parole, il notare prese il suo bastone e il suo cap- 
pello, e salutando rispettosamente il filosofo, se ne andò con l'aria d'un 
uomo soddisfatto tanto di sé che del suo maestro. 



DIALOGO DECIMOPRIMO 



Chiave Geroglifica della Scrittura. 

La curiosità di maestro Tessier, tuttoché molto minore di prima, 
non era però interamente soddisfatta; immaginandosi che la conver- 
sazione che stava per avere col sìg. Lanoue fosse l'ultima, prese le 
sue precauzioni per aver meno distrazione possibile, ascoltandolo. Voi 
mi avete promesso, gli disse, alcuni esempi del vostro sistema in- 
terpretativo della Scrittura per mettermi sulla via d'intenderne gli 
altri. 

Sig. Lanotce. La Sacra Scrittura, trattando dell'uomo spirituale, e 
non dell'uomo naturale e delle cose della terra, deve essere intesa 
interamente dietro le leggi dell'ordine spirituale. Gli è sopra quest'or- 
dine che noi eravamo l'ultima volta che ebbi il piacere di vedervi. 
Volete compiacervi di riassumere le nostre opinioni in proposito. 

Maestro Tessier. Capisco benissimo, sig. Lanoue, il modo con cui 
Gesù Cristo agiva su coloro che s'accostavano a lui in piena confi- 
denza. Modificando il fisico, che sicuramente subiva un'azione spiri- 
tuale, egli apriva gli occhi dello spirito, e così faceva apparire quel 
che è nascosto alla nostra vista ordinaria. Da qui una quantità di fe- 
nomeni incomprensibili, secondo il modo limitato di vedere dell'uomo 
naturale, ma interamente esatti come fatti dell'ordine spirituale. Cosi 
quel che per noi é disordine, perché lo riferiamo a questo mondo, ò 
ordine se lo annettiamo all'altro. 

Sig. Lanoue. È esattamente la mia idea. Osservate di più che la 
vista spirituale, quando é aperta, percepisce cose reali, come talvolta 
ne vediamo nei nostri sogni. I primi uomini, prima della caduta, 
avendo questa vista aperta più di quel che oggi noi non abbiamo, i 



167 

loro racconti, che noi prendianao per fantastici ed immaginar!, sono 
l'esatta rappresentazione delle loro percezioni nell'altro mondo. 

Maestro Tessier, Questo ritorna alla teoria delle forme, che voi mi 
avete fette conoscere. Ma, poiché siamo sui Profeti, tìii avevano detto 
che la Redenzione annunziata da loro era semplicemente un avveni- 
mento previsto dalla loro prudenza. Avendo visto che Samaria era 
caduta sotto il giogo, essi poterono hene, da persone esperte, predire 
la stessa sorte a Gerusalemme; e, per consolare i loro concittadini, 
annunziarono loro al tempo stesso un'epoca avvenire di liberazione. È 
bellissimo questo romanzo, almeno; ma però esso non mi spiega le 
immagini viste dai Profeti, e che voi mi presentate come emblemi ; e 
poi le loro visioni sono predizioni che non hanno nulla di comune coi 
calcoli della prudenza umana. Nonostante i nostri filosofi spiegano 
cosi la Redenzione Cristiana, ed essi trovano della gente abbastanza 
«ciocca per crederlo. Oh, quanti imbecilli vi sono nel mondo! 

Sig. Lanoue. Voi non siete caritatevole, maestro Tessier; non è 
molto tempo che siete cosi dotto. Forse voi non conoscete neppure 
le predizioni anteriori alla presa di Samaria, e le quali ruinano inte- 
ramente l'edifizio degli increduli. 

Maestro Tessier. Non conosco altro che la promessa fatta a Adamo, 
quando Dio annunzia al serpente che la donna gli schiaccerà il capo. 

Sig. Lanoue. Tutta la Genesi ricorda questa promessa: Giacobbe, 
morendo, la ripetè ai suoi figli. Finalmente il Libro dei Salmi, di 
molto anteriore alla caduta di Samaria, non parla se non del regno 
del Messia. 

Maestro Tessier, D'altronde è evidente; poiché vi è stata una ca- 
duta, vi ha dovuto essere una Redenzione; non é dunque questo che 
m'inquieta. Si dice che i Profeti non avessero visto l'altro mondo, 
perché in tal caso vi avrebbero visto tutti la medesima cosa. Isaia, 
personag^o d'un alto grado, vi vede dei troni e delle cose magnifi- 
che; all'opposto, Ezechiel, nato in una condizione oscura, vi vede delle 
scene triviali. 

Sig, Lanoue, Questa è l'obbiezione di Spinoza; ma voi la distrug- 
gete ora perfettamente. Ognuno vedendo nella sfera immateriale le 
cose che corrispondono al suo stato spirituale, é chiaro che le mede- 
sime verità si presentano sotto immagini difierenti, secondo la diffe- 
renza del punto di vista di ognuno. Il Mondo spirituale non é assolu- 
tamente uniforme per tutti; quindi non può esser visto da tutti sotto 
la stessa forma. 

Maestro Tessier. Questa, sig. Lanoue, é forse l'idea più feconda e 
pia vera che sia mai stata offerta agli uomini. Vi sono forse due 



168 

immaginazioni simili sulla terra? Ognuno abita nel suo pensiero e vi 
si circonda d'oggetti differenti. In questo modo si spiegano assai bene 
le cose bizzarre delle visioni dei Profeti. Certamente le sono cose 
vedute, e non già ligure di stile, come pretendono tutti i nostri re- 
tori di corta vista. La vostra teoria cambia interamente la poetica 
della Bibbia; essa lascia però sussistere una grandissima difficoltà: 
Tutta la vita dei Profeti non trascorse interamente nelle visioni; essi 
ebbero come noi un'esistenza esteriore; e certi dettagli di questa loro 
vita non sono belli; la castità della nostra lingua si rifiuta anche a 
narrare semplicemente le loro bizzarre avventure. Le ' focacce di Eze- 
chiel, i due matrimoni d'Osea non sono cose molto edificanti. 

Sig. Lanoue, I Profeti non erano solamente araldi incaricati d'an- 
nunziare le intenzioni divine, erano anche quadri parlanti della società 
dell'epoca in cui visse ciascun di loro. Essi rappresentavano lo stato 
spirituale della loro Chiesa con delle cose che non sono belle, come 
voi dite, perchè infatti la Chiesa stessa non era allora in uno stato 
edificante. La loro vita doveva essere un mezzo d'avvertire il popolo 
della sua corruzione. 

Maestro Tessier, Nei nostri costumi i savi correggono i pazzi, dando 
loro dei belli esempi, che spessissimo volte vanno perduti; gli antichi 
li correggevano dunque imitandoli? Si è in questa guisa che i fan- 
ciulli, che seguono meglio di noi l'impulso naturale, correggono i di- 
fetti dei loro compagni; essi imitano il male in modo da farne ar- 
rossire colui che lo fa. La vostra idea è assai singolare ; rimane però 
a vedere se essa è d'accordo con la Bibbia. 

Sig. Lanoue, Isaia riferisce, al Cap. XX, che gli fu ordinato di 
andar nudo e senza scarpe durante tre anni, « per servire di segno 
e di prodigio ». Dichiarazioni ancora più positive lo provano in Eze- 
chiel — Xn. — Dopo che questo Profeta ebbe ricevuto l'ordine di 
trasportare i suoi mobili, d'uscire la sera per un buco fette nel muro, 
ed altre cose di questo genere, gli fu comandato di dire queste pa- 
role alla casa d'Israel; « Io vi sono per segno: siccome io ho fatto, 
cosi vi sarà fatto ». Le focacce cotte con sterco di bue, che vi urtano 
tanto, figuravano il pane contaminato degl'Israeliti (Ez. IV. 12, 13, 
15). Il loro alimento spirituale allora era simile all'alimento materiale, 
da cui il Profeta pregava il Signore di dispensarlo. I matrimoni d'Osea 
erano il simbolo vivente delle dottrine adulterate del popolo Ebreo. 
Niente è più provato e ad un tempo più naturale di questo. 

Maestro Tessier. Quante pagine di scherni vi sono da cancellare 
nei libri dei nostri increduli! La vostra spiegazione mi pare conclu- 
dente. Mi ricordo d'aver letto in S. Matteo — IH. 4 — che S. Gio- 



169 

vanni Battista, che era anche un Profeta, era vestito d'un abito di 
pelo di cammello, che avea una cintola di cuoio, e che si nutriva di 
locuste e di miele salvatico. Il Versetto che contiene questi dettagli 
è gettato là tutto solo nel racconto, non si sa molto perchè. Noi do- 
vremmo sapere che cosa significava quel suo strano abbigliamento 
e quel vitto. Taluni eruditi si sono rotto il capo per provare che le 
locuste della Palestina erano un cibo discreto; io non lo credo. Se 
San Giovanni Battista doveva offrire il quadro dello stato degli Ebrei 
a quell'epoca, la cosa comincia a divenire meno singolare: non resta 
che a conoscere il senso particolare degli emblemi. 

Sig, Lanoue, Gli Ebrei, come sapete, essendo divenuti puramente 
materiali rispetto alle cose divine, il cammello significa lo scientifico 
comune nell'uomo naturale, il cuoio o la pelle, l'esteriore. Ecco a che 
era ridotta la Sinagoga. Allora il popolo Israelita era nelle sole cono- 
scenze delle verità esterne e più comuni del senso puramente lette- 
rale della Bibbia, e coteste conoscenze sono nel Vangelo figurate per 
le locuste. Il miele salvatico, emblema dei godimenti naturali, significa 
il piacere di queste verità esterne. 

Maestro Tessier. Datemi subito la vostra chiave geroglifica, affinchè 
io possa leggere come voi correntemente la Bibbia. Per dire però che 
le vostre spiegazioni non sono troppo arbitrarie, bisognerebbe ram- 
mentarsi dei passi dove figurano il cammello, il cuoio, le locuste e il 
miele salvatico. Io mi ricordo solamente che Bossuet, nel suo Com- 
mentario dell'Apocalisse, dice che le locuste figurano le eresie. È ab- 
bastanza conforme alla vostra interpretazione. 

Sig. Lanotte. Voglio ora darvi la chiave generale del Libro Sacro; 
voglio rimuovere tutti i vostri dubbi, di modo che voi non abbiate 
più, leggendolo, che a servirvi della vostra intelligenza. 

Maestro Tessier. Bene, dunque, vediamo. È evidente che la Scrit- 
tura deve essere interpretata, mediante una dottrina; senza di che 
essa sarebbe per noi una lettera chiusa. Così i Cattolici Romani che 
se ne stanno alla tradizione senza spiegar nulla; i Protestanti che 
diflfondono dappertutto il Libro Sacro, riposandosi sulla sagacità di 
ognuno che lo legge, s'ingannano egualmente. Gesù Cristo non fece, 
durante tutta la sua vita, che spiegare la Scrittura ai suoi discepoli. 
I Padri della Chiesa dei tre primi secoli scrissero dei Commentari 
sui passi difficili della Bibbia. Il libro degli Atti ci offre anche una 
prova evidente che il Libro Sacro deve essere spiegato perchè sia 
compreso e ricevuto. Filippo, avendo visto un eunuco Etiopo che leg- 
geva il profeta Isaia, gli domandò se intendeva le cose che leggeva. 
— (Fatti degli Apos. VIIL 27 a 31). « Come, gli rispose l'eunuco, pò- 



170 

trei io intenderle, se qualcuno non me le spiega? > Tutti gli uomini 
d'oggidì faranno la stessa risposta dell'eunuco, e tutti 1 preti sono 
nella necessità di fare rispetto a loro quel che Filippo fece per quel- 
la Etiopo. 

Sig. Lanoue. Ma per farlo, bisogna, come voi ben dicevate, posse- 
dere una dottrina spiegativa; ora io non ne conosco altra fuori di 
quella di cui ci siamo occupati fin qui. I Cattolici e i Protestanti, che 
voi accusate, non hanno potuto fare altrimenti di quel che han fatto. 
H Signore non ha permesso che la sua Parola fosse altro che una 
lettera chiusa fino al momento della sua seconda venuta. Dibattetevi 
come volete, la terza Dispensazione è la sola chiave di tutti gli enigmi. 

Maestro Tessier. Non potete essere accusato di divagare con la 
vostra nuova èra religiosa. Tutti, difatti, la proclamano, i discepoli di 
Saint-Simon come quelli di de Maistre. Ma ritorniamo al nostra 
soggetto. 

Sig. Lanoue. I primi libri religiosi di tutti i popoli sono stati scritti 
da persone che avevano delle comunicazioni spirituali. Questi hbri 
perciò sono pieni di cose che noi oggi non possiamo intendere senza 
una spiegazione. 

Maestro Tessier, È affatto indispensabile. Quel che è scritto in una 
lingua non può esser compreso se non da chi conosce questa lingua. 

Sig» Lanoue, Pare che primitivamente gli oggetti non si nomina- 
vano, si mostravano, non materialmente, ma per significare le cose 
spirituali e celesti alle quali essi corrispondevano e che per conse* 
guenza rappresentavano. Questa galleria d'immagini, questi termini, 
che sono tutti emblemi, fanno della Bibbia un geroglifico inesplicabile 
per chi vuol trovare i modelli di quelle immagini nella natura este- 
riore. Colui solo ne ha in so la vera chiave, il quale le considera 
come segni delle impressioni ricevute dai veggenti. 

Maestro Tessier. Tutta la Bibbia dunque sarebbe stata scritta da 
uomini che, vedendo nell'altro mondo, ne hanno descritto le immagini 
Una traduzione di questi simboli nella nostra lingua è necessaria per 
intenderli. 

Sig. Lanoue. È positivamente cosi. Notate però che tutti i libri 
inseriti nella Bibbia non hanno questo carattere. Noi riconosciamo il 
linguaggio spirituale nei libri di Mosè, di Giosuè, dei Giudici, dei Re 
e dei Profeti; nei Salmi, negli Evangeli e nell'Apocalisse. Tutti gli 
altri libri inseriti nella Bibbia furono scritti solamente sotto l'ispira- 
zione del sentimento e della ragione degli autori, i quali non erano. 
Veggenti, ma uomini religiosi, i cui consigli e le cui savie massime 
sono utili agli uomini in questa vita. Cosi, come voi potete vedere, 



171 

il libro dei Salmi fu scritto da un veggente, e quello dell'Ecclesiaste 
da un filosofo. Nel Nuovo Testamento le Epistole degli Apostoli fu- 
rono scritte da loro, in un tempo in cui la loro vista spirituale non 
era più aperta. Vi si trovano consigli, precetti utili, esortazioni, ma 
nessuna di quelle profezie e rivelazioni, le quali debbono necessaria- 
mente avvolgersi d'immagini viste nella natura immateriale. 

Maestro Tessier. Infatti, io non vedo il linguaggio simbolico fuorché 
nei primi libri che voi avete enumerati. Se essi sono secondo voi i 
soli Libri Sacri, la vostra opinione ha qualche fondamento nella Scrit- 
tura. Gesù Cristo stesso enumerò cotesti libri, quando disse che « bi- 
sognava che tutte le cose scritte di lui nella legge di Mosè, e nei 
Profeti, e nei Salmi fossero adempiute » — Lue. XXIV. 44. 

Sig, Lanoue, Ora veniamo alla chiave biblica. Io vi citava dianzi 
il Sole spirituale, emblema della Divinità. Questo astro vivificante è 
spesse volte nominato dai veggenti illuminati dalla divina luce. La 
parola Sole nei loro libri è sinonimo della parola Dio. Tutte le qua- 
lità Divine trovano infatti la loro corrispondenza nel Sole. Il linguag- 
gio ordinario non indica forse T analogìa fra la luce che illumina gli 
occhi del corpo, e la verità che risplende agli sguardi dell* intelligenza? 
Non rimarchiamo noi un punto di somiglianza fra l'amore che infiamma 
i nostri cuori, e il calore materiale che scalda i nostri organi corpo- 
rali? I vocaboli luce e calore sostituiscono nel Vocabolario Sacro le 
parole verità e amore; queste sono espressioni metafisiche, e il lin- 
guaggio primitivo non poteva conoscere queste espressioni. 

Maestro Tessier, Capisco, la cosa materiale copre sempre necessa- 
riamente nella Bibbia la cosa spirituale. Ciò non è per effetto d'un 
sistema allegorico più o meno ingegnoso, ma in conseguenza delle 
sensazioni di coloro che V hanno scritta. 

Sig. Lanoue, Nel corpo umano ogni organo è un apparecchio per 
una funzione spirituale; quindi si è questa che bisogna intendere 
quando l'organo è nominato dal veggente. Nomina egli il braccio del- 
l'uomo? Invece del braccio bisogna intendere la sua potenza; impe- 
rocché si è questa che ha il braccio per emblema. Il braccio di Dio, 
dicono gli autori sacri; voi vedete bene che ciò significa la potenza 
di Dio. La destra di Dio, la potenza per eccellenza. 

Maestro Tessier, È chiaro; lo strumento è preso per la funzione; 
si dice il braccio della giustizia per indicare la potenza che la legge 
gli dà. 

Sig, Lanoue, Voi vedete da questi esempi l'esattezza di quel che 
io vi diceva circa il soggetto più oscuro che noi abbiamo trattato, 
voglio dire la forma del Cielo. Tutte le parti del corpo umano hanno 



172 

una signidcazione spirituale. Gli uomini, differendo fra loro in fa- 
coltà, pare che essi siano assegnati, nel mondo tipo, ad organi dif- 
ferenti. 

Maestro Tessier, L' una delle nostre conversazioni rischiara sempre 
Taltra. Ora capisco la forma del Cielo. Le qualità, essendo designate 
per gli organi che ne sono ad un tempo la sede e la f gura, ne se- 
gue che la totalità di queste qualità è rappresentata dall'insieme di 
questi organi, cioè, il corpo umano, tipo e modello di tutte le orga- 
nizzazioni. Ma, sig. Lanoue, vi sono certe parti del corpo umano ci- 
tate di frequente nella Bihhia, e la cui relazione non è cosi evidente. 
Vi si parla spesse volte un linguaggio che i nostri belli spiriti chia- 
merebbero disonesto. Il Cantico dei Cantici, per esempio, ha molto 
scandolìzzato i lettori casti. 

Sig. Lanoue. Egli è certo che quelle immagini hanno una relazione 
esatta con le funzioni intellettuali deiruomo. La Chiesa ha sempre 
consecrato, dietro 1* insegnamento della Bibbia, T immagine d'un ma- 
trimonio fra lei ed il Signore, perchè difatti vi è un'unione armonica 
fra il bene che viene da Dio, e che essa deve proporsi, e il vero, che 
emana parimenti da Dio per guidarla. Descrivendo questo imeneo 
spirituale, gli autori sacri hanno designato le due parti di questo tutto 
sotto l'emblema naturale dei due sessi. É cosi chiaro che l'amore 
fisico figurava l'amore spirituale, che la rigenerazione era rappresen- 
tata presso gli Ebrei per la circoncisione; e tanto è vero poi che 
questa cerimonia era un'emblema, che la Scrittura dice che la cir- 
concisione del cuore è la sola che è grata a Dio. 

Maestro Tessier. Ora capisco perchè tante prostituzioni erano state 
dagli antichi erette in fèste. I nostri increduli hanno creduto di ve- 
dervi il culto della fecondità della natura; era il culto della mente e 
del cuore figurato dagli organi che ne sono gli emblemi. Solamente la 
prostituzione e l'amore corrotto ebbero degli altari, quando i popoli 
degenerati, divenuti sensuali, presero gli emblemi per realtà; allora 
essi fecero una divinità della Venere impudica, come avevano fatto un 
Dio del Sole materiale. 

Siff. Lanoue. Cosi le idee, di cui vi parlo, si sono associate natu- 
ralmente a quelle dell'unione delISiomo e della donna Voi vi ram- 
mentate che, spiegando la caduta, noi paragonammo l'intelletto umano 
all'uomo, e la volontà alla donna. Questa idea è una delle grandi tra- 
dizioni della Rivelazione primitiva. In questa rivelazione tutto era unito 
per un matrimonio mistico; il bene e il vero, i due principi della 
creazione, vi erano rappresentati come lo sposo e la sposa. L'amore 
Divino e la Sapienza Divina, da cui esistono il bene e il vero, veni- 



173 

Tano distinti col pensiero in due facoltà di diverso sesso. Queste idee 
si sono dovuto ritrovare sicuramente nella Bibbia. In essa la Chiesa 
figura l'amore o la sposa; il vero o la fede è il suo sposo. Da qui 
quelle espressioni che i beffardi prendono per della poesia erotica, e 
le quali in fondo non sono altro che i termini esatti delle nozze spiri- 
tuali dell'unione dell'uomo col Signore. L'unione di due parti, di cui 
l'una possiede quel che manca all'altra, è un connubio intellettuale an- 
che nel linguaggio filosofico; quindi non deve sorprendere di trovarlo 
stabilito nel Libro sacro. 

Maestro Tessier. Questo va bene per le immagini che ricordano un 
casto imeneo; ma quelle espressioni disgustevoli, che non rammen- 
tano se non la dissolutezza e la prostituzione? 

Sig. Lanoue, Se vi è una unione armonica fra il bene e il vero, 
rappresentata per il matrimonio, l'unione del male e del falso ha la 
sua rappresentazione nell'adulterio. Perciò nella Divina Parola questo 
vocabolo vi s'incontra di frequente, e le false dottrine e le chiese che 
le propagano vi sono chiamate prostitute. Le brutte passioni vi sono 
espresse sotto i loro emblemi presi dalle scene dell'amore dissoluto; 
come le affezioni pure vi hanno per simboli i quadri graziosi della 
vera unione coniugale; e a riguardare la cosa sotto il suo vero aspetto, 
non vi sono emblemi più esatti. La differenza dell'unione dei sessi è 
la grande misura a cui si riferiscono tutte le affezioni morali. Vi è 
dell'uomo e della donna in tutto quel che ha vita lassù come quag- 
giù. La donna non è donna solamente per la sua costituzione fisica 
differente da quella dell'uomo; essa lo ò per l'affezione; l'uomo è 
uomo per il pensiero. Pensiero e affezione, ecco i due elementi sessuali 
di tutta la creazione spirituale. Quando questi due elementi di vita si 
congiungoAo nel bene e nel vero, è il connubio celeste; quando si 
uniscono nel male e nel falso, è il connubio infernale. 

Maestro Tessier. Che metafisica! Io prendeva queste espressioni 
bibliche per semplici metafore d'assai cattivo gusto ; ma come voi ri- 
velate la cosa! Credevo che i bruti soltanto potessero essere contenti 
al pensiero del Divino sposo di cui parla la Scrittura; ma ora vedo 
che queste espressioni sono dell'alta filosofia! Se vi è, come voi dite, 
dell'uomo e della donna in tutto quel che ha vita, o in altri termini, 
dell'amore e dell'intelletto, io capisco ora che la Chiesa, cercando Dio 
con tutto il suo amore, ha potuto essere considerata come la donna, 
e Dio che l'illumina, come il suo sposo. L'unione che ne è seguita fra 
i due, una volta adottata la significazione dei termini, ha dovuto es- 
sere un matrimonio. 

Sig. Lanoue. E aggiungete che questo matrimonio spirituale ha do- 



174 

vuto necessariamente prendere per emblema tutto quel che sì riferisce 
al matrimonio naturale. Coloro che si sono offesi di queste similitu- 
dini non hanno fatto che mostrare la loro ignoranza circa la natura 
delle cose spirituali e delle tradizioni antiche che le appoggiano. Quando 
le funzioni dell'uomo sono designate dai veggenti coi termini propri, 
bisogna sapere che essi involgono un senso figurato. Cosi, per esem- 
pio, quando essi menzionano Talimento dell'uomo, si deve intendere 
l'alimento della mente e del cuore. Mangiare significa appropriarsi il 
bene divino; essendoché l'uomo spirituale non ha in sé il principio 
della vita; egli la riceve da Dio, e si ristora come l'uomo fisico. Bere 
figura il dissetarsi dell'intelletto alle sorgenti della verità. 

Maestì^o Tessier. Si dice volgarmente in questo. paese: Credete que- 
sto e bevete dell'acqua; il che significa che, credendo una cosa Vi\na, 
si è come bere dell'acqua. Dunque bere è l'emblema del verbo credere, 
in qualche modo. 

Sig, Lanoue. La carne dell'uomo, che costituisce il fondo del suo 
essere fisico, è il simbolo di quell'anlore immateriale che, molto più 
giustamente della carne, è la stessa vita. 

Maestro Tessier, Così, quando Dio ci raccomanda in Ezechiele, 
Cap. XXXIX, e nell'Apocalisse, Cap. XIX, di mangiare la carne dei 
re e la carne dei cavalieri. Egli non e' invita ad un pranzo d'antropo- 
faghi, ma ci dice semplicemente d'appropriarci l'amore di cotesti per- 
sonaggi. 

Sig. Lanoue, La carne dei re significa l'amore di coloro che sono 
nella verità, e quella dei cavalieri, l'amore degli uomini intelligenti; 
voi vedeste, non è guari, che il cavallo è il simbolo dell'intelligenza. 
. Si è in questo stesso senso che Gesù Cristo ci dice di mangiare la 
sua propria carne, e di bere il suo proprio sangue. — Gio. VI. 53, 54. 
— Con questo ci raccomanda di nutrirci di quel che costituisce il 
fondo del suo essere morale, che è l'amore e la sapienza nella loro 
stessa sorgente. Con queste spiegazioni voi potrete leggere corrente- 
mente tutti i Profeti. 

Maestro Tessier. Quanti enigmi si sciolgono in cotesto modoi 

Sig, Lanoue, Non vi è nulla nella Bibbia, compreso gli elementi, 
che non abbia una significazione determinata. La terra stessa con quel 
che essa produce rappresenta la società umana coi suoi atti; e per 
verità si è unicamente per questi atti che la terra ha qualche valore 
agli occhi di Jehovah. Quando dunque la Bibbia dice che la terra ò 
sterile, essa intende che il genere umano è privo di virtù. 

Maestro Tessier, Cosi non vi sono più obbiezioni serie contro la 
Bibbia; e fino a che non mi si dia un'altra chiava, io mi atterrò a 



175 

questa, la quale mi offre la vera spiegazione di tutte quelle cose che 
offendono gli atei, i deisti e gli enciclopedisti. Io mi rido cosi delle 
obbiezioni di coloro che vogliono calcolare se l'Arca di Noè poteva 
contenere tutti gli animali del globo, coppia per coppia, come se il lupo 
vi potesse stare tranquillamente accanto all'agnello, come se la mosca 
vi potesse volare impunemente nella tela del ragno. Se alcuno di co- 
testi animali non mangiava il suo vicino, egli dunque non si nutriva, 
e doveva quindi morire di fame. 

Sig. Lanoìie. Voi potete comporre un intero volume sull'inconse- 
guenze di queste immagini prese alla lettera. Potete domandare se 
Noè conosceva tutti gli animali, poiché ve ne sono ancora oggidì che 
i naturalisti non conoscono; voi avete il dritto d'indagare quanto tempo 
abbisognò per riunire tutta quella brutale compagnia. Cento anni non 
sarebbero bastati, e nondimeno vi sono alcuni esseri che in un giorno 
nascono e muoiono. Invece, figuratevi tutti gli uomini ingolfati nel mare 
delle loro tempestose passioni e nei loro pensieri mobili come i flutti; 
una sola società chiamata Noè preserva il suo cuore da tanta condu- 
zione. Questo cuore, in cui abitano i sentimenti che soli debbono es- 
sere conservati dinanzi a Dio, è l'Arca; gli animali rappresentano le 
affezioni che vi trovano un rifugio. Forsechè non si dice ogni giorno 
che l'agnello è l'emblema dell'innocenza, e la colomba quello della 
purificazione? Le qualità che indicano questi emblemi, ecco quel che 
si trovava nell'Arca di Noè. 

Maestro Tessier, Voi mi schiacciate, signor Lanoue, con le vostre 
spiegazioni. Quanto è naturale! Vorrei che tutta la terra vi udisse; 
essa sarebbe cristiana come lo sono io. Sono i misteri come cotesti 
che avete spiegato che disgustano gli animi meglio disposti alla reli- 
gione. La vostra teoria sulla lingua primitiva è la più filosofica che 
io mi abbia mai conosciuto. Sarebbe meglio di mettere le vostre spie- 
gazioni in nota alla Bibbia, invece di quelle che ho trovato nella mia, 
in cui il credulo commentatore ha avuto la singolare idea di misurare 
l'Arca di Noè, e di provare che essa era in&tti abbastanza grande per 
contenere tutti gli animali. Quanto alle provvisioni che gli erano indi- 
spensabili, egli non ne parla. Se fosse stato fornitore d'armata, avrebbe 
visto che gli sarebbero abbisognate molte arche per alimentare un'ar- 
mata come quella. Così gli animali creati al primo Capitolo della Ge- 
nesi non erano che affezioni figurate. 

Sig, Lanoue. Senz'alcun dubbio. I principi della vita morale nell'uomo 
sono rappresentati dai vegetabili, posti all'ultimo grado della scala 
della vita. Quando una fede più viva viene ad illuminarlo, ì prodotti 
del suo pensiero sono paragonati ai pesci del mare ed agli uccelli che 



176 

volano nell^aria. Finalmente, quando è scaldato dal vero amore, le sue 
affezioni prendono per simbolo le bestie della terra. 

Maestro Tessier, Si direbbe che Fautore della Genesi conosceva la 
scala degli esseri, che io credeva trovata dai nostri odierni naturali- 
sti. Mi sovviene d'aver letto nei Profeti — Osea II. 18 — ed anche 
nella Grenesi — EK. 9, 10 — che il Signore fece alleanza coi pesci, co- 
gli uccelli e con le bestie della terra; evidentemente questo non si spiega 
se non per la vostra teorìa; imperocché Dio non può fore una vera 
alleanza se non coi pensieri e con le affezioni dell'uomo. Ma però, di- 
temi, com'è che la creazione dell'uomo viene dopo la creazione dei 
pesci, degli uccelli e di tutte le bestie? É un poco imbarazzante. 

Sig, Lanoue, Niente affatto. Fino allora l'uomo era stato scaldato e 
illuminato solamente nei gradi che hanno per emblema gli animali. 
Quando egli divenne pienamente spirituale, allora Dio disse: <c Facciamo 
l'uomo alla nostra immagine »; il che significa, con ogni esattezza, 
che dal momento che l'uomo riflette in sé il suo Creatore, egli é ve- 
ramente uomo, è veramente creato. Finché la rigenerazione non ò 
compiuta nell'uomo, egli non é difatti una immagine e una somiglianza 
del suo Creatore; è troppo evidente per arrestar visi più lungamente. 

Maestro Tessier. Ma, essendo gli animali simboli di affezioni, quelli 
che erano offerti in sacrifizio dagli Ebrei erano dunque affezioni fi- 
gurate? 

Sig. Lanoue. Per rigenerarsi, quali sono i sacrifizi che l'uomo deve 
fare? Non sono quelli delle sue passioni o affezioni? 

Maestro Tessier. Oh, sig. Lanoue! Come questa idea ingrandisce 
ogni cosa agli occhi miei! La caduta spiega i sacrifizi, ma voi solo 
mi dite quali sono questi sacrifizi. Il sig. de Maistre, con tutto il suo 
spirito, voleva sempre del sangue ; ciò mi ripugnava fortemente. D'al- 
tronde Jehovah non disse forse cento volte agli Ebrei che Egli abor- 
riva il fumo dei loro olocausti? — Isaia I. 11-14; Gerem. VL 20, 22, 
XIV. 12; Amos V. 22, — Quanto sono ridicoli gl'increduli che si di- 
vertono su quelle innumerevoli carneficine fatte sotto l'antica legge! 
Anche io una volta ne parlava coi notabili della mia città^ e alcun di 
loro sapeva fare altro che ridere e andare, malgrado ciò, alla messa. 

Sig. Lanoue. Gli animali sono stati sempre per tutti i veggenti 1 
simboli delle affezioni e dei pensieri umani; si è perciò che noi li 
vediamo fare una sì gran figura nella favola, che può essere consi- 
derata come un'alterazione delle conoscenze date dalla Rivelazione pri- 
mitiva. 

Maestro Tessier. Ancora una nuvola di meno per me. Io non po- 
teva infatti assue&rmi all' idea di concepire la mitologia come un in- 



177 

venzione. Chi diamine avrebbe mai inventato di tali frottole ! Sono fatti 
alterati; questa origine è molto preferibile all'altra. Cosi ci possiamo 
render conto delle metamorfosi degU uomini in animali e in piante; 
erano precisamente uomini, che gli antichi designavano sotto gli em- 
blemi naturali delle loro qualità morali, e gli uomini venuti dopo hanno 
preso la figura per un essere vero. Che semplicità in questa spiega- 
zione ! 

Sig. Lanotie, Si è cosi che le affezioni e i pensieri umani sono stati 
scritti nel libro più antico della natura, voglio dire la volta celeste. 
Ecco perchè le costellazioni non sono linee rette o curve, come sa- 
rebbero state se la Sfera fosse stata l'opera degli astronomi. Essa è 
l'opera dei veggenti, che posero quelle immagini conformemente ai fe- 
nomeni celesti, simboli necessari degli stati spirituali. Ecco, di passata, 
quel che combatte vittoriosamente Dupuìs. 

Maestro Tessier. Poiché siamo ritornati a Dupuis, vi prego, coliamo 
a fondo il* suo affare. Ecco come io l'aveva capito: Gli antichi Orien- 
tali ammettevano il dogma dei due principi, quello del bene e quello 
del male; l'uno era Dio, l'altro il diavolo. I savi dettero questa favola 
al popolo per ritenerlo colla speranza e col timore; quanto a loro, essi 
esprimevano con essa le operazioni della natura. Il genio del bene, ai 
loro occhi, era il Sole, che spande sulla terra il calore, la luce e la 
vita; il genio del male era l'inverno che dispensa il freddo, le tenebre 
e la morte. La volta celeste fu allora rappresentata coperta di em- 
blemi acconci ad esprimere questa lotta dei due principi. Il genio del 
bene ebbe per simbolo l'Agnello o V Ariete, il primo segno della pri- 
mavera; fii questo l'Agnello che venne a cancellare i peccati del mondo, 
n genio del male ebbe per emblema il Serpente, costellazione autun- 
nale, che annunzia il ritorno del freddo e delle tenebre, ovvero il Dra- 
gone, posto come l'antagonista del sole, al polo dell'eclittica. Tanto è 
vero che il sole fu il solo Dio di questi popoli, dice Dupuis, che le 
feste celebrate in onore della Divinità coincidono perfettamente coi 
fenomeni celesti. La nascita di Dio, a Natale, esprime il nuovo corso 
che sta per ricominciare il sole al solstizio d'inverno. Il sole nasce 
allora come questo Dio, e in quel medesimo tempo si leva all'oriz- 
zonte la costellazione della Vergine, tenendo un bambino nelle sue brac- 
cia. Al meridiano apparisce la mangiatoia nebulosa, posta nel Cancro. 
Bastava dunque descrivere semplicemente l'aspetto del Cielo per tare 
il primo Capitolo della vita di Gesù Cristo. Non parlo dei Re magi^ 
che il popolo pone ancora oggi nella costellazione d'Orione, visibile 
allora sul nostro emisfero. Vengo alla festa di Pasqua in cui si cele- 
bra la risurrezione del Salvatore. Il sole, che ci salva in quel momento 



178 

dall'inverno, passa infatti daH'emisfero australe nel nostro; da quel 
giorno esso non tramonta più per il nostro polo; esso passa l'equa- 
tore e la sua risurrezione è completa. Alla metà del mese di agosto 
è fissata la festa dell'Assunzione; e si è anche a quest'epoca in cui il 
sole, entrando nel segno della Vergine, l'assorbe nei suoi fuochi II sole 
è accompagnato dai dodici segni del zodiaco, come Gesù Cristo dai 
dodici Apostoli. Questi è rappresentato nell'Apocalisse con sette stelle, 
in mezzo a sette candellieri, emblema visibile dei sette pianeti. Si è 
nella stagione dei frutti, cioè nell'autunno, che il male viene intro- 
dotto nel mondo, e si è nella primavera che si opera la Redenzione. 
Bisogna confessare che è facilissimo, con questi raffronti, di cadere 
nel laccio. Quanto a me, non ho trovato un solo ecclesiastico, sia ro- 
mano, sia protestante, che abbia saputo rovesciare questo catafalco. 
Vi prego, sig. Lanoue, esaminiamo la cosa in dettaglio; ne vale la 
pena. 

Sig. Lanoifs. Voi avete ammesso con me che il calore e la luce 
naturali significano la verità e l'amore. Siete convenuto che si po- 
teva prendere l'uno per l'altro, e che la similitudine era perfetta. 

Maestro Tessier. Senza dubbio. Si può, senza inconveniente, pren- 
dere l'amore per il calore, o il calore per l'amore. 

Sig. Lanoue. Per conseguenza anche l'astro che dispensa il calore 
può rappresentare Dio che ci scalda del suo amore. Non vi è nulla 
di forzato in questa comparazione. Gli antichi figurarono nei movi- 
menti del sole le relazioni della Divinità coll'uomo; essi parlarono per 
emblemi; e quel che lo prova in un modo incontestabile è la data 
stessa della Sfera celeste. Nessuno, compreso lo stesso Dapuis, ha 
potuto assegnarle un'origine nei tempi storici propriamente detti; essa 
risale fino all'epoca della Rivelazione primitiva, cioè, ad un'epoca in 
cui gli uomini parlavano per emblemi. Dupuis pretende che la na- 
tura materiale è stata divinizzata, e che questo culto è stato nasco- 
sto sotto un'allegoria morale. Io pretendo che la natura immateriale 
è stato l'oggetto del culto, e che i fenomeni fisici le sono serviti 
d'espressione. Chi deciderà fra noi? La data del monumento, senza 
dubbio. Io provo che a quell'epoca si parlava la lingua delle corri- 
spondenze, che è quella delle relazioni simboliche che esistono fra i 
due mondi. Sarebbe in verità sorprendente che mentre tutti i mo- 
numenti e tutti i libri di quell'epoca sono geroglifici sacri, solamente la 
volta del Cielo, il più antico libro fra tutti, non lo fosse. In secondo 
luogo, il senso comune solo è giudice in questa materia. Prendiamolo 
per arbitro. Io pretendo dinanzi ad esso che il male che si è intro- 
dotto nel mondo è un male morale, figurato nella Sfera con una co- 



^ 



179 



steflazione d'autunno. Dupuis afferma che il solo male che vi sia mai 
stato nel mondo, è il freddo che porta con sé questa costellazione, e 
che per ingannare il popolo si è poi immaginato un male morale, che 
non esiste. Quest'ultima proposizione ripugna al huon senso, e mi da 
vinta la causa, come indubbiamente me la date anche voi. 

Maestro Tessier, Di certo, sarebbe assurdo il dire che non c'è 
altro male fuorché l'inverno, altro peccato fatto dall'uomo, tranne 
d'aver mangiato delle mele che maturano in autunno. Sarebbe ridicolo 
di affermare che il solo favore che noi abbiamo da aspettarci da Dio 
sia di vedere ritornare alla primavera il segno del montone celeste. 
Come figura, é bellissima; come realtà, è una pura sciocchezza. Ma 
ditemi, com'è che gli Ebrei avevano trovato ciò bello e fatto presso 
i Persiani e i Medi, all'epoca della cattività di Babilonia? 

Siff. Lanoue, La Rivelazione primitiva, sparsa in tutto l'Oriente, 
aveva illuminato i Persiani e i Medi, come gli Ebrei, e questi ritro- 
varono il loro culto in quello degli adoratori di Mitra. I nostri eru- 
diti, non conoscendo questa Rivelazione, hanno tutti attribuito alla 
cattività di Babilonia una particolare influenza sulla religione ebraica. 
Con più istruzione, essi avrebbero visto nei rapporti dei vincitori e 
dei vinti la somiglianza di due rivelazioni che si confìrmavano mu- 
tuamente. 

Maestro Tessier. È evidente. Potreste dirmi ora come è avvenuto 
che i dogmi religiosi siano stati tracciati antecipatamente sulla Sfera? 
Quando l'emblema e la realtà sono della stessa data, non vi è nulla 
a ridire; ma io non posso spiegarmi un'emblema tracciato tremila anni 
prima dell'avvenimento. 

Sig. Lanoue, Il Libro d'Isaia annunziava che una Vergine doveva 
partorire un Figlio, egualmente parecchi secoli prima dell'avvenimento 
— VE 14. ■— I Libri sibillini facevano la stessa predizione. Voi ri- 
cevete queste profezie senza ripugnanza. 

Maestro Tessier, Senza dubbio, sono dei veggenti che le hanno 
scritte. 

Sig, Lanoue, E furono parimenti dei veggenti che tracciarono sulla 
Sfera gli avvenimenti che poi si sono realizzati col tempo. All'epoca 
in cui furono delineati quegli emblemi, la chiaroveggenza profetica 
era comunissima, poiché noi l'abbiamo considerata come il modo pri- 
mitivo di percezione. Quei veggenti dovettero rappresentare la Ver- 
gine col suo Figlio nel loro libro, come Isaia dovette farlo nel suo. 
Questi sono due libri scritti da estatici; non è dunque sorprendente 
che si rassomiglino. 

Maestro Tessier. Difatti, sig. Lanoue, fino a che non mi si faccia 



180 (^ 

conoscere la data della Sfera, e che non si feccia entrare la sua ori- 
gine nei tempi storici, io mi attengo alla vostra maniera di spiegarla. 
Egli ò cosi naturale di vedere le epoche della vita del Salvatore figu- 
rate dai movimenti del sole neireclittica, come di vedere le facoltà 
divine paragonate alle qualità dell'astro che c'illumina e ci scalda. San 
Giovanni dice che il Verbo ò la luce che illumina ogni uomo che 
viene nel mondo. Permesso a Dupuis di vedere in ciò la chiarezza 
del sole; con più ragione io vi vedo la Verità Divina che risplende 
nei nostri intelletti. 

Siff, Lanoue, Molte persone istruite, alcuni fra gli stessi Padri 
della Chiesa, videro il rapporto che voi avete notato fra la vita di 
Gesù Cristo e i fenomeni astronomici, e dissero che il diavolo aveva 
preso piacere a imitare precedentemente, in quel modo, i misteri e 
le cerimonie dei Cristiani Penso che la spiegazione che io vi ho data 
vi soddisferà più che questa. 

Maestro Tessier. Invece del diavolo fu lo spirito profetico; imperocché 
la Redenzione è stata annunziata apertamente e da pertutto, prima di 
realizzarsi; e ci sarebbe da stupire se essa non fosse annunziata nel 
gran Libro simbolico per eccellenza. Così, la stessa Apocalisse, che io 
riguardava come il vero quadro dell'astronomia del tempo di San Gio- 
vanni, sarebbe anche essa un libro della rivelazione primitiva. 

Sig. Lanoue, L'Apocalisse, come abbiamo detto, è una storia delle 
fasi della Chiesa. Voi sapete che io intendo per la Chiesa ciò che 
stabilisce le relazioni dell'uomo con Dio. Queste fasi sono tracciate 
precedentemente, non solo nella Sfera, ma ancora in tutte le cosmo- 
gonie. Dappertutto ci ò stata rappresentata l'età dell'oro perduta, e 
per conseguenza il trionfo del genio del male, figurato per un dragone, 
per una meretrice; dappertutto anche ci è stata dipinta l'età dell'oro 
ritrovata, sotto l'emblema d'una mistica città discesa dal Cielo. Fra 
tutti i simboli accessori, questi due sono nell* Apocalisse di maggior 
rilievo. Tutte le cosmogonie ci offrono delle città che debbono servire 
di rifugio agli eletti. Platone stesso nel Fedone dipinge il Cielo come 
una città,* la cui forma è un dodecaedro di dodici facce di vart colori^ 
come la santa città descritta da San Giovanni presenta ai suoi dodici 
lati dodici pietre preziose. I Persiani e gli Scandinavi avevano egual- 
mente delle città mistiche, figure non equivoche dello stato di pace 
che deve succedere per l'Umanità alle discordie provenienti dall'impero 
del male e dell'errore. La Sfera porta scritta questa storia universale^ 
perchò gli antichi che la tracciarono, le confidarono il deposito delle 
verità più utili alla felicità dei popoli 

Maestro Tessier, Come sig. Lanouel è cosi semplice? L'Apocalisse 



181 

è il quadro dell' Umanità traviata e ricondotta sul retto sentiero dal 
Principio stesso d'ogni bene e d'ogni vero! È la storia del bene mu- 
tato successivamente in male, e del male combattuto e rimasto alfine 
vittorioso! Questo libro così oscuro è il quadro dei destini del Genere 
timano! È qualcosa di soddisfacente. Vi è in esso della favola, della 
filosofia, deUa astronomia, dell'archeologia, perchè la Rivelazione pri- 
mitiva ha insegnato agli uomini questa grande verità in mille ma- 
niere diverse. Oh, quanto io era soro una volta, quando riguardava 
San Giovanni, del pari che Ezechiele e Daniele, come astrologhi! 

Sig. Lanoue. Ecco quel che vi prova invincibilmente l'errore dei 
partigiani di Dupuis. Un astronomo scrive il suo tema celeste fred- 
damente, e poi si addormenta tutto tranquillo. Il modo di percezione 
degli estatici scuote, spossa tutto il loro corpo, come l'attesta Daniele, 
che usciva tutto rotto dalle sue visioni — Vili. 27 — ' Fa d'uopo 
dunque ammettere qui altro che la fredda osservazione degli astri. 
Le afiezioni e i pensieri apparvero realmente sotto le loro immagini 
agli occhi dei veggenti di cui parliamo; la riunione di queste imma- 
gini in un certo nesso ha prodotto le opere che ci hanno lasciato; 
ecco l'esatta verità. La somiglianza che esiste fra questi quadri e 
quello della Sfera viene precisamente da che, all'epoca in cui gli uomini 
erano frequentemente nello stato spirituale, come San Giovanni, alcuni 
estatici avendo visto la lotta del male contro il bene, e la vittoria di 
quest'ultimo, la scrissero nella Sfera, come nel solo libro che potesse 
durare sempre. Lo stesso "Dupuis confessa nella sua spiegazione del- 
l'Apocalisse, Capitolo secondo, che la Sfera era l'archetipo del mondo 
invisibile, e che essa aveva materialmente tutto quel che questo aveva 
intellettualmente. Sono le sue proprie parole. 

Maestro Tessier, Cotesta confessione mette fine a tutte le discus- 
sioni; ora non c*è più da dubitare. La vostra idea non è un'ipotesi, 
poiché gli stessi avversari ne riconoscono la verosomiglianza. Oh! si- 
gnor Lanoue, ci sarebbe voluto uno stenografo per scrivere le nostre 
conversazioni Esso avrebbe scritto le mie sciocchezze, lo confesso; 
ma le vostre spiegazioni avrebbero fornito la materia d'un libro pro- 
prio a cambiare il mondo morale. Voi dovreste scriverlo questo libro, 
credetemi; invece di indirizzarvi ad un babbeo come me, v'indirizzere- 
ste agli eruditi di professione; gli dareste le prove dotte di tutto quel 
che mi avete &tto intendere col semplice buon senso. 

Sig. Larume. Tutti i monumenti dell'antichità, tutte le filosofie sin- 
cere entrerebbero nel mio libro come prove giustificative. Cosi voi 
vedete che io non sono solo del mio parere. Ma non è il momento 
d'occuparci di questi bei progetti. 



182 

Maestro Tessier. Quanto sono belle le vostre spiegazioni! E come 
si può restare ancora alla lettera del Libro Sacro? Coloro che riman- 
gono ancora in questo caparbio sistema, non vedono che il secolo ha 
progredito, e che la loro fede non è più della stagione. Benché man- 
canti di spiegazioni plausibili, pur tuttavia non si vuol cedere; si con- 
serva la tradizione sui misteri, e il Genere umano, invece d'inginoc- 
chiarsi devotamente ai piedi della croce, la rovescia per innalzare al 
suo posto i colori nazionali, i soli che hanno ancora della vita, perchè 
si riferiscono a qualche cosa che ci riguarda da presso, voglio dire i 
nostri interessi materiali. Oh, se una volta si fosse Cristiano illumi- 
nato, come questi interessi d'un giorno cederebbero ben presto nel 
nostro cuore a quelli deireternità ! Tutto ciò passa, e la verità dura; 
è la verità d'oggi, di domani, di tutti i secoli quella che io voglio. 
Dopo questa vita che mi sfugge, ne voglio un'altra; e non c'è che 
Gesù Cristo che me la dia realmente. Ritorniamo a Lui, sig. Lanoue. 

Sig, Lanoue. Volentieri; ma non calunniate i sentimenti patriottici, 
amico mio. Se vi sono delle anime vili che amano la patria solamente 
perchè essa guarentisce le loro proprietà e il loro riposo, ve ne sono 
altre che l'amano con disinteresse, e che sacrificano, occorrendo, il loro 
sangue per lei. 

Maestro Tessier, È vero, io mi trasportava un poco Spiegatemi 

ora, sig. Lanoue, quel che voleva dire Gesù Cristo, quando disse al- 
l'Apostolo: « Tu sei Pietro, e sopra questa pietra fonderò la mia 
Chiesa. » — Matt. XVL 18. 

Sig. Lanoue. La parola pietra o roccia nella lingua sacra significa 
la verità, la fede solidamente stabilita. Perciò la Chiesa è spesse 
volte paragonata nella Scrittura ad una roccia; e la rena, a cagione 
della sua incoerenza, ha servito a rappresentare l'incostanza, come si 
vede in quella parabola del Vangelo — Matt. VU. 24 a 27 — in 
cui Gesù Cristo rappresenta due case, l'una fabbricata sulla roccia, e 
l'altra sulla rena. È facile di riconoscervi due dottrine. 

Maestro Tessier. È incontestabile. Ma l'apostolo Pietro? 

Sig. Lanoice. Egli prima si chiamava Simone. Gesù Cristo gli dette 
il nome di Cefa che vuol dire Pietra, precisamente a cagione della fer- 
mezza di sua fede — Gio. I. 42 — Dicendogli più tardi che si era 
sulla pietra che egli fondava la sua Chiesa, forsechò il Messia non 
gli diceva chiaramente: Gli è sopra una fede come la tua, come quella 
che ti ha meritato il tuo nome, che riposerà la mia Dottrina? 

Maestro Tessier, In questo caso tutto è spiegato. Pietro è l'em- 
blema della fede. Cosi quelle parole di Gesù Cristo non sono una pro- 
messa fatta a un individuo; ma, e la chiave del Paradiso? 



183 

Sig. Lanoue, La chiave è un altro emblema; essa appartiene sola- 
mente a Gesù Cristo. L'Apocalisse non dice forse — III. 7 — che Egli 
solo ha la chiave di David eh e apre, e nessuno chiude; che chiude, e 
nessuno apre? È tanto più certo che nessuna promessa venne fatta a 
Pietro particolarmente, che più tardi questo Apostolo fu chiamato dal 
Salvatore stesso « Satana » — • Marc. VIIL 33. — Così egli è ad un 
tempo, per il suo nome, l'emblema della fede del vero, come della fede 
del falso. 

Maestro Tessier, Mi si diceva una volta che i miei peccati mi erano 
rimessi dal prete; che il prete aveva ricevuto il potere di legare e 
di sciogliere; tutto il mio sangue fermentava a questa idea. Voi dite 
che l'uomo per potersi salvare bisogna che egli stesso si riformi e si 
rigeneri; qual religione è più plausibile e più razionale della vostra? 
Intanto che ne iaXe voi del potere dì sciogliere e di legare? 

Sig. Lamxme. È una fede come quella di Pietro che lega e scioglie; 
non vi è in ciò il minimo dubbio. Quel che questa fede fa sulla terra, 
Dio lo fa subito in Cielo; ma quanto alla trasmissione del potere da 
un individuo a. un altro, è una vera chimera. 

Maestro Tessier, E diffatti, in questa maniera si sarebbe rigenerato 
da un altro; anzi, che dico? si sarebbe rigenerato per ordinanza; il 
prete farebbe dei buoni pagabili al portatore, e Dio pagherebbe poi 
questi buoni nell'altro mondo. Signore, quanto questo catafalco è poco 
solido! E tutto ciò per non voler convenire che l'uomo stesso stabi- 
lisce rompe le sue relazioni con Dio. Egli si lega per la fede, e si 
scioglie per la negazione; è semplicissimo. Siccome non c'è che la ri- 
forma rehgiosa che possa cambiare l'uomo, così tutti i mezzi che di- 
spensano da questa riforma sono una mostruosità. Ma per rientrare 
nel nostro soggetto, la vostra teoria delle forme viste nell'altro mondo 
e consegnate come emblemi nei Libri Sacri è ammirabile. Per essa 
si arriva a conoscere che cosa è l'altro mondo senza &rsi una illu- 
sione compiacente. In tutte le altre dottrine vi è un abisso impenetrabile 
fra le cose divine e gli affari umani; la vostra è come la scala di 
Giacobbe; ed io non so molto perchè questo patriarca vedeva gli An- 
geli salire e discendere lungo la scala. Mi pare che, se la scala ci 
serve per salire al Cielo, non si desidera poi di discenderne. 

iSt^. Larume. Tutta la Bibbia non è altro che la storia della rige- 
nerazione dell'uomo. Per rigenerarci, bisogna che le nostre buone af- 
fezioni, figurate per gli Angeli, saliscano al Cielo; ma affinchè la no- 
stra riforma non sia il puro slancio d'un entusiasmo contemplativo o 
d'un amore mistico, ci è forza discendere sulla terra per praticarvi 
quel che per l'elevazione della mente abbiamo conosciuto di buono e 



184 

di vero. Sono le opere che costituiscono in ultima analisi tutta la re- 
ligione; è l'amore Divino convertito in azione sulla terra che deter- 
mina la natura della nostra riforma. Finché saliamo i gradi della scala, 
noi acquistiamo semplicemente i mezzi per renderci migliori; per essere 
nugliori in fatti, ci è giuocoforza discendere dalle sublime altezze della 
scienza alla pratica della carità. Yoi avete salito la scala di Giacobbe, 
maestro Tessier, ora vi è forza discenderne per dare alla vostra fede 
la vita che non ha ancora. Si è dall'amore che Tintelligenza riceve tutta 
la sua attività; se le vostre conoscenze sono solamente rilegate nella 
vostra memoria, e voi non le applicate alla vostra vita con la pratica 
della carità, esse non &nno parte di voi, voi non ve le siete appropriate. 
Non c'è vera rigenerazione se non quando il cuore vuole fermamente 
quel che T intelletto ha riconosciuto per il bene. Allora questo passa 
nella vita come amore, e noi siamo scaldati, rianimati dal calore ce- 
leste, di cui siamo divenuti i recipienti. Voi possedete la scienza della 
salute, maestro Tessier; ora vi rimane di praticare i precetti di Colui, 
della missione del quale voi non potete più dubitare. 

L'amore eia scienza vi provano la vostra religione, ma date sem- 
pre la preferenza all'amore. Nell'ultimo giorno non vi sarà domandato 
quel che avete saputo, ma quel che avete fatto. Fate adunque; voi 
non ne siete più impedito dai vostri dubbi Fate quel che vi dice il 
Signore che vi ha redento, e, adempiendo la sua legge, voi adempirete 
tutt'i doveri d'un onesto uomo. Avete visto tutta la religione del buon 
senso e delle buone opere ad un tempo. Vi ho provato che non c'è 
virtù senza religione; rivolgete ora la proposizione, e ricordatevi bene 
che non c'è religione senza virtù; si è per la virtù che la religione si 
nutrisce e sì fortifica. Dio è amore; l'essenza dell'amore, noi abbiamo 
detto più volte, non è d'amarsi, ma di amare fuori di sé. Yoi siete 
l'immagine di Dio; imitate dunque il vostro Prototipo; amate anche 
voi fuori di voi ; amate gli altri, amate senza alcun riflesso a voi me- 
desimo, e con questa sola regola sarete virtuoso. Come malidereste 
voi il vostro prossimo, come gli iareste del male, se voi l'amate? 

Dio vi ha messo in questo mondo per rappresentarvelo in qualche 
modo. Ajutate dunque i vostri fratelli a spogliarsi del vizi che li de- 
gradano, ajutateli coi vostri esempi, coi vostri soccorsi, con le conso- 
lazioni, le cure, i consigli, la protezione. Spesso vi sono nel mondo 
degli oppressi unicamente perché mancano d'un organo per fare udire 
i loro lamenti. Qualche volta si tratta d'una parola che essi non pos- 
sono dire, d'una ragione che non sanno esporre, della porta d'un grande 
che essi non possono oltrepassare. L'intrepido appoggio della virtù 
disinteressata basta per rimuovere un infinità d'ostacoli; e l'eloquenza 



185 

d'an uomo da bene può sbigottire la tiranma in mezzo a tutta la sua 
potenza. Questo dono della parola che voi avete ricevuto da Dio im- 
piegatelo dunque a guadagnarli delle anime. Tanti voi farete felici, 
tante volte lo sarete voi stesso. La felicità non è che nella benefi- 
cenza; ogni altro modo di pervenirvi è fallace. La sete di sapere è 
come quella di Tantalo, sempre ardente e mai sazia. La tranquillità 
che procura la virtù è accompagnata da un sentimento di contentezza 
imperturbabile. 

Maestro Tessier. Ah! sig. Lanoue, voi avete un modo pungente per 
farmi sentire i miei torti. Voi m'inspirate F emulazione del bene, in- 
vece delle vane ricerche della scienza. Per acquistare la convinzione 
della verità del Cristianesimo non si tratta, lo vedo bene, di quistio- 
nare, ma di praticare. Infatti, capisco che è la sola pratica della virtù 
che mette nella disposizione d'ascoltare la verità. Se questa si ascolta 
per curiosità, si fa la questione di Pilato: < Che cosa è la verità? » 
E come lui si va via senza avere udita la risposta. Se si ascolta per 
caso, si dimentica; la virtù invece non la dimentica mai, perchè essa 
cerca avidamente la verità per farne il suo profitto. 

Sig. Lamme, Vedete l'uomo ardentemente appassionato per una 
cosa, come egli vi medita, come egli vi fissa il suo pensiero! L'amore 
costante presto trae con so la luce, n modo di divenire istruito in una 
professione qualunque si è dì volerlo fermamente. L'indifferenza non 
acquista mai nulla. Non si ottiene profonda conoscenza d'una cosa se 
non occupandosene con predilezione. Breve, non si diviene abile nel 
suo stato se non quando si ama. Gli abili in religione. Maestro Tes- 
sier, siatene certo, sono quelli che amano la virtù; non vi è ecce- 
zione a questa regola. Una scienza senza amore è un corpo senza 
anima. Bisogna amare prima per sapere poi. La verità si acquista 
sempre in proporzione del desiderio che si ha di profittarne. 

Maestro Tessier. Bisogna dunque necessariamente essere virtuoso 
prima di mettersi in capo d'andare a cercare la verità. Vedete a che 
cosa essa serve agli scapestrati, ai quali la gente savia la ripete ogni 
giorno; essi si strìngono nelle spalle e continuano il loro cammino. Il loro 
amore opposto a quello del bene li trascina altrove. Se voi li persua- 
dete, innanzi ad ogni ricerca, dì mettere un freno a quell* amore cat- 
tivo, eccoli naturalmente sulla buona via. Io sono tanto più soddì- 
s&tto della vostra esortazione che una certa nube cominciava già ad 
offuscare la mìa intelligenza. Noi ci eravamo elevati in così alte re- 
gioni per trovare la chiave del Libro Sacro, che io quasi credeva 
che bisognava essere visionario per esser Cristiano. Ora ci vedo più 
chiaro: Vi sono nella Scrittura, presa alla lettera, tutti i precetti 



186 

necessari per ben vivere; il nostro cuore vi trova tutto quel che gli 
abbisogna; ma affinchè l'intelligenza vi trovi anche il suo alimento, è 
necessario di spiegare il Libro mediante una dottrina. Scritto da veg- 
genti, esso non può essere inteso se non per mezzo d'una dottrina 
fornita da un veggente; è naturalissimo. La chiave che voi mi avete 
data è tale che la ragione non può trovare da sé sola; e bisogna che 
sia così, stantechè è il carattere dei Libri Divini d'essere al disopra 
della ragione naturale; ma nel tempo stesso questa chiave è anche 
tale che una volta offerta alla ragione, questa può applicarvi e svilup- 
parvi tutte le sue facoltà; e questo secondo carattere è la vera im- 
pronta di quel che proviene da Dio, di quei che è fondato sulla natura 
universale. 

Sig. Lanoue, Io non ho più nulla da fare, maestro Tessier; voi 
potrete d'ora in poi camminare tutto solo. Voi vedete dove giunge- 
vate con la vostra curiosità; ad accumulare dubbi sopra dubbi? Cre- 
devate voi di venire a capo di convincervi in cotesto modo? Eravate 
in un grande errore. Io vi ho segnalato il pericolo; voi non avete 
voluto credermi. L'occhio, dice la Scrittura, non si stanca mai di ve- 
dere, né l'orecchio di udire. Il mezzo di soddisfare la vostra intelli- 
genza non é di darle gli alimenti briciola a briciola, ma di staccarvi 
da voi medesimo; allora voi amerete con tutte le forze del vostro 
amore, e l'amore eleverà con sé l'intelligenza in regioni, dove voi 
sarete troppo convinto per dubitare. La nostra intelligenza va passo 
passo, e crede che i limiti di ognuno degli orizzonti che si aprono 
dinanzi a lei siano i limiti del mondo. Ohimè! essa si affatica in una 
ricerca senza fine. L'amore invece si riposa nel seno di Dio, e in 
questo riposo trova tutto. Volevate, voi dite, essere convinto del Cri- 
stianesimo con tutte le ragioni possibili ; volevate che il vostro intel- 
letto lo ricevesse, e per ciò faceva d'uopo che esso uscisse vittorioso 
da tutte le vostre obbiezioni. Limitatevi, amico mio, a questo ragio- 
namento: Il Cristianesimo esiste oggi, è esistito prima di me, prima 
di mio padre, esso ha dunque avuto un'origine. Vi è dunque stato un 
Cristo una volta, poiché vi è ora un Cristianesimo. Questo Cristo, di 
cui voi non potete più dubitare, che cosa vi ha detto? Di combattere 
le vostre tendenze. Per credere quel che Egli vi dice avete voi bi- 
sogno d'altro fuorché di seguire i suoi precetti? Se, combattendo le 
vostre tendenze voi divenite migliore, se voi sentite un nuovo amore 
prendere il posto di quello che voi stesso condannevate in voi. Cristo 
non vi ha egli detto la verità? E se vi ha detto la verità che vo- 
lete di più? Qui non c'è da fare obbiezione. Che egli abbia vissuto in 
questo quel modo, che i suoi discepoli abbiano fatto questa o quella 



( 



187 

cosa, che v'importa ciò? L'essenziale non è qui; cotesti sono acces- 
sori di cui non avete bisogno. Voi, dite che non volete essere in- 
dotto in errore; vi approvo. Provate dunque se, facendo quel che or- 
dina il Vangelo, voi v'ingannate. Se non avete che da compiacervene, 
siete un uomo inconseguente dal momento che non ne riconoscete la 
verità. Siete un uomo frivolo che si serve del suo spirito per far 
tacere il suo cuore, se invece di attenervi ai precetti del Vangelo 
v'ingolfate in una gran quantità di questioni inutili alla vostra felicità, 
e che giusta la vostra confessione, e secondo l'esperienza che ne fate, 
non vi provano affatto la verità dei consigli di Cristo, e la realtà della 
vita che Egli viene a sostituire alla vostra. 

Finito che ebbe . di parlare così, il sig. Lanoue si ritirò per sot- 
trarsi ai ringraziamenti di maestro Tessier, e affinchè la riflessione 
solitaria compisse l'opera sua. 



DIALOGO DECIMOSECONDO 



La Beligione nelle opere. 

n sig- Lanoue credeva l'educazione di maestro Tessier interamente 
compiuta; egli fu molto sorpreso di vederlo venire di buonissima ora 
il giorno dopo la conversazione che aveva avuta con lui, e che si era 
ìnunaginato dovesse essere l'ultima. Sig. Lanoue, egli disse, arrivando, 
sono stato occupato tutta la notte circa il modo di mettersi in ballo; 
ma bisogna che vi partecipi il mio imbarazzo. Io capisco tutta la vo- 
stra dottrina; ma quando voglio pensare alla pratica, voi me l'avete 
fotta considerare cosi all'ingrosso che i dettagli mi sfuggono, e con 
essi il mezzo di metterli in esecuzione. 

Sig. LanofX^. Eppure non è difficile; amate, vi ho detto, amate 
senza calcolo e senza riflesso a voi stesso; facendo ciò, tutto quel che 
amerete sarà il bene. 

Maestro Tessier, Appunto perchè è cosi semplice, il mio ottuso in- 
telletto si confonde nei dettagli. Vi è una gran quantità di circostanze 
della vita, in cui io non vedo abbastanza come applicare il precetto; 
e se voi non mi aiutate un poco, quantunque convintissimo della base 
del Cristianesimo, io non sarò perciò miglior cristiano. So che l'ap- 
plicazione è quella che determina il valore d'una cosa; e, affinchè i 



188 

mìei principt abbiano qualche valore, bisogna che essi mi guidino in 
tutte le circostanze e le azioni di mia vita. 

Sig, Lanom. Voi non v'ingannerete mai, amando il bene. Ogni 
religione senza carità è un albero senza frutto, e voi sapete che Gesù 
Cristo ci ha detto che un tal albero non era buono ad altro che ad 
essere tagliato e gettato nel fuoco. San Paolo, che voi avete letto 
molto, dice che senza la carità egli stesso non era che un rame so- 
nante. San Paolo tuttavia era un gran dottore, che cosa dunque sa- 
reste voi? La carità è pertanto la sola cosa essenziale che voi dovete 
praticare, e Gesù Cristo vi avverte — Matt. VII. 22, 23. Lue. Xffl. 26-27 
— che quand'anche giungeste a &r miracoli in nome suo, ciò nulla- 
meno, se non aveste carità, egli vi direbbe: < Dipartitevi da me, ope- 
raio d'iniquità >. 

Maestro Tessier. È precisamente quel che mi attrista; perocché 
consultandomi la notte scorsa se io doveva fare la carità ad un cat- 
tivo soggetto, che conosco, mi diceva primieramente: No, perchè sa- 
rebbe il mezzo di dargli occasione di far del male; poi mi diceva: Sì, 
perchè non tocca a te di vedere il fuscello che è nell'occhio del tuo 
fratello, quando tu hai una trave nel tuo. Ho fatto male di badare al 
fuscello^ ma voi avrete la bontà di ascoltarmi e di consigliarmi. 

Sig. Latume. La parola carità vuol dire amore; quindi l'amore in 
considerazione del bene è la carità. Voi sapete che — per essere più 
chiaro — se io dico il bene, è come se dicessi Dio. Quel che avete 
imparato fin qui serve di fondamento alla vostra fede; ma non c'è 
fede senza carità nel vero cristiano, come nel sole non vi è luce senza 
calore. La fede sola sarebbe benissimo rappresentata dalla luce senza 
calore; e che cosa farebbe la luce sopra una terra ghiacciata e co- 
perta di brina? Bisogna che vi sia nel cuore dell'uomo un amore pro- 
porzionato alla verità da cui è illuminato. 

Maestro Tessier, É quel che penso anch'io; ma siccome l'amore 
cieco non vale nulla, vi domando: Quale è il modo di avere una carità 
illuminata? Devo io dare tutto quel che ho, a chi, secondo quali regole? 

Sig. Lanoue. Non è il dono che costituisce la carità, si è il mo- 
tivo che fa che il dono ha valore. Se voi date ad un povero per 
sbarazzarvi di lui, se fondate un ospizio affinchè si parli di voi, se 
dotate una Chiesa per ricevere in cambio delle messe che dovranno 
abbreviare per voi il tempo dell'espiazione .... 

Maestro Tessier, Ohi capisco bene che in questi tre casi io non 
faccio che un'elemosina d'impazienza, una d'orgoglio e una d'interesse. 
Bisogna che quel che io faccio per l'individuo o per la società non sia 
fatto per me, ma per il bene di questo individuo e di questa società. 



189 

Sig. Latume, Desiderate del bene a qualcuno sinceramente e dal 
fondo del cuore, se la vostra posizione non vi permette di fargliene 
materialmente, questa ancora ò la carità; vi è mancanza di opera; ma 
se nel male l'intenzione vien reputata per il fatto, nell'amore l'inten- 
zione sostituisce l'azione. Un vero desiderio del bene ò quel che si 
dice amore. L'elemosina non è dunque tutta la carità; essa n'è l'espres- 
sione limitata a certe condizioni Se il semplice desiderio del bene è 
la carità, voi capirete che la sincerità nelle sue parole, l'integrità 
nelle sue funzioni, la sono ugualmente. Un militare è caritatevole, dal 
momento che adempie ai suoi doveri, sebbene non faccia l'elemosina; 
un agricoltore, un marinaio lo sono del pari, dal momento che si con- 
ducono con lealtà nel posto in cui la Previdenza li ha messi. Il mi- 
litare difende la sua patria, l'agricoltore l'alimenta, il marinaio l'ar- 
ricchisce col commercio; tutti tre, per i servigi resi aUa cosa pubblica, 
adempiono la legge divina, se l'amore del bro stato è quello che li 
anima. 

Maestro Tessier, Una carità come cotesta ò molto comoda; è sem- 
plicemente l'amore del suo stato. Non vedo che il prossimo vi gua- 
dagni qualche cosa. 

Sig. Larume, Non c'è uno stato che non sia utile alla grande &- 
miglia degli uomini; e se l'uomo d'una professione qualunque non vi 
pare che faccia qualche cosa per il prossimo, considerato come indi- 
viduo egli adempie al suo debito verso il prossimo in un grado più 
elevato, voglio dire verso la stessa società. L'amore del prossimo. 
Maestro Tessier, non ò circoscritto all'individuo; esso parte dall'uomo 
per arrivare alla famiglia; dalla famiglia va aUa patria, poi all'uma- 
nità, e finalmente alla Chiesa, cioè alla comunità universale di quanti 
uomini da bene esistono sulla terra. Quanto più il grado del pros- 
simo è esteso, tanto più valore ha la carità. Verso di so essa è de- 
bole e quasi senza vita, la famiglia n'esige di più, la patria ancora di 
più. Ecco come si pratica la carità, quando l'uomo sa rendersi utile 
nella sua professione, e considera il bene che da essa ridonda alla 
comunità intera. 

Maestro Tessier. Cosi, sig. Lanoue, un carpentiere di navi è dun- 
que caritatevole, quando costruisce un bastimento che trasporterà le 
derrate da un paese in un altro, e metterà in comunicazione gli uo- 
mini separati dai mari; un banchiere che fa circolare la moneta per 
guadagnarne qualcuna, è egualmente caritatevole; un negoziante che 
compera nel suo paese delle merci a prezzo vile, e rivende più cara 
altrove, è caritatevole anche. Questa ò bella davvero; peccato però 
che vi sia del danaro in fondo a cotesta carità. 



190 

Sig, Lanoue. Vi deve essere, affinchè i figli del carpentiere, del 
banchiere e del negoziante si elevino col frutto della loro indastria, e 
divengano capaci un giorno di sostituire i loro padri; vi deve essere 
anche, affinchè queste persone continuino ad esercitare una professione 
utile. 

Maestro Tessier. Ma gli uomini sono tanto poco inclinati a distac- 
carsi da loro stessi, che la vostra bella carità, in fondo della quale 
vi è sempre del danaro, sembrerà loro un romanzo. Chiamate dunque 
dinanzi ad essi carità l'azione di un armatore che manda Una nave alle 
Grandi Indie per il suo interesse, e voi vedrete come vi rideranno in 
faccia. 

Sig. Lanoue. La carità può nonostante fare questo. Vi sono delle 
persone che perdono qualche volta nelle loro intraprese, e che perseve- 
rano ciò nondimeno per onore. Un operaio può applicarsi a fare per 
amor proprio una cosa, da cui non ne ritrae gran vantaggio. Se l'or- 
goglio e l'amor proprio prevalgono qualche volta sull'amore del gua- 
dagno nei lavori che hanno per iscopo il nostro interesse, perchè non 
vorreste che un amore superiore a queste due piccole passioni non 
venisse a capo di fere altrettanto? 

Maestro Tessier. Avete ragione; e, prendendomi per esempio, penso 
che io potrei ancora lavorare per orgoglio, quando non avessi più bi- 
sogno di farlo per necessità. Quel che si fa naturalmente per jattanza, 
combattendosi, si può fare per virtù. D'altronde, quando si vuol fere 
l'elogio d'un uomo commendabile in una qualche professione, non si 
dice forse di lui che preferisce il bene pubblico al suo interesse pri- 
vato, che egli lavora, in una parola, per un motivo più onorevole che 
non è quello del danaro? Ammetto pure che l'uomo non merita sempre 
l'elogio che se ne fa; ma poiché gli si suppone questa virtù, è segno 
che essa esiste realmente. Non c'è nulla a ridire intomo a ciò. 

Sig, Lanoue. Ci siete; e voi vedete anche dove la carità cessa 
nelle funzioni del nostro stato. Se il carpentiere si compiace d'aver 
fette un'opera utile ai suoi fratelli, se è il vero amore quello che gli 
fa sentire quanto è stato dolce per lui d'aver fatto un'opera utile alla 
società, la sua carità è accetta a Dio; ma se punto curandosi che il suo 
bastimento serva a qualcuno, marcisca nel cantiere o galleggi sui mari, 
purché egli riempia il suo forziere, suo solo ed unico tesoro, sparisce 
l'uomo caritatevole e si mostra l'avaro. Lo stesso vuoisi dire del ne- 
goziante. Se egli conta con amore nel suo pensiero le numerose fe- 
miglie che il suo commercio fa vivere, se si sente scaldato del ser- 
vizio che rende ai suoi simili, senza che vi sia del fasto o dell'orgoglio 
nei suoi monologhi interiori, questo negoziante è nella carità la meno 



191 

equivoca. Ma se il suo forziere è l'unico scopo della sua industriosa 
attività, se egli cerca nel danaro la sua ricompensa, egli è là tutto 
intero, ed è inutile di cercarlo altrove. 

Mojestro Tessier. Oh, come l'amore del prossimo è bello, sig. La- 
noue, e quanto l'elemosina di alcuni soldi dati a un povero è poca 
cosa comparativamente a questa vita intera d'un lavoro, che ha l'uma- 
nità è il maggior bene possibile per iscopo! Se ognuno fosse carita- 
tevole in cotesta maniera, sarebbe una cosa magnifica. Ma voi avete 
fatto bene di non parlare della vostra carità che in ultimo luogo; essa 
infatti non può venire se non dopo la rigenerazione; senza di che, 
certo, l'egoismo farà sempre pendere la bilancia dalla parte degli 
scudi. 

Sig. Lanoue, È incontestabile. Ecco perchè la rigenerazione ha per 
iscopo la vita cristiana. Il prossimo è quel che ci è più vicino; e, 
considerandolo così, voi vedete che nei doveri d'abnegazione di sé si 
deve mettere in primo luogo il bene stesso, e nell'ultimo il suo pro- 
prio individuo; così il prossimo comincia da Dio, che è il Bene Stesso, 
per estendersi all'Umanità, in cui Dio è nel più gran numero, poi alla 
patria, in cui è in un numero più ristretto, in seguito alla famiglia, in 
cui è solamente in alcuni ricettacoli, e finalmente all'individuo. 

Maestro Tessier. Difatti il Vangelo ci dice d'amare Dio innanzitutto, 
e il prossimo come noi medesimi. Dio vi è ben nominato per il pri- 
mo: è assolutamente come voi lo spiegate. 

Sig. Lanoue. La carità è così l'amore del bene agente senza mira 
d'una ricompensa o d'una reciprocità; il piacere di fare del bene es- 
sendo la sua rimunerazione. Non è forse abbastanza gradevole? 

Maestro Tessier. Oh! sì, sig. Lanoue. Capisco quanto il carpentiere 
deve essere contento, pensando che la sua nave preserva tanta brava 
gente dalle tempeste dell'Oceano! Egli l' ha condizionata in modo che 
potesse lottare coi flutti, servire d'intermediario fra paesi separati da 
una barriera insormontabile senza dì essa. Un architetto può, vedendo 
una casa da lui edificata, riscaldarsi dell'amore dei suoi fratelli, ai 
quali ha procurato una sana e comoda abitazione; e solamente la sua 
professione sarebbe una carità. Lo stesso si può dire d'un fabbro fer- 
raio per la vanga che vende al povero contadino, e di questo conta- 
dino per il grano che semina per venderlo alla sua volta. Oh, quanto 
è bello di fare di tutta la sua vita un lungo atto di carità! In verità, 
non resisto più; e sebbene trovi molto piacere nella vostra conversa- 
zione, sono tentato di correre alle azioni per essere caritatevole. 

Sig. Lanoi^. Voi lo siete egualmente, maestro Tessier, ascoltan- 
domi per istruirvi, affine di mettervi con ciò in istato d'istruire gli 



192 

altri La sete della verità non è uno dei niinori bisogni dell'nomo, e 
se voi venite in soccorso di coloro fì^ i vostri fi^telli che languiscono 
nel dubUo, che s'inaridiscono nell'incertezza, voi non siete meno ca- 
ritatevole verso di essi di quel che se deste loro una veste per ripararsi 
]1 corpo dall'intemperie dell'aria. Sono uomini che voi renderete felici 
con un sentimento che li fortifica e li ravvicina a Dio, al Bene in essenza. 

Maestro Tessier. Cosi, un amico che conversa con un amico ùl un 
atto di carità, se gli dice la verità. Ma io non so più dove mi sia; 
questo oltrepassa tutto il resto. 

Siff. Lanoue. Infatti non gli dà forse la verità, una cosa più preziosa 
di tutti i tesori del mondo? 

Maestro Tessier. Oh! sì, sig. Lanoue, ò l'esatta verità; voi siete 
stato molto caritatevole con mei ma... 

Sig. Lanotie. Ma, badate; come la professione ci conduce al danaro, 
che distrugge la carità, quando esso è lo scopo dei nostri sforzi, cosi 
coloro che dicono agli altri la verità possono benissimo perdersi per 
orgoglio. Essi possono dirsi interiormente: Sono stato io che ho 
istruito quest'uomo; quali lumi ho attinto nella mia intelligenza! Qua! 
grande idea egli si farà di mei In questo caso non c'è più carità. 
L'uomo è solo un recipiente del vero, e bisogna riconoscere che Dio 
n'è la sorgente, e che si è Desso che ha parlato per la nostra bocca. 

Maestro Tessier. Bisogna rendere a Cesare quel che è di Cesare, 
e a Dio quel che è di Dìo. Ma il bene che fÌEU!cio è dunque Egli solo 
che me lo inspira? 

Sig. Lanoice. Senza alcun dubbio. Dopo di avere agito con tutto 
l'ardore possibile, voi riconoscerete, riflettendovi, che si è Dio solo che 
ha agito in voi. L'uomo si crede possessore della vita nel fisico, e la 
più semplice riflessione basta per dimostrargli che egli n'è semplice- 
mente l'organo; la stessa cosa è nel morale. Noi dobbiamo agire come 
se eccitassimo in noi il bene, ma non possiamo, a meno d'un orgoglio 
insensato, dispensarci dal convenire che esso è disceso da Dio solo. 

Maestro Tessier. Ma se l'uomo è unicamente ricettacolo, e l'in- 
fluenza divina fa tutto in lui, non c'è altro da fare che rimanersene 
a bocca aperta ad aspettarla; essa verrà sicuramente, ed egli farà 
del bene, obbedendo a questo impulso, come la banderuola che serve 
al marinaio, obbedendo semplicemente al vento. 

Sig. Lanoue. Dio gli dà il potere di agire completamente da sé, 
anche nel morale, come egli agisce nel fisico. Affinchè l'orgoglio non 
travi! l'uomo. Dio esige che egli riconosca, dopo compiuto l'atto, che 
come una vita che egli non ha prodotta ha circolato nelle sue mem- 
bra corporali, così un'anima che egli non ha creato è discesa nelle 



i 



193 

sae facoltà morali e le ha scaldato d'amore o d'entusiasmo. Questo 
è tanto vero, maestro Tessier, che si dice sempre d'un uomo che si 
&L entusiasta in qualsisia modo, che egli non lo è realmente. Per es- 
sere qualche cosa nel morale non bisogna farsi la sua natura, biso- 
gna mostrare schiettamente quella che si ha ricevuto: vi ho provato 
ciò un'altra volta. Se si presiede al sentimento di cui si è animato^ 
è segno che non lo si ha. L'anima non si fa; si fa vedere sincera- 
mente quella che Dio ha messo in noi. Questa economia della Previ- 
denza a nostro riguardo ha per iscopo la nostra congiunzione con 
essa. Se l'uomo suscitasse la sua vita sarebbe Dio; animato sempli- 
cemente da Dio, per congiungersi al suo Principio fa d'uopo che egli 
abbia la facilità d'agire come se ne fosse indipendente. Allora si sta- 
bilisce fra la creatura e il suo Autore un commercio d'amore reci- 
proco. Dio è ricevuto ed amato da un essere distinto da lui, e questo 
essere che tiene tutto dalla Divinità, le riferisce i suoi sentimenti 
individuali, riconoscendo di doverli a Dio. 

Maestro Tessier. Oh! quanto questo è difficile, sig. Lanoue. Voi 
volete dire che Dio, per entrare nel nostro cuore, non vuole che sia 
la sua casa, ma la nostra; spetta a noi, dopo aver tutto disposto per 
ricevervelo, di dirci: È Dio che parla, che sente cosi bene in questo 
cuore, non sono io. Così, infatti. Dio è amato dall'uomo. Questo è 
veramente bene, malgrado la profondità del soggetto. È il solo mezzo 
di spiegare l'azione di Dio sulle sue creature. Ma ritorniamo alla ca- 
rità più &cile a intendere. 

Sig. Lanoue. E a praticare; imperocché questa condizione di rife- 
rire ogni cosa a Dio, e di nulla attribuire a sé fuorché il male, é 
quel che vi é di più difficile a praticare; senza di questo anche la 
carità é niente. 

Maestro Tessier. E, difatti, io capisco che vi é tanto piacere nel 
considerarsi come un bene&ttore dell'Umanità, ognuno secondo la sua 
capacità e il suo impiego, che se il cuore non rende omaggio a Dio 
di tutto ciò, esso si empie d'orgoglio; si é quasi tentato di credersi 
un piccolo Dio nella sua piccola sfera. Oh! é un furto fatto al vero 
Dio; bisogna badare a ciò. Vedete dunque dove io andava a battere 
il capo coi bei monologhi che faceva l'armatore sulla sua nave. 

Sig. Lanoue. Egli può sempre farli, dicendo dopo: Io sono uno 
strumento dell'amore; si é cosi che io aiuto Dio nella sua opera. Il 
suo soffio, che anima tutto l'universo, passa per diversi canali per 
compiere la sua azione; io sono uno di questi canali. 

Maestro Tessier. È più nobile ed anche più giusto di dire che si 
è uno dei suoi rappresentanti, uno dei suoi inviati; e allora vi ò an- 

13 



194 

Cora abbastanza stimolo per impegnare Tuomo a fare del bene. la 
fede mia, la pratica della vostra religione è ancbe più facile delle sue 
teorie. Ma quel cbe mi confondeva da principio non è ancora ben 
chiarito: Cbe cosa &re con quei cattivi soggetti di cui vi parlava? 
Si deve dar loro quando ancbe ne abusino; si deve rifiutare per avere 
un buon pretesto di non sciogliere i cordoni della sua borsa? 

Sig, Lancme. Vi è la carità materiale o propriamente naturale, e 
vi è la carità morale o spirituale; Tuna sotto il nome generico di li- 
mosina, consiste nel fornire alle prime necessità della vita dell'indi- 
gente, cioè, nel dargli da vivere e da vestirsi; del pane, dei buoni 
brodi, quando è malato, delle veste calde, quando è esposto alle in- 
giurie dell'aria; tutto quel che occorre per i bisogni della vita ani- 
male, senza la quale la vita spirituale non può esistere; essendoché 
la prima è la base sulla quale la seconda si stabilisce. 

Maestro Tessier, Questo Io intendo benissimo. Si è per l'istruzione 
e l'emendazione del cuore che si effettua la vera congiunzione del- 
l'uomo con Dio: ma perciò bisogna, prima d'ogni altra cosa, che il 
corpo non soffra; imperocché non c'è spirito sano se non con un corpo 
sano, n più grossolano buon senso capisce le vostre conclusioni. Così, 
io debbo nutrire e vestire l'indigente con le mie limosino, affine di 
metterlo in istato di fare la sua rigenerazione; imperocché questo è 
il vero scopo. 

Sig, Lanoue. Perciò conviene di accompagnare la vostra limosina 
con un piccolo consiglio; esso é la carità spirituale. Quando voi dite 
al povero a cui date: « pregate per me, > ditegli anche: < pregate 
per voi >. Se la sola parola religione l'offende, come spesse volte av- 
viene, dategli dei consigli di semplice morale; ciò lo condurrà sem- 
pre a Dio. 

Maestro Tessier. La vostra duplice limosina é molto allettante. 
Credevo che la vostra carità consistesse solamente nelle funzioni o 
nell'impiego che si esercita; io non vi vedeva l'elemosina e ne era 
offeso. Ma come voi riparate a ciò! Cotesta limosina non è interes* 
sata; ma non si deve dare, io mi figuro, che ai veri bisognosi 

Sig. Lanotie, Senza una prudente distribuzione dei vostri doni, voi 
private l'indigente per necessità, e date a chi é tale per sua colpa. 
In questo ultimo caso, la carità consiste nel dare all'uomo i mezzi 
d'uscire dalla sua pigrizia volontaria, o di sopprimere i vizi che l'in- 
ducono a implorare incessantemente la pubblica pietà. Bisogna procu- 
rare del lavoro all'uomo che é in questo caso, dargli i mezzi d'istruirsi. 
Perciò é una elemosina bene intesa d'impiegare il suo danaro negli 
stabilimenti fondati a questo scopo. 



195 

Maestro Tessier, Ma se l'uomo di cui io parlo non è solamente un in- 
&igardo o un briacone, ma un uomo che nuoce alla società coi suoi vìzi? 

aig. Lancme. Non c'ò da esitare; la vostra carità vi obbliga di 
preser^q^e la società da un flagello che la travaglia. Il giudice che con- 
danna il reo a una giusta pena, fa la carità che gli detta il suo stato, 
«he è di lavorare alla sicurezza pubblica. Informato del delitto, voi 
siete momentaneamente nel luogo della giustizia, e dovete senza esi- 
tare dare nelle sue mani il ladro o l'assassino. Temendo di agire 
cosi per timore di compromettervi in faccia al colpevole, voi sa- 
•crificate il bene generale a certe considerazioni personali, che in fondo 
non sono altro che un egoismo mascherato. 

' Maestro Tessier, Ora ci vedo chiaro; ma voi dite che il giudice è 
caritatevole solo perchè è giudice; il prete senza dubbio allora lo è 
solamente perchè esorta i suoi parrocchiani alla virtù; il dotto, perchè 
scrive un libro utile; un re lo è parimenti perchè è re, e un gran 
signore perchè è gran signore. Io sono però partigiano d'una specie 
di libertà, ed anche di uguaglianza religiosa, che non va con cotesto 
grandezze. Si può essere liberale nella vostra religione? 

Sig. Lancile. La carità è tanto più grande per quanto più si estende. 
Se il vostro liberalismo non va che fino all'affi^ncamento d'una classe 
di cittadini, è un liberalismo bastardo; se va fino a farvi considerare 
l'Umanità come un sol corpo di cui Dio è l'anima, e a fÌEtrvi riguar- 
dare tutti gli uomini come fratelli che hanno un medesimo padre, e 
che, avendo una stessa origine, hanno diritto alle medesime prero- 
gative, senz'alcun odiosa distinzione di caste e di nascita; ahi amico 
mio, allora il vostro liberalismo è la religione del Vangelo in tutta 
la sua purezza e nella sua più vasta applicazione, n più grande fra 
voi sia come il più piccolo, disse Gesù Cristo ai suoi Apostoli. Ecco 
quel che gli uomini debbono avere incessantemente dinanzi alla mente. 
Quest'ammirabile carità è la Repubblica, maestro Tessier. Questa pa- 
rola significa semplicemente la cosa pubblica, e voi vedete che si è 
essa sola che deve aver di mira un uomo penetrato dei principi che 
vi ho fatto conoscere. 

Maestro Tessier. Così, non più re, né grandi signori; bravo, in 
fede miai 

Sig. Lanoue. Non più re poltroni, e il cui privilegio sia di rice- 
vere le lodi e il danaro dei loro sudditi; non più grandi signori che 
non avranno da £eu:*e altro che giuocare, andare a caccia e corrom- 
pere l'innocenza, depravare i costumi e insultare con un lusso stra- 
vagante la virtù e la moderazione. Ma in ogni stato di cose vi sa- 
ranno dei capi, dei magistrati. Che cosa importa il loro nome? Tutte 



196 

le capacità degli nomini non sono uguali. In un'annata vi sono sempre 
del soldati e degli uffiziall. In una nazione bisognerà sempre che vi 
siano dei contadini, degli artigiani, dei negozianti, e degli uomini oc- 
cupati a discutere le leggi e £Eu:*le eseguire. I grandi signori saranno i 
magistrati incaricati di funzioni più alte di quelle degU altri, per con- 
seguenza più utili e più carìtatevolL Qualunque sia il nome del capo 
della vostra repubblica, imperocché un re non è che un magistrato,, 
la carità più universale sarà annessa alle sue funzioni. Se, grazie ai 
suoi lumi, ristruzìone penetra in tutte le classi, il commercio occupa 
tutte le braccia, se l'industria, la scienza, la religione sonò libere, 
prospere e rimeritate, voi sentite che questo re ha fatto per il regno 
delle carità più che tutti gli altri funzionari dello Stato. Invece di 
pronunziare il suo nome con odio, di vedere la sua elevazione con 
invidia, voi dovete un legittimo omaggio alle sue virtù. 

Maestro Tessier, Avete ragione; io m'ingannava: non faceva che 
urlare coi lupi. Dio mio, quanto si è sciocco con queste prevenzionL 
Ma se passa un ministro, uno dei vostri grandi funzionari, farà d'uopo, 
perchè è piaciuto al re di metterlo a quel posto, che io m'inchini 
umilmente dinanzi a lui? Un re con un tratto di penna farà dei grandi 
signori tanti che ne vorrà; ma egli non farà però un sol uomo vir- 
tuoso. 

Sig, Lanoue, Cotesti grandi signori sono uomini che hanno una 
responsabilità più grande di quella che avete voL Essi non sono grandi 
per il loro titolo, ma per le loro funzioni. Si è a loro che si deve- 
l'esecuzione delle leggi, che ritengono gli uomini nell'obbedienza. Senza, 
di essi tutte le passioni non avrebbero più freno, e la società ca- 
drebbe nel caos. Kon è dall'onore che si ha da giudicare d'una fun- 
zione, ma dalla sua utilità. La vostra invidiosa ribellione vede in un 
gran signore l'uomo che ha più lustro di voi; essa non vi vede il 
magistrato che ha più doveri, e di cui, per conseguenza, la carità è 
maggiore. 

Maestro Tessier. Sarebbe vero, se fosse come voi dite; ma io stenta 
molto a credere alla carità d'un re o d'un gran signore. 

Sig. Lanoue. Eppure, dietro quel che avete ammesso, essa risulta 
dalle loro funzioni, se esse sono bene adempiute in considerazioni del 
bene pubblico. Chi si attribuisce l'onore a motivo dell'importanza della 
funzione che esercita, è nell'orgoglio e non nella carità. 

Maestro Tessier. È vero; il Vangelo dice che la gloria appartiene 
solamente a Dio. 

Sig. Lanoue. Chi adempie al dovere che gì' impone la sua carica 
la sua professione a motivo degli onori o delle dignità che gliene 



197 

ridondano, preferisce se stesso agli altri. L'onore della funzione non 
appartiene alla persona, ma spetta alla funzione stessa. 

Maestro Tessier. Se non fosse cosi, un re che fosse abbastanza 
«ieco per credere che la maestà reale è nella sua stessa persona, ras- 
somiglierebbe all'asino carico di reliquie. 

Sig. Lanoue. La Fontaine ha detto in proposito: « D'un magistrato 
Ignorante è la toga che si saluta >. La toga è ora per noi l'emblema 
della sua funzione, n re deve mettere la legge al disopra di sé; allora 
sì che ei regna per dritto divino. 

Maestro Tessier. Ohi questo mi confonde; il dritto divino? 

Sig. Lanoue, Sì, il dritto divino. La legge ò l'espressione della 
giustizia; ogni giustizia come ogni verità procede da Dio solo: dunque 
il re il capo, qualunque sia, che si riguarda come l'esecutore delle 
leggi, potendo a giusto titolo considei'arsi come il cooperatore della 
Divinità, può dire che Egli regna da Essa e per Essa. Mettendo in 
dubbio questo dritto voi andate contro tutti i lumi del buon senso; 
.anzi mancate ad uno dei primi doveri della carità. Si è dalla confidenza 
nella legittimità dei titoli d'un funzionario che dipende tutta la sicu- 
rezza pubblica; voi compromettete questa sicurezza, quando scuotete 
la confidenza degli altri. 

Ma£stro Tessier, Oh! cotesto dritto divino ò ammirabile. Ma un 
re che si mette al disopra della legge? 

Sig, Lanoue, Egli si mette sotto i piedi la giustizia; si mette in 
luogo di Dio; il suo regno è un'usurpazione. Egli non regna più per 
il dritto divino; ma è un tiranno che dice: La legge sono io; il che 
vuol dire che essa viene da lui e non da Dio. 

Maestro Tessier, Ora respiro. Temeva che la vostra religione non 
mi conducesse alla cieca obbedienza, all'autorità assoluta. Ora intendo 
bene i miei doveri e quelli degli altri. Per essere caritatevole io debbo 
«ssere buon capo di Simiglia, buon cittadino; debbo soccorrere i po- 
veri, contribuire al miglioramento pubblico. Sfido l'uomo più difficile 
a trovare a ridire alla vostra morale. Io debbo in una parola amare 
il mio prossimo come me stesso. 

Sig, Lanoue, E in ragione, sopra tutto non dimenticate questo, in 
ragione del bene che è in lui. Se voi amate nel vostro prossimo un 
amico che vi lusinga, una conoscenza che vi è gradevole o necessa- 
ria, voi vi amate negli altri. Voi dovete invece amare negli altri so- 
lamente il bene che trovasi in loro, indipendentemente dai vantaggi 
che ne ritraete nelle vostre relazioni personali 

Maestro Tessier. Diaminel ma cotesto è molto stoico. 

Sig, Lanoue. Meno che non pensate. Oli ò secondo il bene che 



198 

uomo, secondo i servigi che rendono, i lami che diffondono che voi 
stimate gli uomini ordinariamente; non è egli vero? Or bene, met- 
tete Tamore in luogo delia stima, ed eccovi nella carità verso il pros- 
simo. Dite dunque a voi stesso: Io debbo amare l'uomo in propor- 
zione del bene e del vero che sono in lui; perchè difatti, là dove è 
più di Divino, ivi è più di quel che deve essere amato. 

Maestro Tessier. Quanto a questo, non c'è nulla a ridire. 

Sig. Lancme, Il prossimo è, a nostro modo di vedere, colui che ha 
in sé il bene e il vero. Sono queste due qualità che debbono essere 
indubbiamente gli oggetti del nostro amore. Ohi le possiede e le ma- 
nifesta nella sua vita è il nostro prossimo nel grado in cui esse sono 
in lui. Il bene, in una parola, è il vostro scopo; l'uomo che vi contri- 
buisce è ai vostri occhi il prossimo che voi dovete amare. Voi vedete 
bene che se la carità consistesse nell'amare tutti gli uomini, senza 
distinguere il bene che li anima, noi ameremmo più un libertino o 
un furbo che ci mostrasse dell'affezione, che non un uomo virtuoso 
che ci fosse estraneo. Il prossimo non deve essere solamente colui 
che ci ama, ma bensì colui che ama la virtù. 

Maestro Tessier. Amare è dunque il mio scopo; questo mi pare 
molto facile; non vi sono lotte. 

Sig. Lanom. Ve ne sono pur troppo, e forse più di quel che voi 
non credete, vicino mio. Se voi riconoscete delle qualità e delle virtù 
nel vostro prossimo, ne riconoscete anche in voi; ed io non so se ci 
sia da fare qualche sacrifizio, vedendo che un altro vale più che noi. 
Oredo questa carità molto rara. Noi riconosciamo con difficoltà la su- 
periorità altrui. 

Maestro Tessier. Ohi si, è una grande virtù di proclamarla alta- 
mente e senza finzione. Amare e lodare la bontà in un rivale non è 
una cosa molto comune. Gli uomini sono cosi naturalmente invidiosi 
e gelosi, che noi siamo noiati di udire che un altro vale più che noi. 

Sig. Lanov^e. Oome quel cittadino ateniese, che votò per l'esilia 
d'Aristide, e il quale non aveva altra ragione da allegare se non che 
era annoiato d'udirlo chiamare il Giusto. 

Maestro Tessier. Se noi non dobbiamo amare solamente coloro che 
ci piacciono, mi pare che non dobbiamo neppure amare unicamente i 
nostri parenti in modo da concentrare in loro tutta la nosti*a affe- 
zione. 

Sig. Lanoue. Amare i suoi non è altro, moltissime volte, che 
amare se stesso. Le nostre relazioni si limitano talvolta cosi stretta- 
mente alla famiglia, i nostri interessi si concentrano talmente in que- 
sto solo punto, che espandendo le nostre affezioni sopra i nostri parenti^ 



199 

senza subordinare questo amore alla regola che vi ho &tto conoscere, 
noi non siamo altro che egoisti; la nostra famiglia ùl lega con noi con- 
tro la società. Noi anteponiamo il bene individuale al bene generale. 

Maestro Tessier. È questo; noi dobbiamo offrire la nostra fami- 
glia come noi stessi alla società; e un padre che ama teneramente i 
suoi figli, unicamente perchè sono usciti da lui, perchè hanno gli stessi 
interessi da difendere, perchè perpetuano la gloria del suo nome, 
l'onore della ^miglia, un tal padre, io dico, malgrado tutta la sua tene- 
rezza, non è un buon padre; è un egoista che fa entrare i suoi figli 
nella sua causa personale, invece d*indurU a sostenere la causa comune. 

Sig. Lanoue, Amate il bene per il bene, e voi non v'ingannerete mai. 

Maestro Tessier. I nostri costumi vogliono però che si pensi ai suoi 
parenti prima d'occuparsi degli altri. 

Sig. Lanoue, Senza dubbio, ma ciò si deve fare, subordinando la 
nostra carità a uno scopo utile. Io debbo provvedere alle necessità dei 
miei parenti come alle mie; ma siccome mi è proibito di fare alcuna 
cosa per egoismo o per vanità, questa regola deve guidarmi nel modo 
con cui mi debbo condurre verso la mia famiglia. Vitto, vestito, abi- 
tazione ed istruzione, questi sono i bisogni dei miei parenti come de- 
gli altri uomini; quel che va al di là è spessissimo volte una bene- 
ficenza malintesa. 

Maestro Tessier, Ma, infine, i piccoli regali non sono proibiti; essi 
ristringono i legami dell'amicizia. 

Sig. Lanoue, Senza dubbio, quando si sanno volgere ad uno scopo 
utile. Ma dare il superfluo per lusingare la sensualità o l'orgoglio, e 
unicamente perchè bisogna dare ai suoi parenti piuttosto che agli al- 
tri, questo io lo nego assolutamente. In questo caso il dono torna a 
detrimento della vostra famiglia, invece di servire al suo migliora- 
mento. 

Maestro Tessier, Ma, in verità, se la vostra dottrina fosse cono- 
sciuta non vi sarebbe che della gente virtuosa; e, quel che più monta, 
non vi sarebbe un sol uomo a cui si potesse mai prestare il minimo 
ridicolo. Difatti, il bene reale, assoluto non può mai essere una cosa 
ridicola. Si direbbe che i vostri uomini caritatevoli sono molto severi, 
ma nessuno potrebbe befEarsene senza tàve a se medesimo la sua pro- 
pria critica. 

Sig. Lanoue. Non si mette in ridicolo la virtù se non calunnian- 
dola; ed allora non è più la virtù che si critica. 

Maestro Tessier. Ecco perchè non so più qual filosofo considerava 
come l'atto più meritorio da sua parte di non aver mai prestato il 
minimo ridicolo alla più piccola virtù. Ma ritornando alla vostra ca- 



200 

rità di famìglia, essa rasenta molto da vicino Tassociazione dei San- 
simonisti, che abolisce l'eredità; imperocché, finalmente, privare i suoi 
parenti durante la sua vita o dopo la sua morte, è tutt'uno. 

^i^. Lanoue. La legge deir eredità è utile per la stabilità della 
società. La Previdenza nutrisce i bruti; ma gli uomini si allevano 
gli uni dagli altri; e se non vi è già un fondo per l'individuo che 
nasce, egli correrà gran rischio di perire di miseria, prima d'essere 
in grado di provvedere ai suoi propri bisogni. I beni appartengono 
dunque alle famiglie; la legge di successione è fondata nella natura. 
Noi non dobbiamo privare i nostri parenti; dobbiamo solamente fare 
in modo che i nostri doni non tornino a loro detrimento. Tutto per 
il bene generale; tutto altresì per il bene particolare, quando questo 
tende verso il primo come verso il suo scopa II secondo è il mezzo, 
il primo è il fine; e, come dice il proverbio; chi vuole il fine, vuole 
i mezzi. 

Maestro Tessier, Via, non tante spiegazioni. Gesù Cristo stesso 
diceva che i suoi parenti erano coloro che facevano la volontà di Dio. 
— Matt. Xn, 50. — Ecco giustificata la vostra dottrina; non c'è 
bisogno di tante spiegazioni per rendersi all'evidenza. Amando gli 
uomini in proporzione del bene che è in loro, io amo il bene; aman- 
doU in ragione dei servigi che mi rendono, la mia afiezione è l'espres- 
sione d'un sentimento individuale. Se noi amiamo l'uomo vizioso, è 
chiaro che amiamo il vizio. Amare gli altri solamente perchè divi- 
dono i nostri gusti o favoriscono le nostre passioni, non è punto quel 
che ci raccomanda la religione, quando ci dice di amare il prossimo. 
Infatti quel che ci deve esser prossimo è il bene solo. 

Sig. Lanoue, Questo è tanto incontestabile, che se noi amiamo un 
cattivo soggetto, non manchiamo, per giustificarci, di trovargli qualcho 
buona qualità che scusa il nostro attaccamento. Se all'opposto ci al- 
lontaniamo da qualcuno, non manchiamo, per giustificare la nostra 
condotta, di trovargli dei difetti; ciò che vuol dire agli altri: Voi 
vedete bene che la mia avversione non è occasionata se non dai vizi 
di quest'uomo. 

Maestro Tessier. É incontestabile; così, nessun commercio coi cat- 
tivi. Ecco dove conduce naturalmente la vostra religione. 

Sig» Lanoue, Eccettochè non sia con la speranza di illuminarli e 
di ricondurli al bene. Le carceri e le galere non racchiudono sempre 
delle gente da bene, non è vero? Nondimeno è caritatevole il pene- 
trarvi. 

Maestro Tessier. Senza dubbio; lungi dal simpatizzare con coteste 
genti, sento che odierei più fortemente 1 vizi che le hanno gettato là 



201 

dentro, nel tempo stesso che proverei della compassione per le loro 
persone. 

Sig, Lanoue. Bene, maestro Tessier, non è solamente nelle galere 
e nelle carceri che voi potete esercitare la carità. Da per tutto tro- 
verete dei cattivi che voi potrete condurre al bene coi vostri consigli, 
della gente ebbra delle loro miserie che voi potete restituire all'evi- 
denza morale. Non c*ò un momento della vostra vita in cui voi non 
possiate compiere questi atti di carità. Qui, è l'elemosima; là, è un 
consiglio; più lontano, è la consolazione nell'infortunio o il conforto 
nell'abbattimento. Voi avete l'amore, non potete più fare un passo, 
60 lo volete, senza essere caritatevole. Nelle vostre ricreazioni come 
nei vostri affari voi avrete sempre un esempio utile, un avvertimento 
salutare a dare agli altri. 

Maestro Tessier. Voi parlate di ricreazioni; vi sarebbe per avven- 
tura in esse della carità? 

Siff, Lancme. Secondo lo scopo che vi ci proponete. La vostra ri- 
creazione vi ofi^e il modo di amare gli altri, di soccorrerli, di aiu- 
tarli; senza dubbio è questa una benintesa carità. Mentore divideva i 
piaceri di Telemaco per continuare a renderlo migliore. La ricrea- 
zione non ha luogo solamente nella vostra camera o nel vostro studio; 
voi potete continuarla dovunque vi conduce la sorte. Qui è una festa 
data dall'amicizia; voi vi assistete per riconciliare dei fratelli disuniti, 
per portare la pace fra gli uomini. Nei nostri costumi le feste sono 
dei pasti presi in comune; se voi vi assistete per sensualità, non siete 
«he un egoista; ma se vedete che là c'è del bene da fare, e che non 
si possa fare che là, voi vi accorrete con premura, e molto meglio 
della golosità, la carità vi darà le ali. Gesù Cristo non faceva distin- 
zione fra giudeo e samaritano; voi neppure ne dovete fare alcuna, 
quando si tratta di rendere dei servigi alla società. Che cosa importa 
la forma sotto la quale voi li rendete e l'occasione che li fa nascere? 
La gioia in so non è d'altronde illegittima, quando essa è pura; è 
un sollievo per acquistare novelle forze. Dopo il dovere compiuto lo 
spirito vi si abbandona pieno del sentimento che dà l'approvazione 
della coscienza, e la gioia allora è come l'inno del cuore che ringrazia 
Dio che ci ha dato tanti piaceri. Vedete Gesù Cristo, è il nostro 
modello. Voi non trovate in lui una religione austera e senza ricrea- 
zione, n primo miracolo che Egli fece, fu ad un banchetto nuziale. 

Maestro Tessier. Fu alle pozze di Cana, in cui egli mutò l'acqua 
in vino. Che cosa vuol dire questo miracolo? 

Sig. Lanoue. Nel senso spirituale della Scrittura Tacqua è il sim- 
bolo della verità naturale; essa fu mutata in vino, emblema della 



202 

verità divina. Un liquore qualunque è sempre un simbolo. Questo è 
sottinteso nell'uso di bere quel che si ha di meglio alla salute delle 
persone che più amiamo. 

Maestro Tessier, E l'aceto portato alle labbra di Gesù Cristo ei*a 
dunque parimenti un'emblema? 

Sig, Lanotie, Senz'alcun dubbio, e uno dei più evidenti. Se il vino 
è la verità, l'aceto è la verità alterata. Quando Gesù Cristo venne, 
ogni verità spirituale non era forse estinta? Che cosa aveva la terra 
da offrirgli! Non altro che la verità pervertita. Per la qual cosa il 
Redentore, dopo che ebbe gustato il liquore alterato, esclamò: « TtUio 
è consumato >. 

Maestro Tessier. Non c'è da resistere. Cotesto emblema è d'una 
evidenza che porta la convinzione. Ohi sig. Lanoue, quante cose io 
scorgo ora nei minimi dettagli della vita di Gesù Cristo! Tutto vi è 
alimento per l'intelligenza e pel cuore. Se il Messia prese parte ad 
un banchetto nuziale, la principale cerimonia della Chiesa fu egual- 
mente istituita da Lui in mezzo ad una cena presa coi suoi discepoli; 
e quell'atto in sé tutto materiale, è divenuto il simbolo più magnifico 
che egli ci abbia lasciato. Egli ci ha insegnato, infatti, ogni volta che 
prendiamo il cibo materiale, a considerare sotto questo involucro il 
cibo dell'anima, a vedere in ogni cosa l'amore e la sapienza emananti 
da alto, e che sono l'alimento di prima necessità per le nostre anime. 
Cosi s'introduce la carità in tutte gli atti della vita, rendendoli mo- 
rali e spirituali, da materiali quali sono esternamente! Oh, quanto è 
piacevole di sviluppare questa dottrina di carità! Non c'è che amare, 
amare incessantemente. Ciò nondimeno, malgrado tutto il nostro amore, 
noi possiamo essere esposti alle calunnie d'ogni genere, e alle perse- 
cuzioni. 

sig. Lanoue, Quando siete calunniato, ringraziate Dio, dacchò per 
dire male di voi i vostri nemici sono obbligati d'aver ricorso alla 
menzogna. Dio vi vede, la vostra coscienza deve essere tranquilla. Che 
cosa v'importa un'opinione erronea sul vostro conto? Dandovi troppa 
importanza, non è il bene che avete di mira^ ma voi medesimo. Se vi 
foste distaccato da voi stesso, cotesto menzogne non vi ferirebbero. 
Voi dite che siete perseguitato; notate che questo è un punto che 
avete di comune con tutto quello che vi è stato di grande e di bello 
sulla terra. Gli uomini occupati di se soli si vendicano del genio e 
della virtù col sarcasmo e con le vessazioni. Essi non risparmiano 
quel che è puro e nobile. Invece d' irritarvene, rallegratevi per que- 
sto punto di somiglianza che avete col vostro inimitabile modello. 

Maestro Tessier. La vostra vita di carità ha delle difficoltà, sig. La» 



203 

noae; ma esse non sono superiori alle forze dell'uomo; esse non sono 
neppure contrarie alla natura. Seguendole, l'uomo si perfeziona e per- 
feziona gli altri. In una parola, la vostra carità consiste nell'essere in 
società quel che si è in famiglia. Io amo mio figlio a motivo del bene 
che è in lui; gli dò da mangiare affinchè faccia qualche cosa di utile, 
n prossimo è anche come mio figlio; le sue sole virtù debbono essere 
l'oggetto della mia affezione. Se io sovvengo ai suoi bisogni fisici, ciò 
deve essere sempre allo scopo di metterlo in istato d'essere utile a 
se stesso ed agli altri. Quella stessa carità che fa di me un buon 
padre, ne & egualmente un buon cittadino e un buon cristiano. I San- 
simonisti, che credono che tutte le religioni, eccettuata la loro, siano 
delle pure speculazioni senza risultato, non potranno fare questo rim- 
provero alla vostra. Voi siete nelle opere come essi, e, di più, voi siete 
nella conteioplazione, che essi disprezzano. Essi vogliono solamente 
la carne; voi volete la carne e lo spirito. 

Sig. Lanoue, Voi avete riassunto benissimo la nostra conversazione; 
ci siete. Attualmente che siete guarito, non peccate più, per timore 
di qualche cosa di peggio. Chi fa del male per ignoranza è innocente, 
dice la Scrittura; ma chi, dopo averlo conosciuto e fuggito, vi ricade, 
è colpevole di pro&nazione. Voi mi dicevate, quando ci vedemmo per 
la seconda volta, che provevate delle attrattive per la virtù, leggendo 
i racconti delle azioni eroiche, o vedendo sulle scene dei teatri il qua- 
dro degli infortuni immeritati; ne tirevate a torto la conclusione che 
per ciò solo eravate virtuoso; guardatevi dal concludere nel medesimo 
modo, ora che l'intelligenza di quel che era per voi nell'ombra vi ha 
reso religioso. Voi non potete ricusare l'assentimento della vostra ra- 
gione alle verità incontestabili che avete udito; vi ò in esse la forza 
dell'evidenza. Ma ve lo ripeto per Tultima volta: voi non avete per 
questo vera religione, se il vostro cuore non si apre ad una vita 
nuova. Noi siamo in sul punto di separarci; fate in modo che la ve- 
rità che ora conoscete non si separi più da voi e fruttifichi al di 
fuori. 

Maestro Tessier, Ma noi viviamo in un secolo in cui l'irreligione 
ò alla moda. Che cosa volete dire a della gente sepolta nella politica? 
Giammai vi è stato momento meno favorevole alle idee religiose; non 
ò più il loro tempo. Pare che gli uomini si siano emancipati dalla 
religione, come si sono emancipati dalle vecchie istituzioni della mo- 
.narchia fendale. Si confonde talmente la religione con la politica, che 
non se ne & più che un pretesto ad opinioni mondane. Voi non po- 
tete farvi un'idea della gretta maniera in cui si giudica. Un fanciullo 
si crede già un uomo &tto, perchò si dice disilluso. Io ho visto molte 



204 

oscillazioni nella società, ma giammai ho visto momenti meno propizi 
alle meditazioni tranquille ed ai pacifici godimenti dell'anima. In ve- 
rità, se mi fosse permesso, sarei tentato in particolare di fietre il mio 
profitto di quel che so, senza andare a gettar delle perle davanti ai 
porci. Ma voi mi direte che è una debolezza, che io debbo essere un 
soldato di Gesù Cristo, che non debbo temere di seguire un capo-fila 
che va dinanzi a me con una corona di spine, e che, in una parola, 
se io posseggo ora la luce, non deve essere per nasconderla sotto il 
moggio. 

Sig. Lanata. Voi avrete, senza dubbio, a soffrire per le vostre 
convinzioni se le manifesterete; ciò nullameno voi non compirete la 
vostra destinazione se, possedendo la luce, non la partecipate ad alcuno. 
Non temete adunque gli scherni; non vi disgustate per i vostri sforzi 
infruttuosi; fate quel che credete giusto, e voi ne sarete ricompensato, 
pensando che siete stato il difensore d'una verità utile agli uomini. La- 
sciate all'errore confirmato la religione che si è fatta; nei deboli voi 
distruggereste delle speranze per non ispirare altro, forse, che sospetti 
riprovevoli; nei Farisei e negli Scribi eccitereste l'odio. Venite in soc- 
corso di coloro che, non credendo più nulla, vorrebbero ciò nullameno 
illuminarsi alla luce ; venite in soccorso di coloro che dubitano, di coloro 
che amano, e che non possono uscire dal laberinto inestrigabile di misteri 
senza spiegazione e di cerimonie senza scopo. Convengo che troverete 
ora molti indifferenti; ma non vi scoraggiate per questo. Voi non co- 
noscete i tempi; è il Signore solo che fa venire ogni cosa a suo 
luogo. Se siete tentato di disanimarvi perchè la società è in una crisi 
politica, che non permette ad alcuno d'ascoltare altro che i suoi pri- 
vati interessi, ricordatevi che tutto passa, eccettuato le cose che 
hanno la loro radice nel cuore umano. Si ha un bel dissimularsi il 
bisogno di religione; essa è là per accogliere chi soffre, e in queste 
lotte sociali vi sono sempre degl'infelici; essa è là per consolare le 
ambizioni deluse, ed ogni giorno essa vede delle illusioni distrutte. 

Ah! siate sicuro, maestro Tessier, Dio non si è ritirato dall'opera 
sua; è l'uomo della nostra società incredula che per ora ha dimenti- 
cato il vero Dio. Una fazione politica, trionfando d'un'altra, ha river- 
sato sulla religione detta dello Stato l'odio che essa aveva concepito 
contro il suo nemico; ma non c'è religione che appartenga ad uno 
Stato, e Dio non è mai detronizzato coi re. Un immenso movimento 
religioso comincia già a vostra insaputa in quella classe della società 
che imprime alle altre le sue opinioni D genere umano è veramente 
trascinato da una vasta corrente; voi siete attualmente in uno dei 
suoi rami, e supponete che la massa delle acque abbia un movimento 



205 

retrogrado, che essa infatti non ha. Ma non vedete voi che nessuna 
cosa è fissa sulla terra? La virtù ha le sue ecclissi, come Terrore. 
Gli uomini si stancano di tutto quel che è, e corrono sempre dietro 
a quel che non è. Sapete voi perchè una cosa è in voga oggi? Per- 
chè non si conosceva ieri, e perciò essa non sarà più di moda do- 
mani; basta un giorno ai capricci degli uomini I Le istituzioni divine 
non si apprezzano dietro queste impressioni volubili Noi le applichiamo 
invano allo nostre misure; non sono gli uomini che le fanno: esse si 
stabiliscono loro malgrado. Gli uomini dicono che non vogliono più 
religione, sia; mai negri della Guinea calunniano parimente il sole; e 
Tastro passa ciò nondimeno al disopra dei loro capi; essi T ingiuriano, 
ma egli prosieguo il suo corso. La religione passa egualmente sul- 
l'orizzonte degli uomini, che dicono di non volerla; essa ha le sue 
progressioni, malgrado i loro clamori; e quando essi si sono annoiati 
dei loro effimeri libriccini, quando la moda impotente li ha stufi di 
tutto, la religione, che come il sole era scomparsa all'occidente, im- 
bianca dei suoi chiarori le regioni orientali; essi si rivolgono allora 
verso di lei, perchè è nuova per loro; la mettono in onore, perchè è 
come un oggetto di moda; infatti essi non l'avevano più vista da qual- 
che tempo. L'abitudine li stufa un'altra volta di essa, e le tenebre 
ritornano ancora. É sempre cosi che dobbiamo aspettarci di vedere 
apprezzata e calunniata alternativamente la luce e la virtù, il bello e 
il vero, dagli uomini fragili, incostanti, e i quali si stancano di tutto, 
dell'amore, della beneficenza, della scienza, i quali sanno tanto poco 
quel che loro conviene, che si disgustano di sé medesimi. 

Non fate dipendere le vostre opinioni da questa folla insulsa. Essa 
va dove la porta il suo capriccio, e voi avete dinanzi a voi la speranza. 
La colonna di cui parla Mosè è fra voi ed essa; ma la parte lumi- 
nosa è volta verso di voi; essa non scorge che il lato in cui sono le 
tenebre. Lasciandovi, maestro Tessier, io non debbo più aver segreti 
per voi; ora posso esprimermi con voi senza figura. Questa colonna 
luminosa di cui vi parlo, è la Nuova Gerusalemme, di cui avete udito 
le dottrine. Ecco quel Cristianesimo che voi cercavate con tanto ar- 
dore, quando domandaste invano la verità alle religioni Romana, Ri- 
formata e Sansimonista. Questa non è una religione di Stato; è la 
verità, e la verità non ha età precisa, né patria determinata. Essa 
non avrà forse l'assentimento di coloro che si regolano all'esempio 
generale; ma che v'importa ciò? Essa non apparirà in un giorno de- 
terminato, in seguito a un dato decreto; che cosa il culto interiore 
può avere di comune con una ordinanza? È nella vostra coscienza il- 
luminata che esso si stabilisce, e la coscienza non deve mai vergo- 



206 

gnarsi della verità, nò prendere consigli dalla moda e dalla pubblica 
opinione per adottare o rigettare le sue credenze. 

Voi dovete obbedienza alle leggi della Patria, ma non dovete cre- 
dere un momento cbe vi sia lotta fra esse e le vostre speranze. Adem- 
pite ai vostri doveri verso di essa; ma mettete al disopra la vostra 
convinzione morale, sia che essa la protegga, sia che la combatta o 
non la curi. Voi avete dei doveri verso voi stesso e verso la vostra 
famiglia. La vostra ^miglia e voi appartenete allo Stato; ma al di- 
sopra dello Stato vi è l'Umanità, vi è la Verità, vi è la Giustizia. Gli 
obblighi patriottici non esigeranno mai che voi siate infedele airUma- 
nità, che mentiate alla vostra coscienza, che calpestiate l'equità divina 
e umana. Orbene, qui sta tutta la Religione che vi ho fatta conoscere. 
Se vi si dice che non siete un patriota alla moda del vostro cantone 
e secondo le idee del giorno, consolatevi di questi sarcasmi ; voi sarete 
sempre, con l'idee che avete adottate, un f glio legittimo della grande 
famiglia umana; invece di convinzioni passaggere, voi avrete per leggi 
le sole che esistono veramente: il bene, scopo di tutte le azioni; il 
vero, motivo di tutti i pensieri. Ricco di questi doni da alto, voi do- 
vete senza dubbio farne parte alla vostra Patria. Ma se essa non ri- 
conosce queste leggi, non discendete per questo: siate sicuro che è la 
patria che non è alla vostra altezza. Essa vi verrà un giorno; impe- 
rocché l'errore non è durevole. Date allora alla vostra famiglia l'ali- 
mento che i vostri concittadini disprezzano; nutritevi voi stesso in 
segreto, affine di adempiere questa legge che voi ora conoscete, que- 
sta legge che vi fa un dovere di perfezionarvi per rendervi degno di 
unirvi un giorno a Colui che è la Perfezione stessa. 

n sig. Lanoue avendo finito questo discorso, il notaro non potò rin- 
graziarlo altrimenti che stringendogli la mano con affezione, e si ri- 
tirò penetrato della verità e convinto per il resto dei suoi giorni. 



FINE. 






INDICE. 



Prefazione del Traduttore Pag. in 

Proemio dell* Autore * . . . « 1 

LA RELIGIONE DEL BUON SENSO. 

Dialogo Primo. 

Dubbi religiosi — Ricerca della verità . , » 3 

Dialogo Seooxido. 

Non vi sono virtù senza Religione » 18 

Dialog-o Terzo. 

Caduta deiruomo. — Legge di trasmissione >» 38 

Dialog^o Quarto. 

Insufficienza del Deismo. — Libero Arbitrio » 57 

Dialog-o Quinto. 

L^Amore regnante nell'uomo determina la natura di sua vita futura. » 72 

Dialog-o Sesto. 

L*uomo stesso fa il suo Cielo e il suo Inferno » 85 

Dialogo Settimo. 

Teoria delle forme spirituali >» 90 

Dialog-o Ottavo. 

Oesù Cristo Unico Dio. — Suo secondo Avvenimento » \22 

Dialogo Nono. 

Prove della Redenzione » 138 

Dialogo Deoixxio. 

Teoria dei Miracoli » 151 

Dialogo Deoixxioprimo. 

Chiave Geroglifica della Scrittura » 166 



La Religione nelle opere » 187 



ERRATA-CORRIGE. 

Pag, 09 riga 2 invcu di Trobh si legga Teoria 

» 136 » 36 » Il vostro » La vostra 

» 150 » 30 » pretenxione » pretensione 









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La Sapienza Angelica sul Divino Amore e sulla Dirini 
Sapienza. — Va Volume in-8» di pagine Xin-?27. Prma 
Lire 3. 

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la qnale è intesa nell'Apocalisse per la Nuova Geros»- 
lemme. — l'n Volume in-8° di pagine VIII-94. Prezzo Lirel. 



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La Nuova Iìpoca, Firenze.